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Economia

Rapporto Istat, nel 2025 quasi 11 milioni di italiani a rischio povertà. Occupazione cresce, ma ancora sotto media Ue

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ROMA (ITALPRESS) – Le disuguaglianze economiche restano significative. Nel 2025, quasi 11 milioni di individui (18,6%) sono a rischio di povertà, oltre un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un quarto ha difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Nel 2024 la povertà assoluta interessa 5,7 milioni di persone (9,8%), per un totale di 2,2 milioni di famiglie (8,4%), con un’incidenza che sale fortemente tra le famiglie di soli stranieri (35,2%) e quelle composte da almeno 5 componenti con figli minori (22,3%). E’ quanto emerge dal Rapporto annuale Istat presentato da Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istituto. Sotto il profilo territoriale, il Mezzogiorno continua a registrare il valore più elevato (10,5% delle famiglie), con una crescita significativa dell’incidenza individuale nelle Isole (dall’11,9% del 2023 al 13,4 del 2024). Il titolo di studio emerge come il principale fattore di protezione: la povertà assoluta colpisce il 15,1% delle persone di 25 anni e più con al massimo la licenza media contro il 2,3% dei laureati. Le difficoltà economiche impattano sui consumi primari meno che in passato. Nel 2025, il 9,3% della popolazione (5,4 milioni di persone) dichiara di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni (era il 12,6% nel 2014). La povertà energetica, l’incapacità di riscaldare adeguatamente l’abitazione o di utilizzare servizi energetici essenziali, è invece in aumento, dal 7,7% nel 2022 al 9,1% nel 2024.

Le prospettive economiche per l’Italia, come per gli altri maggiori Paesi, per il 2026 sono condizionate dalle tensioni geopolitiche e dal conseguente rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche e soprattutto del petrolio (120 dollari al barile circa il Brent ad aprile secondo i dati della Banca Mondiale), che alimenta nuove pressioni inflazionistiche. A fronte di un peggioramento nei primi mesi del 2026 del clima di fiducia soprattutto dei consumatori, fortemente condizionato dagli shock globali, le stime dei principali previsori italiani e internazionali mostrano un dinamismo contenuto per il Pil italiano anche nel 2026 che manterrebbe un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025.

La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2026 conta 58,9 milioni di individui. Il tasso di crescita è prossimo allo zero, ma in miglioramento rispetto al biennio precedente (-0,5 per mille del 2024 e -0,4 per mille nel 2023). Il saldo naturale tra nascite e decessi continua a essere negativo (-296 mila unità). La dinamica migratoria, con numero di immigrazioni dall’estero che supera quello delle emigrazioni, rimane positiva compensando appieno (+296 mila unità) il deficit dovuto alla dinamica naturale, e contribuendo a mantenere stabile la popolazione. I cittadini stranieri residenti, al 1° gennaio 2026, sono 5,6 milioni (+3,5% rispetto 1° gennaio 2025) e rappresentano il 9,4% della popolazione totale. Gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2025 sono 196 mila, in diminuzione rispetto al biennio precedente. Le nascite nel 2025 sono pari a 355 mila unità.

L’Italia è caratterizzata da una struttura demografica fortemente sbilanciata verso le fasce di età più anziane. Al 1° gennaio 2026, l’età media della popolazione residente è di 47,1 anni, in crescita di quasi due mesi e mezzo rispetto all’anno precedente. I giovani fino a 14 anni costituiscono l’11,6% della popolazione, mentre gli individui di 65 anni e più, aumentati dell’11,3% in un decennio, sono arrivati a rappresentare il 25,1% del totale. Il calo delle nascite, che si associa a un’età media al parto elevata (32,7 anni, nel 2025), è alimentato, oltre che dalla minore propensione ad avere figli, anche dalla ridotta consistenza delle generazioni in età riproduttiva, sempre meno numerose nella popolazione. Nel 2025, le nascite si attestano a 355 mila unità, in calo del 3,9% rispetto all’anno precedente; il numero medio di figli per donna tocca un minimo storico di 1,14, collocando l’Italia tra i paesi europei con la fecondità più bassa. Le donne diplomate o laureate, in particolare, presentano livelli di fecondità meno elevati e calendari riproduttivi più tardivi, con una concentrazione delle nascite in un intervallo di età più ristretto. In questo contesto, si riduce la quota di 18-49enni che esprimono l’intenzione di avere un figlio (dal 50,7% del 2003 al 45,3% del 2024), frenati principalmente da incertezze economiche e lavorative.

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Nel 2025 l’occupazione in Italia prosegue la fase di espansione (+0,8%), pur manifestando un progressivo rallentamento rispetto ai tassi di crescita del biennio precedente. Nel confronto di medio periodo (2019-2025), l’incremento degli occupati in Italia (+4,3%) risulta superiore a quello della Germania (+2,4%), ma ancora inferiore rispetto a Francia (+6,4%) e Spagna (+12,6%). La dinamica occupazionale si accompagna a una marcata riduzione del numero di disoccupati, che tra il 2019 e il 2025 sono diminuiti del 42,6%. Il tasso di occupazione raggiunge il 62,5% (+3,5 punti percentuali rispetto al 2019), portando quello di disoccupazione al 6,1% nella media del 2025 (+5,2% a marzo 2026). Nonostante i miglioramenti, il tasso di occupazione nazionale rimane strutturalmente inferiore a quello dei principali partner europei. Le retribuzioni contrattuali nel 2025 crescono del 3,1% in termini nominali, con incrementi più accentuati nell’industria (+3,4%) rispetto ai servizi (+3%) e alla pubblica amministrazione (+2,7%). L’andamento delle retribuzioni contrattuali, superiore al tasso di inflazione – si legge ancora -, ha permesso per il secondo anno consecutivo di realizzare un recupero in termini reali, sebbene alla fine del 2025 la perdita di potere di acquisto rispetto al 2019 rimanga ancora ampia (pari al +8,6%). Nel 2025, la debolezza della produttività del lavoro e l’aumento del costo del lavoro determinano una crescita dei costi per unità di prodotto pari all’1,7%. Il sistema produttivo ha parzialmente ammortizzato tali pressioni attraverso una contrazione dei margini di profitto, che nel 2025 registrano una flessione dello 0,5%.

L’andamento delle retribuzioni contrattuali, superiore al tasso di inflazione, ha permesso per il secondo anno consecutivo di realizzare un recupero in termini reali, sebbene alla fine del 2025 la perdita di potere di acquisto rispetto al 2019 rimanga ancora ampia (pari all’8,6%). Per il 2026, la dinamica salariale acquisita è stimata sopra il 2%, ma l’eventuale protrarsi della nuova impennata dei prezzi dei beni energetici rischia di rallentare la fase di recupero del potere di acquisto.

CHELLI “ECONOMIA ITALIANA RESILIENTE”

“Nell’ultimo anno l’economia italiana ha mostrato segnali di resilienza in uno scenario globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e da un’incertezza ormai persistente. Le potenzialità di crescita restano vincolate da criticità di lungo periodo, tra cui il modesto andamento della produttività, che potrebbe beneficiare di una maggiore intensità di conoscenza dei processi produttivi. Una delle sfide chiave per il Paese si giocherà, del resto, sulla capacità di valorizzare il capitale umano di cui disponiamo e potremo disporre”. Così il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, in occasione della presentazione del Rapporto annuale. “Il Rapporto evidenzia come maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione rappresentino una condizione essenziale per la tenuta dei livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il benessere collettivo, in un contesto sociale segnato da vulnerabilità che permangono nel tempo”, aggiunge.

“L’adozione di nuove tecnologie non è infatti sufficiente a stimolare la crescita economica, se non accompagnata dalla maturazione di nuove competenze e, insieme, da una riorganizzazione dei processi aziendali, in un sistema economico che dovrà tenere conto dell’aumento dell’età media della forza lavoro. Sul fronte demografico, il Paese si confronta con il crescente invecchiamento della popolazione e con una natalità ai minimi storici. Gli scenari futuri richiedono di valutare con attenzione i rischi di sostenibilità per il sistema di welfare e per quello sanitario, e di continuare ad affrontare con incisività il tema della gestione dei carichi di cura familiari e della piena valorizzazione dei nostri giovani – di cui dobbiamo trattenere i talenti – il cui defiusso si configura come un’emorragia di competenze che assume toni particolarmente critici per il Mezzogiorno”.

Secondo Chelli “la sfida è anche quella di evitare che le disuguaglianze sociali, economiche, sanitarie e territoriali si cristallizzino, agendo, oltre che su un maggiore investimento in istruzione, anche sul rafforzamento del capitale sociale, fattore di protezione contro i rischi di esclusione, ridotta mobilità sociale e minore benessere. È importante, a riguardo, promuovere un’effettiva inclusione digitale e lo sviluppo di competenze adeguate, riducendo i riflessi negativi delle nuove tecnologie soprattutto per le giovani generazioni. Si tratta certamente di sfide rilevanti che richiedono la coesione di tutti gli attori e di tutte le forze che possono contribuire allo sviluppo della nostra società”, conclude.

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– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Ponte sullo Stretto, l’Ad Ciucci “Approfondimenti già previsti in fase esecutiva, non prevediamo incremento dei costi”

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ROMA (ITALPRESS) – L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, fa il punto sul recente parere positivo da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il massimo organo tecnico consultivo del Paese.

“La stragrande maggioranza delle prescrizioni confermano le raccomandazioni del Comitato Scientifico, l’organo indipendente previsto dalla legge. Si tratta di temi sui quali stavamo già lavorando, perché avevamo già previsto una serie di approfondimenti da sviluppare in fase di esecutivo. Trattandosi di temi a noi già noti e sui quali erano già previsti i doverosi approfondimenti che una progettazione esecutiva comporta, non prevediamo incrementi di costi rispetto ai 13,5 miliardi preventivati. E lo stesso discorso riguarda le tempistiche. Rimane fermo l’obiettivo dell’apertura al traffico nel 2034. Ricordo che a quest’Opera lavorano da anni i massimi esperti nella progettazione e costruzione di ponti sospesi. All’estero vedono il Ponte come un banco di prova per il Paese. Cerchiamo tutti insieme di raggiungere l’obiettivo.”

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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A giugno il debito pubblico sale a 3.207,2 miliardi

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ROMA (ITALPRESS) – Lo scorso giugno, secondo i dati della Banca d’Italia, il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.207,2 miliardi. L’incremento riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (13,3 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi, a 61,7), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,1 miliardi). Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, la variazione del debito è imputabile a quella delle Amministrazioni centrali (26,9 miliardi), in parte compensata dalla diminuzione del debito delle Amministrazioni locali (0,7 miliardi). La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni. La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 16,7% (dal 17,2 del mese precedente), mentre a maggio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quella detenuta dai non residenti era aumentata al 35,9% (dal 35,7 del mese precedente) e quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è diminuita al 14,5% (dal 14,7 per cento del mese precedente).
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-Foto: Ipa Agency-

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Urso “L’Italia si conferma un paese stabile, in crescita e attrattivo”

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TAORMINA (MESSINA) (ITALPRESS) – “Malgrado le congiunture internazionali e i conflitti in atto in Ucraina e in Medio Oriente, nel Golfo Persico, in un contesto quale predomina l’incertezza, l’Italia si conferma un Paese stabile, in crescita, sostenibile e attrattivo. Lo ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a Taormina per “Bar Italia”, quarta tappa del tour estivo ideato da Fratelli d’Italia. All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, i deputati Luca Cannata, Francesco Ciancitto, Fabrizio Comba.

“Crescono le nostre esportazioni – ha detto Urso -. Abbiamo superato il Giappone come quarto paese esportatore mondiale. Crescono gli investimenti esteri in Italia e nella Borsa Italiana che ha segnato nuovi record storici. Sono aumentati i consumi tornando ai livelli del 2007, e cresce occupazione e il numero di imprese, con un saldo nettamente positivo. E’ tornata a crescere la produzione industriale ed anche la produzione di auto, di veicoli nel nostro Paese”. 

“Il Pil, secondo l’ultima stima dell’ufficio centrale di bilancio, che non è mai tenera con il governo – prosegue il ministro -, ha dovuto rialzare le stime da un iniziale 0,5% allo 0,9%. Cioè si cresce quasi il doppio rispetto a quanto era stato stimato. La crescita è importante perché intorno c’è la crisi e il conflitto”.

“Il made in Italy – sottolinea Urso – traina le nostre esportazioni, fanno registrare un momento importante la cantieristica e la nautica e anche la space economy ci vede grandi protagonisti. Avremo il primo astronauta italiano, Luca Parmitano, un siciliano, che sarà il primo astronauta europeo in una missione lunare e il modulo abitativo, cioè la casa degli astronauti sulla Luna, sarà realizzato in Italia. Il mondo crede nell Italia e investe nell’Italia e i turisti vengono qui, numerosi, da tutto il mondo per ammirare il nostro Paese”.

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