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Economia

Dall’oro all’argento, la nuova febbre dei metalli preziosi

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ROMA (ITALPRESS) – Il 2025 è stato un anno particolarmente vivace sui mercati, con importanti movimenti che hanno caratterizzato listini globali, valute e commodities. Sul finire dell’anno, è stata proprio una commodity a destare grande attenzione: l’argento. Tra gennaio 2025 e lo stesso mese del 2026 il suo valore è cresciuto di oltre il 190%, un rally di maggiori dimensioni persino rispetto a quello dell’oro – altra commodity centrale nel 2025 (+70% su 12 mesi) – e molto più accentuato nell’ultima parte dell’anno.
L’argento ha così raggiunto i massimi storici di valutazione, e il prezzo, a giudizio di diversi analisti, continuerà a salire. Anche al netto di temporanee correzioni al ribasso, già più volte verificatesi nelle ultime settimane ma dimostratesi finora di corto respiro.
Il trend di crescita desta interesse innanzitutto perchè costituisce una significativa discontinuità rispetto al passato: fatta eccezione per il triennio successivo alla crisi del 2008, era dal 1980 che l’argento non conosceva aumenti di questa portata.
Diversi analisti, inoltre, hanno evidenziato la presenza di un marcato gap di prezzo tra il principale mercato di scambio per i derivati su questa commodity – il COMEX statunitense – e le piazze asiatiche, come lo Shanghai Gold Exchange, maggiormente orientate all’argento fisico per fini industriali: dagli
ultimi giorni del 2025 lo spread di prezzo tra quest’ultima e le principali piazze di scambio occidentali ha conosciuto una notevole impennata, superando i 12 dollari nelle prime due settimane di gennaio e restando al di sopra dei 10 nelle giornate successive.
Ma per quali ragioni il mercato dell’argento è interessato da movimenti di prezzo tanto significativi e inconsueti?
E’ questa la domanda al centro del nuovo Fucino Flash dell’Ufficio Studi della Banca del Fucino dal titolo: Argento Vivo: dopo la febbre dell’oro, quella dell’argento.
L’argento è un metallo prezioso, il cui prezzo segue da vicino quello dell’oro, ma con caratteristiche uniche: a differenza dell’oro, la sua domanda industriale è molto alta, superando il 58% del totale. Questo perchè le proprietà fisico-chimiche dell’argento lo rendono fondamentale per elettronica e pannelli solari, dove rappresenta circa il 10% del prezzo finale. In un mondo sempre più orientato alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, l’argento diventa quindi un metallo strategico, con domanda concentrata in Paesi industrializzati come Cina, USA, Giappone, India e Germania. La Cina, in particolare, punta a ridurre le fonti fossili e a sviluppare l’energia solare, spingendo ulteriormente il fabbisogno di argento.
Dal 2021 la domanda globale supera l’offerta, la quale è difficilmente aumentabile perchè l’argento è spesso un sottoprodotto dell’estrazione di altri metalli come piombo, zinco, rame e oro. L’aumento dei prezzi può inoltre comprimere i margini delle industrie, in particolare dei produttori di pannelli fotovoltaici, mettendo a rischio l’efficienza del settore energetico cinese.
Questa scarsità e la crescente rilevanza industriale spiegano le scelte geopolitiche: nel 2025 gli USA hanno incluso l’argento nella lista dei minerali critici, mentre la Cina ha imposto licenze all’export. In questo contesto, il prezzo dell’argento è destinato a salire, anche perchè mantiene una funzione di asset di investimento: storicamente monetario, oggi è visto come riserva di valore, correlata all’oro e utile come protezione da inflazione e rischi macroeconomici, specialmente in un periodo di crescente incertezza sul dollaro.
Il rally del prezzo, iniziato sul finire del 2023, si è accelerato negli ultimi mesi del 2025, alimentato dal conflitto tra domanda industriale e domanda di investimento e dall’interesse delle banche centrali, come Russia e Arabia Saudita, che hanno iniziato a considerare l’argento parte delle riserve ufficiali. Questo ha creato tensioni sui mercati, con differenziali tra Occidente e Asia e fenomeni di backwardation, segno che gli investitori preferiscono detenere fisicamente il metallo piuttosto che contratti a lungo termine.
In prospettiva, l’argento resterà al centro dell’attenzione: la sua domanda industriale è destinata a crescere, il ruolo geopolitico delle grandi potenze rafforza la pressione sui prezzi, e la volatilità dei mercati sarà più marcata e persistente. Inoltre, emerge un nuovo interventismo statale sui mercati delle materie prime critiche, destinato a consolidarsi in un contesto di rivalità geopolitiche e incertezza globale. L’argento diventa così un caso paradigmatico di come tecnologia, economia e politica si intreccino, influenzando fortemente i mercati globali.
-foto ufficio stampa Banca del Fucino –
(ITALPRESS).

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Electrolux, Urso “Il costo dell’energia non è la causa della crisi, avviato un confronto”

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ROMA (ITALPRESS) – “Nel tavolo convocato il 15 giugno, con le esplicita richiesta di formulare una nuova proposta di riorganizzazione idonea ad assicurare la tutela di tutti gli stabilimenti e dei relativi livelli occupazionali, Electrolux ha accolto positivamente la richiesta del governo di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e ha accettato di dar seguito al confronto tecnico con i sindacati per discutere nuove soluzioni, volte a migliorare l’efficienza e la produttività, salvaguardando l’occupazione”. Lo ha detto Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera. “Abbiamo ribadito che, in presenza di soluzioni produttive e occupazionali alternative al piano originario, sostenibili sul piano produttivo e occupazionale, il governo darà la propria, piena disponibilità ad esaminare il ricorso a strumenti ordinari, ove necessario, anche straordinari”, ha aggiunto.

Urso ha ricordato che “nel corso dei successivi incontri tecnici, dedicati all’analisi dettagliata della situazione di mercato, dal lato dell’offerta, e al confronto con i prodotti della concorrenza, è emerso che il costo dell’energia presenta un’incidenza limitata e non rappresenta la causa determinante della crisi. Nell’incontro del 21 luglio è stata ribadita la necessità che l’azienda presenti una nuova proposta, nonché tempi certi per la transizione”. Il ministro ha poi aggiunto che “allo stato attuale, non risulta avviata alcuna procedura di chiusura allo stabilimento di Cerreto d’Esi, lo stabilimento lavora a tempo pieno, e l’azienda ha manifestato la volontà a ricercare una soluzione industriale alternativa. Il risultato conseguito, fino a questo momento, è stato quello di sospendere qualsiasi iniziativa unilaterale, e di avviare un confronto finalizzato alla presentazione di una nuova proposta che dovrà assicurare una prospettiva industriale e occupazionale ben diversa da quella contenuta nel piano originario”.

Intendiamo vigilare con attenzione sull’elaborazione del nuovo piano industriale, abbiamo subito attivato gli strumenti a nostra disposizione sul piano nazionale, il piano dovrà essere concreto e verificabile tanto più qualora collegato a contributi pubblici”, ha assicurato il ministro. “Ci siamo posti il problema di come riuscire a realizzare un quadro regolatorio europeo che possa rendere sostenibile il settore dell’elettrodomestico nel medio-lungo periodo. La crisi” della produzione degli elettrodomestici “è una crisi europea e l’epicentro sta a Bruxelles. Il settore degli elettrodomestici è un settore importante della manifattura europea, ma attraversa una crisi significativa di cui dobbiamo tenere conto“, ha concluso.

– foto IPA Agency –

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(ITALPRESS).

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Dazi e tensioni geopolitiche, Comisi “La sfida per le aziende è adattarsi ai cambiamenti”

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ROMA (ITALPRESS) – Dazi, tensioni geopolitiche, sostenibilità e nuovi mercati sono fenomeni globali che stanno modificando gli equilibri del commercio internazionale, con effetti concreti su imprese e cittadini. A essere maggiormente coinvolte sono soprattutto le piccole e medie imprese, chiamate a diversificare strategie e mercati per mantenere competitività in uno scenario in continua evoluzione. Sono questi i temi al centro della ventiduesima puntata di “Power Talks – Il potere della comunicazione”, format editoriale nato dalla collaborazione tra Italpress e Philia Associates, in cui Jessica Nicolini intervista Stefano Comisi, docente di ARcom Formazione, per analizzare come sta cambiando il commercio internazionale e perché oggi comunicare questi cambiamenti è diventato fondamentale.

“Quando parliamo di dazi parliamo innanzitutto di imposte, quindi di tasse che gravano sui prodotti coinvolti nel commercio internazionale – spiega Comisi -. Per i consumatori l’effetto più immediato riguarda i prezzi, mentre per le imprese, in particolare quelle del Made in Italy, l’impatto si traduce in maggiori costi legati all’importazione e all’esportazione”.

Secondo Comisi, il fenomeno dei dazi non può più essere considerato una misura temporanea. “La cosiddetta guerra dei dazi non nasce nel 2024 o nel 2025. Già durante la prima presidenza Trump erano stati introdotti importanti interventi, molti dei quali sono rimasti anche negli anni successivi”. E poi, “oggi i dazi rappresentano uno strumento politico ed economico”.

Le conseguenze interessano direttamente le aziende esportatrici perché “l’importatore raramente vuole sostenere interamente il peso dei nuovi dazi e spesso si arriva a una distribuzione dei costi lungo la filiera – sottolinea Comisi -. Questo significa una riduzione dei margini per le imprese”.

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In questo scenario, però, secondo il docente di ARcom Formazione, esistono anche possibilità di crescita. “Le aziende devono rivedere le proprie catene di fornitura, ottimizzare i costi, investire in formazione, certificazioni e in una maggiore collaborazione con le autorità doganali. Un’opportunità può arrivare anche dall’esplorazione di nuovi mercati”.

Tra le aree con maggiori potenzialità ci sono India e Sud America. “L’accordo con il Mercosur apre nuovi scenari per il commercio europeo – evidenzia -, mentre l’India può rappresentare una nuova frontiera degli scambi internazionali. Non significa sostituire mercati consolidati come quello statunitense, ma diversificare le opportunità”.

Per le PMI italiane, che rappresentano una parte importante del sistema produttivo nazionale, la diversificazione diventa quindi una strategia necessaria. “Una piccola o media impresa può esplorare nuove clientele e nuovi scenari senza necessariamente stravolgere la propria struttura. La capacità di adattamento è un elemento che da sempre caratterizza il nostro tessuto imprenditoriale”.

Comisi ha poi affrontato il tema della sostenibilità e delle nuove regole europee, tra cui il regolamento sulla deforestazione e il CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. “Sono adempimenti di nuova generazione che richiedono alle imprese maggiore attenzione. Il CBAM è già operativo e comporta costi legati alle emissioni di carbonio, mentre il tema del lavoro forzato sarà sempre più centrale nei rapporti commerciali internazionali”.

In un quadro normativo sempre più complesso, la risposta delle imprese passa dalla prevenzione. “Il lavoro dei consulenti è cambiato: oggi le aziende preferiscono investire in compliance, consulenza preventiva e formazione. Essere conformi alle norme permette di ridurre i rischi e costruire un rapporto di maggiore affidabilità con le istituzioni”. Guardando ai prossimi anni, la sfida sarà quindi quella di anticipare i cambiamenti. “Le imprese devono adattare le proprie catene logistiche e commerciali alle novità e non aspettare che il problema si presenti. La vera sfida è investire sulla prevenzione”.

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– Foto Italpress –

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Economia

A giugno vendite al dettaglio in calo (-0,1%), + 3,1% su base annua

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ROMA (ITALPRESS) – A giugno 2026, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in lieve calo sia in valore sia in volume (-0,1%). Le vendite dei beni alimentari sono in diminuzione in valore e in volume (rispettivamente -0,4% e -0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano (+0,2% in valore e in volume). Lo rileva l’Istat.

“Nel secondo trimestre del 2026, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio vedono un incremento in valore (+0,6%) e in volume (+0,2%). Le vendite dei beni alimentari sono in crescita in valore (+0,4%) e in diminuzione in volume (-0,2%) mentre quelle dei beni non alimentari sono in aumento sia in valore sia in volume (rispettivamente +0,8% e +0,4%)”. Su base tendenziale, a giugno 2026, “le vendite al dettaglio registrano una crescita del 3,1% in valore e dell’1,9% in volume”. I beni alimentari “aumentano in valore (+1,9%) e sono stazionari in volume, mentre i beni non alimentari sono in crescita sia in valore sia in volume (rispettivamente +4,0% e +3,1%)”.

Per quanto riguarda i beni non alimentari, “si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-1,2%). Gli aumenti maggiori riguardano Elettrodomestici, radio, tv e registratori (+14,2%) e Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+12,6)”.

Rispetto a giugno 2025, “il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per tutte le forme distributive, in modo particolarmente rilevante per il commercio online (+26,7%), che registra una notevole crescita anche in volume (+28,0%)”, conclude l’Istat.

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– Foot Ipa Agency –
(ITALPRESS).

 

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