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Economia

Ex Ilva, Urso “Federacciai valuta proposta. La produzione è in crescita”

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ROMA (ITALPRESS) – “Federacciai ha riunito il suo direttivo lunedì per valutare, come ha annunciato il presidente Antonio Gozzi, se esistano le condizioni per esplicitare una proposta di aziende italiane, auspicata anche dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini al tavolo al Mimit. Peraltro, le aziende siderurgiche italiane sono all’avanguardia nel processo di decarbonizzazione in Europa, con 26 forni elettrici operanti negli stabilimenti presenti nel Paese. Quasi il 90% della produzione italiana di acciaio avviene attraverso forni elettrici alimentati da rottame, una quota tra le più alte nell’Unione Europea”. Così il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso in una intervista su Milano Finanza parlando dell’ex Ilva. “La produzione di acciaio in Italia è cresciuta nel 2025 del 3,7% e a giugno di quest’anno segna un ulteriore aumento del 6,1% su base annua. Sono inoltre in via di attuazione l’accordo di programma con Arvedi a Terni e le intese con Metinvest e Danieli a Piombino, con i nuovi forni elettrici che aumenteranno ulteriormente la produzione nazionale, in un mercato europeo che sarà sempre più tutelato dalla sovracapacità globale e dalla concorrenza asiatica. In questo quadro, dal 1° luglio sono entrate in vigore le nuove misure europee di protezione del mercato siderurgico dalla sovracapacità globale e siamo riusciti a ottenere dalla Commissione europea, insieme al rafforzamento del Cbam e alla revisione dell’Ets”.
Riguardo al rilancio di Stellantis in Italia Urso dice: “Con il nuovo Piano Italia, elaborato dopo l’uscita di Tavares, la produzione italiana di Stellantis è tornata a crescere del 13,7% nel primo semestre di quest’anno, con un aumento del 27,7% per quanto riguarda le sole autovetture. E’ un primo segnale positivo che ora va consolidato. Dobbiamo infatti sostenere questa ripresa cambiando il quadro regolatorio europeo. Siamo stati i primi a denunciare gli errori del Green Deal e ora finalmente in molti ci danno ragione. E’ necessario affermare pienamente il principio della neutralità tecnologica, superare le rigidità del quadro regolatorio europeo e accompagnare la transizione con strumenti adeguati per imprese e consumatori.
Sul ruolo dello Stato: “In questo contesto internazionale, in cui prevale il conflitto, non può essere solo regolatorio: deve intervenire sulle frontiere delle nuove tecnologie e nei campi in cui si decide l’autonomia strategica europea”.
Sull’importanza della sovranità industriale e i settori più strategici: Intelligenza artificiale e spazio in testa, le nuove frontiere della dimensione umana. Sull’intelligenza artificiale siamo stati i primi in Europa a realizzare una legge nazionale in sintonia con il regolamento europeo, che indirizza un miliardo di euro allo sviluppo delle startup, e abbiamo candidato un consorzio italiano a ospitare una delle gigafactory europee di grandi dimensioni. Sullo spazio, anche in questo caso, siamo stati i primi a regolare la presenza dei privati. Abbiamo destinato oltre dieci miliardi di euro al comparto, con un orizzonte al 2028, che ci hanno già consentito di sviluppare quattro Space Factory e di implementare una rete di 16 distretti industriali. Un astronauta italiano, Luca Parmitano, sarà il primo europeo a partecipare a una missione lunare del programma Artemis, mentre il modulo abitativo in cui vivranno gli astronauti sulla Luna sarà Made in Italy, realizzato a Torino”.
Sul caro petrolio: “Il taglio delle accise sul gasolio e, successivamente, il ricorso al meccanismo delle accise mobili dovrebbero consentirci di coprire il mese di agosto. Ovviamente siamo pronti ad altri interventi qualora non si sbloccasse la navigazione nello Stretto di Hormuz.

– Foto – Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Economia

Tim, Poste rilancia offerta con 0,30 euro cash a 1,97 euro per azione

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ROMA (ITALPRESS) – Poste Italiane alza il prezzo dell’Opas su Telecom Italia. Il Consiglio di amministrazione di Poste, riunitosi in data odierna, ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’offerta mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione all’offerta (componente aggiuntiva in denaro). Pertanto, al perfezionamento dell’offerta, per ciascuna azione Tim portata in adesione, il corrispettivo sarà incrementato della componente aggiuntiva in denaro e sarà complessivamente costituito da: 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione; e la componente in denaro già prevista dal documento di offerta, pari a 1,67 euro, incrementata della componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro, e quindi pari a complessivi 1,97 per azione (unitamente alla componente in azioni).
Con l’incremento del corrispettivo, il Consiglio di amministrazione dell’offerente intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028.
Si conferma, altresì, la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026 su base stand-alone e l’impegno ad una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027. Gli azionisti di Tim che aderiranno all’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, che sarà corrisposto in data 25 novembre 20262. L’offerente precisa che il corrispettivo Unitario incrementato rappresenta il corrispettivo finale dell’offerta e che non si procederà ad ulteriori incrementi dello stesso.
Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste rilevato alla chiusura del 20 marzo 2026, pari a 21,46 euro, il corrispettivo unitario incrementato esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 6,65 euro per ciascuna azione Tim e, dunque, incorpora un premio implicito del 14,16% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni Tim rilevato alla data di riferimento. Inoltre, sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di Poste rilevato alla chiusura del 4 settembre 2026, pari a 26,90 euro e incrementato del 25% dalla data di riferimento, il corrispettivo incrementato esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 7,83 euro per ciascuna azione Tim.
In caso di adesione totalitaria all’offerta, il controvalore monetario implicito complessivo dell’offerta sarebbe pari a 11.345.126.354 euro, comprensivo della componente aggiuntiva in denaro, calcolato sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di Poste alla data di riferimento. In tale scenario, l’ammontare massimo complessivo della componente in denaro del corrispettivo unitario incrementato sarebbe pari a 3.361.532.803 euro.

– foto Ipa Agency –

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Economia

Intesa Sanpaolo e le PMI alla sfida Usa, crescere mantenendo il valore del Made in Italy

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di Stefano Vaccara

SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Portare le piccole e medie imprese italiane nei mercati più competitivi del mondo significa aiutarle a crescere, trovare partner e capitali, ma anche prepararle a confrontarsi da una posizione di forza con gruppi molto più grandi, evitando che il loro patrimonio tecnologico e industriale venga disperso. È uno dei temi emersi nell’incontro a San Francisco con Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, durante la missione che ha accompagnato nella Silicon Valley 12 PMI italiane dell’aerospazio e della Space Economy.

Una missione realizzata insieme a INNOVIT e costruita non soltanto intorno agli incontri con potenziali partner e investitori americani, ma anche al confronto con il mondo della ricerca e dell’innovazione delle università di Berkeley e Stanford.

“Siamo da sempre il riferimento per le PMI e lo siamo anche per la filiera dell’aerospazio”, ha spiegato Barrese. Dal 2020 Intesa Sanpaolo ha erogato alle piccole e medie imprese oltre 141 miliardi di euro di credito, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria, comprese acquisizioni, fusioni e aperture del capitale.

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Ma proprio l’apertura al capitale e l’ingresso nel mercato americano pongono una questione delicata. Italpress ha chiesto a Barrese se aziende italiane relativamente piccole, ma proprietarie di tecnologie molto avanzate, non rischino di diventare prede particolarmente appetibili per colossi americani con disponibilità finanziarie enormemente superiori. In altre parole: portarle in America per farle crescere non significa anche esporle al rischio del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”?

È una preoccupazione che richiama quanto accaduto in passato a molte eccellenze italiane finite sotto il controllo di gruppi stranieri. Nel ragionamento sviluppato da Barrese, però, è proprio qui che assume importanza il lavoro di preparazione della banca. L’obiettivo non è semplicemente mettere un imprenditore davanti a un investitore, ma rafforzare l’impresa prima di quel confronto, aiutarla a comprendere il valore della propria tecnologia e a valutare con maggiore consapevolezza le diverse possibilità: partnership industriali, ingresso di capitale, crescita internazionale o eventuali operazioni straordinarie.

Internazionalizzarsi, dunque, non significa necessariamente vendere. La questione è arrivare al tavolo nelle condizioni migliori per scegliere e per non “svendere” il valore costruito in Italia. È un concetto coerente con la strategia indicata dallo stesso Barrese: “Il nostro ruolo è individuare con loro nuove opportunità per crescere all’estero e ideare nuovi strumenti per affiancarle nei progetti industriali, nelle partnership con nuovi investitori”.

A questo serve anche Connecting Markets, la nuova piattaforma digitale basata sull’intelligenza artificiale che consente alle imprese clienti di individuare potenziali partner industriali e commerciali, target per acquisizioni e collaborazioni e nuovi mercati. Il database mette a disposizione informazioni su oltre 560 milioni di aziende, più di 2.000 settori e oltre 170 Paesi.

Nel confronto con Italpress è emerso anche un secondo interrogativo: il rischio politico americano. In una fase di forte incertezza geopolitica e commerciale, quanto deve pesare nelle decisioni di una piccola impresa italiana che vuole investire negli Stati Uniti?

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Barrese ha mostrato su questo punto una sostanziale fiducia nella capacità di tenuta del sistema americano. Gli Stati Uniti, ha osservato nel corso dell’incontro, sono stati più volte considerati in declino o “dati per spacciati”, ma hanno continuato a dimostrare una notevole capacità di reazione. Soprattutto, resta difficilmente comparabile con altri mercati la profondità del sistema finanziario americano, dalla Borsa alla quantità di capitali disponibili per finanziare innovazione, imprese e crescita.

Il political risk va quindi conosciuto e valutato, ma per Barrese non cancella le opportunità offerte dagli Stati Uniti. Ed è proprio la combinazione tra innovazione, mercato e disponibilità di capitale che continua a rendere l’America una destinazione fondamentale per le imprese italiane con ambizioni globali.

La strategia, peraltro, non si fermerà alla Silicon Valley. Barrese ha annunciato nuove missioni negli Stati Uniti ma anche nel Mercosur, mentre Intesa Sanpaolo sta lavorando a partnership con importanti operatori bancari in altre geografie, tra cui India e Brasile, per offrire alle imprese italiane anche un canale bancario nei mercati in cui intendono svilupparsi.

Il filo conduttore rimane lo stesso: portare le PMI dove si trovano capitali, tecnologia e opportunità, preparandole però abbastanza bene da poter crescere senza perdere per strada il valore industriale che le rende italiane.

– foto xo9/Italpress –

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(ITALPRESS).

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Economia

Sbarca a Londra la carta d’identità digitale per gli immobili

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LONDRA (ITALPRESS) – Un immobile che porta con sé, in forma verificabile, la propria storia: titoli, permessi, contratti, lavori, flussi e vincoli, sempre aggiornati e consultabili da chi ne ha diritto. È la carta d’identità digitale dell’asset immobiliare sviluppata da Traent, che debutta sulla scena internazionale a PropTech Connect Europe, a Londra, con il Transparent Token: il primo security token collegato in modo permanente alla vita verificabile dell’immobile sottostante. Oggi la blockchain di un security token può provare titolarità e trasferimenti del titolo, ma non dimostra lo stato reale dell’immobile che rappresenta. Il Transparent Token colma questa distanza: è un security token emesso attraverso una SPV lussemburghese, con operatori accreditati e diritti definiti dalla documentazione di emissione, ancorato in modo permanente all’Asset Token Traent, l’identità digitale che collega l’immobile ai suoi tre gemelli digitali.

Il Physical Twin descrive la realtà fisica e operativa del bene; il Legal Twin raccoglie titoli, diritti, permessi, contratti e vincoli; il Capital Twin segue flussi, pagamenti, indicatori e covenant. L’intelligenza artificiale classifica e riconcilia le informazioni, la blockchain ne rende tracciabili origine e modifiche. Il risultato è la Collateral Evidence: il patrimonio probatorio che accompagna l’immobile e che banche, acquirenti, assicuratori o autorità possono consultare secondo profili autorizzativi, senza pubblicazione indiscriminata dei dati. Il proprietario decide chi vede cosa, per quanto tempo e con quale finalità. Il token è il veicolo finanziario; la Collateral Evidence è ciò che lo rende accettabile per chi firma un rischio. La stessa infrastruttura resta utilizzabile anche senza emissione di alcun token, in compravendite, cantieri, credito, rifinanziamenti, polizze e portafogli NPL: ogni posizione conserva la qualità della propria evidenza invece di scomparire nella media. Allo stand Traent il Transparent Token sarà mostrato su un immobile reale: un complesso commerciale di recente costruzione a Busto Garolfo (Milano), di proprietà del Gruppo Alfano, con tre unità retail interamente locate a operatori nazionali con contratti pluriennali indicizzati ISTAT. I visitatori potranno consultare, con diversi livelli di autorizzazione, l’Asset Platform che gestisce Physical, Legal, Capital Twin e Collateral Evidence, sia come vista aggiornabile sia come passaporto digitale riferito a una data certa. Il real estate gestisce ancora la propria “verità” in modo frammentato: a ogni passaggio di proprietà, ingresso di una banca o intervento di un assicuratore la fiducia va ricostruita da capo, con costi che si scaricano su tempi, capitale immobilizzato, spread e premi. In Italia, dove filiera e patrimonio edilizio sono particolarmente stratificati, il peso è maggiore. Secondo Savills l’immobiliare mondiale valeva a fine 2024 393.300 miliardi di dollari, più di azioni e obbligazioni sommate; Deloitte stima che il real estate tokenizzato possa crescere da meno di 300 miliardi nel 2024 a 4.000 miliardi entro il 2035, trainato soprattutto da prestiti e cartolarizzazioni, dove la qualità del collaterale è decisiva. Un asset comprensibile e verificabile è anche più attrattivo per i capitali internazionali che non conoscono direttamente il territorio. “Il token è il veicolo; la Collateral Evidence è ciò che lo rende accettabile per chi firma un rischio”, sintetizza Federico d’Annunzio, fondatore e CEO di Traent. “La nostra sfida è trasformare la fiducia da costo da ricostruire a ogni passaggio in un’infrastruttura persistente dell’immobile”.

– foto sito Traent –

(ITALPRESS).

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