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L’ASTERISCO – MANCA L’ANIDRIDE CARBONICA, STOP ALL’ACQUA FRIZZANTE: ECCO COSA STA SUCCEDENDO

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Nei giorni scorsi cercavo, come tanti, l’acqua frizzante nei supermercati. Ora scopro perché manca: è finita l’anidride carbonica, la CO2, e quindi senza di quella non si può più avere l’acqua gassata, almeno se la si vuole di una certa marca. Da “Acqua Sant’Anna”, il più grosso produttore europeo di acque oligominerali con un miliardo e mezzo di bottiglie all’anno, fanno sapere infatti che le linee di produzione delle acque gassate sono state fermate per mancanza di anidride carbonica. E la stessa cosa vale anche per altre ditte concorrenti. Subito qualcuno si domanderà: ma c’è troppa anidride carbonica in atmosfera e non ne abbiamo abbastanza per gli usi alimentari? E poi è la stessa anidride carbonica che contribuisce all’effetto serra naturale e noi la mettiamo nell’acqua per renderla frizzante? E’ bene subito specificare che parliamo di due cose differenti: il problema di un eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera deriva dalle attività antropiche, poiché le emissioni di CO2 atmosferica oggi sono soprattutto il risultato della combustione di fonti energetiche fossili. Il biossido di carbonio ha molte applicazioni in ambito industriale (serve per il trasporto dell’energia, principalmente come refrigerante o liquido di raffreddamento) e nell’industria alimentare. Poiché è inodore, insapore e atossica, una volta trattata e purificata non serve soltanto per gassare le bevande, ma è fondamentale per preparare i surgelati e nei processi di conservazione delle confezioni in atmosfera modificata di alimenti (per esempio nelle insalate prelavate). Molto ampio è anche l’uso nel settore sanitario. Pensate che il processo di carbonatazione artificiale risale al 1767, mentre è nel 1783 che in Svizzera Jacob Schweppes nel 1783 la prima acqua minerale gassata. Oggi, quando parla di “produzione” di anidride carbonica si pensa subito alle emissioni nocive, ma in realtà c’è un comparto industriale che la produce e la immagazzina per venderla. E anche quel comparto industriale ora è messo a terra dalla crisi energetica, dai rincari record delle materie prime e dalla siccità che sta impoverendo le fonti.

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