Economia
Unicredit, Orcel “OPS su BPM non economica se il Golden Power non cambia”
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8 mesi fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Sull’operazione Banco Bpm “come sapete abbiamo ottenuto una sospensione che era necessaria per aspettare la risposta del governo sulle Golden Power. Il governo ci ha mandato un decreto, ci ha anche chiesto la nostra opinione su questo decreto. Il secondo elemento è l’antitrust europeo che ci deve tornare sulle misure di antitrust e che queste misure avranno un’influenza sulla nostra decisione finale. Quindi queste due cose ci mettono in una posizione di attesa e non siamo nemmeno partiti, non abbiamo fatto nulla perché aspettiamo di essere certi prima di andare a parlare con gli investitori”. Lo ha detto Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, intervenendo al Consiglio nazionale della Fabi.
“Il nostro ricorso al Tar è una questione di chiarezza. C’è un dibattito sulle motivazioni di applicare la Golden Power. Se le prescrizioni con gli stessi obiettivi fossero scritte diversamente per noi non ci sarebbero problemi, ma sono scritte come sono scritte e quindi siccome non sono il solo, molte persone ritengono che il framework di applicazione non sia quello giusto, siamo andati al Tar per avere certezza nella chiusura dell’operazione. Il percorso Tar-Consiglio di Stato non arriverà in tempo per darci certezza”, quindi l’operazione “potrebbe decadere”. Alla domanda se potrebbe essere riproposta in un’altra versione, Orcel ha aggiunto: “Può sempre essere riproposta”.
“Per noi l’operazione su Banco Bpm è valida industrialmente, valida strategicamente, valida per il Paese perché portiamo molta più spinta al sostegno di piccole e medie imprese e famiglie e possiamo dare quel network che altri non possono dare, però si scontra su delle visioni diverse che rendono l’operazione de facto non economica”, ha ribadito parlando delle condizioni del Golden power sull’Ops su Banco Bpm. “Tra le condizioni che ci sono, uno le può convertire quasi tutte o in ostacoli legali, che non possono essere condivise in quella forma, oppure in un aumento del costo economico per fare un’operazione”, ha spiegato poi. A chi gli chiedeva se questa per lui è una valutazione definitiva, il numero uno di Unicredit ha risposto che se le condizioni “restano così, assolutamente sì”.
Un’eventuale scalata di UniCredit su Generali è da escludere. “Lo può escludere, assolutamente sì”, ha aggiunto rispondendo a una domanda su un’eventuale telefonata dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ieri aveva detto che se UniCredit dovesse scalare Generali chiamerebbe Orcel “per dirgli di fermarsi” perché “sono in corso contemporaneamente due operazioni”.
“Esiste un fattore nuovo nell’M&A in Europa, ovvero l’intervento, il placet dei governi. È sempre esistito ma non a questi livelli. L’influenza degli Stati sulle operazioni di mercato è diventata molto significativa e questo va preso in considerazione”, ha spiegato Orcel. “Da un altro punto di vista, se guardiamo alle istituzioni europee, l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea, hanno una visione diversa perché vogliono, prima di tutto, un sistema bancario più forte – ha sottolineato poi – . Si parla sempre di Europa che possa stare sui suoi due piedi contro Stati Uniti, Cina. Questo senza banche è impossibile”.
“L’M&A non è fine a se stesso, è qualcosa che deve aggiungere valore a quello che ho, non ridurre il mio valore per fare un favore agli altri che invece hanno spremuto il limone fino a farlo diventare senza nessun sugo dentro”, ha precisato rispondendo a chi gli chiedeva cosa succederebbe se le operazioni in corso non andassero a buon fine. “Se ci saranno le condizioni, le operazioni le faremo. Se non ci saranno le operazioni non le faremo e ritorneremo su una traiettoria che è già la migliore che esiste in Europa”, ha aggiunto.
Infine, su Commerzbank: “Direi che la situazione di Bpm e Commerzbank sono molto diverse. Su Bpm abbiamo fatto un’Ops e in funzione di tutta una serie di azioni, che in parte sono state prese da Bpm e in parti sono state esogene, la nostra capacità di creare valore si è ridotta. Su Commerzbank non abbiamo mai lanciato l’operazione. In secondo luogo, abbiamo il 30%. Non abbiamo nessuna fretta, aspetteremo con calma di poter parlare con le autorità tedesche e di vedere dove andiamo”, ha concluso Orcel.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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UniCredit colloca due bond Senior Preferred per un valore complessivo di 2 miliardi di euro
Pubblicato
6 ore fa-
8 Gennaio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – UniCredit ha emesso oggi con successo un bond Senior Preferred con scadenza 4,5 anni richiamabile dopo 3,5 anni per un importo di 1,25 miliardi di euro e un titolo Senior Preferred con scadenza a 10 anni per 750 milioni di euro, rivolti a investitori istituzionali.
L’emissione è avvenuta in seguito a un processo di book building che ha raccolto domanda complessiva per oltre 7,3 miliardi di euro, con più di 350 ordini da parte di investitori a livello globale. A seguito del forte riscontro ricevuto, sono state fissate le seguenti condizioni per le due tranche:
– per il bond con scadenza a 4,5 anni richiamabile dopo 3,5 anni, il livello inizialmente comunicato al mercato di 85pb sopra il tasso mid-swap a 3,5 anni è stato rivisto e fissato a 55pb. Conseguentemente la cedola annuale è stata determinata pari al 2,875%, con prezzo di emissione/re-offer di 99,778%. L’obbligazione prevede la possibilità di una sola call da parte dell’emittente a luglio 2029. Se l’obbligazione non verrà richiamata, le cedole per i periodi successivi fino alla scadenza verranno fissate sulla base dell’Euribor a 3 mesi più lo spread iniziale di 55pb;
– per il bond con scadenza a 10 anni, il livello inizialmente comunicato al mercato di 120/125pb sopra il tasso mid-swap a 10 anni è stato rivisto e fissato a 95pb. Conseguentemente la cedola annuale è stata determinata pari al 3,80%, con prezzo di emissione/re-offer di 99,738%.
– foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Giorgetti “Nessuna rinuncia alle principali priorità sociali con l’aumento della spesa per la Difesa”
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8 Gennaio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Per quanto riguarda il rafforzamento della capacità di difesa e sicurezza, anche al fine di ottemperare agli impegni presi durante il summit della NATO tenutosi a L’Aia lo scorso giugno, appare cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che l’Istat notificherà alla Commissione europea a marzo. Nel caso in cui questa dovesse risultare inferiore al 3%, verrebbe attivato il procedimento di uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo: ciò consentirebbe di confermare l’intento e i contenuti del Documento programmatico di finanza pubblica, ossia l’incremento della spesa per sicurezza e difesa graduale con un’incidenza sul PIL, che può crescere fino a 0,5 punti percentuali entro la fine del triennio, coperto dalla legge di bilancio”. Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al question time in Senato. “Al riguardo, nella misura in cui – grazie all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale – sarà tollerato un sentiero di crescita della spesa netta più ampio in ragione delle sole maggiori spese in difesa e sicurezza, l’aumento della spesa prospettato non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di natura sociale”, ha spiegato. “Quanto infine alle modalità di finanziamento, si ricorda che il piano relativo allo strumento europeo SAFE, presentato dall’Italia nella misura massima di 14,9 miliardi di euro, è ancora in corso di valutazione insieme ai piani presentati dagli altri Stati membri dell’Unione europea”. Giorgetti ha ricordato che “l’adesione al programma SAFE comporta una dilazione molto in avanti nel tempo della restituzione del relativo prestito rispetto alle emissioni di titoli del debito pubblico, nonché i risparmi conseguenti al differenziale nel tasso di interesse pagato. Al contempo, implica la necessità di sottostare a una serie di regole sostanziali e procedurali che limitano la discrezionalità dei singoli Stati aderenti”. Inoltre, “ulteriori benefici indiretti potranno derivare da effetti quali il rafforzamento della cooperazione del coordinamento con altri partner e l’integrazione della catena del valore a livello dell’Unione europea, nonché dal contributo alla crescita nel settore industriale”.
Giorgetti precisa poi che “l’attivazione della clausola di salvaguardia è funzionalmente collegata allo strumento SAFE, ma è indipendente da questo. La clausola di salvaguardia prevede che, a ricorrere di circostanze eccezionali, in cui la Commissione europea ha esplicitamente incluso l’attuale contesto geopolitico, uno Stato membro possa richiedere al Consiglio l’autorizzazione a deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta definito nel proprio piano strutturale di bilancio di medio termine. Trattandosi di una flessibilità in deroga, l’attivazione della clausola non richiederebbe la pubblicazione di un nuovo piano strutturale di bilancio di medio termine, ma implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
A novembre tasso di occupazione in calo al 62,6%, crescono gli inattivi: i dati Istat
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16 ore fa-
8 Gennaio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A novembre 2025 il numero di occupati, pari a 24 milioni 188mila, è in calo rispetto al mese precedente. La diminuzione coinvolge i dipendenti a termine (2 milioni 477mila) e gli autonomi (5 milioni 215mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti (16 milioni 496mila). Lo stima l’Istat, aggiungendo che l’occupazione aumenta rispetto a novembre 2024 (+179mila occupati in un anno), come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+258mila) e degli autonomi (+126mila) parzialmente compensata dal calo dei dipendenti a termine (-204mila). Su base mensile, il tasso di occupazione e di disoccupazione scendono al 62,6% e al 5,7% rispettivamente, mentre il tasso di inattività sale al 33,5%. Nello specifico, a novembre 2025, su base mensile, il calo degli occupati e dei disoccupati si associa alla crescita degli inattivi.
La diminuzione degli occupati (-0,1%, pari a -34mila unità) coinvolge le donne, i dipendenti a termine e gli autonomi, i 15-24enni e i 35-49enni; il numero di occupati cresce per i 25-34enni e rimane sostanzialmente stabile tra gli uomini, i dipendenti permanenti e tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di occupazione cala al 62,6% (-0,1 punti). La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-2,0%, pari a -30mila unità) riguarda gli uomini, le donne e tutte le classi d’età tranne i 25-34enni per i quali il numero dei disoccupati è in leggero aumento. Il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile al 18,8% (-0,8 punti). La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +72mila unità) interessa entrambi i generi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni, tra i quali il numero di inattivi è in calo. Il tasso di inattività sale al 33,5% (+0,2 punti).
Confrontando il trimestre settembre-novembre 2025 con quello precedente (giugno-agosto) si registra una crescita nel numero di occupati (+0,3%, pari a +66mila unità). Rispetto al trimestre precedente, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-3,1%, pari a -48mila unità) e sono sostanzialmente stabili gli inattivi di 15-64 anni. A novembre 2025, il numero di occupati supera quello di novembre 2024 dello 0,7% (+179mila unità); l’aumento riguarda gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 0,3 punti percentuali. Rispetto a novembre 2024, cala sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,7%, pari a -106mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, pari a -35mila unità).
– foto grafico Istat –
(ITALPRESS).

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