Economia
Bankitalia, sul futuro pesano debito alto e il rischio di crescita bassa
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2 anni fa-
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RedazioneROMA (ITALPRESS) – “Un debito alto e il rischio di un rallentamento della crescita pesano sul futuro del Paese”. In Italia i rischi per la stabilità finanziaria “beneficiano del miglioramento nelle condizioni del sistema bancario, pur rimanendo significativi”. E sebbene il contesto macroeconomico resti incerto, “le condizioni del sistema bancario sono migliorate e il livello di indebitamento privato si mantiene basso. Sulle prospettive pesano l’alto debito pubblico e i timori di un ritorno a una crescita strutturalmente bassa”. E’ quanto emerge nel secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria del 2023 diffuso dalla Banca d’Italia. Le incertezze sulla dinamica del rapporto tra debito pubblico e PIL restano significative. A una condotta prudente della politica fiscale dovranno accompagnarsi riforme per rafforzare la crescita potenziale dell’economia. Le proiezioni di Bankitalia indicano che il prodotto salirebbe dello 0,7 per cento nel 2023 e dello 0,8 nel 2024, in calo rispetto a quanto stimato in precedenza.
Nei mesi scorsi le condizioni di liquidità sul mercato secondario si sono mantenute nel complesso distese. La riduzione dei titoli di Stato nel bilancio dell’Eurosistema non ha avuto impatti significativi sulla liquidità e sul funzionamento del mercato secondario. Nella prima metà dell’anno la quota di titoli di
Stato detenuta dalle famiglie italiane ha continuato ad aumentare, mentre è ulteriormente diminuita quella di banche e assicurazioni. In questo scenario i rischi provenienti dalle famiglie rimangono contenuti. La ricchezza finanziaria è cresciuta e il rapporto tra indebitamento e reddito disponibile è sceso ancora. La qualità del credito si è ridotta, in particolare per i mutui a tasso variabile. E la ricchezza finanziaria è cresciuta nel corso del primo semestre grazie all’andamento positivo dei mercati. I nuovi investimenti si sono indirizzati verso attività finanziarie con rischi limitati e in grado di offrire rendimenti più cospicui rispetto ai depositi a vista, che si sono ridotti: sono diminuite le azioni, le quote di fondi comuni e le polizze vita; sono invece cresciuti i depositi vincolati e le obbligazioni, soprattutto pubbliche.
Alla fine di giugno del 2023 il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile è sceso al 60,0 per cento (90,5 nell’area dell’euro). Dalla fine del 2022 l’espansione del credito alle famiglie si è ridotta, risentendo sia del rallentamento dei finanziamenti per l’acquisto di abitazioni, sia del calo degli altri prestiti. La qualità del credito alle famiglie resta complessivamente buona. Il tasso di deterioramento è cresciuto, allo 0,9 per cento nel terzo trimestre, dallo 0,5 alla fine del 2022. Soffre il settore delle imprese, ad incidere sulla situazione finanziaria sono il rallentamento economico e gli alti costi di finanziamento.
Il credito si è ridotto in modo significativo. La capacità di servizio del debito resta buona, ma l’aumento del costo dei finanziamenti potrebbe incidere sul tasso di deterioramento dei prestiti. Nel primo semestre le disponibilità liquide si sono ridotte del 5,8 per cento, restando comunque su livelli superiori al periodo pre-pandemico (25,1 per cento del PIL, da 21,6 alla fine del 2019). Nel settore bancario da palazzo Koch evidenziano che le condizioni del sistema italiano sono complessivamente buone. I principali rischi sono legati alle deboli prospettive di crescita e al livello elevato dei tassi di interesse. La qualità degli attivi è leggermente peggiorata. La redditività è aumentata, ma risentirà in prospettiva del maggiore costo della raccolta e di un più alto tasso di deterioramento dei prestiti. Pur in presenza di una flessione dei depositi della clientela, il profilo di liquidità si mantiene equilibrato. Entrando nel dettagli del Rapporto si legge che la qualità degli attivi bancari si è mantenuta soddisfacente nei primi nove mesi dell’anno. Il tasso di deterioramento è salito in misura marginale, portandosi all’1,1 per cento. L’incremento
è imputabile in prevalenza al peggioramento per le famiglie (0,9 per cento, da 0,5 a dicembre del 2022); il dato relativo alle imprese è invece rimasto pressochè invariato (1,5 per cento).Nei primi sei mesi del 2023 sono state effettuate operazioni di cessione di crediti deteriorati per circa 3 miliardi di euro. Il rapporto tra questi crediti e il totale dei finanziamenti (nonperforming loans ratio, NPL ratio) al netto delle rettifiche si è mantenuto stabile (1,4 per cento). La patrimonializzazione del comparto assicurativo è cresciuta, beneficiando dell’aumento di valore degli investimenti. La posizione di liquidità si mantiene buona.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).
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Economia
Ex Ilva, Urso “La sentenza del tribunale di Milano cambia tutto, aspettiamo le valutazioni dei commissari” / Video
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3 giorni fa-
27 Febbraio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “La sentenza di fatto riscrive le regole del gioco, siamo certamente preoccupati, i commissari stanno valutando quale impatto possa avere, sia per quanto riguarda i negoziati in corso che si stanno finalizzando, sia per quanto riguarda la continuità produttiva e quindi occupazionale” dello stabilimento di Taranto. “Questo riguarda anche la manutenzione dell’alto forno 4, che avrebbe dovuto iniziare oggi”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un convegno a proposito della decisione del tribunale di Milano. “Mi auguro che ci sia una valutazione positiva da parte dei commissari che la manutenzione possa avere comunque avere corso”, ha aggiunto. “Sappiamo che ieri sera si è preso atto di questo, anche nel confronto con i sindacati, in merito alla proroga dell’attuale cassa integrazione, perché tutti comprendano che la decisione del tribunale ha impatto anche sulla continuità produttiva e quindi sull’occupazione che può essere garantita anche in questa fase transitoria. Di questo riferirò in Parlamento, in un’audizione già programmata e ai sindacati a palazzo Chigi. La sentenza del tribunale cambia tutto, sto aspettando le valutazioni dei commissari”, ha concluso Urso.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Mps approva il Piano Industriale 2026-2030, dall’integrazione con Mediobanca nasce il terzo player sul mercato italiano
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3 giorni fa-
27 Febbraio 2026di
Redazione
SIENA (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha approvato il nuovo Piano Industriale 2026-2030. Il progetto sancisce la nascita del terzo player nel mercato bancario italiano, con una base di oltre 7 milioni di clienti, attraverso la fusione per incorporazione di Mediobanca in BMPS. L’operazione, che ha ricevuto un’adesione dell’86,3% all’offerta pubblica di acquisto e scambio, punta a preservare i brand iconici di entrambi gli istituti realizzando sinergie a regime per 700 milioni di euro.
Sotto il profilo finanziario, il Gruppo punta a obiettivi di eccellenza: un margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi di euro nel 2030 e un utile netto adjusted di 3,7 miliardi di euro alla fine dell’arco di piano. Particolarmente significativa la politica di remunerazione per i soci, con un payout del 100% che si tradurrà in circa 16 miliardi di euro di dividendi complessivi tra il 2026 e il 2030. La solidità patrimoniale sarà garantita da un CET1 ratio stabile intorno al 16%, con un buffer di capitale di circa 3 miliardi destinato a flessibilità strategica. L’innovazione tecnologica sarà un pilastro centrale, con investimenti IT per oltre 1 miliardo di euro finalizzati allo sviluppo di una piattaforma digitale potenziata dall’intelligenza artificiale. Il piano prevede che l’AI generi impatti rilevanti sull’efficienza, con un risparmio di tempo stimato del 20% nei processi di credito e controllo. La struttura organizzativa sarà articolata in cinque divisioni di business: Retail & Commercial Banking, Consumer Finance (attraverso il centro di eccellenza Compass), Asset Gathering & Wealth Management, Private Banking e Corporate & Investment Banking.
CONCAMBIO PER LA FUSIONE CON MEDIOBANCA CONCLUSO ENTRO IL 10 MARZO
Banca Monte dei Paschi di Siena, nel contesto dei lavori del Consiglio di Amministrazione di oggi riunitosi, informa che stanno proseguendo, con il supporto dei propri advisor, le attività istruttorie e di analisi in vista della definizione del progetto di fusione con Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A. e del relativo concambio. Il Consiglio di Amministrazione e il Comitato per le parti correlate proseguiranno le rispettive attività istruttorie che si prevede possano concludersi il giorno 10 marzo 2026. Il processo continuerà ad essere condotto nel rispetto dell’applicazione dei presidi richiesti dalla disciplina per le operazioni con parti correlate.
LOVAGLIO “STIAMO COSTRUENDO GRUPPO SOLIDO, CAPACE DI GENERARE UNA CRESCITA”
“Il nuovo Piano Industriale rappresenta la naturale evoluzione del percorso di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni. Abbiamo disegnato una struttura di Gruppo chiara ed efficace, in grado di valorizzare pienamente le piattaforme di Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca per migliorare l’esperienza dei clienti su tutti i canali. Stiamo costruendo un gruppo bancario solido, diversificato e profittevole, capace di generare una crescita sostenibile e rendimenti molto attraenti per tutti i nostri azionisti”. Lo ha detto Luigi Lovaglio, Amministratore Delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena. “Insieme, Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca rafforzano l’eccellenza della tradizione bancaria italiana, combinando la solida rete commerciale di Mps con la cultura di advisory altamente riconosciuta di Mediobanca, il cui brand e le cui competenze vengono preservati come pilastro fondamentale del nostro Gruppo. Con chiarezza strategica, disciplina nell’esecuzione e una solida posizione patrimoniale, siamo pronti per una nuova fase di creazione di valore, facendo leva su radici profonde e guardando a nuove ambiziose frontiere”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Istat, a dicembre in crescita il fatturato dell’industria
Pubblicato
3 giorni fa-
27 Febbraio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A dicembre l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti in termini congiunturali dello 0,5% in valore e dell’1,7% in volume. Sul mercato interno si rileva una variazione nulla in valore ed un incremento del 2,3% in volume, mentre su quello estero si registrano aumenti dell’1,3% in valore e dello 0,7% in volume. Per il settore dei servizi si stima una crescita congiunturale dell’1,0% in valore e dello 0,8% in volume, con aumenti sia nel commercio all’ingrosso (+0,8% in valore e +1,3% in volume) sia negli altri servizi (+1,1% in valore e +0,8% in volume). Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a dicembre un aumento congiunturale per i beni di consumo (+1,4%) e per i beni intermedi (+0,7%), mentre si rilevano diminuzioni per i beni strumentali (-0,2%) e per l’energia (-1,6%). Nel quarto trimestre del 2025 il fatturato dell’industria, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è in crescita (+0,4% in valore e +1,1% in volume).
Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registra un aumento dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume. A dicembre, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento tendenziale in valore (+3,6%) e in volume (+4,8%). L’Istat stima una crescita sia sul mercato interno (+3,0% in valore e +5,0% in volume) sia su quello estero (+4,9% in valore e +4,2% in volume). Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si rileva un aumento tendenziale del 2,9% in valore e del 2,7% in volume, con una crescita sia nel commercio all’ingrosso (+1,1% in valore e +0,9% in volume) sia negli altri servizi (+4,7% in valore e +3,2% in volume). Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano, su base annua, una diminuzione per la sola energia (-15,6%), mentre si osserva un aumento per i beni intermedi (+2,3%), per quelli di consumo (+2,7%) e per i beni strumentali (+9,6%).
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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