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OMICIDIO GIGI BICI, BARBARA PASETTI CONDANNATA A 16 ANNI

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OMICIDIO GIGI BICI, BARBARA PASETTI CONDANNATA A 16 ANNI
E’ stata condannata dal tribunale di Pavia a 16 anni Barbara Pasetti, a processo con rito abbreviato per l’omicidio volontario di Luigi Criscuolo, conosciuto a Pavia come Gigi Bici, per l’occultamento del cadavere, detenzione illegale di arma e anche tentata estorsione. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale di risarcimento di centomila euro per ciascuna delle cinque parti civili.

I pubblici ministeri Valentina Terrile e Andrea Zanoncelli avevano chiesto la condanna a 14 anni per Barbara Pasetti, la fisioterapista 40enne della frazione Calignano di Cura Carpignano.

L’udienza si è svolta con rito abbreviato. Barbara Pasetti è intervenuta, chiedendo scusa ai familiari di Criscuolo e spiegando di aver agito per paura per se stessa e per suo figlio per difendersi dalle presunte minacce di Criscuolo.

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"Le scuse di Barbara Pasetti? Non me ne faccio nulla e non mi interessano. L’avrei detto anche se l’avessero condannata all’ergastolo": questa la reazione di Katia, seconda figlia di Luigi Criscuolo, subito dopo la sentenza di condanna a 16 anni per la donna che ha ucciso suo padre, conosciuto da tutti a Pavia come Gigi Bici. "L’unica cosa che conta – ha aggiunto, in lacrime, Katia Criscuolo all’uscita del Tribunale – è che mio padre non me le restituirà nessuno. Senza di lui la mia vita è precipitata. Ho perso 30 chili, non riesco più ad avere un lavoro". La condanna a 16 anni, in un processo celebrato con rito abbreviato, era il massimo che si poteva ottenere.

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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