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L’ASTERISCO – MANCA L’ANIDRIDE CARBONICA, STOP ALL’ACQUA FRIZZANTE: ECCO COSA STA SUCCEDENDO

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Nei giorni scorsi cercavo, come tanti, l’acqua frizzante nei supermercati. Ora scopro perché manca: è finita l’anidride carbonica, la CO2, e quindi senza di quella non si può più avere l’acqua gassata, almeno se la si vuole di una certa marca. Da “Acqua Sant’Anna”, il più grosso produttore europeo di acque oligominerali con un miliardo e mezzo di bottiglie all’anno, fanno sapere infatti che le linee di produzione delle acque gassate sono state fermate per mancanza di anidride carbonica. E la stessa cosa vale anche per altre ditte concorrenti. Subito qualcuno si domanderà: ma c’è troppa anidride carbonica in atmosfera e non ne abbiamo abbastanza per gli usi alimentari? E poi è la stessa anidride carbonica che contribuisce all’effetto serra naturale e noi la mettiamo nell’acqua per renderla frizzante? E’ bene subito specificare che parliamo di due cose differenti: il problema di un eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera deriva dalle attività antropiche, poiché le emissioni di CO2 atmosferica oggi sono soprattutto il risultato della combustione di fonti energetiche fossili. Il biossido di carbonio ha molte applicazioni in ambito industriale (serve per il trasporto dell’energia, principalmente come refrigerante o liquido di raffreddamento) e nell’industria alimentare. Poiché è inodore, insapore e atossica, una volta trattata e purificata non serve soltanto per gassare le bevande, ma è fondamentale per preparare i surgelati e nei processi di conservazione delle confezioni in atmosfera modificata di alimenti (per esempio nelle insalate prelavate). Molto ampio è anche l’uso nel settore sanitario. Pensate che il processo di carbonatazione artificiale risale al 1767, mentre è nel 1783 che in Svizzera Jacob Schweppes nel 1783 la prima acqua minerale gassata. Oggi, quando parla di “produzione” di anidride carbonica si pensa subito alle emissioni nocive, ma in realtà c’è un comparto industriale che la produce e la immagazzina per venderla. E anche quel comparto industriale ora è messo a terra dalla crisi energetica, dai rincari record delle materie prime e dalla siccità che sta impoverendo le fonti.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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VISTI DA ROMA (CON GIAN MARCO CENTINAIO) – 26 LUGLIO 2026

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VISTI DA ROMA (CON GIAN MARCO CENTINAIO) – 26 LUGLIO 2026
Gian Marco Centinaio, già caporgruppo della Lega al Senato, poi Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo del governo Conte 1, Sottosegretario Mipaaf del governo guidato da Mario Draghi, oggi è impegnato a Roma come Vice Presidente vicario del Senato: un ruolo di assoluto primo piano sullo scenario politico italiano. Ogni domenica su Pavia Uno Tv e Lombardia Live 24 Centinaio farà il punto sull’attualità politica e sull’attività di governo per spiegare in modo semplice ai cittadini lombardi e ai pavesi cosa succede nella stanza dei bottoni. A intervistarlo in merito il conduttore e giornalista Emanuele Bottiroli.

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