Cronaca
Il welfare aziendale una risposta al crollo demografico in Italia
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4 anni fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Un’emergenza tra le più drammatiche e cogenti, eppure tra le meno raccontate e affrontate, anche dalla politica. Il crollo demografico che sta colpendo l’Italia, però, non è certo un fenomeno che può sorprendere, non è infatti una novità semmai una tendenza e per questo non deve cogliere impreparati. Se si parte dal presupposto che ogni componente della società, dagli individui alla collettività organizzata, giochi un ruolo decisivo nella partita della natalità, allora diventa subito chiaro che attraverso il welfare aziendale questo problema può trovare risposta. Per fortuna, le imprese si stanno dimostrando sempre più consapevoli. Riflessioni che sono state affrontate durante l’evento “La trappola della natalità. Il welfare aziendale per uscirne”, ospitato da Intesa Sanpaolo nella sede di via Monte di Pietà a Milano. L’appuntamento prende il titolo dal quasi omonimo libro dei giornalisti Luca Cifoni e Diodato Pirone (“La trappola delle culle. Perchè non fare figli per l’Italia è un problema e come uscirne”, Rubbettino, 2022): a discutere con loro sono intervenuti Luciano Malfer, direttore dell’Agenzia per la Coesione Sociale della Provincia autonoma di Trento, Patrizia Ordasso, responsabile degli Affari sindacali di Intesa Sanpaolo, Agnese Vitali, professore associato di demografia all’università di Trento, Maurizio Zordan, Ceo dell’azienda vicentina Zordan di Valdagno.
In Italia, spiega Pirone, “siamo passati da 60.5 milioni di abitanti di 7-8 anni fa ai meno di 59 milioni attuali, arriveremo a circa 55 milioni entro la fine del decennio e siamo destinati a ridurci, alla fine di questo secolo, a 37-38 milioni. Stando come stanno le cose non abbiamo le capacità di recuperare. E’ un’ottima notizia che il nostro paese sia uno dei più longevi nel mondo occidentale però questo effetto, accompagnato dall’effetto sfavorevole lato nascite, crea uno squilibrio”.
Uno squilibrio sicuramente amplificato dal Covid nel 2020, fatto sta che nel 2021 in Italia sono nati 399.000 bambini contro i 740.000 nati in Francia. Gli italiani fanno meno figli, ma soprattutto – a causa del crollo delle nascite nei decenni scorsi – sono pochi i genitori potenziali. Ecco quindi come siamo finiti nella ‘trappola demograficà, avvisano gli autori: una spirale distruttiva che porta con sè un’economia più debole, imprese poco innovative, pensioni insostenibili, scuole chiuse e territori desertificati. In una parola, il declino. Il libro prova a spiegare cosa è successo e propone nove azioni per stimolare persone, politica, amministrazioni e aziende a recuperare la necessaria “connessione emotiva con la società” e, per questa via, a investire sulla natalità.
“Il welfare aziendale è fondamentale per affrontare tutte le esigenze delle persone che lavorano nel Gruppo – racconta Patrizia Ordasso, responsabile degli Affari sindacali di Intesa Sanpaolo a Italpress – noi abbiamo un sistema di welfare integrato che quindi analizza i vari bisogni e cerca di andarvi incontro. Sul tema della genitorialità, negli anni abbiamo fatto iniziative innanzitutto per favorire la fruizione dei permessi da parte dei padri perchè è un modo anche per agevolare il lavoro femminile e permettere ai padri di aiutare nella cura dei figli. Perciò – prosegue – abbiamo esteso i permessi di legge nel caso di nascita di un figlio, abbiamo maggiorato la retribuzione per i congedi parentali per i padri prevista dalla legge e poi abbiamo creato dei pacchetti aggiuntivi nel caso di nascita di figli: per i giovani che entrano nel gruppo Intesa Sanpaolo, entro i primi dieci anni dall’assunzione c’è un bonus figli, un bonus casa e abbiamo deciso da quest’anno, assieme ai sindacati, di versare tutti gli anni un bonus in previdenza perchè bisogna pensare anche al futuro dei figli sin da quando nasconò.
Poi, aggiunge, “abbiamo una serie di iniziative fatte non direttamente da Intesa Sanpaolo ma dal fondo sanitario che agisce in funzione di prestazioni sanitarie, dal circolo ricreativo che organizza attività e supporto ai genitori del gruppo sin da quando i bambini sono piccoli, quindi anche la possibilità di recuperare babysitter, abbiamo asili aziendali e convenzioni con asili per supportare i genitori, inoltre cerchiamo di analizzare con i sindacati le situazioni emergenti”.
Sono misure che i dipendenti dimostrano di apprezzare: “Sì, è un’esigenza che i colleghi colgono e sfruttano. Solo a maggio, ad esempio, abbiamo esteso i congedi per i padri anche ai figli dei coniugi, inclusi quelli delle unioni civili, perchè le nostre famiglie sono in movimento. Solo ieri abbiamo firmato degli accordi per estendere permessi e agevolazioni economiche per figli anche agli affidi temporanei. Erano già ricompresi gli affidi preadottivi, ieri abbiamo esteso anche ai temporaneì. Quanto allo smart working, ‘noi lo facciamo dal 2015 ormai in modo diffuso. Siamo in trattativa con i sindacati per una revisione degli strumenti di lavoro flessibile e la possibilità di articolare l’orario in modalità che vadano incontro alle necessità delle famigliè.
‘E’ difficile uscirne senza pianificare – evidenzia Cifoni parlando con Italpress – il concetto è che serve agire prima di tutto sul fronte culturale, prendere atto che c’è questa emergenza. Questa è la prima azione da fare. E poi occorre mettere insieme gli strumenti coi vari attori. Lo stato deve fare la sua parte col sostegno economico che è importante ma da solo non basta. La società deve fare la sua parte e le imprese hanno un ruolo decisivo. Ci sono – prosegue – anche alcuni fattori culturali come il ritardo che abbiamo nel nostro paese sulla divisione dei ruoli tra uomo e donna all’interno della famiglia, un fatto che la letteratura scientifica dimostra che scoraggia la natalità perchè questa viene caricata spesso sulla parte femminile. Poi ovviamente c’è un tema di immigrazione, che è delicato ma va affrontatò.
Non meno “c’è un tema di lavoro femminile perchè laddove ce n’è un più alto tasso anche la natalità è migliore” e uno che riguarda “le nuove famiglie: le famiglie tradizionali sono una minoranza in questo paese perchè recentemente le unità familiari formate da una sola persona hanno superato la tipologia coppie con figli, quindi dobbiamo prendere atto di questa situazione e affrontarla nel mondo realè.
Il mondo reale, ragiona ancora Cifoni, è quello che interpella e dovrebbe dunque nutrire l’agenda politica: ‘Anche nella recente campagna elettorale c’è stata una certa attenzionè al tema della natalità. Dopodichè, però, “la politica spesso ha un orizzonte ristretto che va ai prossimi sei mesi, al prossimo anno, quando va bene alla legislatura, mentre la demografia di per sè ha un orizzonte decennale o anche di più. Serve quindi riuscire a capire che alcuni problemi vanno affrontati in maniera strutturale e non improvvisato, con tempi che purtroppo a volte non coincidono con quelli della politica. Ogni interesse, tuttavia, vista la situazione in cui versiamo, è positivò. “L’aiuto dello Stato è strategico ma non è sufficiente”, rimarca Pirone, secondo il quale è essenziale il contributo di “ogni molecola della società, i sindaci con la costruzione di più case popolari, le famiglie con il ritorno a una cultura della protezione dei bambini, le imprese che devono aiutare i dipendenti che desiderano procrearè.
E quindi il monito: “Ogni settore della società si deve sentire mobilitato. Dobbiamo capire che, se continuiamo a diminuire come popolazione, i danni saranno rilevanti e riguarderanno tutti”.
“I segni c’erano – interviene a rinforzo la demografa di Trento Agnese Vitali – e la situazione si poteva prevedere, ora finalmente se ne inizia a parlare”. Vitali illustra la “previsione inquietante” proposta da Istat un mese fa sul futuro della popolazione, con più anziani e famiglie più piccole, ma nota poi che “c’è margine per le politiche pubbliche per intervenire”. E cita il caso virtuoso delle province autonome di Trento e Bolzano, “uniche due a fecondità non bassa”, dove addirittura la media di figli nati per donna ha superato il dato di Svezia e Danimarca. Com’è stato possibile? I motivi sono molteplici, Vitali ne menziona tre: l’occupazione femminile più alta, la copertura di servizi per la prima infanzia estesa più che altrove, un mix di politiche pubbliche che funziona, dall’assegno unico universale che “esiste da molto tempo” ai congedi facoltativi per padri. Malfer, esperto di politiche famigliari tra i più accreditati in Europa, conosce bene la realtà trentina e sintetizza: “Oggi in Trentino il 40% della popolazione dipendente lavora in aziende che hanno adottato piani per la conciliazione del tempo vita-lavoro. I benefici si vedono dentro l’azienda” ma non solo perchè se “aumenta occupazione femminile, aumenta la natalità”, il che si traduce anche in un “fattore di competitività” per le imprese. Concorda Zordan, che rilancia: “Le aziende devono entrare in migliore connessione con il paese. Se queste si mettono in sintonia con la cultura del territorio, le persone non le rifiuteranno certamentè.
– foto xa1/Italpress –
(ITALPRESS).
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Cronaca
Gasperini “Mourinho merita l’abbraccio dei tifosi, poi testa alla partita”
Pubblicato
4 minuti fa-
13 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Nei confronti di Mourinho c’è stato un amore importante da parte dei tifosi e merita tutto il riconoscimento che la gente gli tributerà. Poi inizierà la partita e si lasceranno da parte i sentimenti». Lo ha detto il tecnico della Roma, Gian Piero Gasperini, alla vigilia della sfida di Champions League contro il Real Madrid, in programma all’Olimpico. «Per noi è un buon momento, abbiamo voglia di misurarci con una delle migliori squadre d’Europa, che ha grandissimi giocatori. E’ una gara di grande prestigio che vale per la classifica», ha aggiunto l’allenatore giallorosso. Gasperini ha parlato anche delle ambizioni europee della Roma: «Fare meglio della mia Atalanta in Champions è il mio obiettivo e la mia speranza, ma in questo momento non possiamo lanciare proclami. Il nostro calcio non può permettersi di annunciare di voler vincere la Champions o le altre coppe europee. Abbiamo bisogno che ognuno faccia crescere per bene il proprio orticello. Il percorso è ancora lungo».
Sul possibile interesse per Endrick, accostato da tempo ai giallorossi, il tecnico ha glissato: «Del mercato di gennaio in questo momento non mi interessa». E, a proposito di Mourinho, ha aggiunto con ironia: «Cosa gli invidio? Tante cose, ma la più importante è la capacità di farsi comprare giocatori come Diomande a quelle cifre».
Quanto alle condizioni della squadra, Koulierakis è rientrato in gruppo, mentre per Cristante servirà ancora un pò di tempo. Per il resto, Gasperini ha spiegato che non ci sono particolari problemi fisici, ma sarà necessario valutare il recupero dopo la dispendiosa partita contro il Como.
In conferenza stampa è intervenuto anche Donyell Malen, tornato sull’espulsione rimediata proprio contro il Como: «C’è grande frustrazione per quello che è successo, ma la mia intenzione non era quella di far male. Dopo la partita mi sono scusato. Da tempo non mi capitava di essere espulso. Domani sarà una gara diversa e farò il possibile per aiutare la squadra». L’attaccante ha poi parlato di Jude Bellingham, suo ex compagno al Borussia Dortmund: «E’ un calciatore davvero speciale, con grandissima qualità. Ho un ottimo rapporto con lui e sarà bello ritrovarci».
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Cronaca
Unobravo e Treccani insieme per promuovere l’alfabetizzazione emotiva a scuola
Pubblicato
4 minuti fa-
13 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – I recenti episodi di cronaca che hanno visto protagonisti studenti e giovani hanno riaperto il dibattito su come la scuola possa aiutare i ragazzi a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni, a partire dalla rabbia. Della rabbia a scuola si parla quasi sempre come di un comportamento da sanzionare. Quasi mai come di un’emozione da imparare a riconoscere e gestire. Un vuoto che molti adulti dicono di aver vissuto in prima persona: secondo il MINDex 2026 – il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani – realizzato da Unobravo con Ipsos Doxa, quasi 6 italiani su 10 dichiarano di non essersi sentiti supportati dalla scuola nello sviluppo dell’intelligenza emotiva e la metà 51% ammette di non avere gli strumenti per gestire le proprie emozioni. Imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni è una competenza che accompagna per tutta la vita: aiuta a crescere adulti più consapevoli e può contribuire a prevenire fenomeni come il bullismo, la violenza di genere, le discriminazioni e il mobbing.
Per rispondere a questa emergenza con proposte e strumenti concreti, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Unobravo, servizio di psicologia che offre percorsi di sostegno psicologico online e in presenza, ed Edulia dal Sapere Treccani, società del gruppo Treccani dedicata all’educazione e all’innovazione, hanno presentato “Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola”, un percorso formativo innovativo rivolto alle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia, pensato per promuovere l’alfabetizzazione emotiva nei contesti scolastici.
La conferenza stampa è stata promossa dall’onorevole Elena Bonetti e ha visto la partecipazione di Medici Senza Frontiere, con cui Unobravo collabora a ottobre sostenendo la sua campagna sulla salute mentale ‘Anche questa è curà.
I primi a chiederlo sono i ragazzi: dal Report 2025 dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo sul Disagio Giovanile emerge infatti che oltre il 72% degli studenti ritiene utili le iniziative di sensibilizzazione a scuola, chiedendo a gran voce più momenti di confronto guidato e l’accesso a sportelli di ascolto psicologico.
Il progetto – che ha visto la partecipazione attiva del team clinico di Unobravo nell’elaborazione dei materiali propedeutici all’iniziativa – adotta un formato coordinato che coinvolge l’intera comunità scolastica attraverso 6 appuntamenti: 3 webinar per i docenti per accedere a strumenti pensati per sostenere la consapevolezza emotiva in classe, e 3 eventi che vedranno studenti partecipare sia in presenza (presso la Sala Igea di Treccani a Roma) sia collegati in diretta streaming dalle aule di tutta Italia. Sul palco i volti del web più noti ai ragazzi dialogheranno con i professionisti della salute mentale di Unobravo, con cui i contenuti di ogni incontro sono stati elaborati per garantire il necessario rigore clinico. Interverrà anche Medici Senza Frontiere, con cui Unobravo collabora, che condividerà la propria mission con gli studenti attraverso la testimonianza di un operatore umanitario.
Il primo incontro, che vedrà sul palco i Papà per Scelta insieme a un terapeuta di Unobravo, cercherà di fornire agli studenti gli strumenti per riconoscere le proprie fragilità e costruire la propria identità, soprattutto in un’epoca in cui tecnologia, social e AI giocano un ruolo importante, tanto che 1 under30 su 2 ritiene che i social possano effettivamente educare alle emozioni*, considerandoli strumenti in grado di promuovere empatia e consapevolezza.
Si passerà poi all’incontro dedicato a quella che è l’emozione tra le più complesse da gestire ed esprimere per circa il 30% dei giovani GenZ, la rabbia: non un ‘comportamento da punire o correggerè, ma un segnale emotivo profondo da imparare a decodificare e canalizzare in modo costruttivo, di cui i ragazzi potranno discutere grazie alla testimonianza di Giulia Lamarca, sempre affiancata da un terapeuta di Unobravo.
Il ciclo di incontri si chiuderà con l’ansia, tema che sarà affrontato a partire dall’esperienza di Maurizio Merluzzo e con il contributo di un terapeuta di Unobravo: da quella sociale a quella da performance, è tra le emozioni che entrano sempre più a far parte della vita dei giovani; i dati dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo evidenziano proprio come il 24% degli studenti guardi alla propria vita con incertezza o sofferenza, percependo il futuro proprio con ansia o paura (circa il 22%).
A questi appuntamenti si aggiunge una piattaforma digitale dedicata alle scuole: uno spazio vivo di raccolta e condivisione di materiali utili, sviluppati con il team clinico di Unobravo. Questa ospiterà videopillole di esperti e terapeuti sui temi trattati, esercitazioni da portare in classe e ulteriori materiali di approfondimento; per tutti, invece, è disponibile “Emozionario – Il non dizionario delle emozioni” il dizionario ‘al contrariò realizzato da Unobravo in cui il testo non parte dalla definizione accademica di un’emozione, ma dalle frasi oggi di uso comune per esplorare le possibili sfumature.
“La salute mentale non comincia nel momento in cui una persona entra in terapia. Si costruisce molto prima, anche attraverso le parole che impariamo a usare per raccontare ciò che sentiamo, gli strumenti che abbiamo per comprenderlo e la possibilità di chiedere aiuto senza vergogna. Per questo la scuola ha un ruolo straordinario: è il luogo che raggiunge tutti i ragazzi e li accompagna proprio negli anni in cui si costruiscono identità, relazioni e modi di stare nel mondo. La scuola non può e non deve trasformarsi in un luogo di terapia, ma può fare qualcosa di altrettanto importante: dare ai ragazzi un linguaggio per riconoscere ciò che provano, adulti preparati con cui confrontarsi e spazi in cui sentirsi ascoltati. Con Unobravo abbiamo scelto di investire in questo progetto perchè sono gli stessi studenti a chiederlo. Ma sappiamo anche che un progetto, per quanto ampio e strutturato, non può colmare da solo un vuoto che riguarda l’intero Paese – dichiara Danila De Stefano, CEO e Founder di Unobravo -. Quel vuoto non nasce con questa generazione e non è una responsabilità di chi ogni giorno fa scuola. Quasi 6 italiani su 10 raccontano di non essersi sentiti sostenuti dalla scuola nello sviluppo dell’intelligenza emotiva e ancora oggi, per oltre l’80% degli italiani, il disagio psicologico è associato alla fragilità. E’ un problema culturale e, proprio per questo, richiede una risposta strutturale”.
“Se vogliamo davvero normalizzare la cura della salute mentale, non possiamo intervenire soltanto quando il disagio è già diventato sofferenza – aggiunge -. Dobbiamo costruire prima gli strumenti per riconoscerlo, comprenderlo e chiedere aiuto. Significa dare all’educazione emotiva uno spazio stabile nei percorsi scolastici, formare chi accompagna ogni giorno i ragazzi e rendere accessibili spazi di ascolto psicologico. Le istituzioni devono garantirne continuità e universalità; noi continueremo a mettere a disposizione competenze, dati e capacità di sperimentare nuovi modelli. Perchè l’educazione emotiva non dovrebbe essere una fortuna che dipende dalla scuola che frequenti, dal professore o professoressa che incontri, ma una parte essenziale dell’educazione che ogni ragazzo riceve”.
“La scuola è il luogo in cui si forma la nostra coscienza e in cui impariamo, giorno dopo giorno, a diventare individui. Oggi, però, molte delle sfide che studentesse e studenti si trovano ad affrontare hanno a che fare con la sfera emotiva e relazionale: dalla rabbia all’ansia, fino alla ricerca della propria identità. In questo percorso, le parole hanno un ruolo fondamentale: trovare le parole per raccontare ciò che sentiamo significa prima di tutto imparare a riconoscerlo, comprenderlo e condividerlo con gli altri – afferma Morris Barattini, Amministratore Delegato di Edulia dal Sapere Treccani -. Per questo, con “Sento dunque Sono” vogliamo offrire a docenti e studenti un linguaggio condiviso per dare un nome alle emozioni, esprimere ciò che si prova e aprire uno spazio di ascolto e incontro. Lo facciamo attraverso l’approccio che da sempre contraddistingue l’offerta educativa di Edulia: affiancare alla didattica tradizionale nuovi strumenti e modalità di formazione, che possano stimolare il confronto, il dialogo e la capacità di trovare le parole per raccontarsi. In questo percorso abbiamo individuato in Unobravo il partner ideale per realizzare il progetto: la sua expertise nel campo della salute mentale e il suo ruolo di riferimento in questo settore ci permettono di integrare la nostra vocazione educativa con competenze specifiche nell’ambito del supporto psicologico e dell’educazione emotiva, con l’obiettivo di offrire a scuole, docenti e studenti strumenti sempre più solidi e qualificati”.”L’esperienza di Medici Senza Frontiere nell’assistenza a persone che hanno vissuto eventi traumatici evidenzia come la salute mentale sia influenzata non solo dall’accesso a cure specialistiche, ma anche dalla qualità delle relazioni e degli ambienti in cui queste crescono e vivono – sottolinea Flavia Calò, Psicologa e Psicoterapeuta di Medici Senza Frontiere -. La scuola rappresenta uno dei contesti più importanti per promuovere il benessere psicologico. Investire nell’educazione emotiva significa fornire a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, gli strumenti necessari per sviluppare consapevolezza di sè, relazioni positive e capacità di affrontare le sfide della vita”.
– foto ufficio stampa Unobravo –
(ITALPRESS).
Cronaca
RSV, arriva in Italia un anticorpo monoclonale per prevenire la malattia
Pubblicato
4 minuti fa-
13 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Arriva in Italia, dopo l’approvazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), clesrovimab per la prevenzione della malattia del tratto respiratorio inferiore da virus respiratorio sinciziale (RSV) in neonati alla nascita o durante la loro prima stagione RSV. Clesrovimab è controindicato nei neonati con ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi dei suoi eccipienti. Clesrovimab è un anticorpo monoclonale (mAb) preventivo a lunga durata d’azione, progettato per offrire una protezione diretta, rapida e duratura per l’intera durata di una tipica stagione RSV, attraverso un singolo dosaggio fisso, non basato sul peso. L’approvazione della Commissione Europea ne autorizza la commercializzazione in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, nonchè in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
“L’arrivo in Italia di Clesrovimab rappresenta una nuova e importante opzione preventiva contro il virus respiratorio sinciziale, una delle principali cause di ospedalizzazione infantile che può provocare gravi bronchioliti e polmoniti sia nei neonati sani sia in quelli a rischio – afferma Paolo Manzoni,Direttore del Dipartimento di Medicina Materno-Infantile della ASLBI, Professore associato di Pediatria e Neonatologia della università di Torino e Principal investigator dello studio clinico SMART -. Grazie alla sua efficacia e al dosaggio fisso indipendente dal peso del neonato, questa innovativa risorsa è in grado di alleviare il peso dell’infezione sui neonati, sulle famiglie e sui reparti ospedalieri”.
Dall’efficacia clinica provata in laboratorio alla realtà quotidiana delle famiglie, come spiega Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata di MSD Italia: “L’arrivo in Italia di Clesrovimab rende finalmente disponibile anche nel nostro Paese la nuova opzione preventiva per le infezioni da Virus Respiratorio Sinciziale nei neonati e nei lattanti. Lavoreremo fin da subito al fianco delle autorità competenti a tutti i livelli, nazionale e regionale, per garantire nel più breve tempo possibile l’accesso a questa innovazione a tutela dei più piccoli. Ancora una volta – sottolinea – siamo orgogliosi di supportare il Servizio Sanitario Nazionale nel ridurre l’impatto clinico e organizzativo di una patologia insidiosa come la bronchiolite, proteggendo la salute dei neonati e offrendo serenità alle loro famiglie. La nostra missione rimane da sempre quella di innovare, in particolare nel campo della prevenzione e assicurare più vita e più vita di qualità a tutti, dal primo respiro”.
Una visione di prevenzione integrata che trova piena convergenza con le esigenze e le strategie dei dipartimenti di prevenzione locali: “Il virus respiratorio sinciziale rappresenta una delle infezioni stagionali più diffuse e una delle principali cause di ospedalizzazione infantile in Italia, con un impatto gravoso sulle famiglie e sull’intero Servizio Sanitario Nazionale – sottolinea Michele Conversano, Consulente della ASL di Taranto -. L’approvazione da parte di AIFA di Clesrovimab mette finalmente a disposizione della sanità pubblica un’ulteriore arma efficace. La somministrazione con dosaggio fisso può garantire, inoltre, semplicità organizzativa per i nostri servizi di prevenzione sul territorio: siamo pronti a integrare questa nuova profilassi nel nostro portfolio strategico a tutela della salute dei più piccoli.”
Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è un virus contagioso che causa infezioni stagionali diffuse e può portare a gravi condizioni respiratorie come bronchiolite e polmonite. Essendo una delle principali cause di ospedalizzazione tra i neonati a livello globale, persiste un bisogno insoddisfatto di opzioni preventive contro RSV sia per i neonati sani sia per quelli ad alto rischio durante la loro prima stagione di RSV. La stagione RSV solitamente coincide con il periodo che va dall’autunno alla primavera dell’anno successivo. La tempistica e la gravità in una determinata comunità o regione possono variare di anno in anno.
Complessivamente, la mortalità pediatrica correlata a RSV è stimata in circa 101.400 decessi ogni anno nel mondo.
A livello italiano, uno studio multicentrico prospettico che ha valutato la presentazione clinica e il rischio di ospedalizzazione da RSV nei bambini di età inferiore ai 5 anni in diverse regioni italiane nel corso di quattro stagioni epidemiologiche (2019-2020, 2021-2022, 2022-2023 e 2023-2024)3 ha stimato che RSV risultava nel 40,2% dei casi di infezione respiratoria acuta, la frequenza di ospedalizzazione è stata del 4,4% nei soggetti RSV-positivi e la degenza mediana di 5 giorni.
Inoltre, la durata media della malattia ha superato le due settimane, con il 40,9% dei bambini ancora sintomatico dopo 14 giorni e il 15,4% dopo un mese.
Queste evidenze sono coerenti con i dati di sorveglianza virologica italiana della stagione 2024-2025, e confermano la rilevanza epidemiologica dell’RSV nel contesto delle infezioni respiratorie pediatriche.
Secondo la rete RespiVirNet, su 59.674 campioni analizzati, l’RSV rappresenta nei bambini di età inferiore ai 2 anni il principale patogeno riscontrato nei tamponi analizzati.
“Gli anticorpi monoclonali per la prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale rappresentano uno dei traguardi più straordinari della medicina pediatrica negli ultimi decenni, offrendo uno scudo formidabile per azzerare o minimizzare l’impatto della bronchiolite nei neonati e nei lattanti. Questa innovazione permette di abbattere drasticamente i costi sanitari, sia nell’immediato – riducendo decessi, ricoveri ordinari e in terapia intensiva – sia nel lungo termine, prevenendo complicanze croniche in età adulta e garantendo la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale – commenta Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP) -. Per questo motivo, accogliamo con favore l’approvazione di Clesrovimab, nuovo efficace strumento di prevenzione a disposizione dei pediatri italiani nella strategia di immunizzazione universale contro RSV”.
“La protezione dei neonati dal Virus Respiratorio Sinciziale non può e non deve essere limitata ai soli mesi invernali. Per garantire un’equità di protezione e una vera prevenzione di prossimità, è fondamentale immunizzare anche i bambini nati fuori dalla stagione epidemica tipica di RSV – evidenzia Antonio D’Avino, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) . Anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione come Clesrovimab offrono ai pediatri di famiglia uno strumento straordinariamente flessibile, ed efficace. Grazie al dosaggio fisso indipendente dal peso del bambino, possiamo proteggere facilmente ogni neonato direttamente sul territorio sin dai suoi primi giorni di vita, riducendo le ospedalizzazioni per bronchiolite e sollevando le famiglie da una pericolosa minaccia”.
La precedente approvazione della CE è stata supportata dai risultati dello studio registrativo di Fase 2b/3 CLEVER (MK-1654-004; NCT04767373), nel quale sono state valutate la sicurezza e l’efficacia di una singola dose di clesrovimab somministrata a neonati pretermine e a termine (dalla nascita a 1 anno di età), nonchè dai dati ad interim della prima stagione RSV dello studio di Fase 3 SMART (MK-1654-007; NCT04938830), nel quale sono state valutate la sicurezza, l’efficacia e la farmacocinetica di clesrovimab rispetto a palivizumab nei neonati ad aumentato rischio di malattia grave da RSV. I dati clinici degli studi CLEVER e SMART sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine nel settembre 2025.
– foto ufficio stampa MSD –
(ITALPRESS).


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