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VOGHERA, MAMMA STRANGOLA FIGLIO DI UN ANNO

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VOGHERA, MAMMA STRANGOLA FIGLIO DI UN ANNO
Aveva detto ad una vicina di essere un po’ depressa, da qualche tempo era seguita anche da un professionista privato. Stamane al 112 è arrivata una drammatica telefonata, quella di una nonna disperata per Luca, il nipotino di un anno che non respirava più. I carabinieri della stazione di Voghera si sono precipitati poco dopo le 9 in via Mezzana, area residenziale della città, insieme al personale del 118. Hanno trovato Elisa Roveda, 45 anni in stato di choc. “Ho ucciso mio figlio», si è limitata a dire ai militari, prima di essere portata al Policlinico S. Matteo di Pavia in psichiatria.

Gli operatori del 118 non hanno potuto far altro che constatare il decesso del piccolo Luca, è stato strangolato dalla madre.

La donna lavorava come impiegata in un ufficio di commercialista non lontano da casa sua. Il padre del piccolo, Maurizio Baiardi, autotrasportatore, secondo una prima ricostruzione era uscito per andare al lavoro e un’ora dopo è arrivata la madre della donna, che ha trovato il nipote morto e la figlia in stato di choc e ha subito chiamato il 118. Per il piccolo Luca non c’è stato nulla da fare.

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La 45enne si trova ora in stato di fermo in ospedale per una serie di accertamenti, dopodichè i magistrati, superato lo choc, la interrogheranno in presenza di un avvocato. La vicenda è nelle mani della Procura della Repubblica di Pavia.

Tanto il cordoglio dei vogheresi appena appresa la notizia. Il sindaco Paola Garlaschelli scrive sulla sua pagina social: “Rimaniamo attoniti di fronte ad un bimbo strappato alla vita da un gesto terribile. Attendiamo di sapere di più dalle forze dell’ordine sulla tragedia che questa mattina ha sconvolto la nostra città. Per ora, un pensiero di dolore enorme e di vicinanza alla famiglia”.

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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