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Economia

Il 16 giugno torna l’Imu, Confedilizia: “I proprietari immobiliari chiamati ancora alla cassa”

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CATANZARO (ITALPRESS) – “Il 16 giugno i proprietari immobiliari saranno nuovamente chiamati alla cassa per il versamento dell’acconto Imu. La scadenza riguarda seconde case, immobili locati, immobili sfitti, negozi, uffici, capannoni, aree fabbricabili e, in generale, tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale non di lusso”. Lo afferma in una nota Sandro Scoppa, presidente di Confedilizia Calabria. “L’acconto, in via ordinaria, è pari al 50 per cento dell’imposta dovuta, calcolata sulla base delle aliquote dell’anno precedente; il saldo arriverà poi il 16 dicembre, con eventuale conguaglio in base alle aliquote definitive deliberate dai Comuni – prosegue -. Al di là degli adempimenti tecnici, la prossima scadenza impone una riflessione più netta. Questa imposta è una patrimoniale ordinaria travestita da tributo locale: non colpisce un reddito, ma la semplice titolarità di un bene. L’appartamento vuoto, il locale senza conduttore, l’immobile commerciale fermo, l’area fabbricabile ancora priva di qualunque progetto reale vengono comunque chiamati alla cassa. Non importa che producano valore o generino entrate. Basta che esistano nei registri catastali perché Stato e Comuni pretendano la loro quota annuale. Il risultato è una concezione proprietaria rovesciata: formalmente il bene appartiene al cittadino, fiscalmente resta sempre esposto alla pretesa del potere pubblico”.

“Esenzioni e riduzioni non cambiano la sostanza dell’Imu: la proprietà resta una base imponibile permanente. La casa, il negozio, il terreno, il capannone non sono privilegi da espiare, rappresentano piuttosto beni nati da lavoro, risparmio, rischio, eredità familiare e manutenzione. Colpirli ogni anno significa punire chi conserva valore, scoraggiare l’investimento e rendere più fragile ciò che dovrebbe dare sicurezza – sottolinea il presidente di Confedilizia Calabria -. Il risultato è un cortocircuito. Si invocano case in affitto, recupero urbano, negozi aperti e immobili curati. Poi si tassa chi dovrebbe renderli possibili. L’Imu sottrae risorse a manutenzioni, ristrutturazioni e messa a norma; rende più costoso tenere un immobile sul mercato; pesa anche quando il bene non produce reddito. Così la politica denuncia il degrado, ma indebolisce chi potrebbe contrastarlo. La scadenza del 16 giugno non è pertanto un semplice appuntamento fiscale. È il segnale di un rapporto malato tra potere pubblico e proprietà privata. Lo Stato riconosce formalmente il diritto, ma poi lo consuma con imposte ricorrenti, vincoli e sospetti. Un proprietario costretto ogni anno a pagare per il solo fatto di possedere non è pienamente libero: resta esposto a una pretesa pubblica continua. Dove la proprietà diventa fiscalmente precaria, anche l’indipendenza del cittadino arretra”.

“Per questo non basta chiedere qualche correttivo. Occorre rovesciare l’impostazione. La proprietà non deve essere trattata come una colpa fiscale permanente. Chi possiede, conserva, affitta, investe e mantiene non va guardato come un soggetto da spremere, bensì come una parte essenziale della ricchezza diffusa del Paese. Meno Imu significa più risorse per gli immobili, più fiducia, più offerta, più responsabilità privata, più libertà concreta. La proprietà non va messa ogni anno alla cassa come se appartenesse in ultima istanza al fisco. Appartiene ai cittadini. E uno Stato che lo dimentica non tassa soltanto i beni: restringe lo spazio della libertà”, conclude Scoppa.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Economia

Automotive, 631 milioni per gli Accordi per l’innovazione. Urso: “Sosteniamo la ricerca per la competitività della filiera”

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ROMA (ITALPRESS) – Sono 631 i milioni di euro a disposizione delle imprese della filiera automotive per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale di rilevante impatto tecnologico: è la dotazione prevista dal decreto direttoriale emanato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, che definisce l’apertura dello sportello agevolativo nell’ambito degli Accordi per l’innovazione. Le risorse, rende noto il Mimit, rientrano nello stanziamento previsto dal DPCM Automotive del 10 giugno 2026.

“Con queste risorse sosteniamo ricerca, innovazione e tecnologie avanzate per la competitività della filiera automotive, accompagnando le imprese nello sviluppo di nuovi veicoli e componenti e nella riconversione verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo, anche a potenziale dual-use”, ha dichiarato il ministro Urso. Lo sportello online aprirà alle ore 10.00 del 25 novembre prossimo e sarà gestito da Mediocredito Centrale, in qualità di gestore del Fondo Crescita Sostenibile, insieme a primari partner bancari e scientifici. Le domande potranno essere inviate attraverso la piattaforma online fondocrescitasostenibile.mcc.it.

La misura è rivolta alle imprese che esercitano attività industriali e di trasporto, incluse quelle artigiane, e ai centri di ricerca. Gli organismi di ricerca possono partecipare ai progetti congiunti in qualità di co-proponenti. Il 40% delle risorse è destinato a progetti interamente realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia).

Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo diretto per le spese ammissibili, nei limiti del 50% per la ricerca industriale e del 25% per lo sviluppo sperimentale e, eventualmente, nella forma del finanziamento agevolato nel limite del 20%. Un incremento del contributo diretto alla spesa, nella misura di 10 punti percentuali per le PMI e gli organismi di ricerca e di 5 punti percentuali per le grandi imprese, potrà essere riconosciuto per progetti presentati in forma congiunta, attraverso una collaborazione tra almeno un’impresa e uno o più organismi di ricerca. L’incremento dovrà comunque rispettare i massimali prescritti a livello UE.

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I progetti devono prevedere costi ammissibili compresi tra un minimo di 5 e un massimo di 40 milioni di euro. Tra le spese ammissibili rientrano quelle per il personale impiegato in ricerca e sviluppo, per gli strumenti e le attrezzature di nuova fabbricazione, per i servizi di consulenza, per l’acquisizione o l’ottenimento in licenza dei risultati di ricerca, dei brevetti e del know-how, nonché, in forma forfettaria, le spese generali e i materiali relativi allo svolgimento del progetto.

Qualora i fondi stanziati non risultassero sufficienti per ammettere tutti i progetti presentati, il Ministero predisporrà una graduatoria sulla base del punteggio ottenuto in relazione ad alcuni indicatori aziendali di solidità economico-finanziaria.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Caro carburanti, scatta il tetto ai prezzi sulla rete Eni: 2,19 euro/litro per il diesel, 1,99 per la benzina

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ROMA (ITALPRESS) – Scatta oggi il tetto ai prezzi dei carburanti sulla rete Eni. Il gruppo ha fissato un prezzo massimo di vendita pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina. Il meccanismo resterà in vigore inizialmente per 30 giorni, con la possibilità di prolungarlo fino alla fine dell’anno in relazione all’evoluzione dei mercati e della situazione degli approvvigionamenti.

Sul fronte della distribuzione carburanti si muove anche Ip, controllata del gruppo azero Socar. La società ha annunciato l’introduzione di un analogo limite per benzina e gasolio sulla propria rete e ha indicato l’intenzione di valutare come estendere il meccanismo anche alle stazioni con marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono attraverso Ip. Restano da definire modalità e tempi dell’eventuale estensione.

Intanto, ad Agrigento si registrano code davanti a un distributore di carburante, con diversi automobilisti in attesa di effettuare il rifornimento.

– Foto copertina distributore Eni Montallegro Ss 115; foto interna distributore Eni a Fontanelle, Agrigento (Credits: Calogero Giuffrida) –

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Economia

Più di un’impresa su quattro stima il fatturato in crescita, ma pesa il costo dell’energia

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ROMA (ITALPRESS) – Le aziende restano positive sul prossimo futuro, nonostante le tensioni internazionali e il caro energia. Per il 2026, il 27,5% delle imprese si attende una crescita del fatturato di almeno il 3%, il 19,8% un aumento dell’export e il 15,8% dell’occupazione. Un orientamento che si conferma anche per le previsioni del 2027, il 25,9% delle aziende stima un incremento del giro d’affari, il 20,6% delle esportazioni e il 13% degli occupati. Ancora più fiduciose le imprese guidate dai giovani: per il 2026, il 37,6% stima una crescita del fatturato, il 34,8% delle vendite all’estero e il 24,3% dell’occupazione, mentre per il prossimo anno le quote si attestano rispettivamente al 33,3%, 34,1% e 21,4%. È quanto emerge dall’analisi di Unioncamere e del suo Centro Studi Tagliacarne su un campione di circa 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi con addetti tra il 5 e 499 unità.

Tuttavia, l’impennata della bolletta energetica sui costi aziendali preoccupa più del 70% delle imprese e di queste il 43,4% stima una riduzione dei margini di profitto. Anche per questo entro il prossimo triennio il 36,1% delle aziende ha in programma di realizzare investimenti green e il 38% in digitale.

“Le imprese sembrano aver imparato a convivere con la situazione di incertezza permanente del quadro internazionale, reagendo con maggiore rapidità e adattando le proprie strategie a uno scenario in continua evoluzione”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Nonostante l’incertezza, infatti, la fiducia degli imprenditori si è mantenuta negli ultimi tre anni sostanzialmente stabile, dopo la flessione registrata nel 2022 a seguito dello scoppio della guerra russo-ucraina. In questo quadro, l’aumento dei costi energetici è una delle conseguenze più concrete dell’instabilità internazionale. Non sorprende, quindi, che oltre un terzo delle imprese risponda investendo nel green, soprattutto attraverso interventi finalizzati al risparmio energetico, con una scelta che coniuga sostenibilità e competitività”.

Nel complesso la base imprenditoriale si sta mostrando resiliente: il 27,5% delle imprese si attende per quest’anno di chiudere il giro d’affari con un segno più rispetto al 2025, oltre la metà delle imprese punta a confermare il proprio fatturato.

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Ma il 20,1% fa più difficoltà e stima un calo del business. Sostanzialmente in linea restano le aspettative per il 2027 con il 25,9% che indica una crescita e il 50,4% che prevede una stazionarietà. Mentre più contenuta appare la quota delle aziende che prevede una flessione del proprio giro d’affari, pari al 7,1%, a fronte però di un aumento dell’incertezza visto che il 16,7% non sa cosa aspettarsi.

Per sostenere il proprio business le imprese continueranno ad investire nel digitale, in particolare per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale. Il 21,8% delle realtà imprenditoriali ha già realizzato investimenti in IA tra il 2023 e il 2025 o intende farlo nel prossimo triennio.

Anche per accompagnare i processi innovativi introdotti nella propria organizzazione, il 53,6% ha in programma di realizzare investimenti per il miglioramento delle competenze tecnico-professionali per il triennio 2026-2028. Mentre il 52,9% l’ha già fatto nel triennio 2023-2025.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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