Economia
Bankitalia, un approccio nuovo per l’educazione finanziaria
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3 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Il progetto In viaggio con la Banca d’Italia è un’iniziativa che punta a far conoscere la banca centrale intesa come istituzione al servizio del Paese”, con l’obiettivo di “spiegare in che modo le istituzioni, nello svolgere i propri compiti, sono veramente al servizio delle persone e come una migliore cultura finanziaria riesce a rendere questa relazione più definita, più comprensibile e più trasparente”. Lo ha detto Paola Ansuini, direttore della Comunicazione del Dipartimento Tutela clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, intervistata da Giuliano Zoppis per il magazine televisivo Italpress Economy.
Conoscere i compiti che Bankitalia “svolge con costanza quotidiana significa partecipare attivamente alla vita civile del Paese”. Inoltre capire meglio l’economia “oggi è un pò come leggere e scrivere, è una competenza opportuna a beneficio delle famiglie e delle imprese”. Questo progetto “funziona grazie alle risorse di Banca d’Italia” sul territorio. L’istituzione “ha delle filiali in tutti i capoluoghi di regione e in alcuni capoluoghi di provincia, dove lavorano molti colleghi” che insieme a quelli dell’amministrazione centrale hanno “definito alcuni temi da affrontare, in una modalità dialogica. Questa è una delle caratteristiche più innovative”, ha sottolineato. “Spesso si pensa alla Banca d’Italia come un’istituzione un pò arroccata in una turris eburnea, lontana, liturgica: restiamo molto formali e abbiamo un ordinamento nel quale ci muoviamo con precise competenze, al tempo stesso però abbiamo avvertito l’esigenza di avvicinarci ai cittadini, nei luoghi in vivono e sperimentano quotidianamente delle situazioni che sono legate all’economia”, ha sottolineato.
Oggi “la competenza in materia economico-finanziaria è diventata necessaria come leggere e scrivere e la comprensione di certe dinamiche che riguardano l’economia riguarda anche la nostra vita familiare, la gestione del nostro bilancio e la pianificazione delle nostre scelte economiche”, ma “riguarda anche la comprensione di alcuni fenomeni molto grandi: cosa succede quando si attraversa una fase di inflazione o di deflazione o quando aumenta la rata del mutuo”, ha spiegato Ansuini. “C’è stata una riflessione molto approfondita sul perchè fare educazione finanziaria” e c’è stata “un’unità di consensi su questo, per le più svariate ragioni: il ‘clic’ che è stato fatto è di proporre dei percorsi di educazione finanziaria ben definiti, un contributo dedicato a categorie di pubblico, come i giovani, le piccole imprese e gli adulti “fragili”, coloro che hanno una minore preparazione o anche meno possibilità economiche”. Il ministro Giorgetti ha annunciato che l’educazione finanziaria rientrerà anche nei programmi scolastici.
“C’è un programma molto esteso già avviato in collaborazione con le scuole su tutto il territorio nazionale, grazie alla rete delle filiali che abbiamo sensibilizzato e che sono molto impegnate su questo fronte: la novità sta proprio nel proporre l’idea dell’obbligo dell’inserimento” dell’educazione finanziaria “nelle materie curriculari, in particolare nell’educazione civica. Questo fa parte di un percorso legislativo già avviato e che speriamo possa trovare una felice conclusione in tempi veloci”. E’ possibile che “vengano definite delle precise linee guida: l’approccio che è stato seguito finora è quello che guarda alla possibilità di investire sugli insegnanti. Ci sono poi altri progetti di educazione finanziaria dedicati a soggetti come le piccole e piccolissime imprese: spesso il piccolo imprenditore non ha modo di affrontare un percorso di crescita nella relazione con la banca, nelle varie fasi di vita della sua stessa impresa. Questo percorso punta a creare quelle conoscenze e competenze che possono agevolare questo genere di confronto”, ha spiegato Ansuini.
– Foto Italpress –
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Economia
UniCredit, secondo semestre da record: utile netto a 6,3 miliardi di euro. Orcel: “Serie eccezionale di risultati”
Pubblicato
3 minuti fa-
23 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – UniCredit manda in archivio il secondo trimestre del 2026 con numeri record e alza le stime per l’intero esercizio. La banca guidata da Andrea Orcel ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 6,3 miliardi di euro (in rialzo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 24% aggiustato), dopo aver registrato nel solo secondo trimestre un utile di 2,9 miliardi (che sale a 3,1 miliardi al netto di componenti straordinarie legate alla posizione in Commerzbank).
Il RoTE si attesta a un livello elevato del 23,7%. I ricavi netti del trimestre toccano quota 6,5 miliardi di euro (+7% anno su anno o +11% rettificati), sostenuti dalle eccellenti performance delle commissioni e della gestione assicurativa (+14% a/a), oltre che dall’accelerazione del margine di interesse (+2% su base trimestrale) supportata da una crescita dell’8% di prestiti e depositi.
All’interno dello scenario operativo, l’istituto continua il percorso di efficienza forte dell’impiego di IA e nuove tecnologie: i costi scendono dell’1% anno su anno, portando il rapporto costi/ricavi al livello record del 34% nel semestre. Il costo del rischio rimane basso a 17 punti base, mentre la solidità patrimoniale si conferma elevata con un CET1 ratio al 14,3% (15,0% pro-forma con Danish Compromise).
Il gruppo piazza l’asticella ancora più in alto per i prossimi anni: l’ambizione sull’utile netto per l’intero 2026 viene infatti rivista al rialzo a “ben oltre gli 11 miliardi di euro” (circa 11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione).
Guardando più a lungo termine, le stime salgono a oltre 13 miliardi per il 2028 e a oltre 15 miliardi entro il 2030, prima ancora dell’eventuale consolidamento integrale dell’istituto tedesco. Notizie positive arrivano anche sul fronte della remunerazione dei soci. La generazione di capitale ha permesso di accantonare distribuzioni agli azionisti per 4,7 miliardi nel semestre (di cui 2,3 miliardi nel solo secondo trimestre).
Per quanto riguarda la gestione dei dividendi, l’acconto in contanti a valere sugli utili del 2026 è stato fissato a circa 2,8 miliardi di euro, pari a circa la metà dell’ammontare complessivo previsto per l’anno.
Sul dossier Commerzbank, dal quartier generale di Piazza Gae Aulenti sottolineano come la quota stia evolvendo da un “redditizio investimento finanziario” a una “transazione strategica di significativa creazione di valore industriale”, con l’aspettativa di impiegare il capitale ad un rendimento (RoAC) complessivo del 15%.
“UniCredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati, che ci ha condotti alla nostra miglior performance operativa di sempre e ad un primo semestre record”. Lo ha dichiarato Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit S.p.A. “Unlimited sta portando ad un cambio di passo: stiamo accelerando la crescita redditizia dei ricavi, con chiari riscontri di incrementi di quote di mercato di qualità e di un forte slancio commerciale, mentre continuiamo a reimpostare la frontiera dell’efficienza. L’utile netto ha raggiunto €6,1 miliardi nel primo semestre, in rialzo del 24% rispetto all’anno precedente se aggiustato, e ad un RoTE eccellente pari al 24%. Questi risultati, insieme alle nostre robuste linee di difesa, ci hanno consentito di migliorare la nostra guidance per l’utile netto del FY26 a ben superiore a €11 miliardi, o a circa €11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione”.
“Questa performance – continua Orcel – riflette l’esecuzione disciplinata della nostra strategia in tutti i mercati in cui operiamo. Stiamo facendo crescere il business rendendolo al contempo più snello, più rapido e più efficiente, investendo nelle nostre persone, nella tecnologia e nella IA per rafforzare il nostro vantaggio competitivo e offrire una migliore esperienza ai nostri clienti. Sono particolarmente orgoglioso, in tutti i paesi in cui operiamo, delle nostre persone, che danno prova della nostra strategia vincente e della nostra cultura comune. Il progresso raggiunto attraverso la nostra trasformazione, insieme alla nostra diversificazione e alle nostre linee di difesa, ci mette nella condizione di sfruttare opportunità di crescita organica attraenti mentre manteniamo la disciplina nel perseguire opzioni inorganiche che incrementano il valore, rimanendo al contempo ben equipaggiati per performare in un ampio spettro di contesti”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Giorgetti “Non si va a picco, resta il quadro di crescita delineato dal Governo”
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16 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Non si va a picco, al contrario, allo stato attuale non vengono evidenziati scostamenti tali da alterare significativamente il quadro di crescita delineato dal governo. Sono in corso anche delle verifiche, rispetto a quelle che è la fondamentale causa di scostamento, cioè i nuovi crediti in attesa del superbonus, di cui stanno si stanno valutando legittimità e quindi permanenza”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time alla Camera.
“Per quanto riguarda la settima revisione del Pnrr, è semplicemente un percorso, un passaggio tecnico – ha aggiunto Giorgetti -, è una delle nove richieste di revisione attualmente all’esame della commissione europea, in particolare la richiesta di modifica è finalizzata ad assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi concordati con la Commissione Europea entro le scadenze previste, ha carattere prevalentemente tecnico”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Materie prime critiche, al via il Fondo nazionale del Made in Italy da 900 milioni
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16 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Con l’affidamento a Invimit della gestione del Fondo Real Asset e a Fondo Italiano d’Investimento di quella del Fondo Imprese, il Fondo Nazionale del Made in Italy (FNMI) entra nella fase operativa. Istituito dalla legge quadro sul Made in Italy (legge n. 206 del 27 dicembre 2023) promossa dal Mimit, e attuato di concerto con il MEF, il Fondo dispone di una dotazione complessiva di 900 milioni di euro per rafforzare le filiere strategiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche.
“Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia”, dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “L’obiettivo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, ridurre le dipendenze dall’estero e consolidare la sovranità industriale dell’Italia”.
Nel dettaglio, il Fondo Real Asset dispone di una dotazione di 300 milioni di euro ed è destinato agli investimenti nella componente immobiliare delle filiere strategiche nazionali. Il Fondo Imprese, con una dotazione di 600 milioni di euro, realizzerà invece investimenti diretti e indiretti, a condizioni di mercato, nel capitale delle imprese operanti nelle filiere strategiche. Particolare attenzione sarà riservata all’intera catena del valore delle materie prime critiche: dall’estrazione alla lavorazione e alla trasformazione, dall’approvvigionamento alla distribuzione, fino al riciclo e al riuso. Il Fondo potrà inoltre intervenire nelle ulteriori filiere strategiche individuate dal Comitato tecnico strategico istituito presso il Mimit.
Nel complesso, i due strumenti mirano ad affiancare alle risorse pubbliche nuovi capitali privati, sostenendo la crescita delle imprese e gli investimenti nei settori decisivi per l’autonomia industriale del Paese.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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