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Economia

Mastrapasqua “Collegare le pensioni al numero dei figli. La crisi demografica impone scelte forti”

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ROMA (ITALPRESS) – L’idea di collegare la pensione al numero di figli che si fanno “è tutt’altro che un azzardo”. Lo dice in un’intervista all’Italpress l’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua. “La crisi demografica impone scelte forti – afferma -. Peraltro l’idea di collegare una migliore prestazione previdenziale in funzione del numero dei figli era contenuta anche nella legge Dini del 1995. Ma era rimasta tra le pieghe della riforma previdenziale e soprattutto all’epoca non c’era la crisi demografica con cui oggi dobbiamo confrontarci. L’Istat pochi giorni fa ci ha ricordato che nel 2024 le nascite sono state 369.944, in calo del 2,6% sull’anno precedente e del 42,2% rispetto al 1995, quando venne predisposta la riforma Dini di cui abbiamo parlato“. La crisi demografica mette in crisi tutto il sistema del welfare? “Certo, a cominciare dalle pensioni. Il sistema previdenziale a ripartizione, che vige in Italia, è un’ottima forma di patto generazionale, a condizione che ci siano nuove generazioni – evidenzia -. Con il sistema a ripartizione la mia pensione sarà pagata dai contributi di mio figlio, così come io ho pagato quella di mio padre. E senza nuovi nati non ci saranno nuovi lavoratori, meno lavoratori vuol dire un Pil più basso, meno contributi previdenziali e pensioni più magre. Bisogna invertire questo trend, in maniera radicale”.

Non bastano i bonus per favorire le famiglie che fanno più figli? “I bonus sono necessari, ma non sufficienti – replica Mastrapasqua -. Serve uno shock. E quindi bisogna immaginare una convenienza forte, una scommessa sul futuro proprio, della propria famiglia, del proprio Paese. Ma soprattutto una occasione per migliorare la propria condizione”. Mastrapasqua propone un aumento di 800-1000 euro al mese per la pensione di chi fa più di due figli. “Questo serve. Si tratta di avere il coraggio di progettare una proposta “disruptive” che coniughi esplicitamente l’”investimento” di fare figli con un premio a lunga scadenza: nell’orizzonte di un risparmio finanziario potremmo paragonare a un Btp trentennale, non incassabile fino a scadenza. Comunque – spiega – si deve poter contare su una grande convenienza; non un semplice ritocco al coefficiente di trasformazione come prevede la Dini del ’95, quando la crisi demografica era solo all’orizzonte. Ci vuole un intervento radicale, che assicuri un incremento di almeno il 50% della prestazione previdenziale raggiunta a scadenza, di vecchiaia o anzianità per i genitori che mettono al mondo almeno due figli. Un patto generazionale con una obbligazione dello Stato”.

Solo per le madri? “La Dini prevedeva il beneficio, assai modesto, solo per le madri. Credo che oggi sia il tempo di ragionare su entrambi i genitori, che devono poter contare su un grande incremento della futura prestazione previdenziale”, conclude Mastrapasqua.

– foto IPA Agency –

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Economia

A settembre l’inflazione è stimata del +4,2% su base annua

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ROMA (ITALPRESS) – Secondo le stime preliminari Istat, a settembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,7% su base mensile e a +4,2% su base annua (da +3,3% del mese precedente). L’accelerazione tendenziale dell’inflazione è imputabile soprattutto all’andamento dei prezzi degli energetici, sia regolamentati (da +18,6% a +25,9%) sia non regolamentati (da +17,0% a +22,2%), e degli alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%); crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%).

L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale da +1,5% a +1,7%, così come quella al netto dei soli beni energetici, da +1,7% a +2,0%. L’aumento del ritmo di crescita dei prezzi dei beni (da +4,1% a +5,4%) è più marcato di quello dei servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si amplia, passando da -1,7 a -2,8 punti percentuali.

In crescita l’aumento tendenziale sia dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,7%) sia di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3% a +5,3%). La variazione congiunturale dell’indice generale riflette perlopiù l’aumento dei prezzi degli energetici regolamentati (+5,9%) e non regolamentati (+4,4%), degli alimentari non lavorati (+2,2%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%).

Diminuiscono su base mensile i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-2,5%) e quelli degli alimentari lavorati (-0,3%). L’inflazione media del 2026 acquisita a settembre sale a +3,1% per l’indice generale e resta stabile a +1,9% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +2,0% su base mensile, per effetto della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +4,1% su base annua (da +3,2% del mese precedente).

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-Foto IPA Agency-
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Economia

A settembre cala il clima di fiducia di consumatori e imprese

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ROMA (ITALPRESS) – A settembre, secondo i dati Istat, sia il clima di fiducia dei consumatori sia l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese diminuiscono (da 94,5 a 91,2 e da 97,0 a 95,9, rispettivamente). Il clima di fiducia delle imprese diminuisce dopo tre mesi consecutivi di crescita. L’Istat segnala un miglioramento della fiducia solo nella manifattura (l’indice sale da 90,2 a 91,9). Invece, nei servizi e nelle costruzioni l’indice è in ripiegamento: nei servizi di mercato l’indice cala da 99,4 a 96,9 e nel commercio al dettaglio scende da 106,5 a 104,5, nelle costruzioni l’indicatore diminuisce da 102,8 a 97,5. Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura si stima un miglioramento dei giudizi sugli ordini mentre le valutazioni sulle scorte di prodotti finiti rimangono sostanzialmente stabili. Le attese sul livello della produzione diminuiscono. Nelle costruzioni entrambe le variabili registrano un peggioramento.

Per il settore dei servizi di mercato, si evidenzia una dinamica negativa di tutte le componenti. Nel commercio si rileva un andamento positivo dei giudizi sulle vendite mentre le relative attese peggiorano, il saldo delle valutazioni sul livello delle scorte di magazzino diminuisce. Per quanto riguarda i consumatori, la dinamica congiunturale dei climi di fiducia e dei relativi saldi stimata a settembre risente in parte di alcuni cambiamenti riguardanti l’organizzazione della rete di rilevazione. Al netto degli effetti stimati riconducibili a tali cambiamenti, si rileva una moderata riduzione del clima di fiducia complessivo e di quelli personali, corrente e futuro, mentre il clima economico registra una diminuzione leggermente più marcata.

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Economia

Caro energia, Eni lancia lo sconto del 30% e prezzo bloccato per due anni su luce e gas con Plenitude

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MILANO (ITALPRESS) – Il gruppo Eni, dopo il tetto ai prezzi di gasolio e benzina presso le stazioni di servizio Enilive, offre un nuovo contributo alle famiglie italiane nell’ambito dell’iniziativa Eni per l’Italia, volta a supportare i cittadini nel sostenere i prezzi elevati dell’energia.

Il gruppo offrirà, a partire dal 1° ottobre e per quei clienti che sottoscriveranno l’offerta entro il 24 ottobre tramite Plenitude, il 30% di sconto sui corrispettivi luce e gas rispetto alla principale offerta a prezzo fisso con prezzo bloccato per due anni, mantenendo altresì invariati i prezzi della materia prima e facendosi così carico dei recenti aumenti dei costi di approvvigionamento.

Questo sconto vale circa 100 euro all’anno sul contratto gas e altrettanto per quello luce, per un totale di circa 200 euro per quei clienti che scegliessero entrambe le forniture. Plenitude valuterà inoltre eventuali successive misure a supporto dei consumatori in funzione dell’evoluzione degli scenari di mercato.

– Foto Ipa Agency –

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