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Economia

UniCredit global partner dell’Americàs Cup

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MILANO (ITALPRESS) – Americàs Cup e UniCredit annunciano una nuova collaborazione, che vede la banca come Global Partner e Global Banking Partner esclusivo della 37a edizione della competizione che si terrà a Barcellona dal 12 al 20 ottobre, con una regata preliminare che si svolgerà a Vilanova i La Geltrù in Catalogna da oggi a domenica. L’ultima edizione dell’Americàs Cup è stata seguita da un pubblico internazionale di 931 milioni di fan, con l’Europa che ha registrato i dati più alti. Nel 2024 la competizione si aspetta di catturare un pubblico ancora più numeroso a livello europeo, con l’evento principale che si svolgerà a Barcellona e quattro dei sei team che rappresenteranno il Vecchio continente (Svizzera, Italia, Gran Bretagna e Francia). Quest’anno, inoltre, l’Americàs Cup ospiterà per la prima volta sia la Coppa Giovanile che la Puig Americàs Cup, con otto dei 12 team provenienti dall’Europa. Con un così alto interesse previsto in Europa, l’Americàs Cup ha scelto UniCredit come Global Partner e Global Banking Partner in virtù della sua lunga tradizione in Europa.
Tradizione che può vantare una solida presenza in 13 Paesi del continente e 15 milioni di clienti in tutto il mondo.
Questa partnership costituisce un’unione basata su valori condivisi, oltre che su una comune attenzione all’innovazione, alla diversità e all’impegno per la sostenibilità. L’accordo di
sostenibilità tra AC37 Event Ltd e World Sailing garantirà investimenti in progetti comunitari nell’ambito dell’innovativa Blue Economy di Barcellona, che sostiene l’ambiente marino della
regione, e il sostegno alla strategia di sostenibilità Agenda 2030 di World Sailing. Andrea Orcel, Group CEO & Head of Italy di UniCredit, ha sottolineato come “UniCredit è orgogliosa di essere Global Partner di una competizione con un patrimonio così ricco come l’Americàs Cup. Il trofeo è il simbolo delle incredibili imprese che si possono realizzare grazie al lavoro di squadra e alla determinazione nel perseguire un obiettivo comune. Queste sono anche le forze trainanti di tutto ciò che facciamo in UniCredit – i nostri recenti successi, nonostante le ‘acque agitatè del contesto macroeconomico, ne sono la prova – e quindi questa è una partnership naturale”.
“Questo vale anche per la sostenibilità. Ammiriamo il lavoro di Grant e del team dell’AC per allinearsi all’Agenda 2030 di World Sailing sulla sostenibilità in quanto World Sailing Special Event. La sostenibilità ambientale e sociale sono una priorità per UniCredit e questa partnership ci aiuterà a dare un contributo significativo in entrambe le aree per tutti i nostri stakeholder”, ha aggiunto. Per Grant Dalton, Ceo di Americàs Cup Events, “l’Americàs Cup è entusiasta di dare il benvenuto a UniCredit Group nella sua famiglia, in qualità di Global Banking Partner della 37a Americà Cup di Barcellona. I valori di integrità, responsabilità e attenzione alle persone del Gruppo UniCredit si rispecchiano in tutto ciò che ci siamo prefissati di raggiungere con la competizione. Siamo entusiasti di lavorare con un partner che condivide molti dei nostri stessi valori e non vediamo l’ora di lavorare con Andrea e il suo team globale per portare al pubblico un viaggio straordinario nel 2024”.

– Foto ufficio stampa UniCredit –

(ITALPRESS).

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Economia

Giorgetti “Possibile crescita del Pil all’1%, l’Italia si è dimostrata resiliente”

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CERNOBBIO (ITALPRESS) – “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell’impatto della guerra commerciale dei dazi sia dell’impatto della crisi del Medio Oriente. Oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all’1%”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Italo, Montezemolo “In Germania una nuova sfida, so che ce la faremo”

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ROMA (ITALPRESS) – Lo sbarco di Italo in Germania “significa molto, se penso a come partimmo, col fondamentale sostegno di alcuni amici e di Banca Intesa”. Così il presidente di Italo, Luca Cordero di Montezemolo, in un’intervista a Milano Finanza. “La concorrenza è un vaccino, non un virus, e dalla nostra esperienza italiana, da cui anche Banca Intesa ha avuto un guadagno eccellente dal suo investimento, intendiamo muoverci per l’operazione in Germania. In Italia abbiamo fatto segnare un boom dell’utilizzo del treno rispetto all’aereo, prima era al 30% rispetto al 70%, ora l’utilizzo del mezzo sui binari si è capovolto come proporzioni. E abbiamo migliorato la qualità del servizio, delle stazioni e dei mezzi. Ci hanno guadagnato tutti”, spiega. Su possibili paletti tedeschi, Montezemolo dice: “Non lo so, certo qualcosa ci aspettiamo dall’ultimo operatore nazionale monopolista rimasto nei paesi europei, Deutsche Bahn. So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un monopolio quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso proprio a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania”. Poi, sul perché Italo ha scelto la Germania, aggiunge: “Perché è un paese perfetto per il treno, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia, ed è in ritardo dal punto di vista delle infrastrutture e del grado di soddisfazione della clientela”.

In principio saranno collegate 18 città tedesche con 50 servizi giornalieri. Poi la Germania è il cuore dell’Europa, possiamo collegare il Nord, dall’Olanda al Mare del Nord, tutto l’Est, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria, e il Sud, con l’Italia. E poi faremo lavorare i tedeschi, i fornitori. Si tratta di un’operazione da 3,6 miliardi, 26 treni più un’opzione per altri 14 e 30 anni di manutenzione, 2.500 assunzioni in Germania tra dirette e indirette, una società tedesca con management e personale tedesco. Stiamo allestendo la macchina, che avrà un software italiano ma un hardware tedesco”. Infine, sulla crisi del settore auto, Montezemolo sottolinea che “le regole europee non hanno di certo aiutato perché fissare al 2035 la fine dei motori termici è stato sbagliato. L’Europa ha dato un bel colpo all’auto. Poi non ha aiutato il fatto che le case automobilistiche non hanno capito prima la crisi che stava arrivando. In terzo luogo, non ha aiutato il fatto che i giovani non desiderano più le auto ma preferiscono cambiare lo smartphone. Quarto elemento sono le zone a traffico limitato che hanno ridotto la circolazione e ovviamente anche l’aspetto climatico. Quinto elemento il boom delle macchine piccole, che ha ridotto i margini di molto e l’avvento di quelle cinesi“, chiosa.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Desertificazione commerciale e piattaforme online delocalizzano 16,7 miliardi di consumi

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ROMA (ITALPRESS) – Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di spesa delle famiglie. È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio. L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità.

Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale. A subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. A livello regionale è invece il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di spesa delle famiglie non più trattenuta dal circuito economico locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche il Veneto, con circa 1,2 miliardi, la Toscana, anch’essa intorno a 1,2 miliardi, e la Sicilia, con poco più di 1 miliardo di euro. In Piemonte l’impatto sfiora invece il miliardo.

I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita: elementi difficili da tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità. Secondo Confesercenti il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. L’e-commerce – osserva Confesercenti – rappresenta un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, perché una quota significativa del valore della vendita si allontana dalla residenza dell’acquirente.

– foto IPA Agency –

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