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Politica

Mattarella “Non si devono più piangere morti assurde sul lavoro”

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UDINE (ITALPRESS) – “Il segno di Lorenzo Parelli è destinato a rimanere nella vita di chi lo ha conosciuto, amato e apprezzato la sua passione. Io sono qui per esprimere la mia vicinanza e partecipazione all’immenso e insanabile dolore dei suoi genitori, della sorella, di amici e compagni di Lorenzo. E’ una ferita profonda che interroga l’intera comunità, a partire da quella scolastica di cui era parte. Il suo percorso formativo lo aveva portato in azienda ma è accaduto quello che non deve e non può accadere. La morte di un ragazzo con il dolore lancinante che l’accompagna, ci interroga affinchè non si debbano più piangere morti assurde sul lavoro”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento all’Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine, ricordando il 18enne morto in fabbrica a Lauzacco, nell’ultimo giorno di uno stage.
“La sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto, assicurarla è un dovere inderogabile”, ha sottolineato il capo dello Stato, per il quale “i valori del lavoro per i giovani e per chiunque non possono essere associati alla dimensione della morte. La sicurezza sul lavoro si trova alle fondamenta della sicurezza sociale, cioè del valore fondante di una società contemporanea”.
“Quando si parla di diritto al lavoro, di diritti del lavoro, di diritti sui posti di lavoro, sovente non sono i giovani al centro delle preoccupazioni. Un ritardo che ci mette in coda alle statistiche europee – ha aggiunto Mattarella -. Sono apprezzabili i percorsi che accompagnano i giovani ad entrare nel mondo del lavoro che deve rispettarli nella loro dignità di persone, di lavoratori e cittadini, che dia ai giovani quel che a loro spetta e consenta loro di esprimere le proprie capacità affinchè possano costruire il domani. E’ una necessità per il futuro stesso dell’intera società”.

– foto ufficio stampa Quirinale –

(ITALPRESS).

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Politica

Il Governo assicura a Malta condivisione sul monitoraggio della petroliera russa

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ROMA (ITALPRESS) – Si è svolta a Palazzo Chigi una riunione presieduta dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla quale hanno partecipato il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano. Al centro dell’incontro la situazione della nave LNG Arctic Metagaz, battente bandiera russa, che trasporta consistenti quantitativi di gas, olio pesante e gasolio e che da alcuni giorni si trova alla deriva, senza equipaggio, nel Mar Mediterraneo.

Premesso che l’imbarcazione si trova attualmente all’interno della zona SAR maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il Governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento. L’Italia ha inoltre confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Politica

In corso al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa convocato da Mattarella / Video

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ROMA (ITALPRESS) – Ha preso il via al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa, convocato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. All’ordine del giorno “la guerra in Iran e in Medioriente; analisi della situazione internazionale e degli effetti della crisi in corso”.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Politica

Referendum, Meloni “Riforma per i cittadini, è un’occasione straordinaria”. “Nessuna possibilità che mi dimetta” / Video

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MILANO (ITALPRESS) – Questo referendum è un’occasione straordinaria, non dovete voltarvi dall’altra parte, non stavolta, non restate a casa, vi riguarda tutti. Noi ce la stiamo mettendo tutta per modernizzare questo Paese però questa volta non ce la facciamo da soli, abbiamo bisogno di voi. Perché quel segno, quella croce sul si, è più di una croce sul foglio, è l’idea del Paese in cui crediamo, il futuro che vogliamo lasciare ai nostri figli. Insieme possiamo aprire una pagina nuova per la giustizia italiana, per la nostra nazione. Quando gli italiani decidono di scrivere il proprio futuro non c’è niente che li possa fermare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo all’evento sul referendum della giustizia al Teatro Franco Parenti di Milano, promosso dai gruppi parlamentari di Fdi di Camera e Senato.

“Votate no contro la Meloni? Intanto non c’è nessuna possibilità che io mi dimetta, voglio arrivare alla fine della legislatura – ha aggiunto poi la premier -. Voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro: quindi se non amate questo governo ma vi piace la riforma potete votare si. Avrete comunque occasione di mandare a casa questo governo alle prossime politiche, intanto però avrete una giustizia riformata e più moderna”. Questa riforma “non serve al governo, serve a tutti i cittadini, anche quelli che non votano e non mi detestano”, ha concluso.

“Non facciamo questa riforma perché ce l’abbiamo con qualcuno, qui nessuno ha in mente di liberarci della magistratura. Quello che noi abbiamo in mente è sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati, ma soprattutto per i cittadini, perché quello che non funziona lo pagano gli italiani. Noi a loro abbiamo promesso una nazione migliore”.

La riforma della giustizia è sostenuta con convinzione da tantissimi magistrati, perché serve a restituire alla magistratura quel prestigio umiliato da logiche correntiste e restituire ai cittadini la fiducia nella giustizia. La riforma non è contro i magistrati ma è per tutti i magistrati e con loro per tutti i cittadini. In passato, gli sforzi per riformare la giustizia sono naufragati per colpa dei vertici dell’Anm”.

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Il governo viene accusato “di deriva illiberale, questo non torna perché la separazione delle carriere e’ in vigore in 21 dei 27 paesi Ue. O sono tutti scivolati verso la deriva illiberale o sono tutti avanti e noi siamo rimasti indietro. Ci accusano di essere anti europeisti ma ci attaccano se vogliamo avvicinare l’Italia al resto d’Europa”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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