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Economia

Cuzzilla “Federmanager e Cdp insieme per obiettivi Pnrr”

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Oltre 500 manager hanno seguito il webinar organizzato da Federmanager e Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (CDP) lo scorso 15 giugno per presentare alla platea manageriale le attività messe in campo dal Gruppo Cdp per lo sviluppo del sistema produttivo italiano, nel segno dell’innovazione e della sostenibilità. L’evento ha avuto un focus specifico sulle opportunità che il Gruppo promuove in favore delle Pmi e delle realtà operanti nel Mezzogiorno. I lavori, che hanno visto la partecipazione del Presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, e del responsabile staff Ad di Cdp, Fabio Barchiesi, si sono articolati nella presentazione degli strumenti e delle risorse del Gruppo Cdp per la crescita sostenibile di imprese e start-up, che sono stati esposti dai rappresentanti di Cdp per le diverse aree tematiche interessate. Cuzzilla ha sottolineato l’importanza della crescente sinergia con il Gruppo Cdp, anche nella prospettiva di “contribuire all’attuazione degli obiettivi tracciati dal Pnrr, valorizzando il ruolo delle competenze manageriali necessarie oggi alle aziende per coniugare i traguardi di produttività con il percorso di transizione ambientale e digitale che il Paese ha di fronte”. Barchiesi ha posto l’accento sull’impegno del gruppo in favore di investimenti in innovazione, crescita e internazionalizzazione, secondo le linee guida del Piano Strategico 2022-2024 di Cassa depositi e prestiti e ha dichiarato che “Cdp offre soluzioni finanziarie a sostegno di tutte le fasi del ciclo di vita di un’azienda: dai finanziamenti diretti ai Basket Bond; dagli investimenti in fondi e start-up agli Acceleratori e ai Poli di Trasferimento Tecnologico. Tutti strumenti che hanno in comune un solo scopo: l’impatto di natura economica, ambientale e sociale”.

– Foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

Economia

Webuild, 2022 ordini acquisiti e in via finalizzazione per 6 mld

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MILANO (ITALPRESS) – E’ di oltre 6 miliardi di euro il valore consolidato dei nuovi ordini acquisiti e in corso di finalizzazione registrati dal Gruppo Webuild da inizio 2022 a oggi. Si tratta di contratti acquisiti o per cui Webuild o le sue partecipate risultano miglior offerente, che raggiungono 19 miliardi includendo il mega contratto già firmato negli Stati Uniti per l’alta velocità in Texas, del valore di 16 miliardi di dollari (13 miliardi di euro). Un totale di ben 17 progetti, di cui oltre l’80% in paesi a basso profilo di rischio (Europa, Australia e Nord America), nel settore delle infrastrutture stradali (46%) e ferroviarie (28%), nel settore dell’edilizia (21%) e degli impianti (5%).
Una grande opportunità anche per l’intera filiera del Gruppo Webuild che ad oggi, per la realizzazione dei 27 grandi progetti infrastrutturali che ha in corso in Italia, ha coinvolto 8.000 imprese.
Obiettivo strategico del Gruppo Webuild si conferma favorire una crescita diversificata delle sue attività, che possa fare da traino anche per l’intero settore domestico e supportare la ripresa del Paese, favorendo l’introduzione di soluzioni innovative a livello tecnologico, anche attraverso investimenti in innovazione, sicurezza, formazione e sostenibilità. La sostenibilità si conferma quindi un tema centrale nelle politiche di sviluppo commerciale del Gruppo Webuild che, al 31 dicembre 2021, ha registrato un portafoglio ordini al livello record di 45,4 miliardi di euro, per il 92% relativo a progetti legati all’avanzamento di obiettivi di sviluppo sostenibili.
Un risultato a cui il Gruppo Webuild punta “anche facendo leva sulla capacità realizzative di società integrate nel Gruppo – si legge in una nota -, come ad esempio Fisia Italimpianti, in grado di offrire soluzioni innovative per incrementare la disponibilità idrica, offrendo acqua potabile e di qualità in aree dove questa risorsa naturale risulta insufficiente o gravemente inquinata, o CSC Construction, società basata in Svizzera con forti competenze nel green building e nel tunneling”.

– foto ufficio stampa Webuild –

(ITALPRESS).

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Pnrr, conseguiti i 45 obiettivi del primo semestre

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ROMA (ITALPRESS) – Sono stati conseguiti nei tempi previsti tutti i 45 traguardi e obiettivi indicati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il primo semestre 2022. Lo rende noto il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha quindi inviato alla Commissione europea la richiesta relativa al pagamento della seconda rata dei fondi del Pnrr del valore complessivo di 24,1 miliardi di euro, di cui 11,5 miliardi di contributi a fondo perduto e 12,6 miliardi di prestiti. L’importo effettivo che sarà erogato è pari a 21 miliardi di euro (suddivisi fra 10 miliardi di sovvenzioni e 11 miliardi di prestiti), al netto di una quota che la Commissione trattiene su ogni rata di rimborso, pari al 13% del prefinanziamento ricevuto ad agosto 2021 dall’Italia. L’erogazione delle risorse da parte della Commissione europea avverrà nei prossimi mesi all’esito dell’iter di valutazione previsto dai regolamenti.
(ITALPRESS).

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Digitalizzazione, determinante il coinvolgimento delle libere professioni

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ROMA (ITALPRESS) – La digitalizzazione dell’Italia non può prescindere dal pieno coinvolgimento del suo tessuto professionale, che quotidianamente abilita e garantisce il funzionamento e lo sviluppo del sistema Paese. Questo è quanto emerge dallo studio “I nuovi paradigmi del mondo delle professioni nella transizione digitale”, realizzato per Confprofessioni da The European House – Ambrosetti e presentato oggi a Roma, alla presenza del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, al Viceministro per lo sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin e al Sottosegretario per lo sviluppo economico Anna Ascani.
Malgrado gli sforzi prodotti da numerosi attori del rinnovamento, l’Italia è ancora in ritardo sulla corsa alla digitalizzazione. Per le libere professioni, tale necessità di adeguamento si contestualizza all’interno del più ampio panorama evolutivo in atto sul mondo professionale.
Alla luce dei principali trend evolutivi del sistema economico, abilitati, accelerati e potenziati dalla digitalizzazione, anche le professioni sono chiamate a gestire in modo sempre più proattivo il cambiamento in atto relativamente sia all’organizzazione professionale sia alla relazione con il cliente. In sintesi, cambia il ruolo stesso del professionista nel mutato scenario socioeconomico.
In particolare, le professioni sono chiamate a dare risposte efficaci ai principali problemi attuali e prospettici del mondo professionale: la sostenibilità economica, l’attrattività e la capacità di ritenzione dei talenti per il ricambio generazionale, la competitività nel nuovo e più ampio panorama digitale, la capacità di fare sistema, l’adeguamento delle competenze e dei modelli organizzativi a nuove esigenze di mercato e a crescenti livelli di servizio richiesti dai clienti.
Su questi temi le Associazioni giocano un ruolo primario, dovendo operare, in parallelo, in due diverse direzioni: verso l’esterno del mondo professionale, le Associazioni sono chiamate a riaprire il dialogo istituzionale sulle professioni, facendo da guida nel percorso di definizione della nuova identità del professionista, a fini regolamentari. In particolare: ripristinando una narrazione pubblica delle professioni esente da visioni preconcette o di parte, abbandonando atteggiamenti difensivi e generando consapevolezza di sistema rispetto agli effettivi bisogni del mercato, promuovendone l’attrattività nei confronti delle nuove generazioni;abilitando la collaborazione istituzionale per il rinnovamento della Pubblica Amministrazione, spesso inadeguata alle esigenze quotidiane dei professionisti, con moltiplicazione degli sforzi e dei costi in capo al professionista, inibendo così gli investimenti virtuosi del settore privato; contribuendo a sbloccare gli adeguamenti normativi utili o necessari alle professioni nel loro servizio al Sistema Paese, anche e soprattutto in ottica di: i) un ripensamento della normativa sulle aggregazioni tra professionisti (esente da distorsioni penalizzanti), fondamentale per generare la dimensione minima abilitante per consentire investimenti digitali di maggiori dimensioni, ii) una normativa fiscale più equa nei confronti del lavoro autonomo, iii) un’efficace regolamentazione delle attività digitali ad alto potenziale (es. telemedicina) che garantisca adeguate tutele al professionista, e iv) una corretta ridefinizione del perimetro regolamentare di erogazione delle prestazioni digitali, che assicuri lo sfruttamento economico del dato in capo al professionista.
Verso l’interno del settore, agendo sull’operatività del mondo professionale. Si tratta di: sensibilizzare il vasto mondo delle professioni perché si diffonda una chiara lettura dei rischi e delle opportunità della trasformazione digitale, declinata puntualmente sugli specifici ambiti professionali;
creare opportuni spazi, anche digitali, per la messa a sistema organizzata di professionalità specifiche, per rispondere meglio alle esigenze del cliente e innescare processi diffusi di knowledge sharing, necessari in un mercato sempre più internazionale e privo di confini; divenire esse stesse soggetti fruitori di formazione digitale e sperimentatori, accumulando l’expertise necessaria a trasformarsi in veri e propri collaboratori digitali in grado di scalare sul territorio tali competenze e veicolarne le reali opportunità ai professionisti;
garantire una formazione digitale indipendente, anche per mettere a disposizione dei professionisti chiari criteri di comprensione e valutazione delle soluzioni tecnologiche.
«Lo studio “I nuovi paradigmi del mondo delle professioni nella transizione digitale” apre un nuovo ciclo che è destinato a modificare profondamente il Dna della realtà professionale. L’indagine ci mette di fronte ai nostri limiti e, al tempo stesso, alle nostre ambizioni – ha affermato Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Non arriviamo impreparati a questo appuntamento con il futuro. La pervasività della rete e delle nuove tecnologie già da qualche anno è entrata prepotentemente nelle attività quotidiane dei professionisti. Già oggi viviamo nella dimensione digitale della professione, ma occorre un cambio di paradigma sia da parte di professionisti, ma anche della politica che deve assecondare il processo di transizione digitale delle professioni».
«Siamo orgogliosi della riuscita di questo importante momento di confronto istituzionale, che ha visto la partecipazione attiva di figure di assoluto rilievo nell’attuale panorama politico del Paese e alla guida del suo processo di digitalizzazione. – ha dichiarato Alessandro De Biasio, Partner di The European House – Ambrosetti. Si tratta di un ulteriore passo verso la valorizzazione del dibattito istituzionale sulle libere professioni. Le libere professioni costituiscono infatti un motore fondamentale del tessuto socioeconomico, capace di innescare e potenziare processi di innovazione su larga scala, se adeguatamente supportate da una corretta architettura pubblica e regolamentare e da un tessuto associativo capace di fungere da catalizzatore e scalare le competenze digitali sul territorio, facendosi portavoce delle esigenze di tutto il mondo professionale. The European House – Ambrosetti è onorata di prestare servizio al sistema Paese dando voce e visibilità alle istanze del mondo professionale e abilitando un rinnovato momento di collaborazione istituzionale».
– foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).

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