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Economia

Furlan “Sistema economico finanziario centrale per lo sviluppo”

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“Dal voto sono uscite confermate le previsioni della vigilia. Ora si tratta di capire se il nuovo corso politico resisterà, con responsabilità e autorevolezza, alle posizioni estreme in politica interna e internazionale cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale da parte di alcuni settori della maggioranza uscita vittoriosa. Da questa tenuta dipenderà il grado della nostra preoccupazione come interpreti delle attese del mondo del lavoro, per un Paese socialmente più eguale e internazionalmente più sicuro, sempre dalla parte dell’Europa e dell’Occidente. È comunque evidente che, come già successo, la diffusione del populismo e della demagogia, che da anni pervadono il dibattito pubblico e politico, ha trovato consolidamento nell’astensionismo e in un pericoloso disinteresse verso le logiche collettive e nelle forze politiche di stampo sovranista e nazionalista, quelle che nella storia, e ancora oggi in molti Paesi, hanno arretrato le conquiste civili, cancellato diritti, limitato le libertà, rinnegato la democrazia, aperto contrapposizioni e conflitti fra i popoli”. Così Fulvio Furlan, segretario generale Uilca, commenta il risultato elettorale in apertura del 7° congresso nazionale del sindacato. “Ora vedremo quale governo si formerà, quali saranno le sue iniziative, in particolare per quanto riguarda il lavoro, i diritti e i temi sociali. Noi continueremo a svolgere con determinazione il nostro ruolo e sotto questo profilo resta invariata la posizione che abbiamo sempre espresso, di fermo contrasto a qualsiasi impostazione o proposta politica che possa mettere in discussione diritti acquisiti e il loro ampliamento e i principi democratici e costituzionali del nostro Paese e la sua collocazione, chiara e senza ambiguità, nell’Unione Europea e nell’alleanza atlantica”, ha aggiunto. L’apertura dei lavori congressuali, a 24 ore dal voto, è stata l’occasione per chiedere alle forze politiche, a nome del sistema del credito italiano, “di partecipare e di condividere una visione di indirizzo più sociale e a non disinteressarsi delle sorti di un settore centrale per la vita del Paese. Riteniamo si debba assumere piena consapevolezza dell’assoluta centralità che riveste il sistema economico finanziario, e farne comprendere la rilevanza anche alle parti politiche e alle istituzioni che invece dimostrano una disattenzione miope e per certi aspetti irresponsabile”, ha spiegato. Per Furlan “dalle scelte delle aziende dei nostri settori e dal lavoro delle donne e degli uomini che noi rappresentiamo dipende il corretto utilizzo e la corretta destinazione di risorse indispensabili per lo sviluppo del Paese, tra cui, in primo luogo, quelle del Pnrr”. Tanti i temi affrontati dal segretario generale nel corso della relazione: dal fenomeno sempre più urgente della desertificazione bancaria al problema, divenuto ormai di interesse sociale, delle pressioni commerciali. Su entrambi la Uilca è impegnata in primo piano e ha lanciato due campagne di coinvolgimento: la prima, condotta con il sostegno dell’Anci, “Chiusura filiali? No Grazie”, per sensibilizzare tutte le parti coinvolte e l’opinione pubblica su un tema che, oltre i rilievi economici, ha pesanti impatti sociali con varie implicazioni tra cui, ovviamente, anche occupazionali. La seconda, “Basta pressioni commerciali”, vuole essere un richiamo a tutti i soggetti coinvolti ad assumersi le proprie responsabilità in ottica di benessere collettivo. Dalla questione delle esternalizzazioni, che “se devono avvenire siano esternalizzazione da un’azienda e non dal settore”, alle aggregazioni bancarie, dove conta che qualsiasi operazione societaria abbia una concreta e solida prospettiva industriale e occupazionale e punti a “realizzare realtà in grado di coniugare la vocazione d’impresa con il ruolo sociale che le banche devono svolgere”. Dalla centralità del contratto nazionale al ruolo, costruttivo, delle relazioni sindacali e del sindacato come baluardo fondamentale e indispensabile della democrazia rappresentativa; dalle pari opportunità, intese come garanzia di parità di condizioni competitive, al lavoro agile, come strumento a favore di un solido sistema di welfare per le famiglie e non come occasione per tagliare i costi. Circa il settore assicurativo, il segretario generale ha ricordato che è in corso il confronto per il rinnovo del contratto nazionale e che ritiene “necessaria una rapida soluzione positiva”, mentre sul credito cooperativo ricorda che “è uno di quei poli necessari per diversificare il settore bancario e renderlo sempre più funzionale a favorire lo sviluppo del Paese e i territori”.
(ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Uilca-

Economia

L’inflazione a dicembre accelera all’1,2% su base annua

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ROMA (ITALPRESS) – Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua (dal +1,1% del mese precedente). In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% (+1,0% nel 2024).

L’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’”inflazione di fondo”) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo rispettivamente dell’1,9% (+2,0% nell’anno precedente) e del 2% (+2,1% nel 2024). La lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli Alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e lavorati (da +2,1% a +2,6%), in parte attenuata dalla diminuzione di quelli degli Energetici regolamentati (da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%).

Nel mese di dicembre l’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera (da +1,7% a +1,8%), come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,7% a +1,9%). Il ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +1,5% a +2,2%) e dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2% a +2,2%) si accentua.

L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,1% anche per fattori stagionali) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi di altri aggregati, tra cui quello degli Energetici regolamentati (-0,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%). In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione su base mensile pari a +0,2% e del +1,2% su base annua (in accelerazione da +1,1% di novembre).

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Nella media del 2025, la variazione tendenziale dell’indice armonizzato è pari a +1,7% (+1,1% nel 2024). “A dicembre, secondo le stime preliminari, l’inflazione sale a +1,2%, tornando al livello di ottobre. Nella media 2025, i prezzi al consumo risultano cresciuti dell’1,5% rispetto all’anno precedente, in accelerazione in confronto al dato registrato nel 2024 (+1,0%) – commenta l’Istat -. Sull’andamento dell’inflazione in media annua pesa la dinamica dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024) e quella dei Beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). Nel 2025 l’inflazione di fondo si ferma a +1,9% (da +2,0% del 2024)”.

-Foto IPA Agency-
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Conti pubblici, nel terzo trimestre del 2025 l’indebitamento netto delle Ap in rapporto al Pil è stato pari al -3,4%

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ROMA (ITALPRESS) – Nel terzo trimestre 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche (AP) in rapporto al Pil è stato pari al -3,4% (-2,3% nello stesso trimestre del 2024). Lo rende noto l’Istat. Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,4% (1,6% nel terzo trimestre del 2024).

Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3% (2,2% nel terzo trimestre del 2024). La pressione fiscale è stata pari al 40%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

A fronte di una variazione dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dell’1,8%. La quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 42,3%, è diminuita di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie si attesta al 22,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

“Nel terzo trimestre del 2025 il quadro di finanza pubblica mostra una pressione fiscale in diminuzione e un indebitamento in crescita rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente – commenta l’Istat -. Nello stesso periodo, si registra un forte aumento del potere d’acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009, mentre la spesa per consumi finali rimane debole. Per le società non finanziarie, dopo la crescita dell’ultimo trimestre, si osserva una diminuzione della quota di profitto, in continuità con la tendenza in atto dalla seconda metà del 2023. Aumenta lievemente il tasso di investimento”.

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-Foto IPA Agency-
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Economia

Per l’Epifania la “calza” resta un rito diffuso, la spesa media stimata è di 64 euro

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ROMA (ITALPRESS) – La Befana tiene, ma con un profilo “misurato”. Per l’Epifania 2026 il 66% degli italiani prevede di celebrare l’ultimo appuntamento delle festività invernali facendo trovare ai bimbi un dono sotto forma di calza, mentre il 34% non farà regali. La tradizione, però, resta più sentita nel Centro e nel Mezzogiorno, dove la quota di chi prepara la calza sale rispettivamente al 71 e al 70%, contro il 61% del Nord: un divario che segnala un radicamento territoriale ancora forte per questa ricorrenza. È quanto emerge dal consueto sondaggio condotto da IPSOS per Confesercenti sui consumi delle festività invernali.

La spesa complessiva stimata è pari a 64,05 euro in media, ma l’importo “tipico” è più basso: la mediana si ferma a 40 euro, a conferma di un’Epifania fatta soprattutto di piccoli pensieri. Si spende meno tra i 18-34 anni (media 42,69 euro; mediana 25) e di più tra i 35-65 (media 72,77 euro; mediana 50). E il Centro-Sud non è solo l’area dove la Befana è più diffusa: è anche quella dove risulta più generosa, con il Mezzogiorno che esprime i valori più alti (media 75,65 euro; mediana 50), nettamente sopra il Nord (media 57,30; mediana 30) e il Centro (media 57 euro circa; mediana 40).

Quando si sceglie di fare un dono, nella stragrande maggioranza dei casi si resta fedeli alla formula classica: riportando le risposte a 100 tra chi regala qualcosa, la calza raccoglie il 94% delle preferenze (97% tra i 18-34 anni), contro un 6% che indica altro. Tra questi prevalgono soluzioni alternative comunque “leggere” e immediate: piccoli giocattoli e giochi tascabili, libri e albi illustrati, articoli di cartoleria, gadget e oggettistica (tazze, portachiavi), accessori per capelli e bigiotteria, capi semplici come calze e pigiami, prodotti per la cura della persona e set benessere per il bagno, qualche acquisto di tecnologia di base (cuffiette, cover, cavi, mini powerbank), materiali creativi e kit di bricolage, peluche, fino a buoni regalo o ricariche.

“L’Epifania conferma un tratto che attraversa tutta la stagione delle feste: la voglia di non rinunciare ai momenti simbolici, ma con una spesa prudente e selettiva”, commenta Confesercenti. “La calza funziona perché è flessibile: permette un regalo ‘su misura’, fatto di piccoli acquisti e attenzione alla qualità. È una ricorrenza che resta più ‘di comunità’ nel Centro-Sud, dove la tradizione della calza è più diffusa e si traduce anche in un budget mediamente più alto, pur dentro una logica di regali piccoli e mirati – prosegue Confesercenti -. Non è un secondo Natale: è l’ultimo appuntamento delle festività e premia acquisti rapidi e su misura – dolciumi, piccoli giocattoli, articoli per la persona – spesso realizzati sotto casa. Per la rete dei negozi di vicinato è un passaggio importante perché intercetta un consumo capillare, legato alla fiducia nel punto vendita e al radicamento nei territori”.

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– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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