Economia
Pensioni, Damiano “Riprendere il confronto sulla previdenza”
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4 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Sul tema pensioni Cesare Damiano, presidente dell’associazione Lavoro&Welfare ed ex ministro del lavoro, ritiene che “sarebbe estremamente positivo riprendere il confronto sulla previdenza”, pur consapevoli del fatto che “si dovrà dare priorità alla tutela dei settori più colpiti dalle conseguenze della guerra”. Per Damiano “è interesse di tutti superare le rigidità della legge Monti-Fornero, mano a mano che ci avviciniamo al sistema interamente contributivo, senza dimenticare il tema della rivalutazione degli assegni pensionistici nell’attuale momento di consistente ripresa dell’inflazione”.
Damiano, prima la pandemia e ora la guerra. Le riforme sembrano temi finiti di lato, che ne sarà di quella delle pensioni?
Siamo nel bel mezzo di una guerra tragica che riguarda, in primo luogo, tutti i Paesi dell’Unione europea perché si sta consumando alle nostre porte. Una guerra che investe i rapporti economici e sociali tra l’Europa, la Russia e l’Ucraina, ma che coinvolge il mondo intero. Dovremmo essere tutti consapevoli del fatto che l’agenda politica, economica e sociale, subirà dei profondi cambiamenti. Tra le vittime di questa situazione potrebbero esserci gli interventi a sostegno dello Stato sociale e il potere d’acquisto di salari e pensioni.
E’ però positivo il fatto che il ministro dell’Economia, Daniele Franco, abbia accennato nelle scorse settimane alla necessità di affrontare il tema delle pensioni che sembrava scivolato fuori dall’agenda delle priorità. Questa nuova disponibilità si somma alla nota sensibilità politica sui temi sociali del ministro Orlando. Il confronto avviato alcuni mesi fa su questo argomento con il sindacato nel tavolo politico con Draghi, Orlando e Franco e, successivamente, al tavolo tecnico istituito dal ministro Andrea Orlando presso il ministero del Lavoro, ha già consentito di tracciare un primo e provvisorio perimetro di intervento su flessibilità, giovani, donne e pensioni complementari. Quindi, pur consapevoli del fatto che si dovrà dare priorità alla tutela dei settori più colpiti dalle conseguenze della guerra, riteniamo che sarebbe estremamente positivo riprendere il confronto sulla previdenza: è interesse di tutti superare le rigidità della legge Monti-Fornero, mano a mano che ci avviciniamo al sistema interamente contributivo, senza dimenticare il tema della rivalutazione degli assegni pensionistici nell’attuale momento di consistente ripresa dell’inflazione.
Il tavolo politico, come ho accennato poco fa, aveva fornito indicazioni importanti individuando le tematiche essenziali: la flessibilità; la particolare attenzione da dedicare ai lavoratori fragili, cioè giovani e donne; il rilancio della previdenza complementare. Individuati i temi si era anche deciso di istituire una commissione tecnica con il compito di approfondire tutti questi argomenti, al fine di fornire al tavolo politico le indicazioni necessarie. Cosa che è stata realizzata presso il Ministero del Lavoro.
Quali sono state le ipotesi su cui ha lavorato il tavolo tecnico?
Il tavolo tecnico ha svolto una serie di incontri con il sindacato e ha terminato una prima fase del suo lavoro esaminando i singoli argomenti con reciproca soddisfazione delle parti.
In quella sede abbiamo maturato un orientamento comune, non ancora punti di merito.
Il primo aspetto ha riguardato il tema della flessibilità, sicuramente il più delicato e di più difficile soluzione. Per affrontarlo abbiamo diviso la platea dei lavoratori in tre parti: la prima riguarda i lavoratori ancora con il sistema retributivo (la vecchia generazione); la seconda riguarda la platea mista retributiva-contributiva (la generazione di mezzo); la terza, infine, è la platea totalmente contributiva ( i più giovani). La prima platea, secondo una stima fornita dall’Inps, era composta al 31 dicembre 2020 da 297mila soggetti. Un anno dopo quella stessa platea si era ridotta a 193mila unità. Un calo del 35%, con una diversa velocità tra uomini e donne: meno 44% tra i lavoratori e meno 24% tra le lavoratrici. Se il trend di diminuzione registrato in questo arco temporale dovesse mantenersi per il futuro è del tutto evidente che questa platea, formata da lavoratori che avevano maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (Legge Dini), si ridurrà ulteriormente fino alla sua scomparsa definitiva. Infatti presumiamo che, sia a causa delle pensioni di vecchiaia, fissate a 67 anni di età , sia a causa di tutte le formule di anticipo pensionistico previste, da Quota 102 a Opzione Donna, prima o poi ed in breve tempo tutti questi soggetti accederanno alla pensione, a meno di casi particolari.
La seconda platea sembra quella più corposa e anche la più complicata da affrontare.
Esatto. La seconda platea è quella su cui appuntare maggiormente la nostra attenzione: si tratta di lavoratori che alla data del 31 dicembre 1995 non avevano raggiunto i famosi 18 anni di contributi, come prevede la riforma Dini, e che quindi passavano al calcolo contributivo dal primo gennaio del 1996. Secondo un calcolo dell’Inps, nel caso in cui questi lavoratori che hanno una parte di pensione calcolata con il sistema retributivo, fino a un massimo di 17 anni di contributi, dovessero convertire quegli anni da retributivo a contributivo, la diminuzione di valore del loro assegno pensionistico arriverebbe a una punta massima del 18,4%. Per fare un altro esempio: nel caso di lavoratori con appena 6 anni di contributi versati con il sistema retributivo se questi anni di contributi fossero convertiti nel sistema contributivo, la penalizzazione sarebbe di circa il 10%. Stiamo sempre parlando di una simulazione che prevede un anticipo dell’età pensionistico a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione.
In questa categoria rientrano diverse tipologie di lavoratori. Chi svolge lavori gravosi non può essere considerato come chi lavora in ufficio. A quali soluzioni si è pensato?
Chi svolge un lavoro “normale”, un impiegato amministrativo, potrebbe avere la penalizzazione di cui abbiamo parlato in precedenza, alla quale potrebbe essere applicato convenzionalmente un tetto al fine di diminuirne l’impatto. Mentre per chi svolge invece lavori usuranti o gravosi è già prevista una uscita pensionistica anticipata senza penalizzazioni. I lavori usuranti, disciplinati nel 2007, sono attività che si svolgono in particolari condizioni: in miniera, in torbiera, nelle cave, nel sottosuolo e così via. Sono poche migliaia le persone che finora sono rientrate in queste categorie.
C’è anche un’altra agevolazione, l’Ape sociale, che non è un vero e proprio anticipo pensionistico perché si tratta di un assegno di accompagnamento verso la pensione con un tetto di 1500 euro lordi, circa 1200 euro netti mensili, non indicizzato e senza reversibilità: riguarda 215 mansioni censite e inserite nell’ultima legge di Bilancio che ha allargato la precedente platea. Si tratta anche in questo caso di lavori particolarmente impegnativi come il conduttore di impianti e macchinari per l’estrazione dei minerali, i fonditori, i saldatori, i lattonieri, i calderai e così via. Quindi, per quanto riguarda il tema della flessibilità, avendo noi suddiviso la platea complessiva in tre parti, possiamo arrivare a questa conclusione: chi appartiene alla vecchia generazione che ha un calcolo tutto retributivo (fino al 31 dicembre 2011) è numericamente in via di sparizione; coloro che invece ricadono in un calcolo tutto contributivo, perché hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, non hanno problemi di ricalcolo. Rimane la platea di mezzo, che ha un regime misto per il quale, mentre il Governo propone di convertire la parte retributiva in calcolo contributivo, con le penalizzazioni massime che abbiamo ricordato, a questa soluzione i sindacati si oppongono. Le loro proposte, infatti, vanno da un maggiore anticipo dell’età a partire dai 62 anni, ad una penalizzazione più ridotta.
Damiano, può tracciarci un quadro di tutte le varie formule a cui si può ricorrere per andare in pensione prima dei 67 anni di età?
Partiamo da un dato: a fronte dell’età legale del pensionamento di vecchiaia che è di 67 anni, secondo alcune ricerche l’età effettiva in Italia sarebbe di appena di 62 anni: cifra che viene contestata dai sindacati. Questo anticipo è sicuramente da ricondurre alle varie forme di flessibilità esistenti: lavori usuranti, Ape sociale, Ape volontaria, Ape rosa, Quota 102, Opzione Donna, Iso-pensione, Contratto di espansione, Anticipo pensionistico per i lavoratori di aziende in crisi, Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) e i 42 anni e 10 mesi di contributi per i cosiddetti lavoratori precoci (un anno in meno per le donne). Sicuramente si renderebbe necessaria una razionalizzazione di questo sistema.
Giovani e donne: le categorie più penalizzate dal mercato del lavoro. Come si rende davvero “giusto” un sistema che oggi fa acqua da tutte le parti?
Partiamo dai giovani: sappiamo che con la Legge Monti-Fornero coloro che avranno la liquidazione della loro pensione completamente con il contributivo (cioè chi ha iniziato a lavorare dal gennaio 1996) potranno, all’età di 64 anni, accedere alla pensione, ma ad una condizione: che l’importo dell’assegno sia almeno 2,8 volte il minimo pensionistico (pari a circa 500 euro). In poche parole, l’importo lordo dovrà essere almeno di 1400 euro. Poiché il tasso di sostituzione stipendio-pensione per le giovani generazioni si aggira intorno al 50- 60% vuol dire aver avuto nel corso della vita lavorativa, mediamente, uno stipendio lordo mensile di circa 2500 euro, cosa difficilmente raggiungibile per i giovani del lavoro povero perché discontinuo e sottopagato. Una sorta di beffa. Per questo noi abbiamo chiesto di poter abbassare questa soglia da 2,8 volte a 1,5 volte. Stiamo parlando di pensioni che sarebbero in molti casi molto basse e dunque da integrare.
Come immagina si possano integrare per evitare di avere intere generazioni di anziani indigenti?
Al tavolo tecnico abbiamo avanzato alcune proposte: si può agire valorizzando i contributi e riconoscendo, ad esempio, ogni anno di lavoro, per coloro che saranno al di sotto di una soglia di pensione dignitosa, con un anno e mezzo di contributi, ai quali sommare i contributi degli anni di formazione certificata, la nascita dei figli – un anno di contributi per figlio -, gli anni della Naspi, in modo tale che la somma dei contributi maturati durante il lavoro e fuori dal lavoro possa far raggiungere un livello adeguato di pensione. Come ho già detto, si potrebbero utilizzare anche altre modalità: c’è chi suggerisce di utilizzare lo zoccolo di base dei 500 euro come lo sgabello sul quale sedersi e dal quale calcolare i contributi con l’obiettivo di arrivare ad una pensione che vada dagli 800 euro in su, non uguale per tutti perché dovrà tenere conto dei contributi effettivamente versati, al fine di non indurre le persone a pensare che tanto, comunque vada, una pensione dignitosa c’è e i contributi non servono, incentivando in questo modo il lavoro nero.
Un altro modo per incrementare il reddito una volta in pensione è il ricorso alla previdenza complementare. Di questo avete discusso?
Sì, abbiamo discusso della possibilità di ripristinare la regola del silenzio assenso per un periodo di almeno sei mesi, anche perché quelli che mancano all’appello delle iscrizioni sono soprattutto i giovani, che sono coloro che possono trarne maggiore vantaggio da questo secondo pilastro previdenziale.
I soldi per fare tutto questo ci sono?
Ho tracciato il quadro complessivo del lavoro che si è svolto sin qui al tavolo tecnico. Naturalmente questa architettura deve trovare il suo equilibrio ed essere supportata da risorse significative che in questo momento non sarà facile reperire. La priorità è quella di riprendere il confronto tra Governo e sindacati sul tema della previdenza nell’ambito della scelta, confermata dal premier Draghi, di rendere strutturale il confronto con le parti sociali al fine di affrontare in modo efficace l’attuale situazione di emergenza economica e sociale.
(ITALPRESS).
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FIMAA-Fiaip-ANAMA, ok dal Mimit a praticantato e apertura su riforma legge 39/89
Pubblicato
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15 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La Consulta Interassociativa Nazionale dell’Intermediazione Immobiliare, composta dalle uniche tre Federazioni realmente rappresentative della categoria, FIMAA-Fiaip-ANAMA ha incontrato, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il nuovo Sottosegretario, Mara Bizzotto. L’incontro, si legge in una nota, “è stato una preziosa occasione per esporre al Sottosegretario il lungo percorso di collaborazione costruttiva portato avanti con continuità nel tempo dalle Federazioni come Consulta con il Ministero, con una particolare accelerazione nel corso degli ultimi anni, e per ribadire alcune proposte relative alla modifica della disciplina della mediazione, oggi contenuta nel disegno di legge AS1894 presentato al Senato”.
Il Sottosegretario ha riconosciuto “il grande lavoro che viene svolto quotidianamente dalla Consulta a tutela della categoria e dei consumatori, mostrando apprezzamento per le sinergie e la collaborazione che possono portare ad importanti traguardi, proprio per lo spirito di condivisione che facilita il dialogo con il Ministero e con il Governo”. In tale ottica, è stato confermato dai dirigenti ministeriali che il decreto attuativo di disciplina del praticantato era ormai in dirittura d’arrivo, come monitorato quotidianamente dalle Federazioni stesse, ed infatti ha ricevuto il parere favorevole da parte della Conferenza Stato-Regioni. Sul fronte della riforma della Legge n. 39 del 1989, il Sottosegretario ha confermato la disponibilità a ragionare sull’inserimento di alcune delle proposte della Consulta in uno dei prossimi provvedimenti idonei, in modo da garantirne una rapida approvazione.
“La Consulta ha avviato da tempo un confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy anche per chiedere una revisione della disciplina della mediazione – hanno spiegato nel corso dell’incontro il Vicepresidente vicario di FIMAA, Maurizio Pezzetta, il Presidente nazionale di Fiaip, Fabrizio Segalerba e il Presidente nazionale di ANAMA, Renato Maffey -. La legge in materia risale al 1989 ed è rimasta sostanzialmente invariata da oltre trent’anni, nonostante il profondo mutamento del contesto economico, tecnologico e normativo in cui i mediatori operano quotidianamente. L’intermediazione immobiliare incide in misura significativa sulla vita delle persone dal momento che il 60% dei risparmi delle famiglie italiane è investito in immobili. È indispensabile, pertanto, che il quadro normativo garantisca elevati standard professionali e tuteli in maniera effettiva i consumatori”.
La Consulta, conclude la nota, “non può che apprezzare l’attenzione e lo spirito collaborativo esibiti dal Sottosegretario Bizzotto, mostratasi pienamente consapevole delle sfide e delle esigenze del settore. L’auspicio delle tre Federazioni è quello di proseguire la proficua e costante collaborazione in essere con il Ministero, che ha già consentito il raggiungimento di importanti traguardi”.
– foto ufficio stampa FIMAA –
(ITALPRESS).
Economia
Electrolux, al via il confronto al Mimit. Urso “Ora nuova proposta sostenibile e condivisa”
Pubblicato
6 ore fa-
15 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Electrolux ha accolto la richiesta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di avviare al Mimit un confronto serrato con tutte le parti sul piano di riorganizzazione che prevede oltre 1.700 esuberi. È quanto emerso nel corso del tavolo presieduto dal ministro Urso, alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e i sottosegretari al Mimit Fausta Bergamotto e Mara Bizzotto. “Chiedo all’azienda, cui spetta compiere il primo passo, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito un confronto vero e serrato al Mimit, con tutte le parti e con un programma ravvicinato di incontri. L’obiettivo è arrivare nel più breve tempo possibile a una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”, aveva infatti dichiarato Urso in apertura del tavolo. Le organizzazioni sindacali hanno a loro volta accolto la richiesta del Ministro di svolgere pienamente il proprio ruolo nell’individuazione di nuove soluzioni produttive e occupazionali alternative al piano originario dell’azienda. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre, attraverso strumenti ordinari e, se necessario, straordinari. Lo abbiamo dimostrato con Beko, nella vertenza ex Whirlpool, e nelle 40 crisi industriali che abbiamo portato a soluzione, salvaguardando sempre stabilimenti e occupazione. Si riparta sulla strada giusta, insieme”, ha aggiunto il ministro.
Nel corso del confronto, Urso ha richiamato anche la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, ricordando di aver posto il tema all’ultimo Consiglio Competitività e di aver presentato un non-paper ai Paesi membri più coinvolti nella produzione del comparto. L’obiettivo è costruire un fronte comune per il riconoscimento del bianco come settore strategico europeo, con un piano dedicato, strumenti a sostegno degli investimenti produttivi e della domanda, reciprocità negli standard e piena estensione del CBAM ai prodotti a valle. “Come evidenziato dal Ministro Urso, l’apertura manifestata oggi da Electrolux a lavorare a soluzioni alternative rappresenta un primo segnale positivo. È particolarmente importante che l’azienda abbia preso atto della necessità di individuare un percorso condiviso con il Governo e le parti sociali, che il MIMIT accompagnerà e coordinerà per garantire la massima tutela dei lavoratori e la sostenibilità del futuro degli stabilimenti interessati. Ora è necessario proseguire il confronto con responsabilità per tradurre questa disponibilità in risultati tangibili”, ha dichiarato Bergamotto. Il confronto proseguirà nelle prossime settimane al Mimit, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti i siti coinvolti.
LE REAZIONI DEI SINDACATI
“Oggi si è aperta finalmente una discussione con Electrolux, che siamo pronti ad affrontare in sede istituzionale, purché serva a costruire un piano industriale nuovo che eviti chiusure e licenziamenti”. È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, e il segretario nazionale della Uilm, responsabile del settore elettrodomestici, Gianluca Ficco, al termine dell’incontro Electrolux, tenutosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Le lotte sindacali e le pressioni istituzionali hanno almeno per il momento scongiurato il rischio di azioni unilaterali da parte di Electrolux. Si apre così una discussione difficile, che affronteremo con responsabilità e pragmatismo, ma anche con la certezza che i problemi di competitività del settore degli elettrodomestici non possono essere scaricati sui lavoratori, ma piuttosto devono essere oggetto di interventi di sistema a livello nazionale ed europeo. La stessa multinazionale – hanno concluso i tre segretari – ha esplicitato che le radici della crisi sono da rinvenire nei costi della energia e delle materie prime, nelle storture della legislazione europea e nella durissima concorrenza asiatica”.
“Nell’incontro che si è svolto al Mimit sulla vertenza Electrolux oggi lunedì 15 giugno, alla presenza di parlamentari e di rappresentanti di regione e comuni, il Ministro del Made in Italy, Urso , in apertura dei lavori , ha invitato l’azienda a lavorare ad un nuovo piano industriale, alternativo e condiviso a quello presentato lo scorso 25 maggio, che sia condiviso e sostenibile nel lungo periodo”. Cosi Cisl e Fim Cisl commentano l’incontro su Electrolux a cui hanno partecipato il segretario confederale , Giorgio Graziani e per la segreteria della Fim Cisl, Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis. “Il ministro Urso ha proposto di calendarizzare degli incontri in sede Ministeriale nei prossimi mesi per discutere un piano che salvaguardi l’occupazione e i volumi produttivi. Electrolux ha accolto la proposta del Ministro Urso. Per la Cisl e la Fim è un passaggio importante che deve servire a respingere i 1.700 esuberi, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il trasferimento di parte della produzione all’estero o a terzisti. Durante gli incontri si dovrà partire dal mantenimento dei volumi produttivi e degli asset occupazionali e poi capire su quali leve innovative e organizzative la direzione di ElectrolUx intenda sviluppare efficienze. Il recupero di un tavolo negoziale e l’accantOnamento della minaccia di smantellamento industriale e occupazionale sostenuta dalla Multinazionale presentato al coordinamento nazionale lo scorso 11 maggio e confermato in sede Ministeriale lo scorso 25 maggio, è il risultato dell’immediato stato d’agitazione effettuato dal 12 di maggio in tutti gli stabilimenti con ore di sciopero (in media 25 ore per sito), del blocco degli straordinari delle flessibilità e il coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali. È importante il dossier aperto dal ministro Urso in Europa per trovare le condizioni necessarie per la stabilizzazione del settore elettrodomestico nel medio lungo periodo”, sottolineano ancora Cisl e Fim Cisl nella nota al termine dell’incontro.
– foto di repertorio Mimit –
(ITALPRESS).
Economia
Leonardo, dal gruppo Avincis un ordine per 15 elicotteri
Pubblicato
6 ore fa-
15 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Avincis – player leader nella fornitura di servizi aerei d’emergenza – ha annunciato ordini per 15 elicotteri di Leonardo, che comprendono dieci AW169 e cinque AW139, con consegne attese nel periodo 2028-2031, a sostegno sia di clienti esistenti sia dell’ingresso in nuovi mercati in Europa. La commessa – si legge in una nota – si inserisce nell’ambito del programma di Avincis di “ammodernamento e potenziamento della propria flotta elicotteristica” e in linea con “la sua strategia di crescita di lungo periodo nel campo del soccorso e del trasporto offshore a supporto dell’industria energetica“.
Tre dei dieci AW169 saranno rischierati in Svezia in configurazione eliambulanza, per operare nelle regioni di Uppsala e Vastra Gotalandsregionen nell’ambito di un contratto decennale assegnato ad Avincis dalle autorità locali. Il programma conferma la fiducia espressa dal mercato verso le straordinarie capacità operative di questo modello di elicottero, in grado di svolgere con grande affidabilità missioni fondamentali a tutela della vita e in condizioni complesse con elevata capacità di risposta, beneficiando di tecnologie e sistemi di navigazione e di missioni avanzati, elevate prestazioni e una cabina versatile. I nuovi ordini dimostrano inoltre la continua crescita del successo degli elicotteri di Leonardo per l’intero spettro di compiti che richiedono una pronta risposta elle emergenze: soccorso sanitario, ricerca e soccorso su terra e in mare.
Sono oltre 800 gli elicotteri di Leonardo che oggi svolgono tali missioni nel mondo, in particolare i modelli AW139 e AW169. Con un mercato dell’elisoccorso in crescita e sempre più orientato verso aeromobili più grandi e con maggiori capacità di carico, l’AW169 e l’AW139 si dimostrano un punto di riferimento per operatori in cerca di maggiori prestazioni, più spazio in cabina e maggior flessibilità operativa. Con ordini complessivi prossimi alle 400 unità per ogni tipo di missione, la presenza dell’AW169 continua a crescere grazia alla sua versatilità e a caratteristiche uniche, tra le quali la presenza di un sistema di alimentazione di tipo Apu (Auxiliary Power Unit) Mode che consente di fornire energia al sistema di climatizzazione, agli elettromedicali e alle radio quando l’elicottero è a terra con i rotori fermi: tale capacità assicura un’ottimizzazione dell’uso del tempo a disposizione oltre a maggior sicurezza e sostenibilità. L’AW139 resta leader assoluto a livello mondiale nella sua categoria di peso/dimensione, e uno dei programmi elicotteristici di maggior successo per l’intera industria di settore, con oltre 1.500 unità vendute a più di 300 operatori in circa 90 paesi e per molteplici ruoli operativi. La trasmissione dell’elicottero è in grado di continuare a funzionare anche in assenza di olio per oltre 60 minuti, caratteristica unica che offre maggior affidabilità e sicurezza, in particolare in missioni a medio e lungo raggio.
– foto ufficio stampa Leonardo –
(ITALPRESS).


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