Politica
Mafia, Gasparri “Da Scalfaro resa sul 41 bis”
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4 settimane fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “E’ il 31 marzo 1993. Ore 11:30. Davanti all’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, al Quirinale compaiono Don Cesare Curioni, capo dei cappellani delle carceri italiane, con Monsignor Fabio Fabbri, per anni suo vice in questa funzione. L’incontro è registrato sul portale storico della Presidenza della Repubblica, dove sono elencati tutti gli appuntamenti ufficiali avvenuti al Quirinale con i vari Presidenti che si sono succeduti. Di che cosa parlano in quell’incontro Scalfaro, Fabbri e Curioni? Della situazione delle carceri. Era arrivata, infatti, al Presidente Scalfaro e ad altre massime autorità, una lettera di protesta dei familiari dei mafiosi detenuti con il regime del 41 bis, che comportava, e comporta tuttora, un particolare isolamento. I parenti dei detenuti chiedevano un intervento umanitario, con toni però a tratti minacciosi”. Lo scrive il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, in un articolo sul quotidiano Il Tempo. “La vicenda è stata confermata da Fabbri in occasione di importanti processi e anche le sentenze parlano di questa vicenda – sottolinea il senatore forzista -. Ci sono riferimenti molto chiari, nella pagina 2585, nella sentenza del processo della presunta trattativa Stato-Mafia, dove si afferma letteralmente: “Deve riconoscersi che una serie di molteplici elementi fattuali convergono a comprovare che l’obiettivo del Quirinale era proprio quello di favorire e promuovere, attraverso l’allontanamento di Amato, un cambio di passo, nel senso di un ammorbidimento della politica carceraria”. Quindi anche i magistrati confermano che fu Scalfaro ad allontanare Amato per sostituirlo con Adalberto Capriotti. La Corte di assise d’appello ripercorre queste vicende in una fase segnata anche dai nuovi attentati mafiosi, tra i quali la strage di via dei Georgofili del 27 maggio 1993 a Firenze. È in quel periodo che poi Fabbri e Curioni incontrando il ministro della Giustizia Conso fanno il nome del magistrato Capriotti, evidentemente gradito a Scalfaro, che poi viene effettivamente nominato da Conso al vertice del DAP. Nelle carte giudiziarie è descritto tutto”.
“Nel novembre del 1993 il ministro della giustizia Conso decise di non rinnovare 334 provvedimenti di carcere duro per altrettanti detenuti mafiosi. L’attentato di via dei Georgofili a Firenze aveva già causato altre vittime. Conso, in varie occasioni successive, anche in sedi giudiziarie e istituzionali ha detto di aver preso quella decisione in completa solitudine. Si è assunto la responsabilità di questo atto – aggiunge Gasparri -. Ma ha anche ammesso che la decisione fu presa per “smussare la tensione” – prosegue –. Il che vuol dire che era una sorta di’concessione’ alla mafia per frenare l’ondata di attentati della stagione ’92-’93. Una vera e propria resa dello Stato. Le sentenze che riguardano quella fase così drammatica della sto- ria della Repubblica sottolineano la funzione “propulsiva” del capo dello Stato, Scalfaro, in quella decisione. E viene evidenziata la funzione di capro espiatorio di Nicolò Amato. Che rifiutò ogni incarico che fungesse da “riparazione” per l’ingiusta rimozione da Dap. Questa è la verità dei fatti. Che si trova nelle carte giudiziarie. Che emerge dai diari del Quirinale e dalle dichiarazioni fatte da Fabbri ed altri protagonisti di questa vicenda. Lo Stato si piegò alla mafia. E Scalfaro, entrando in ruoli che non erano i suoi, si assunse una grave responsabilità. Si possono anche indignare parenti e questuanti, apologeti e commentatori. Ma la realtà dei fatti è questa”.
“I fatti sono evidenti. Scalfaro entrò in una materia non sua. Convocò i due religiosi. Affidò a loro la mediazione. Contribuì ad individuare il sostituto di Amato di cui ordinò l’immediata rimozione, confermata anche dalle parole rivolte ad Amato da Gifuni. Alla fine, Conso nel novembre 1993 cancella centinaia di 41 bis per andare incontro a un’azione partita da questo forte impulso scalfariano – scrive ancora Gasparri -. Poi Conso, come si usa in queste occasioni, si prese tutta la responsabilità e disse di aver agito da solo. Non è così. Questa è stata la vera trattativa tra lo Stato e la mafia. Questa resa sul 41 bis, dopo la lettera minacciosa dei parenti dei criminali. Scalfaro ha fatto questo. E io lo sto dicendo da anni e anni. Tutti quelli che sanno di queste vicende conoscono questa verità. Negarla vuol dire andare contro l’evidenza dei fatti. Guardando le sentenze, gli atti della Commissione Antimafia, si trova la conferma di quanto affermo”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Meloni riceve il premier belga De Wever: “Prossimo Consiglio Ue affronti temi energia e competitività”
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Il Belgio è una delle nazioni che sta aumentando gli investimenti” nel settore della difesa, “come del resto l’Italia che è pronta a mettere a disposizione la propria cooperazione, amicizia e le proprie eccellenze industriali. Credo ci sia uno spazio molto ampio per rafforzare la nostra cooperazione nell’interesse delle due nazioni, ma chiaramente anche nell’interesse dell’Europa nel suo complesso perché stiamo lavorando per rafforzare la nostra autonomia e le nostre capacità industriali e tecnologiche”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine dell’incontro con il primo ministro belga, Bart De Wever.
“I nostri rapporti economici sono particolarmente floridi, nel 2025 il nostro interscambio è cresciuto ancora rispetto al 2024, ha superato i 46,5 miliardi di euro. In Belgio operano oltre 300 imprese italiana, eppure siamo entrambi convinti che si possa valorizzare ancora meglio la complementarietà tra le nostre filiere”, ha aggiunto.
“Lo scorso 8 agosto abbiamo celebrato il 70esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, il simbolo più tragico della grande migrazione italiana, una storia fatta di lavoro e sacrificio, fatta di integrazione e dignità. Quella tragedia è un monito per tutti per riaffermare che il lavoro deve sempre essere sinonimo di dignità, diritti e sicurezza e che in Europa non può esserci spazio per chi calpesta i diritti dei lavoratori”, ha ricordato la premier.
“Dopo un’estate molto movimentata, è chiamata ancora una volta in causa la capacità europea di rispondere alle crisi. Da questo punto di vista rimango fermamente convinta che sia possibile preservare nel migliore nei modi lo spazio Schengen solo se si difendano i confini esterni dell’Unione e se tutti gli Stati membro continuano a fare la propria parte nella lotta ai trafficanti e nella lotta all’immigrazione clandestina di massa”, ha detto Meloni.
“E’ sotto gli occhi di tutti l’impatto fortissimo che la situazione internazionale, in particolare a Hormuz, sta avendo sul costo dei carburanti, dei fertilizzanti, delle materie prime e quanto tutto questi stia pesando sui nostri cittadini e sulle nostre imprese. Per questo siamo d’accordo che il prossimo Consiglio europeo debba tornare ad affrontare i temi della competitività, del costo dell’energia e che debba farlo con più coraggio e maggiore concretezza”, ha concluso.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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