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Economia

Top Manager Reputation, a marzo Pier Silvio Berlusconi riconquista il primo posto

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MILANO (ITALPRESS) – A marzo Pier Silvio Berlusconi (89.72), protagonista di una importante riorganizzazione di MFE, da holding a media company operativa, conquista il primo posto della Top Manager Reputation, l’Osservatorio permanente a cura di Reputation Manager. Il manager assume la doppia carica di presidente e Ceo portando a casa un utile 2025 più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Stabile al secondo l’Ad di Unicredit Andrea Orcel (89.49) che estende la sua azione su Commerzbank con una ops per superare il 30% di quote. Il Governo tedesco si oppone, ma il manager non è solito arretrare. Terzo Carlo Messina (88.92), AD di Intesa Sanpaolo che si conferma “Best Investment Bank” secondo Global Finance per il sesto anno consecutivo. Quarto l’Ad di Eni Claudio Descalzi (86.76), con utile del quarto trimestre che balza a 1,2 miliardi (+35%) mentre con la guerra in Medio Oriente il petrolio è al centro di una crisi globale.

Scala quattro posizioni fino alla quinta Flavio Cattaneo (79.81) che al Capital Market Day rivendica il raggiungimento dei risultati promessi, con una capitalizzazione di mercato cresciuta del 50% e un nuovo piano da 53 miliardi di investimenti. Al sesto arriva in volata Matteo Del Fante (79.13), che sta tentando la scalata in TIM e ha condotto Poste a utili record con 13,1 miliardi di ricavi. Settimo l’Ad di A2A Renato Mazzoncini (79.08), ottavo Stefano Donnarumma (76.88) di FS, nono il presidente di Edizione Alessandro Benetton (76.82). Al decimo Giuseppina Di Foggia (75.86), Ad di Terna. All’undicesimo sale di due Pietro Labriola (74.49), grazie a risultati di TIM sopra le attese, seguito da Pierroberto Folgiero (72.71) e Urbano Cairo (72.43). Al quattordicesimo sale di cinque Fabrizio Palermo (71.81) tra la candidatura alla futura guida di Mps e il record di +45% dei profitti 2025 di Acea. Quindicesimo Luca Dal Fabbro (70.53), presidente di Iren che ottiene dalla Bei 225 milioni per promuovere l’economia circolare e l’efficienza energetica. Luca de Meo (70.26) stabile al sedicesimo. Chiudono la Top 20: Cristina Scocchia (70.17), Gian Maria Mossa (69.98), Roberto Cingolani (69.54), Claudio Andrea Gemme (68.95).

– foto Top Manager Reputation –

(ITALPRESS).

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Economia

Simest, 200 milioni di euro per portare l’intelligenza artificiale nelle PMI italiane

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ROMA (ITALPRESS) – Duecento milioni di euro per accelerare gli investimenti delle Pmi italiane nell’intelligenza artificiale. È la nuova misura di Simest, società del Gruppo Cdp per l’internazionalizzazione delle imprese, che sarà disponibile dal 21 settembre e punta a sostenere la trasformazione digitale e la competitività internazionale del sistema produttivo.

La misura, si legge in una nota, prevede un finanziamento fino a 8 anni, con due anni di preammortamento, un contributo a fondo perduto fino al 10%, un tasso minimo dello 0,37% e un anticipo fino al 50% dell’importo finanziato. L’intervento è finanziato attraverso il Fondo rotativo 394/81, gestito da Simest in convenzione con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e si inserisce nella sezione “Investimenti IA” dello strumento “Transizione Digitale ed Ecologica“.

Possono accedere le imprese italiane con vocazione internazionale che realizzano almeno il 3% del fatturato all’estero o che operano come fornitrici di imprese esportatrici. I finanziamenti potranno sostenere sistemi di IA per ottimizzare produzione e logistica, software e piattaforme, sviluppo e personalizzazione di modelli, gestione dei dati, formazione, cybersecurity, adeguamento all’AI Act e attività di governance dell’intelligenza artificiale.

“L’intelligenza artificiale rappresenta, oggi, un importante acceleratore della competitività delle imprese che vogliono crescere sui mercati internazionali”, afferma l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini

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Non è più soltanto una frontiera dell’innovazione, ma uno strumento concreto per aumentare produttività, efficienza e capacità di creare valore”. L’obiettivo, aggiunge l’ad, è “accompagnare le imprese italiane che esportano e tutte le imprese delle loro filiere, con focus Pmi, in una nuova fase della trasformazione industriale, sostenendo investimenti che rafforzino il Made in Italy e ne consolidino la presenza nelle filiere globali”. La misura punta così a favorire non solo la digitalizzazione, ma anche maggiore produttività, penetrazione sui mercati esteri e rafforzamento delle filiere italiane.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Economia

Bozzetti “Candidatura Unesco dell’arte della Calzatura tutela un sapere autentico del Made in Italy”

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MILANO (ITALPRESS) – “La candidatura dell’Arte Italiana della Calzatura a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO rappresenta un progetto nazionale per tutelare e valorizzare uno dei saperi più autentici del Made in Italy. Non candidiamo una scarpa, ma le persone, le competenze e le tecniche che da generazioni trasformano il saper fare italiano in cultura. La sfida è far vivere questo patrimonio nel futuro, trasmettendolo alle nuove generazioni e coniugando tradizione e innovazione”. Lo afferma il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti, in relazione alla sua nomina come presidente del Comitato Sostenitori per la Candidatura UNESCO dell’Arte Italiana della Calzatura promossa da Assocalzaturifici e dalla sua presidente Giovanna Ceolini, che guida anche MICAM Milano.

– foto ufficio stampa MICAM Milano –

(ITALPRESS).

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Economia

MPS, Paparella “Intesa Sanpaolo crea valore per gli azionisti”

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MILANO (ITALPRESS) – Due operazioni che possono sembrare simili perché entrambe puntano a valorizzare gli azionisti, ma che, a guardarle più da vicino, hanno una natura profondamente diversa. È questa la tesi di Franco Paparella, professore ordinario alla Sapienza Università di Roma, in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, nel quale il confronto tra l’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS e la manovra difensiva proposta da Luigi Lovaglio amministratore delegato della banca senese diventa soprattutto un confronto tra nuovo valore e semplice riallocazione del valore esistente.

Secondo Paparella, l’operazione di Intesa Sanpaolo porta agli azionisti di MPS un beneficio aggiuntivo perché interviene un soggetto terzo disposto a riconoscere un premio. L’OPAS, infatti, incorpora un premio del 12,5% rispetto ai prezzi precedenti all’annuncio. È valore, sotto forma di contante e titoli, che arriva dall’esterno della banca e che si aggiunge a quello già incorporato nelle azioni.

Diverso, invece, il meccanismo scelto da MPS come risposta alla pressione dell’operazione Intesa. La distribuzione straordinaria, pari complessivamente a 1,208 euro per azione tra componente cash e azioni Generali, secondo l’analisi non crea nuova ricchezza per i soci. La banca, in sostanza, restituisce agli azionisti una parte del patrimonio che già apparteneva loro. Cambia la forma del valore, ma non la sua origine.

Ed è proprio qui che, nella lettura di Paparella, si trova la differenza decisiva. Nel caso dell’OPAS di Intesa c’è un compratore esterno che paga un premio per ottenere il controllo e costruire un’operazione industriale. Nel caso di MPS, invece, le risorse distribuite provengono dal patrimonio della stessa banca. Per il piccolo azionista, dunque, il risultato può apparire generoso sul piano nominale, ma economicamente non equivale a un premio vero e proprio.

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A complicare ulteriormente il quadro c’è poi il fisco. La distribuzione straordinaria viene infatti trattata fiscalmente come nuova ricchezza, nonostante, nella ricostruzione dell’autore, si tratti di patrimonio già esistente. Per un azionista persona fisica residente in Italia l’onere può arrivare al 26% delle somme ricevute. Una tassa che finisce così per incidere su una ricchezza che, prima della distribuzione, apparteneva già agli azionisti attraverso il valore patrimoniale della banca.

La conclusione è quindi netta: le due operazioni non sono assimilabili. L’OPAS di Intesa Sanpaolo trasferisce agli azionisti di MPS un valore aggiuntivo attraverso il premio riconosciuto dall’offerente. La manovra di MPS, invece, redistribuisce una parte di un patrimonio già esistente, con in più una penalizzazione fiscale per i soci. Il punto, insomma, non è quanto viene distribuito, ma da dove arriva quel valore. E, nel confronto tra MPS e Intesa, è proprio questa origine a cambiare radicalmente il significato delle due operazioni.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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