Economia
In Italia ci sono 400 mila imprese guidate da giovani under 35, oltre la metà nel terziario
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – In Italia ci sono 400mila imprese giovanili, guidate da under 35, di cui oltre la metà operano nel terziario di mercato. Negli ultimi sette anni, se ne sono perse complessivamente quasi 67mila (-14,3%) e la loro incidenza sul totale è scesa dal 9,1% all’8%. Nel terziario di mercato la contrazione è stata di oltre 47mila imprese (-15,4%), con una quota sul totale passata dal 10,9% al 9,7%. Questo settore continua comunque a registrare un’incidenza significativamente più elevata di imprese giovanili rispetto agli altri comparti dell’economia complessivamente considerati (9,7% contro il 6%).
Sono questi i dati più importanti emersi nell‘ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio e realizzata in occasione del XVII Forum nazionale dei Giovani Imprenditori di Confcommercio che si è svolta a Milano. In termini di ripartizione geografica, emerge la presenza di un ampio divario tra Nord e Centro-Sud. Al Nord si concentra quasi la metà dei giovani imprenditori – con la Lombardia come prima regione – e registra complessivamente una flessione negli ultimi sette anni più contenuta (-3,2%), a fronte di una riduzione del 19,0% nel Centro e del 22,9% nel Mezzogiorno. Secondo l’analisi di Confcommercio, questi dati riflettono gli effetti dell’andamento demografico degli ultimi anni, che ha determinato una riduzione della popolazione giovane, particolarmente accentuata nel Mezzogiorno.
Nel dettaglio, al Sud l’Area Confcommercio (comprendente commercio, alloggio e ristorazione, trasporti e servizi alle imprese e alle persone) registra una contrazione dei giovani imprenditori pari al 25,9% e una diminuzione del 9,7% della popolazione tra i 18 e i 34 anni. A livello settoriale, sono i comparti tradizionali, in particolare il piccolo commercio alimentare e non alimentare, a registrare le maggiori perdite percentuali di giovani imprenditori. Un andamento che riflette non solo le dinamiche demografiche, ma anche le difficoltà più generali del formato distributivo.
In controtendenza, si distinguono i settori a maggiore specializzazione o caratterizzati da una maggiore scala dimensionale, come le attività professionali (+28,6%) e la grande distribuzione (+27%). Le perdite di giovani imprenditori si concentrano, invece, nei comparti più tradizionali, in particolare il piccolo commercio. La presenza di giovani imprenditori sembra inoltre accompagnarsi a una maggiore presenza di giovani tra gli addetti. La quota di occupati under 35 è infatti sistematicamente più elevata nelle imprese più giovani, in particolare in quelle con meno di cinque anni di attività. In queste imprese, il 36,1% degli addetti ha meno di 35 anni, contro il 24,5% registrato nel complesso delle imprese.
Il fenomeno assume particolare rilievo in alcuni comparti: tra le imprese con meno di cinque anni, la quota di giovani addetti raggiunge il 49,3% nell’alloggio e ristorazione, il 47,7% nella sanità, il 46,6% nei servizi alla persona e il 42,4% nelle attività professionali. La maggiore presenza di capitale umano giovane si associa, inoltre, a risultati migliori sul piano dell’innovazione e della performance d’impresa.
Secondo l’Istat, una maggiore quota di giovani addetti è positivamente correlata sia con la probabilità che l’impresa abbia realizzato con successo investimenti in tecnologie digitali, sia con la performance nel medio periodo, misurata in termini di crescita dell’occupazione, del fatturato e della produttività.
“Stiamo affrontando un cambiamento radicale come persone e come imprese. Lo stesso mercato del lavoro, tra Intelligenza Artificiale e i temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale è di fronte ad una sfida storica. Le imprese, in particolare le nuove imprese, devono imparare a navigare l’imprevisto e, talvolta, l’imprevedibile. Ed è una responsabilità per il sistema della rappresentanza a partire da quella dedicata ai giovani imprenditori perché sono proprio loro che quando decidono di fare impresa, lo fanno per la maggior parte proprio nei settori che Confcommercio rappresenta. Siamo, da sempre, casa e voce per le giovani imprese che popolano il mercato, le vite delle persone, delle città e dei territori e le scelte delle nuove generazioni.”, ha dichiarato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
“I dati lo dimostrano: le imprese giovani portano sostenibilità e innovazione e assumono giovani lavoratori. Ecco perché non ci convince quando vediamo che il dibattito pubblico si concentra su misure per incoraggiare l’occupazione giovanile e non si pensa invece a valorizzare le giovani imprese e i giovani che fanno impresa”, ha commentato il presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Matteo Musacci. “La questione generazionale non può essere ridotta a un semplice sollievo fiscale generico, ma va incoraggiato di più ciò che più crea valore per tutti, cioè l’imprenditoria. Non pretendiamo che fare impresa in Italia sia facile, ma che sia semplice sì – ha aggiunto – Chiediamo regole chiare e giuste e politiche che investano su chi decide di intraprendere investendo le proprie risorse, le proprie energie e la propria identità”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
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AmCham Italy a Washington “Progetti concreti per rafforzare l’asse transatlantico”
Economia
AmCham Italy a Washington “Progetti concreti per rafforzare l’asse transatlantico”
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6 ore fa-
17 Ottobre 2026di
Redazione
WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Istituzioni, parlamentari e imprese di Italia e Stati Uniti si sono confrontati questa mattina all’Hamilton Hotel di Washington nell’Executive Breakfast Meeting di AmCham Italy “The Transatlantic Partnership at a Turning Point – Priorities for the Next Chapter”. L’incontro si inserisce nella missione di AmCham Italy a Washington per il 51° Gala della National Italian American Foundation, che quest’anno celebra la Lombardia come Regione d’Onore.
Dopo l’apertura dei lavori di Simone Crolla, Consigliere Delegato di AmCham Italy, e di Fabrizio Grillo Aldrovandi, Corporate Director del Gruppo Bracco e Presidente di Federated Innovation @MIND, sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci, il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il Vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè. Al confronto hanno preso parte l’europarlamentare Carlo Fidanza, la senatrice Elena Murelli, i deputati Alessandro Cattaneo e Christian Di Sanzo e l’Ambasciatore Philip T. Reeker, Senior Advisor di DGA-Albright Stonebridge Group. Presente anche il Presidente di SACE Guglielmo Picchi. L’incontro è stato realizzato con il sostegno di Bracco.
“Il rapporto con gli Stati Uniti è interesse nazionale, non di parte”, ha detto Crolla salutando i parlamentari di maggioranza e opposizione seduti allo stesso tavolo.
Nell’anno dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza e degli 80 della Repubblica italiana, ha richiamato il senso del titolo: “Una svolta non è una rottura: è il punto in cui si sceglie la direzione”. Con l’Amministrazione Trump, ha aggiunto, “funziona ciò che è reciproco, misurabile e concreto”: lo dimostrano il memorandum Tajani-Rubio sui minerali critici, l’adesione dell’Italia a Pax Silica, il dialogo sul nucleare e il Trusted Tech Accelerator Italia-USA, presentato il 16 ottobre all’Ambasciata d’Italia.
“Ringrazio Simone Crolla e AmCham Italy per aver riunito a Washington, allo stesso tavolo, istituzioni, Parlamento e imprese. È il modo giusto di leggere questa fase: la relazione tra Italia e Stati Uniti cresce quando il dialogo politico diventa progetti concreti, dai minerali critici all’energia, da Pax Silica alle tecnologie fidate. L’Italia ha capacità avanzate da offrire, e le nostre imprese lo dimostrano ogni giorno sulle due sponde dell’Atlantico. Nei momenti di svolta si riconoscono i partner affidabili, e AmCham è da oltre un secolo uno dei ponti più solidi di questa amicizia”, ha dichiarato l’Ambasciatore Marco Peronaci.
I numeri. Secondo SACE l’export italiano verso gli Stati Uniti vale circa 70 miliardi di euro nel 2025 ed è cresciuto del 3,7% nei primi otto mesi del 2026. Secondo l’Istat, nel primo semestre le importazioni dagli Stati Uniti sono salite del 21,7% e l’avanzo italiano è sceso da 20,3 a 17,7 miliardi di euro. “Riequilibriamo comprando più americano, non vendendo meno italiano”, ha detto Crolla, ricordando che negli Stati Uniti 5.954 imprese italiane impiegano oltre 300 mila persone e in Italia 3.350 imprese americane generano 334 mila posti di lavoro.
Le materie strategiche. Crolla ha indicato cinque terreni di interazione: l’energia, con il GNL americano salito nel primo semestre al 62% delle importazioni italiane di gas liquefatto e il ritorno al nucleare; la tecnologia e le filiere fidate; la difesa, con il primo contratto di Fincantieri con la US Navy nel programma LSM; gli investimenti in America, da Pirelli in Georgia ai 27 miliardi di euro di impegni di SACE; le regole del commercio, dove con il dazio base sui prodotti europei al 10% dal 24 luglio la priorità è la prevedibilità.
In chiusura Crolla ha richiamato la candidatura di Milano a sede di un nuovo pilastro delle Nazioni Unite per la governance dell’intelligenza artificiale, promossa con Assolombarda e Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza: “Stiamo costruendo insieme la filiera fidata di chip e minerali. Ora serve anche un metro fidato per misurare i modelli”. E ha concluso con Ennio, ripreso da Cicerone nel De amicitia: “Amicus certus in re incerta cernitur: l’amico sicuro si riconosce nell’incertezza”.
Affiliata alla Chamber of Commerce of the United States of America, un network di 117 camere di commercio americane in 103 paesi con oltre 3 milioni di aziende affiliate, l’American Chamber of Commerce in Italy nasce nel 1915.
Le relazioni istituzionali e di business sviluppate nel corso di 110 anni di attività fra Italia e USA sono un valore messo a disposizione dei soci così come i contatti governativi a livello locale e federale su entrambi i lati dell’Atlantico. Presidente di AmCham Italy è Stefano Lucchini; Consigliere delegato è Simone Crolla.
– Foto ufficio stampa AmCham Italy –
(ITALPRESS).
Economia
A settembre il totale dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto del 3,7% rispetto al 2025
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12 ore fa-
17 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A settembre 2026, il totale dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto del 3,7% su base annua, in accelerazione rispetto alla variazione registrata il mese precedente (+3,5%), proseguendo il percorso di crescita dei prestiti iniziato a marzo 2025. E’ quanto emerge dal rapporto mensile dell’Abi.
Per le famiglie è il ventunesimo mese consecutivo di incremento e per le imprese è il quindicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti. Infatti, ad agosto 2026 i prestiti alle imprese sono aumentati del 4,2%, mentre quelli alle famiglie del 2,9%.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Il conto di benzina, gasolio, elettricità e gas nel 2026 potrebbe superare i 200 miliardi di euro
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14 ore fa-
17 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Per imprese e famiglie il conto di benzina, gasolio, elettricità e gas potrebbe superare i 200 miliardi di euro nel 2026. È lo scenario elaborato dalla CNA proiettando sull’intero anno l’andamento dei consumi e della spesa per carburanti, luce e gas nello scenario in cui i prezzi finali medi risultino superiori del 20% rispetto al 2025. In queste condizioni, la spesa raggiungerebbe circa 206 miliardi, oltre 33 miliardi in più rispetto ai 172,5 miliardi stimati per lo scorso anno.
Un livello superiore persino al 2022 quando la spesa energetica per famiglie e imprese raggiunse i 202 miliardi. Per le famiglie italiane in media un incremento di spesa di oltre 500 euro su base annuale, mentre per l’intera platea delle imprese un aggravio di oltre 4.500 euro. Nello scenario con un incremento del 10% dei prezzi finali medi di elettricità e gas e la conferma dei prezzi dei carburanti ai livelli attuali, il conto complessivo arriverebbe a circa 195 miliardi, con un aggravio di 22,6 miliardi rispetto al 2025. Se invece l’aumento raggiungesse il 30%, la spesa salirebbe a circa 217 miliardi, quasi 44,5 miliardi in più.
La dinamica dei carburanti evidenzia come l’effetto dei prezzi possa prevalere su quello dei consumi. Nei primi otto mesi del 2026 i volumi di gasolio per autotrazione sono diminuiti del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma la spesa è aumentata del 12,6%. Per la benzina, a un incremento dei volumi del 4,8% corrisponde una crescita della spesa del 9,6%. Se queste dinamiche proseguissero, il conto annuale dei due carburanti salirebbe complessivamente da 66,6 a 74,4 miliardi di euro.
Se il fabbisogno elettrico nazionale e il consumo di gas confermeranno nei dodici mesi il trend da inizio anno (+5% nei primi otto mesi per l’energia elettrica e +1% il gas) la spesa per l’elettricità raggiungerebbe circa 87,8 miliardi e quella per il gas destinato agli utilizzatori finali 43,8 miliardi nello scenario di aumento dei prezzi del 20%.
“Ridurre i prezzi dell’energia deve diventare una priorità della politica economica – afferma il presidente della CNA, Dario Costantini -. Per gli artigiani e le piccole imprese, bollette più pesanti significano meno risorse per investire, innovare e creare occupazione. Nella prossima legge di bilancio chiediamo di istituire un fondo da un miliardo di euro l’anno dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici per l’autoproduzione delle micro e piccole imprese. È un intervento concreto per ridurre i costi, rendere le imprese meno esposte alle oscillazioni dei mercati e accelerare la transizione energetica”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).


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