Cronaca
PER LE SUE PIAGHE NOI SIAMO STATI GUARITI
Pubblicato
4 settimane fa-
di
Redazione
Ospitiamo la riflessione di Don Pietro Sacchi, sacerdote orionino della chiesa di San Pietro Apostolo di Voghera.
Anche quest’anno ci è dato di percorrere i tratti della vita di Gesù attraverso l’anno liturgico, nello scrutare le Sacre Scritture. Esse ci donano il loro lume se diventano vita, riflettendosi nelle sue pieghe, soprattutto le più pesanti e dolorose. Siamo sfiniti dai lutti, dai tradimenti subiti e dai fallimenti. La fatica nelle relazioni, i problemi sul lavoro o con la scuola segnano la nostra condizione interiore, generando la mappa delle nostre cicatrici che raramente mostriamo a qualcuno, affondando un po’ alla volta nelle nostre voragini interiori. Spesso affoghiamo negli eventi edonistici che anestetizzano, coprono e facilitano mille rimozioni di ciò che in noi non è accettabile né affrontabile…
Come capire la follia di un Dio che si incarna ed offre la sua vita per noi in modo così cruento come ha fatto Gesù, aderendo a modelli autocentrati la cui unica preoccupazione rimane la salvaguardia di sé nelle mille scappatoie che la vita offre?
Come far calare questa Parola nella nostra esperienza di vita ferita, che spesso è quella che ci allontana da Lui e da noi stessi? Come comprendere tale linguaggio nel tempo più edonista di sempre: “la tua vita per me vale più della mia”?
Viviamo in un’epoca in cui la dignità è sostituita da una sorta di “pedigree sociale”, misurabile attraverso parametri dalle diverse sfumature che hanno la pretesa di definirci nel bene e nel male, cucendoci addosso una versione accettabile di noi entro determinati confini, fuori dai quali non esiste più misura né alfabeto per definirci…
Devi poter dimostrare l’efficacia delle tue performance e il guadagno che ne deriva, la tua affermazione nel contesto lavorativo, i tuoi successi-trofeo nelle relazioni affettive, i tuoi passatempi acculturati, tutto in una “sana” competitività vincente, e la stima che gli altri nutrono per te dev’essere quantificabile anche virtualmente… oppure non sei più “visibile”, sei socialmente sfigurato, irriconoscibile. Esiste quindi una soglia che assomiglia all’orlo di una voragine, sul fondo della quale quelli che stanno sopra hanno relegato quelli che stanno sotto, poiché sfuggono a tutti i parametri di valutazione che promuovono l’individuo come efficace e degno di stima. Come unico canale relazionale e comunicativo riservano a loro uno sguardo… che dall’alto è rivolto verso il basso e li raggiunge caricandoli con tutto il suo peso sfigurante. Questo è anche quello che trasmetteva l’immagine prefigurata di Gesù nell’icona biblica del “servo sofferente”: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, né splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima» (Is 53,3).
L’immagine stereotipata di un Dio che abita i piani superiori ne resta davvero sfalsata, lasciando spazio invece a una follia d’amore dove le logiche di potere, piacere e arrivismo vengono capovolte. Chi stava davvero “in alto” è sceso dalle sue altezze per calarsi nei nostri inferni, amandoci… non solo facendoci godere di tale beneficio, ma concedendoci di sperimentare il sapore di farlo nella vita degli altri, dandoci la possibilità di cogliere, più che la gratificazione di farlo, l’urgenza della loro condizione di buio.
La Provvidenza mi ha concesso di entrare in punta di piedi in molte di queste voragini: al capezzale di amici malati terminali, per i quali il conforto vero, oltre a ricevere il Signore, era semplicemente esserci e sapere di non essere soli a un passo dalla fine; al fianco dei ragazzi del nostro oratorio e nella succursale del liceo Galilei che popola il nostro istituto Don Orione, i quali lottano per la loro identità e per appartenere a un gruppo; nella vita di detenuti ed ex detenuti che cercano di tornare a far parte di qualcosa; accanto a uomini e donne che abitano la strada e combattono la loro battaglia quotidiana con le dipendenze e l’invisibilità fiscale, che nega loro la sanità assistita (e non solo); e in giovani famiglie con bambini che vivono costantemente alla ricerca di una stabilità abitativa e lavorativa che manca…
Quand’ero piccolo e accompagnavo il mio papà, geometra, nei cantieri tortonesi vicini al torrente Scrivia, scoprii cosa fosse un tremaglio: una grande rete d’acciaio trainata da macchine, che aveva lo scopo di raschiarne il letto, ripulendolo dai detriti per poi deporli sulla riva, una volta sottratti al fondo che li celava. Gesù, salvandoci, è venuto a fare proprio questo partendo dal fondo: è sceso negli abissi delle nostre morti e ci ha agganciato con la sua passione, facendo di quel dono totale di sé il tremaglio capace di restituirci alla luce: «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5).
Come vivere indifferenti dopo aver ricevuto questo nuovo alfabeto d’amore, rendendo impossibile l’indifferenza verso le tante morti delle sorelle e dei fratelli che giacciono sui fondali dimenticati delle nostre città? Se la Pasqua è amore e non edonismo, la vita che abbiamo ricevuto in dono non possiamo più tenercela per noi. Mi piacerebbe trovarmi al supermercato, nella moltitudine delle piazze, tra i negozi, e incontrare persone, la domenica, che mi dicano non “Buona Pasqua”, ma: “Buon dono di vita!”, poiché è lì che risiede il compimento della salvezza…
Don Pietro Sacchi
Parrocchia di San Pietro Apostolo (Don Orione) – Voghera
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Lazio-Udinese 3-3: pari spettacolo all’Olimpico
Pubblicato
10 ore fa-
27 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Pareggio pirotecnico tra Lazio e Udinese nel posticipo della 34esima giornata di Serie A. All’Olimpico finisce 3-3 con cinque gol nel secondo tempo e tante emozioni nel finale. Ehizibue apre le danze al 18′ e Luca Pellegrini pareggia i conti al 50′. Dall’80’ succede di tutto: prima un destro a giro magnifico di Pedro regala il vantaggio ai biancocelesti, poi la doppietta in sette minuti di Atta (86′ e 93′) sembra consegnare i tre punti agli ospiti, ma al 96′ Daniel Maldini firma il 3-3 finale. La squadra di Sarri sale quota 48 punti e aggancia il Bologna all’ottavo posto, mentre i friulani restano 11esimi con 44 punti. Nella prossima giornata la Lazio volerà a Cremona prima delle due sfide contro l’Inter in campionato e Coppa Italia. L’Udinese ospiterà il Torino sabato prossimo. Avvio di match molto equilibrato con qualche strappo da una parte e dall’altra. Noslin prova a creare scompiglio nella retroguardia bianconera, mentre Ekkelenkamp scalda i guantoni di Motta al 13′. Pochi minuti più tardi arriva il vantaggio ospite (17′) con un potente destro di Ehizibue che sorprende un non attentissimo Motta. L’Udinese fa la partita e si rende pericolosa prima con Piotrowski e poi con Zaniolo, praticamente mai fermato dalla difesa della Lazio nel 45 minuti iniziali. In apertura di secondo tempo la Lazio rimette tutto in equilibrio con le palle inattive. Dopo un calcio d’angolo battuto da Taylor il pallone carambola al limite dell’area e finisce nel raggio d’azione di Luca Pellegrini, che con un grande sinistro in contro balzo batte Okoye per l’1-1 al 50′. Nonostante il gol del pareggio e gli ingressi di Pedro e Dele-Bashiru, i padroni di casa non riescono a fare e gioco e lasciano iniziativa all’Udinese. In ripartenza la Lazio sfiora il sorpasso: Isaksen scappa via sulla destra, salta Solet e calcia a giro trovando la risposta in spaccata di Okoye, che devia la conclusione del danese sulla traversa. All’80’ la squadra di Sarri mette la freccia: Basic si avventa su un pallone vagante e serve al limite dell’area Pedro, che con uno splendido destro a giro buca un incolpevole Okoye. Nel momento migliore della Lazio, l’Udinese ritorna in carreggiata: Solet svetta in area su cross di Zaniolo, Motta respinge e in tap in Atta ribadisce in rete per il 2-2 all’86’. Allo scadere arriva la clamorosa contro rimonta degli ospiti: angolo di Zaniolo, pallone che finisce sui piedi di Atta, che calcia a giro dai 15 metri e batte per la terza volta Motta al 93′. All’Olimpico le emozioni non finiscono e l’undici di Sarri riacciuffa l’Udinese con il gol di Maldini al 96′.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Cronaca
Re Carlo e Camilla ricevuti alla Casa Bianca da Trump e Melania
Pubblicato
10 ore fa-
27 Aprile 2026di
Redazione
WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la First Lady, Melania Trump, hanno accolto sul prato sud della Casa Bianca Re Carlo III e la regina Camilla, in occasione della visita ufficiale della coppia reale a Washington. I quattro si sono intrattenuti per i consueti scatti fotografici e per un breve scambio di convenevoli prima di entrare nella residenza presidenziale per un tè privato.
La visita dei sovrani britannici si inserisce nelle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’indipendenza americana dal Regno Unito e punta a ribadire la solidità dei rapporti tra Washington e Londra, storicamente alleati. L’incontro segue la recente visita di Stato del presidente Trump nel Regno Unito, avvenuta a settembre, durante la quale il leader americano era stato ricevuto con un’accoglienza senza precedenti.
Re Carlo e la regina Camilla sono atterrati poco prima delle 15 (ora locale) presso la Joint Base Andrews, dove sono stati accolti dal capo del protocollo statunitense Monica Crowley e dall’ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Christian Turner. In loro onore è stata eseguita una breve cerimonia musicale con l’esecuzione degli inni nazionali di entrambi i Paesi prima del trasferimento verso la Casa Bianca.
Domani Re Carlo interverrà a una seduta congiunta del Congresso, diventando il secondo monarca britannico nella storia a rivolgersi ai parlamentari statunitensi riuniti.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Cronaca
A Shanghai un cast italo-cinese per celebrare i cento anni della Turandot
Pubblicato
12 ore fa-
27 Aprile 2026di
Redazione
SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Per celebrare il 100esimo anniversario della prima di Turandot, capolavoro senza tempo di Puccini, la Shanghai Opera House ha invitato diversi rinomati artisti italiani a partecipare alla messa in scena di tre rappresentazioni della produzione di Shanghai, a partire dal 24 aprile.
“Turandot funge da legame per lo scambio culturale tra Cina e Italia. Ci auguriamo che la splendida melodia di ‘Fior di gelsominò e la storia d’amore della principessa Turandot rendano più profondo e più dolce il legame tra i nostri due Paesi”, ha affermato Shi Yijie, presidente della Shanghai Opera House.
La produzione di Turandot del 2018 della Shanghai Opera House aveva invitato Renato Palumbo e Roberto Andò, entrambi provenienti dalla patria di Puccini, rispettivamente come direttore e regista. Quella versione riscosse poi grande successo anche quando venne rappresentata alla Dubai Opera House.
Rispetto a molte produzioni internazionali di Turandot, la versione di Shanghai possiede un fascino orientale più distintivo, con magnifiche scenografie oniriche. Da un palazzo in stile cinese sospeso tra le nuvole, ad antiche pitture murali con nastri che fluttuano come le pennellate del celebre pittore Wu Daozi, dalla luna splendente che illumina i millenni a uno studio colmo di libri: ogni scena crea un’immagine orientale raffinata, misteriosa ed elegante.
Questa nuova rappresentazione di Turandot a Shanghai presenta un cast sia cinese sia italiano. Il tenore italiano Ivan Magri affianca il soprano norvegese Ingegjerd Bagoien Moe, mentre il soprano cinese Song Qian affianca il tenore Han Peng, interpretando i ruoli della principessa Turandot e del principe Calaf, ciascuno offrendo interpretazioni distinte. La produzione ha registrato enormi vendite dei biglietti, con il tutto esaurito anche per i posti in piedi.
“Sono spesso stupito che il maestro Puccini, che non visitò mai la Cina, abbia potuto comporre una storia cinese così meravigliosa. Credo che ogni direttore al mondo sogni oggi di eseguire Turandot in Cina”, ha affermato il direttore italiano Daniele Callegari, invitato a partecipare.
Callegari era già stato in Cina due volte, ma questa è la sua prima volta a Shanghai. “Shanghai sembra una città che vive mille anni nel futuro. E’ un intreccio di tradizione e meraviglie moderne, davvero impressionante”, ha affermato stupito.
Il direttore descrive la versione di Shanghai di Turandot come “l’unione degli elementi culturali di due antiche civiltà, ciascuna con millenni di storia alle spalle, che crea naturalmente un piatto delizioso, un incontro tra gusto e brillantezza”.
“Dirigendo quest’opera in Cina, vedo volti ed elementi cinesi sul palco: sembra di entrare in un nuovo mondo. Voglio fare eco all’opera del maestro Puccini ed esclamare: Cina eterna, che grande Paese!”, ha dichiarato Callegari.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-


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