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Politica

Nato, Meloni “Rispettiamo gli impegni, ma stabiliamo noi modi e priorità”. E sull’Ucraina: “L’Italia conferma il sostegno convinto” / Video

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ROMA (ITALPRESS) – “Vogliamo rispettare gli impegni, lo faremo e lo stiamo già facendo, però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto e alle nostre possibilità”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa al termine del summit della Nato ad Ankara.

“Ad Ankara l’Italia siede al tavolo a testa alta e con una sola bussola: la difesa dell’interesse nazionale”, ha aggiunto.

“Il vertice è occasione per confrontarci con i colleghi sul lavoro fatto fin qui, su quanto e su come rendere l’Alleanza Atlantica ancora più forte, solida e maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo. Credo che questo sia il messaggio più importante del vertice di Ankara: la Nato è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, ha proseguito Meloni.

IL VIDEO

 “Siamo convinti che sia assolutamente necessario farlo in un tempo come questo. È tempo che l‘Europa garantisca la propria sicurezza da sola, e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno. È quindi una questione di sovranità, ancora prima che di difesa”, ha osservato la Premier.

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 “Abbiamo ricordato che il contributo italiano all’Alleanza va oltre il pur importante esercizio contabile e fa dell’Italia un fornitore di sicurezza e un alleato credibile. Lo dimostrano i quasi 3 mila militari impegnati nei principali teatri dell’Alleanza. Noi siamo la nazione NATO che offre il maggior numero di donne e di uomini nelle missioni in cui la NATO è impegnata, in termini assoluti”, ha concluso Meloni.

L’Italia conferma il proprio “sostegno convinto all’Ucraina, testimoniato anche dall’incontro bilaterale con il presidente Volodomyr Zelensky”, ha poi detto.

“Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico, per convinzione, sull’unità dell’Occidente e l’ho rivendicato a 360 gradi. Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump. Ci sono delle affinità con Trump, su alcuni temi. Ritenevo che potesse essere più semplice, ma le cose stanno andando come abbiamo visto. Ma non cambio idea su quale sia l’interesse italiano”, ha detto.

“Confronto con Trump molto positivo, lo dico ormai in punta di piedi, ma il clima è stato costruttivo, positivo e di unità”. Riguardo a un eventuale disimpegno delle truppe americane in Italia, ha aggiunto: “Allo stato attuale non ci è stato comunicato alcun disimpegno formale, ma è un’ipotesi che non ci deve cogliere alla sprovvista. Gli Stati Uniti discutono da molti presidenti di un possibile disimpegno in Europa per concentrarsi su altri fronti. Io considero questo un’occasione per l’Europa di raggiugere una maggiore autonomia”, ha sottolineato.

Con i leader “ho condiviso una riflessione che considero decisiva per il futuro dell’alleanza. Penso che il punto non sia semplicemente quanto investiamo in difesa e sicurezza. Penso che il punto sia anche in cosa investiamo quando investiamo in difesa e sicurezza. Credo che la guerra in Ucraina abbia dimostrato anche come la guerra moderna stia cambiando. Se noi aumentiamo le risorse che investiamo – ha proseguito – senza porci il problema politico di come garantiamo il nostro controllo delle filiere fondamentali della difesa rischiamo di pagare per finanziare la nostra dipendenza. Delle 12 materie prime critiche individuate dalla Nato, almeno 6 sono controllate da un unico Paese. Credo che a monte serva anche, dopo che abbiamo deciso che tutti quanti spendiamo di più, capire in che cosa spendiamo e come mettiamo in sicurezza il fatto che stiamo spendendo risorse per qualcosa che controlliamo pienamente e su cui sappiamo essere sovrani”, ha concluso.

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(ITALPRESS).

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Grillo “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità e diversità”

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ROMA (ITALPRESS) – “Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua “diversità”. Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio”. Così Beppe Grillo in un lungo post sul suo blog dal titolo “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”.

“Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo. Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse – prosegue -. Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo, sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet”.

“Oggi la crisi del modello occidentale è più profonda, il sistema viene consumato dall’interno e messo sotto pressione dall’esterno; anche il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione, è il sintomo di una malattia che la politica preferisce usare anzichè curare. Da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista, e in mezzo restano i cittadini e gli immigrati, dentro una società divisa – sottolinea il co-fondatore del MoVimento 5 Stelle -. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo. Il programma dovrebbe partire da qui, dall’ascolto. Le domande riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identità. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio. Prendiamo il lavoro, se una parte delle attività sarà svolta da intelligenze artificiali e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta? Le macchine lavoreranno e gli esseri umani guarderanno? Avremo pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza? Questo scenario impone politiche sul reddito e sul lavoro, impone anche di ripensare la formazione e l’immigrazione”.

“Persino alcuni protagonisti della rivoluzione tecnologica parlano di reddito universale. Bene! Che comincino a finanziarlo coloro che guadagnano dall’automazione. Non si può privatizzare il futuro e distribuire la disperazione! Prendiamo la sanità, l’intelligenza artificiale cambierà la diagnostica e l’assistenza, inciderà anche sulla ricerca – aggiunge Grillo -. Il problema della salute non può essere ridotto ai costi, dobbiamo domandarci chi controllerà questi strumenti, chi stabilirà le priorità e dove finiranno i dati sanitari. La tecnologia servirà a curare le persone oppure a scegliere quelle considerate convenienti? E poi i nostri i dati, lo ripeto da una vita, viviamo nel capitalismo della sorveglianza, siamo osservati e classificati da società private che conoscono i nostri comportamenti meglio dei nostri familiari, sanno dove siamo, cosa compriamo e cosa desideriamo, cercano anche di prevedere quando cambieremo idea. Quei dati sono nostri, dovremmo poterli controllare e decidere come utilizzarli, anche per rendere la società più sicura e migliorare i servizi pubblici. Abbiamo costruito un mondo in cui un’azienda conosce ogni nostro spostamento, mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passerà l’autobus. Prendiamo poi la democrazia, la rete permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti, e prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza – conclude -. La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni. Ecco, il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere…”.

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Tajani “Sui fondi Safe decisione politica a settembre. Prenotati 14,9 miliardi, ne useremo tra i 6 e i 9 nel 2027”

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ROMA (ITALPRESS) – Per i fondi Safe sulla difesa “abbiamo opzionato 14,9 miliardi. Stiamo decidendo quanti ne prenderemo: direi tra i 6 e i 9 miliardi nel 2027. La decisione politica potrebbe arrivare a settembre”. Lo afferma in un’intervista al quotidiano La Repubblica il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. E a una domanda sulle perplessità della Lega, Tajani risponde così: “Ricordo che a scrivere la lettera per opzionare quei fondi è stato il ministro Giorgetti. Converrebbe utilizzare più quel tipo di finanziamento che i titoli di Stato”.

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Tajani “Abbiamo deciso di utilizzare Safe per 14,9 miliardi entro fine anno”. Portavoce Ue “Decisione Italia a dicembre non è tempistica adatta”

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ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno, formuleremo la nostra proposta”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso del seguito dell’audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Ad entrare nel dettaglio è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sempre nel corso dell’audizione: “Il Safe, per come è stato impostato, è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo, non di quello a bilancio, per cui in Italia è una alternativa al bot, è una scelta tecnica, che il ministro farà entro la fine dell’anno. Non è una scelta politica, una scelta tecnica, la scelta politica sarà lo scostamento di bilancio, che voteremo, se voteremo a settembre, sullo 0,9 sulla difesa e lo 0,6 sull’energia”.

“Dobbiamo lavorare per fare in modo che europei e americani – visto che si tratta di una alleanza politica e non solo militare – possono trovare delle convergenze a tutela dei valori, soprattutto quelli della libertà e della democrazia, da parte di questa Alleanza”, ha detto.

Riguardo al Medio Oriente, “noi intendiamo andare avanti con tutte le azioni a sostegno di un accordo negoziale, oggi dovrebbe esserci una riunione tra i paesi del golfo per vedere come trovare una posizione comune e favorire un dialogo tra Stati Uniti e Iran sulla questione di Hormuz”, ha sottolineato Tajani.

“Finchè non ci sarà un cessate il fuoco duraturo noi non potremmo partecipare ad alcuna missione internazionale – ha aggiunto il vicepremier e ministro degli Esteri -, fermo restando che sono sempre missioni legate ad iniziative internazionali”.

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PORTAVOCE UE SU SAFE “DECISIONE ITALIA A DICEMBRE NON È TEMPISTICA ADATTA”

Attendere fino a dicembre la decisione, da parte dell’Italia, sui fondi previsti dal programma europeo per la difesa Safe “non è una tempistica adatta” per l’Unione europea. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue durante un briefing con la stampa. Il regolamento, ha spiegato, contempla una scadenza che obbliga la Commissione a rilanciare un nuovo bando nel caso l’Italia dovesse chiedere una cifra diversa da quella inizialmente prevista. Quei fondi, ha concluso il portavoce, andrebbero comunque riallocati entro la fine di quest’anno.

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