Economia
Amplifon con EcoVadis per la sostenibilità della supply chain
Pubblicato
2 anni fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Amplifon ha adottato la piattaforma EcoVadis per valutare e incentivare il miglioramento continuo delle pratiche ambientali, sociali e di governance (ESG) dei propri fornitori, identificando aree di miglioramento e promuovendo azioni concrete per ridurre l’impatto ambientale e sociale. La piattaforma sarà utilizzata sia per identificare i “best performers” di sostenibilità con cui collaborare, 7sia per supportare le piccole e medie imprese nel loro percorso di miglioramento. “Questa iniziativa rappresenta un passo importante nell’integrazione dei criteri di sostenibilità nel processo di selezione e qualifica dei fornitori. La partnership con EcoVadis è fondamentale per accelerare il nostro programma di procurement sostenibile e ampliarne il perimetro, coinvolgendo un numero sempre maggiore di partner strategici”, commenta Cristian Finotti, Chief Procurement & Supply Chain Officer di Amplifon.
“Siamo felici di affiancare Amplifon in un percorso di sensibilizzazione e coinvolgimento dei fornitori sulle tematiche ESG. Grazie all’utilizzo della nostra piattaforma, saremo in grado di consegnare ad Amplifon gli strumenti utili per una valutazione dell’impatto della catena di approvvigionamento globale”, afferma Giulia Borsa, Regional Team Leader di EcoVadis.
Amplifon valuterà i fornitori più strategici e rilevanti per il proprio business a livello globale in tutte le geografie nelle quali opera. Le valutazioni non si limiteranno ai fornitori di apparecchi acustici, ma si estenderanno a tutti i principali attori della catena del valore dell’azienda, inclusi beni e servizi “core” quali marketing, IT, retail, logistica e costruzioni.
– Foto ufficio stampa Amplifon –
(ITALPRESS).
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Economia
Banco Bpm propone a Mps una fusione per creare un nuovo polo bancario
Pubblicato
4 ore fa-
7 Giugno 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Banco BPM ha deliberato all’unanimità di inviare a Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. una comunicazione nella quale Banco BPM ha rappresentato il proprio interesse ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti. L’operazione, strutturata secondo le modalità tipiche di un merger of equals, consentirebbe la creazione di un nuovo Gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà.
In tale contesto, l’operazione si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo Gruppo. In linea con tale approccio, l’aggregazione sarebbe improntata a un assetto di governance basato su criteri di equilibrio e rappresentatività, volto a riflettere il contributo e le specificità delle due banche e a garantire un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali, nonché a salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento.
L’operazione si fonderebbe su un chiaro razionale strategico, basato su una serie di elementi chiave che, nel loro insieme, esprimono i principali driver di creazione di valore del Gruppo risultante dall’aggregazione: creazione di un nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario domestico per dimensioni, in grado di far fronte alle nuove sfide dettate dall’evoluzione del mercato bancario e di sostenere la crescita del Paese; integrazione geografica con una copertura completa su tutto il territorio nazionale, con una radicata presenza nelle regioni italiane a maggiore potenziale (in particolare, primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto) e un rafforzamento del posizionamento competitivo anche in diverse regioni del Centro e del Sud Italia; complementarità industriale delle fabbriche prodotto ed elevato upside derivante dalla loro possibile ottimizzazione, con riferimento sia alle attività storicamente esternalizzate da MPS e recentemente internalizzate da Banco BPM, sia alle fabbriche prodotto complementari apportate dal polo MPS-Mediobanca; ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A., la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del Gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders; significativo potenziale sinergico a regime superiore a Euro 1,1 miliardi al lordo delle imposte, di cui oltre Euro 650 milioni di sinergie di costo e oltre Euro 450 milioni di sinergie di ricavo, a loro volta generate per circa Euro 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni di euro dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto; raggiungimento di una scala operativa adeguata a sostenere gli investimenti tecnologici e il posizionamento competitivo, consentendo di competere con i principali operatori internazionali e i nuovi player digitali. capitalizzazione di Borsa stimata potenzialmente superiore a Euro 50 miliardi, con conseguente rafforzamento del posizionamento nel mercato dei capitali e ampliamento della base investitori
L’operazione presenterebbe altresì una significativa attrattività dal punto di vista finanziario per tutti gli azionisti, che beneficerebbero di: una posizione patrimoniale ai vertici del settore, con un CET1 ratio fully loaded pro-forma pari a circa il 15%, senza considerare gli ulteriori benefici potenziali derivanti – a valle delle verifiche normative e regolamentari del caso – dall’eventuale estensione del Danish Compromise alla partecipazione in Generali; una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro, valorizzando le sinergie sopra indicate al netto dei costi di integrazione, stimati in circa 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte; una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa Euro 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale. Banco BPM auspica di poter avviare in tempi rapidi un confronto con MPS e il suo management, al fine di esplorare l’opportunità e, in presenza di un reciproco interesse, definire i principali elementi di una possibile aggregazione attraverso un percorso strutturato e collaborativo. L’operazione consentirebbe la creazione di un nuovo leader di mercato, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà e il loro forte legame con i territori di riferimento. In quanto operazione concordata e sviluppata secondo un approccio di merger of equals, il percorso di integrazione favorirebbe una realizzazione più efficace dell’aggregazione, una minimizzazione del rischio di esecuzione e una piena valorizzazione delle complementarità industriali, a beneficio degli azionisti e di tutti gli stakeholder, contribuendo al contempo al rafforzamento del sistema bancario italiano.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Folgiero “Mini nucleare sulle navi, l’Italia è già partita”
Pubblicato
10 ore fa-
7 Giugno 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – “Studiamo il nucleare a mare da tempo. Non siamo gli unici: è in atto una corsa globale al nucleare di quarta generazione che rivoluzionerà il trasporto marittimo”. Lo rivela Pierroberto Folgiero, Ceo di Fincantieri in una intervista a “Il Corriere della Sera”.
“Una nave alimentata a energia nucleare può navigare per 20-25 anni senza bisogno di carburante e abbattendo di molto l’impatto ambientale. Per l’Italia e l’Europa una grande opportunità” afferma. “Con il nucleare di quarta generazione e l’automazione nella quale siamo leader potremo scrivere un nuovo capitolo anche in tema di crescita, filiere industriali, autonomia energetica. Nel mondo navale la miniaturizzazione dei reattori non è una novità. Esistono già applicazioni militari da molti decenni. La quarta generazione, però, ha caratteristiche di sicurezza diverse e utilizza sistemi di raffreddamento alternativi all’acqua pressurizzata. Noi studiamo quelli di raffreddamento a piombo”.
Sull’alimentazione dei mini reattori Folgiero spiega “Possono essere alimentati a plutonio, cioè con lo scarto prodotto dal reattore tradizionale che a sua volta parte dall’uranio. Questo plutonio ha ancora una grandissima carica energetica ed è ‘geopoliticamentè più disponibile. Non lo devi ottenere da chi estrae uranio: è combustibile esausto dei reattori tradizionali”.
Su questo progetto Fincantieri sta lavorando “con diversi partner. Collaboriamo con la Marina Militare nell’ambito del progetto Minerva e con attori come Ansaldo Nucleare e Newcleo”. L’Italia è in grado di giocare questa partita, perchè “quello che non si sa è che disponiamo di competenze significative. Non siamo un Paese nucleare, ma molte aziende ed esperti italiani continuano a lavorare nei principali programmi nucleari internazionali”. Folgiero, infine, sui primi test in mare, conclude: “Detto che è sempre difficile indicare i tempi dell’innovazione tecnologica, gli esperti concordano per ora sull’inizio del prossimo decennio”.
foto: IPA Agency
(ITALPRESS).
Economia
Unioncamere, la produttività cresce coi giovani: +7,2% di produttività per le imprese che attraggono talenti under 35
Pubblicato
1 giorno fa-
6 Giugno 2026di
Redazione
NAPOLI (ITALPRESS) – L’invecchiamento della forza lavoro in Italia non è solo un’emergenza demografica, ma un freno alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese. Emerge dalle ultime analisi di Unioncamere e del suo Centro studi Tagliacarne sulla base di elaborazioni originali e da fonti istituzionali, presentate nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di commercio in corso a Paestum. Le stime di Unioncamere parlano chiaro: le aziende capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 segnano un +7,2% di produttività e, mostra l’Istat, le imprese con più giovani corrono più delle altre, registrando una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali.
La propensione a fare innovazione di processo cresce fino ai 36 anni di media degli occupati e quella di prodotto fino ai 42, per poi flettere vistosamente. Data la composizione attuale della forza lavoro, il risultato è che il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta a innovare (Istat). Mettere in campo azioni in grado di invertire la marcia, facendo, ad esempio, tornare in Italia la metà dei giovani expat, produrrebbe un beneficio enorme, stimato in 12 miliardi di euro, pari a mezzo punto del Pil. “Le nuove generazioni vivono con minori barriere culturali, territoriali e sociali rispetto al passato”, ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Grazie ad iniziative come l’Erasmus si sentono naturalmente cittadini europei. L’Europa è uno spazio concreto di studio, lavoro, opportunità. Confrontano salari, qualità del lavoro, accesso all’innovazione e possibilità di crescita. È un cambiamento culturale profondo, che parla di una nuova idea di vita, famiglia e realizzazione personale. Valorizzare la loro creatività e la capacità di innovazione richiede uno sforzo comune. Le Camere di commercio sono in campo e pronte a fare da ponte tra imprese e sistema della formazione”.
Negli ultimi vent’anni gli occupati over 50 sono raddoppiati (passando dal 20% a circa il 40%), mentre la quota degli under 35 è crollata dal 35% a meno del 25% (Cnel). Eppure, i giovani sono il vero motore della trasformazione. Come mostra il Sistema informativo Excelsior, di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le imprese annualmente destinano circa il 28% dei contratti che hanno preventivato di effettuare agli under 30. Ma lo scorso anno, il 48% di queste posizioni era considerata difficile da coprire, in prevalenza (il 31%) per assenza di candidati. Guardando in prospettiva, gli scenari di Excelsior mostrano una situazione oggettivamente delicata: tra il 2026 e il 2029, considerando la domanda delle imprese e della Pubblica amministrazione e il numero di giovani in uscita dall’Università, potrebbero mancare oltre 13mila laureati Stem l’anno, soprattutto ingegneri, economisti e medici. Investire sulle nuove generazioni farebbe fare un balzo in avanti alla ricchezza prodotta nel Paese.
Un caso emblematico è quello dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Nell’ultimo decennio i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia sono quasi raddoppiati, passando da 37mila a 70mila (+85%) (Eurostat). Il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 è pari a ben 159,5 miliardi di euro (il 7,5% del PIL nazionale) (Cnel). Non è solo una perdita demografica: è una perdita di energie, competenze e futuro. Oggi in Italia emigrano 8 giovani ogni mille, più del doppio della Germania e più della Spagna (Eurostat). Le stime Unioncamere mostrano che se si riuscisse a far rientrare anche solo la metà dei 20-34enni emigrati negli ultimi cinque anni (poco più di 250 mila), si genererebbe un impatto economico fino a 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto di PIL.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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