Cronaca
Conad primo operatore della GDO italiana, nel 2023 fatturato a 20,2 mld
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3 anni fa-
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RedazioneMILANO (ITALPRESS) – Conad è per il quinto anno consecutivo il primo operatore della Grande Distribuzione italiana. E’ quanto emerge dalla presentazione dei dati di preconsuntivo 2023, con l’insegna che registra un fatturato complessivo di circa 20,2 miliardi di euro, in crescita del 9,1% sul 2022.
Le principali evidenze, illustrate dal Presidente Mauro Lusetti e dal Direttore Generale Operativo Francesco Avanzini, mostrano come Conad abbia consolidato la propria quota di mercato, ora pari al 15,0% sul totale Italia, con una crescita delle vendite del 9,6% (+7,9% a parità di rete). In questo scenario hanno performato particolarmente bene i concept (+15%) – Parafarmacia, Ottico e PetStore Conad – e Conad Superstore (+12%), mentre continuano a crescere il format supermercato Conad (+8,7%), le insegne di prossimità TuDay Conad e Conad City (+8,5%), così come le grandi superfici Spazio Conad (+7,7%).
“Pur in un contesto di grande difficoltà per l’intero settore della Grande Distribuzione, Conad conferma la sua leadership, grazie alla forza di un modello di business basato su partecipazione e condivisione e che consente di mettere i nostri clienti nelle condizioni di fare una spesa conveniente, di qualità e privilegiando prodotti italiani” ha commentato Mauro Lusetti, Presidente di Conad. “Il 2023 è stato un annus horribilis dal punto di vista dei consumi, con volumi in contrazione e un tasso di inflazione che ha toccato in alcune rilevazioni mensili anche la doppia cifra. Ciò nonostante, vediamo all’orizzonte dei segnali di ripartenza: dalla resilienza economica del Paese a spiragli di apertura per il recupero del potere d’acquisto grazie al comportamento responsabile di tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione. Conad, in quanto insegna leader della Grande Distribuzione in Italia, vuole continuare a fare la propria parte in questo senso, difendendo il potere d’acquisto dei clienti e delle famiglie italiane. Lo facciamo grazie all’impegno dei Soci e delle Cooperative, offrendo prodotti e servizi di qualità a prezzi competitivi e sostenendo la filiera agroalimentare nazionale”.
Fiore all’occhiello dell’impegno di Conad per la difesa del potere d’acquisto delle famiglie è Bassi & Fissi, iniziativa con cui dal 2013 viene offerto un paniere di prodotti indispensabili di alta qualità e al miglior prezzo possibile. Nel 2023, hanno fatto parte del paniere Bassi & Fissi oltre 600 prodotti, rappresentativi di 115 categorie merceologiche, con un risparmio medio per i consumatori pari al 27,8%. Per il primo trimestre del 2024, Conad si impegnerà a tenere ancora bloccati i prezzi dei prodotti del paniere, contribuendo al raffreddamento del caro vita con azioni concrete.
In un contesto economico e sociale difficile, Conad conferma il piano di investimenti nel triennio 2023-2025 di quasi 2 miliardi di euro, secondo un’agenda strategica caratterizzata da due priorità – “Consolidare il presente” e “Gettare le Basi per il Futuro” – e dai cinque pilastri strategici dell’insegna: efficienza, canalizzazione, digitalizzazione, sviluppo delle competenze e sostenibilità, insita da sempre nel modo di fare business di Conad, e che si concretizza attraverso la strategia di sostenibilità concreta “Sosteniamo il Futuro”.
“Il Sistema Conad ha potuto continuare a crescere nel 2023 grazie alle strategie e agli investimenti effettuati negli scorsi anni. Per questo motivo, intendiamo continuare a spingere sull’acceleratore degli investimenti nonostante il contesto economico particolarmente sfidante” ha aggiunto Francesco Avanzini, Direttore Generale Operativo di Conad. “Dall’omnicanalità, ai prodotti a marchio del distributore, alla sostenibilità fino alla digitalizzazione, con l’ampliamento della piattaforma HeyConad a nuove tipologie di servizi. Questi sono i driver che ci consentiranno di continuare a crescere e di recuperare efficienza, gettando le basi per un futuro solido e che apra anche al settore del beyond trade. Da qui al 2025, prevediamo una crescita media superiore al tasso di inflazione di circa il 5%, che ci consenta di consolidare il nostro ruolo di leader della Grande Distribuzione italiana”.
La digitalizzazione ha visto nel 2023 la progressiva implementazione di nuovi servizi nell’ambito dell’ecosistema digitale HeyConad, affiancando alla spesa online un’offerta dedicata a viaggi, cultura e tempo libero pensata per valorizzare le bellezze del territorio italiano, grazie a una partnership strategica stretta con Welcome Travel Group. HeyConad sarà ulteriormente arricchito con nuovi servizi in ambito pet care, servizi finanziari e assicurativi e per la mobilità nel corso del 2024, consentendo all’utente di vivere con la massima semplicità l’accesso a tutte le proposte del mondo Conad.
Ulteriori sviluppi si sono registrati all’interno della rete nell’ambito dei concept store, con parafarmacie, negozi di ottica, distributori di carburanti, e pet store che quest’anno hanno registrato un incremento sulla rete nazionale con +27 punti vendita. L’obiettivo rimane quello di fornire risposte puntuali e diversificate alle molteplici esigenze dei clienti, tutte accomunate da qualità dell’offerta, convenienza nella spesa e forte focalizzazione su marca del distributore e prodotti freschi: dalle grandi superfici fino ai punti vendita di quartiere, con una rete attuale di 3.951 punti vendita.
Nel 2023 ha mantenuto il proprio ruolo di leadership anche la marca del distributore di Conad, che ha toccato quota 33,5% nel canale super sul totale del largo consumo confezionato a livello Italia con un fatturato di 6 miliardi di euro (+12,9% a valore). Si tratta di un risultato importante raggiunto grazie alle linee strategiche di sviluppo dei prodotti a marchio Conad: convenienza, attenzione alla salute e al benessere, impegno per la sostenibilità ambientale, valorizzazione del servizio e consolidamento dell’offerta premium.
Il 2023 ha visto in questo senso il riposizionamento della marca Verso Natura, dedicata a chi ama le cose buone per sè e per l’ambiente e che prevede un’ampia offerta di prodotti biologici o a ridotto impatto ambientale, e il lancio di nuove linee di prodotto del brand gourmet Sapori & Idee.
A ciò si affianca il grande impegno di Conad in termini di sostenibilità, con il proseguimento della strategia “Sosteniamo il futuro”, che abbraccia 12 degli obiettivi individuati dalle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, e che è l’espressione di tante iniziative concrete che caratterizzano l’insegna sul fronte della tutela dell’ambiente e delle sue risorse, del supporto alle persone e alle Comunità e del territorio e delle imprese italiane. Un impegno che è ulteriormente arricchito dalle attività promosse da Fondazione Conad ETS, ente non profit costituito per valorizzare l’impegno a fattor comune di Cooperative e Soci sul territorio.
Infine, si conferma anche nel 2023 il primato di Conad sul fronte della brand awareness. L’insegna ad oggi continua ad essere Top of Mind del settore (19,9%), con una notorietà totale pari al 94,6%. Conad è anche prima per numero di clienti – 11,6 milioni di famiglie – che visitano settimanalmente i punti di vendita.
-foto ufficio stampa Conad-
(ITALPRESS).
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Cronaca
Energia pulita, Birol “I progressi della Cina accelerano la transizione globale”
Pubblicato
2 ore fa-
26 Ottobre 2026di
Redazione
BERLINO (GERMANIA) (XINHUA/ITALPRESS) – I risultati ottenuti dalla Cina nelle tecnologie per l’energia pulita “sono impressionanti” e hanno “accelerato la transizione energetica globale”. Lo ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), in una recente intervista a Xinhua.
La crisi energetica globale sta ridefinendo i mercati dell’energia, favorendo l’adozione delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici mentre i Paesi cercano di ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali, ha affermato Birol a margine del Berlin Global Dialogue, appena concluso.
Birol ha sottolineato l’importante ruolo della Cina nell’affrontare le attuali sfide energetiche e nel promuovere la cooperazione internazionale in materia di energia, ricordando che, durante la 16esima riunione dei ministri dell’Energia dell’Apec, tenutasi a Pechino a settembre, i rappresentanti hanno discusso dell’attuale crisi energetica e dei modi in cui le economie dell’Asia-Pacifico possono collaborare per affrontarla.
Ha individuato le principali tendenze emerse nel settore energetico globale dallo scoppio della guerra in Medio Oriente: una rapida crescita delle energie rinnovabili, l’aumento delle vendite di veicoli elettrici, un modesto incremento dell’uso del carbone e un rinnovato slancio dell’energia nucleare.
Ha affermato che l’energia solare rappresenta la principale fonte di crescita, seguita dall’eolico, e che anche l’uso dei biocarburanti sta aumentando fortemente, in parte a causa dei prezzi più elevati di diesel e benzina.
Birol ha evidenziato che la rapida espansione delle energie rinnovabili è trainata non soltanto dalle preoccupazioni climatiche e ambientali, ma anche da considerazioni legate alla sicurezza energetica e dagli sforzi dei Paesi per aumentare la produzione interna di energia.
Osservando che i veicoli elettrici stanno registrando una rapida crescita in molti mercati del mondo, Birol ha dichiarato che la riduzione della dipendenza dal petrolio è un importante fattore alla base di questa tendenza, evidente non soltanto in Europa, ma anche in Brasile, Australia e nel Sud-est asiatico.
Sottolineando il ruolo della Cina nella transizione energetica globale, Birol ha affermato che il mercato cinese dei veicoli elettrici si sta sviluppando rapidamente e che questi rappresentano ormai circa il 60% delle vendite di auto nuove nel Paese.
L’adozione diffusa dei veicoli elettrici non sta soltanto alimentando una trasformazione dell’industria automobilistica, ma sta anche modificando la struttura dei consumi energetici globali e avrà un profondo impatto sul futuro mercato dell’energia, ha aggiunto.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-
Cronaca
Focus Banca del Fucino: Cina, sul commercio impatto assimetrico per l’Europa
Pubblicato
4 ore fa-
26 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – L’andamento dei flussi commerciali tra Europa e Cina sta assumendo i contorni di un nuovo shock, ma i suoi effetti non si distribuiscono in modo uniforme tra i Paesi del continente. E’ quanto mette in luce il nuovo Focus dell’Ufficio Studi di Banca del Fucino, intitolato “Una crisi asimmetrica. Italia e Germania di fronte al China shock 2.0”, che analizza le ragioni per cui la frenata dell’export verso Pechino colpisce l’industria tedesca molto più di quella italiana.
Il quadro di partenza è quello di uno squilibrio in allargamento: tra il picco del marzo 2022 e l’estate del 2026 le vendite dell’Area Euro in Cina sono arretrate del 17,3% – circa 3,3 miliardi di euro mensili di export in meno (considerando le esportazioni annue, sono 34,9 miliardi in meno rispetto al picco). All’opposto, l’import europeo dalla Cina è notevolmente cresciuto, risultando oggi superiore di oltre il 50% rispetto al valore di dicembre 2020; sullo stesso periodo, l’export europeo è diminuito di circa il 3%. Il risultato è un disavanzo commerciale dell’Area Euro verso la Cina che nel 2026 ha toccato nuovi massimi storici in valore nominale, superando il precedente record del 2022. Da qui l’allarme di diversi Paesi – culminato in un documento inviato alla Commissione Europea dai vertici di Francia e Germania – sulla perdita di competitività delle manifatture del Vecchio Continente e sul rischio di un “secondo China shock”, dopo quello dei primi anni Duemila seguito all’ingresso di Pechino nel WTO.
La ricerca invita però a non leggere il fenomeno come un problema indistintamente europeo. Disaggregando il dato ed esaminando le tre principali manifatture del continente – Germania, Italia e Francia – emergono traiettorie profondamente diverse. Per la Germania la flessione è continua e lineare dal 2023, con un export verso la Cina ridottosi di quasi un terzo (-29%, da 104,6 a 81,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025). Per l’Italia, al contrario, il calo è risultato più circoscritto, concentrato tra la seconda metà del 2023 e la fine del 2025, per poi lasciare spazio a una nuova fase di crescita.
A spiegare la sofferenza tedesca è anzitutto la composizione merceologica del suo export. Il comparto dei mezzi di trasporto, che da solo pesava per circa un terzo delle vendite in Cina, ha subito un crollo del 55% rispetto al picco: a pesare è la transizione verso l’auto elettrica, mercato in cui i grandi marchi tedeschi non dispongono di vantaggi nè di prezzo nè di qualità rispetto ai produttori locali. Arretramenti significativi hanno interessato anche gli altri settori di punta dell’export della Germania – macchinari (-25%), apparecchi elettrici (-15%) e computer, prodotti di elettronica e di ottica (-11%) – tutti comparti capital-intensive nei quali la Cina, grazie all’avanzamento tecnologico accelerato dal programma Made in China 2025, ha progressivamente ridotto il fabbisogno di importazioni.
Il caso italiano si presenta in termini differenti. A fronte di un export complessivo in Cina passato da 15,6 a 14,3 miliardi di euro (-9%) tra 2021 e 2025, il profilo delle esportazioni del Paese appare oggi più adatto a intercettare la domanda cinese. Accanto ai comparti in difficoltà – macchinari e mezzi di trasporto, anche per l’Italia in calo – pesano infatti in misura crescente i beni di consumo del Made in Italy e il chimico-farmaceutico. La quota della moda sul nostro export in Cina è salita dal 20% al 24% tra il 2021 e il 2025, quella dei prodotti farmaceutici dal 6,4% al 9,4%, trainata da una crescita dell’export di settore di circa il 170% rispetto a fine 2020 (a fronte di un peso della farmaceutica tedesca fermo a poco più del 4% sul totale nazionale). A partire dagli ultimi mesi del 2025, inoltre, anche settori come chimica, moda e apparecchi elettrici sono tornati a crescere, a differenza di quanto osservato per la manifattura tedesca. La conferma più recente arriva dai dati doganali cinesi di settembre 2026: +22,9% l’export italiano verso la Cina su base annua, contro il sostanziale ristagno di quello tedesco (+0,14%).
Alla base di questa divergenza c’è l’evoluzione della domanda cinese. Esaurita la prima fase di sviluppo, fondata su manodopera a basso costo e su una forte importazione di tecnologia e macchinari occidentali, la Cina ha spostato l’enfasi verso uno sviluppo “di qualità”, conquistando l’autonomia in settori ad alta o medio-alta intensità tecnologica – molto spesso proprio quelli nei quali la Germania era fornitrice privilegiata. Parallelamente, il progressivo ribilanciamento verso i consumi interni e l’espansione di una classe media che, secondo i piani del governo, dovrebbe raddoppiare nell’arco di un decennio (arrivando a 800 milioni di persone entro il 2035) fanno del mercato cinese, per un Paese dal profilo di export diversificato come l’Italia, un’occasione più che una minaccia.
E’ su queste basi che lo studio esprime una valutazione sulle ipotesi protezionistiche ventilate da Francia e Germania. Alzare barriere commerciali verso Pechino sarebbe per l’Europa un errore strategico, per due principali ragioni: il rischio di ritorsioni (come dimostrato dalla guerra commerciale tra Cina e USA, Pechino dispone di leve importanti, dall’imposizione di contro-dazi all’interruzione della fornitura di input produttivi critici quali le terre rare), e la scarsa efficacia di simili misure sul resto del mercato mondiale: l’innalzamento di barriere porrebbe un freno all’export cinese verso l’Unione Europea, ma lascerebbe inalterata la posizione della Cina sul resto dei mercati mondiali, senza perciò rafforzare la competitività internazionale dell’industria comunitaria.
A queste ragioni di validità generale se ne aggiunge una che riguarda in modo particolare l’Italia: il peso dei beni intermedi, che rappresentano circa il 60% dell’import italiano dalla Cina e alimentano la competitività stessa delle produzioni italiane. Non va dimenticato che il deficit verso la Cina è ampiamente compensato dal solido surplus che l’Italia registra con le altre aree del mondo, un surplus al quale lo stesso approvvigionamento di beni intermedi cinesi contribuisce.
La vera risposta al “China shock 2.0”, conclude la ricerca, “non passa dalla chiusura del mercato europeo, ma dalla soluzione del nodo dei costi energetici e dall’implementazione di politiche industriali di ampio respiro. Sul piano dei rapporti con Pechino, più promettente dei dazi appare la strada di favorire investimenti diretti esteri cinesi in Europa, ponendo come condizione il trasferimento tecnologico, e, soprattutto, di richiedere una maggiore apertura del mercato interno cinese ai prodotti europei. L’obiettivo da perseguire, in altre parole, dovrebbe essere l’ampliamento del mercato cinese, non la chiusura di quello europeo”.
– Foto Banca del Fucino –
(ITALPRESS).
Cronaca
Al via Vinitaly.Usa a New York, 300 imprese e 2500 etichette
Pubblicato
4 ore fa-
26 Ottobre 2026di
Redazione
NEW YORK (ITALPRESS) – Con 300 imprese del vino e 2.500 etichette tricolori, è stata inaugurata oggi a New York la 3^ edizione di Vinitaly.USA, la rassegna organizzata da Veronafiere in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency, in programma fino a domani al Pier 36. Una compagine, quella italiana di Vinitaly al suo esordio nella Grande Mela, determinata a sviluppare in maniera ancora più capillare il mercato americano.
«Gli Stati Uniti sono il principale mercato obiettivo per Veronafiere e per il vino italiano ed esprimono ancora un potenziale di altissimo livello che richiede investimenti e continuità d’azione – ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, nel corso della cerimonia di apertura -. In questa fase complessa, in cui non mancano segnali incoraggianti, la collaborazione tra imprese e istituzioni è determinante per sostenere la competitività delle nostre cantine e accompagnarle verso nuovi consumatori e aree da esplorare».
Un impegno condiviso dal presidente di ITA – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas che nel suo intervento ha sottolineato che: «Mai come oggi è fondamentale fare sistema per sostenere il settore vitivinicolo italiano, in linea con l’attenzione che il Governo sta dedicando alla filiera, dal tavolo avviato a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’impegno del Ministero dell’Agricoltura e della diplomazia della crescita della Farnesina. New York è una porta d’accesso strategica all’intero mercato americano e Vinitaly USA si conferma uno strumento concreto di sviluppo commerciale».
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, sono 35 milioni i consumatori di vino italiano oltreoceano, un primato tra i Paesi d’importazione che evidenzia ancora ampi spazi per crescere: su quasi 90 milioni di user abituali di vino negli States, oltre 50 milioni rappresentano un bacino di consumatori potenzialmente interessati ai prodotti made in Italy. E’ quindi su questo divario che si misura la sfida del vino italiano chiamato a consolidare le posizioni raggiunte e ampliare il mercato, intercettando nuovi pubblici, nuove generazioni e nuove occasioni di consumo.
La “fase 2” di presidio del principale mercato al mondo (4,4 miliardi di euro l’import di vino solo dall’Ue nel 2025) parte dalla consapevolezza di dover segmentare sempre più i target per fasce di età, etnia e geografia della domanda.
Un vantaggio competitivo per i vini italiani è legato, secondo lo studio realizzato per Vinitaly.USA, alla maggior penetrazione tra le fasce giovani rispetto ai produttori locali: mentre i vini californiani mostrano una forte concentrazione nelle fasce di età più mature, con oltre il 70% dei volumi venduti riconducibile ai consumatori over 55, i vini italiani presentano una distribuzione più equilibrata tra le diverse generazioni, con una maggiore capacità di penetrazione anche tra i consumatori più giovani.
Un altro elemento sfidante – evidenzia l’Osservatorio Uiv-Vinitaly – lo indica la recente indagine del Wine Market Council sull’approccio al consumo dei nuovi user americani: in un periodo mai così fluido rispetto ai cambiamenti, non mutano solo le occasioni ma si reinterpretano anche le modalità stesse con cui si consuma il vino.
Se oggi la modalità prevalente è come bevanda da sola (67%) o come accompagnamento al pasto (63%), emergono – specie tra i più giovani – nuovi mood, a partire dal vino mixato in un cocktail (34%), servito freddo col ghiaccio (30%), miscelato con altra bevanda analcolica. In generale, il 75% dei consumatori abituali beve il vino anche in modalità diversa da quella tradizionale, scelta che arriva da “contaminazioni” familiari (60%) ma anche emulando quanto visto in un bar o al ristorante (50%) o sui social media (30%).
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Sacripante: «Il vino italiano ha nella qualità, nella varietà e nella tradizione dei suoi territori le risorse per conquistare nuovi consumatori negli Stati Uniti. La sfida è comprendere l’evoluzione della domanda e orientare le scelte commerciali per avvicinare pubblici diversi, dall’alta ristorazione alle occasioni di consumo emergenti, mantenendo salda la nostra identità».
Le 300 aziende del vino italiano presenti a Vinitaly.USA sono pronte a imboccare la strada biunivoca indicata dalla domanda a stelle e strisce: da una parte i grandi vini, il matching con l’alta ristorazione e l’Italian style; dall’altra l’approccio multitasking a un prodotto che può dimostrare tutta la sua fungibilità in modalità di somministrazione e contesti inediti per la storica bevanda.
In contemporanea si è aperta la 13^ edizione di wine2wine Vinitaly Business Forum, che affianca agli appuntamenti business oltre 20 sessioni di approfondimenti tra mercato, enoturismo, formazione e masterclass.
All’inaugurazione di Vinitaly.USA ha portato il proprio saluto con un videomessaggio il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Sono intervenuti in presenza Riccardo Guariglia, segretario generale del ministero degli Affari esteri; Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli USA; Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi per i rapporti istituzionali; Marco Rago, consigliere giuridico del ministro degli Affari esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo e Nicola Caputo, consigliere del ministro degli Affari esteri con delega all’export e all’internazionalizzazione della filiera agroalimentare (dichiarazioni di seguito).
Presenti, tra le istituzioni, il Console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli e gli assessori all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi, della Regione Lazio, Giancarlo Righini, della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier e della Regione Basilicata, Carmine Cicala.
Per la filiera, hanno preso la parola anche: Giovanni Bernardini, vicepresidente Copagri; Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura; Luigi Pio Scordamaglia, Ad Filiera Italia; Filippo Polegato, vicepresidente Unione italiana Vini e Luca Rigotti, presidente Gruppo Vino Copa-Cogeca.
Inoltre, per Veronafiere, hanno partecipato ai lavori Barbara Ferro, amministratrice delegata, la vicepresidente Marina Montedoro e la consigliera di amministrazione, Dèsirèe Zucchi.
All’opening anche Alessandro Del Piero Serie A Ambassador, ospite di ITA – Italian Trade Agency per il progetto Serie A – Made in Italy di ITA con Lega Calcio Serie A.
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, sottolinea: «Vinitaly USA offre alle nostre cantine un’occasione concreta per consolidare la presenza italiana negli Stati Uniti, che si confermano il primo mercato extra-UE per il nostro vino. Nel 2025 il settore vitivinicolo ha dato un contributo straordinario alla crescita del nostro agroalimentare, raggiungendo la quota record di 7,8 miliardi di euro di export. Il vino è un ambasciatore indiscusso dell’eccellenza italiana nel mondo e un pilastro identitario del Made in Italy, rafforzato anche dal riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio UNESCO e dal legame sempre più stretto con il turismo enologico. Come Governo continuiamo a sostenere con determinazione la promozione internazionale del comparto per accrescere la reputazione dei nostri vigneti e la competitività dei nostri territori a livello globale».
Riccardo Guariglia, segretario generale ministero degli Affari esteri, afferma: «Il vino è simbolo dell’identità italiana, dei nostri territori e della nostra cucina, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità. E’ anche un importante motore di crescita: l’export italiano di vino vale quasi 8 miliardi di euro l’anno. L’Italia è il primo esportatore mondiale per volumi e il secondo per valore, con gli Stati Uniti che restano il nostro principale mercato di destinazione, nonostante le difficoltà del momento. Per consolidare questo primato, è fondamentale promuovere sempre meglio la qualità delle nostre produzioni. In questo, fiere come Vinitaly svolgono un ruolo essenziale. E la Farnesina, attraverso la propria rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency e le Camere di Commercio, è al fianco delle imprese per sostenere la loro proiezione internazionale. E’ il cuore della nostra diplomazia della crescita, al centro dell’impegno quotidiano del ministero e della strategia per l’export promossa dal vicepresidente del Consiglio e ministro Antonio Tajani. Quando il Sistema Italia lavora insieme per promuovere le proprie eccellenze, i risultati arrivano».
Per Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli USA, ‘il vino italiano è una delle espressioni più riconoscibili dell’identità del nostro Paese. Riflette la diversità dei nostri territori, le tradizioni di generazioni di produttori. E’ anche un settore che ha dimostrato una straordinaria capacità di innovare e di adattarsi ai mercati in continua evoluzione. Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo importante in questo successo all’estero, diventando uno dei mercati più significativi per il vino italiano e un partner chiave per i nostri produttori. Le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti hanno superato il miliardo di dollari e l’Italia rimane il principale fornitore straniero del mercato statunitense per volume e il secondo per valore. Stiamo lavorando per rafforzare ulteriormente questi dati, insieme a tutti gli attori del Sistema Italia. Vinitaly è certamente una vetrina importante».
Gianluca Caramanna, consigliere del ministero del Turismo per i rapporti istituzionali, sottolinea: «L’Italia si racconta anche attraverso un calice: nei suoi vini vivono la storia dei territori, la sapienza dei produttori e le tradizioni delle comunità. Vinitaly USA rappresenta un’occasione strategica per rafforzare la presenza delle nostre eccellenze sul mercato americano, fondamentale per il Made in Italy, e consolidare le relazioni con gli operatori internazionali. Il vino è anche un motore di sviluppo turistico: valorizza borghi, aree rurali e produzioni locali, creando nuove opportunità economiche e occupazionali. Promuovere l’enoturismo significa rafforzare l’attrattività dell’Italia e portare nel mondo l’identità e la ricchezza dei nostri territori».
Marco Rago, consigliere giuridico ministro degli Affari esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo, afferma: «Dopo le due prime edizioni cui ho presenziato per conto del ministro Tajani, sono qui ancora una volta a testimoniare l’approdo della più importante manifestazione internazionale del vino, “Vinitaly’, nel cuore finanziario e commerciale degli Stati Uniti. Un momento che, nella sua bellezza, conferma l’indissolubile legame culturale, oltre che politico ed economico, tra Italia e USA: una partnership che rappresenta anche uno dei valori-pilastro della nostra politica estera e, in fondo, del nostro vivere quotidiano. Come recentemente sottolineato dal ministro Tajani, esiste un rapporto profondo tra le nostre società, che passa anche attraverso la cucina italiana, patrimonio mondiale UNESCO, lo stare a tavola e il vino, espressione dei nostri territori, della filiera produttiva che evidenzia passione, esperienza, tradizione, resilienza e maestria».
Nicola Caputo, consigliere del ministro degli Affari esteri con delega all’export e all’internazionalizzazione della filiera agroalimentare, evidenzia che ‘il vino italiano ha nella ricchezza dei vitigni autoctoni e nell’identità dei territori il suo punto di forza per crescere negli Stati Uniti. Dobbiamo valorizzare l’interesse per la cucina italiana e il fascino turistico del nostro Paese, rafforzando il legame tra vino, gastronomia e scoperta dei luoghi di produzione. In questo percorso conta la forza della nostra cultura, custodita ogni giorno dai tanti connazionali e dagli americani di origine italiana. La diplomazia della crescita promossa dal ministro Antonio Tajani sostiene le imprese in questa sfida. Vinitaly.USA ha il compito di trasformare queste opportunità in relazioni commerciali durature e in reddito per i produttori, coinvolgendo anche le cantine più piccole».
-foto ufficio stampa Veronafiere –
(ITALPRESS).


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