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Economia

Electrolux, al via il confronto al Mimit. Urso “Ora nuova proposta sostenibile e condivisa”

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ROMA (ITALPRESS) – Electrolux ha accolto la richiesta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di avviare al Mimit un confronto serrato con tutte le parti sul piano di riorganizzazione che prevede oltre 1.700 esuberi. È quanto emerso nel corso del tavolo presieduto dal ministro Urso, alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e i sottosegretari al Mimit Fausta Bergamotto e Mara Bizzotto. “Chiedo all’azienda, cui spetta compiere il primo passo, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito un confronto vero e serrato al Mimit, con tutte le parti e con un programma ravvicinato di incontri. L’obiettivo è arrivare nel più breve tempo possibile a una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”, aveva infatti dichiarato Urso in apertura del tavolo. Le organizzazioni sindacali hanno a loro volta accolto la richiesta del Ministro di svolgere pienamente il proprio ruolo nell’individuazione di nuove soluzioni produttive e occupazionali alternative al piano originario dell’azienda. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre, attraverso strumenti ordinari e, se necessario, straordinari. Lo abbiamo dimostrato con Beko, nella vertenza ex Whirlpool, e nelle 40 crisi industriali che abbiamo portato a soluzione, salvaguardando sempre stabilimenti e occupazione. Si riparta sulla strada giusta, insieme”, ha aggiunto il ministro.

Nel corso del confronto, Urso ha richiamato anche la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, ricordando di aver posto il tema all’ultimo Consiglio Competitività e di aver presentato un non-paper ai Paesi membri più coinvolti nella produzione del comparto. L’obiettivo è costruire un fronte comune per il riconoscimento del bianco come settore strategico europeo, con un piano dedicato, strumenti a sostegno degli investimenti produttivi e della domanda, reciprocità negli standard e piena estensione del CBAM ai prodotti a valle. “Come evidenziato dal Ministro Urso, l’apertura manifestata oggi da Electrolux a lavorare a soluzioni alternative rappresenta un primo segnale positivo. È particolarmente importante che l’azienda abbia preso atto della necessità di individuare un percorso condiviso con il Governo e le parti sociali, che il MIMIT accompagnerà e coordinerà per garantire la massima tutela dei lavoratori e la sostenibilità del futuro degli stabilimenti interessati. Ora è necessario proseguire il confronto con responsabilità per tradurre questa disponibilità in risultati tangibili”, ha dichiarato Bergamotto. Il confronto proseguirà nelle prossime settimane al Mimit, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti i siti coinvolti.

LE REAZIONI DEI SINDACATI

“Oggi si è aperta finalmente una discussione con Electrolux, che siamo pronti ad affrontare in sede istituzionale, purché serva a costruire un piano industriale nuovo che eviti chiusure e licenziamenti”. È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, e il segretario nazionale della Uilm, responsabile del settore elettrodomestici, Gianluca Ficco, al termine dell’incontro Electrolux, tenutosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Le lotte sindacali e le pressioni istituzionali hanno almeno per il momento scongiurato il rischio di azioni unilaterali da parte di Electrolux. Si apre così una discussione difficile, che affronteremo con responsabilità e pragmatismo, ma anche con la certezza che i problemi di competitività del settore degli elettrodomestici non possono essere scaricati sui lavoratori, ma piuttosto devono essere oggetto di interventi di sistema a livello nazionale ed europeo. La stessa multinazionale – hanno concluso i tre segretari – ha esplicitato che le radici della crisi sono da rinvenire nei costi della energia e delle materie prime, nelle storture della legislazione europea e nella durissima concorrenza asiatica”.

“Nell’incontro che si è svolto al Mimit sulla vertenza Electrolux oggi lunedì 15 giugno, alla presenza di parlamentari e di rappresentanti di regione e comuni, il Ministro del Made in Italy, Urso , in apertura dei lavori , ha invitato l’azienda a lavorare ad un nuovo piano industriale, alternativo e condiviso a quello presentato lo scorso 25 maggio, che sia condiviso e sostenibile nel lungo periodo”. Cosi Cisl e Fim Cisl commentano l’incontro su Electrolux a cui hanno partecipato il segretario confederale , Giorgio Graziani e per la segreteria della Fim Cisl, Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis. “Il ministro Urso ha proposto di calendarizzare degli incontri in sede Ministeriale nei prossimi mesi per discutere un piano che salvaguardi l’occupazione e i volumi produttivi. Electrolux ha accolto la proposta del Ministro Urso. Per la Cisl e la Fim è un passaggio importante che deve servire a respingere i 1.700 esuberi, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il trasferimento di parte della produzione all’estero o a terzisti. Durante gli incontri si dovrà partire dal mantenimento dei volumi produttivi e degli asset occupazionali e poi capire su quali leve innovative e organizzative la direzione di ElectrolUx intenda sviluppare efficienze. Il recupero di un tavolo negoziale e l’accantOnamento della minaccia di smantellamento industriale e occupazionale sostenuta dalla Multinazionale presentato al coordinamento nazionale lo scorso 11 maggio e confermato in sede Ministeriale lo scorso 25 maggio, è il risultato dell’immediato stato d’agitazione effettuato dal 12 di maggio in tutti gli stabilimenti con ore di sciopero (in media 25 ore per sito), del blocco degli straordinari delle flessibilità e il coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali. È importante il dossier aperto dal ministro Urso in Europa per trovare le condizioni necessarie per la stabilizzazione del settore elettrodomestico nel medio lungo periodo”, sottolineano ancora Cisl e Fim Cisl nella nota al termine dell’incontro.

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– foto di repertorio Mimit –

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Giorgetti “Possibile crescita del Pil all’1%, l’Italia si è dimostrata resiliente”

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CERNOBBIO (ITALPRESS) – “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell’impatto della guerra commerciale dei dazi sia dell’impatto della crisi del Medio Oriente. Oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all’1%”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Italo, Montezemolo “In Germania una nuova sfida, so che ce la faremo”

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ROMA (ITALPRESS) – Lo sbarco di Italo in Germania “significa molto, se penso a come partimmo, col fondamentale sostegno di alcuni amici e di Banca Intesa”. Così il presidente di Italo, Luca Cordero di Montezemolo, in un’intervista a Milano Finanza. “La concorrenza è un vaccino, non un virus, e dalla nostra esperienza italiana, da cui anche Banca Intesa ha avuto un guadagno eccellente dal suo investimento, intendiamo muoverci per l’operazione in Germania. In Italia abbiamo fatto segnare un boom dell’utilizzo del treno rispetto all’aereo, prima era al 30% rispetto al 70%, ora l’utilizzo del mezzo sui binari si è capovolto come proporzioni. E abbiamo migliorato la qualità del servizio, delle stazioni e dei mezzi. Ci hanno guadagnato tutti”, spiega. Su possibili paletti tedeschi, Montezemolo dice: “Non lo so, certo qualcosa ci aspettiamo dall’ultimo operatore nazionale monopolista rimasto nei paesi europei, Deutsche Bahn. So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un monopolio quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso proprio a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania”. Poi, sul perché Italo ha scelto la Germania, aggiunge: “Perché è un paese perfetto per il treno, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia, ed è in ritardo dal punto di vista delle infrastrutture e del grado di soddisfazione della clientela”.

In principio saranno collegate 18 città tedesche con 50 servizi giornalieri. Poi la Germania è il cuore dell’Europa, possiamo collegare il Nord, dall’Olanda al Mare del Nord, tutto l’Est, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria, e il Sud, con l’Italia. E poi faremo lavorare i tedeschi, i fornitori. Si tratta di un’operazione da 3,6 miliardi, 26 treni più un’opzione per altri 14 e 30 anni di manutenzione, 2.500 assunzioni in Germania tra dirette e indirette, una società tedesca con management e personale tedesco. Stiamo allestendo la macchina, che avrà un software italiano ma un hardware tedesco”. Infine, sulla crisi del settore auto, Montezemolo sottolinea che “le regole europee non hanno di certo aiutato perché fissare al 2035 la fine dei motori termici è stato sbagliato. L’Europa ha dato un bel colpo all’auto. Poi non ha aiutato il fatto che le case automobilistiche non hanno capito prima la crisi che stava arrivando. In terzo luogo, non ha aiutato il fatto che i giovani non desiderano più le auto ma preferiscono cambiare lo smartphone. Quarto elemento sono le zone a traffico limitato che hanno ridotto la circolazione e ovviamente anche l’aspetto climatico. Quinto elemento il boom delle macchine piccole, che ha ridotto i margini di molto e l’avvento di quelle cinesi“, chiosa.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Desertificazione commerciale e piattaforme online delocalizzano 16,7 miliardi di consumi

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ROMA (ITALPRESS) – Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di spesa delle famiglie. È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio. L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità.

Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale. A subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. A livello regionale è invece il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di spesa delle famiglie non più trattenuta dal circuito economico locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche il Veneto, con circa 1,2 miliardi, la Toscana, anch’essa intorno a 1,2 miliardi, e la Sicilia, con poco più di 1 miliardo di euro. In Piemonte l’impatto sfiora invece il miliardo.

I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita: elementi difficili da tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità. Secondo Confesercenti il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. L’e-commerce – osserva Confesercenti – rappresenta un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, perché una quota significativa del valore della vendita si allontana dalla residenza dell’acquirente.

– foto IPA Agency –

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