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LA VOCE PAVESE – “RIMULAS”, UN’EPICA STORIA VOGHERESE

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LA VOCE PAVESE – “RIMULAS”, UN’EPICA STORIA VOGHERESE
Nel cuore di Voghera, nel suggestivo Oltrepò Pavese, il ristorante Rimulas continua a distinguersi per la sua cucina innovativa e l’ottimo rapporto qualità-prezzo. Aperto a fine ottobre 2019 da Mauro Enoch e sua moglie Cecilia Marenzi, il locale ha affrontato con resilienza le sfide della pandemia, trasformandosi temporaneamente in gastronomia e panetteria durante i periodi di chiusura forzata. Il nome "Rimulas", che significa "rapa" in dialetto vogherese, riflette l’attaccamento alle tradizioni locali. La cucina, guidata dallo chef Enoch, propone piatti della tradizione lombarda rivisitati in chiave moderna, utilizzando principalmente ingredienti locali e promuovendo l’agricoltura etica. Questa dedizione alla qualità ha valso al Rimulas il prestigioso riconoscimento Bib Gourmand dalla Guida Michelin nel novembre 2023, simbolo di una piacevole esperienza gastronomica a prezzi accessibili. Inoltre, la guida "ilGolosario Ristoranti 2025" di Paolo Massobrio e Marco Gatti ha insignito il Rimulas della Corona Rossa Unica nella categoria "trattoria di lusso", sottolineando l’eccellenza dell’offerta gastronomica del locale. Grazie alla passione e dedizione di Mauro Enoch e Cecilia Marenzi, Rimulas si è affermato come un punto di riferimento gastronomico a Voghera, dimostrando che anche una piccola realtà a gestione familiare può raggiungere importanti traguardi nel panorama culinario italiano.

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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