Economia
Pensioni, Sbarra “La fuga in avanti di Giorgetti non fa bene al dialogo”
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3 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “La fuga in in avanti del Ministro Giorgetti sulle pensioni non fa bene al dialogo e richiede un chiarimento con il Governo”. E’ quanto sottolinea il segretario generale della Cisl in un lungo e articolato intervento sul quotidiano cattolico Avvenire. “Le parole del ministro Giorgetti al Meeting di Rimini vanno nella giusta direzione quando richiama la necessità di sostenere, con la prossima manovra, la crescita economica , i redditi dei lavoratori e pensionati , delle famiglie alle prese con il carovita ed un’inflazione che erode il potere di acquisto di salari e pensioni”, precisa Sbarra. “Destano, invece , preoccupazione quando si sofferma sull’inemendabilità delle regole pensionistiche alla luce della crisi demografica italiana, per più di un motivo. Il primo è di metodo: il Ministro all’Economia sa bene che sul tema, affrontato più volte negli incontri a Palazzo Chigi, è aperto un tavolo specifico al Ministero del Lavoro con le parti sociali, dove si cerca la quadra sui possibili e necessari cambiamenti per far evolvere la previdenza italiana nel solco dell’inclusione, della flessibilità, di una maggiore sostenibilità sociale. Negli incontri il Governo ha sempre sostenuto la volontà di modificare la Legge Fornero riconoscendo la validità delle proposte e le priorità poste a base della piattaforma unitaria del sindacato confederale oggetto di approfondimenti anche in sede tecnica”.
“Questa fuga in avanti rispetto a un percorso che lo stesso Governo ha voluto non fa bene al dialogo e richiede un chiarimento”, aggiunge il leader Cisl.
“Il secondo aspetto che rende quelle dichiarazioni allarmanti riguarda l’impostazione ragionieristica che continua ad associare le pensioni ad un privilegio, non a un diritto maturato nel lavoro e – soprattutto – al principale driver di coesione e continuità intergenerazionale. Vero: l’inverno demografico è uno dei più grandi ostacoli a un progetto di sviluppo del Paese – sottolinea Sbarra -. Ma di fondo continuano ad essere invertiti gli elementi dell’equazione: la sostenibilità sociale non è il punto di arrivo, ma quello di partenza di una inversione di tendenza della crisi demografica. Ed è precondizione anche per una nuova sostenibilità economica e finanziaria delle riforme. Le famiglie non cresceranno mai obbligando i giovani a lavorare fino ed oltre i 70 anni, spesso con contratti di lavoro saltuari , flessibili , atipici , che uniti al sistema contributivo comporteranno pensioni da fame”.
“Occorre impegnarsi con investimenti pubblici e privati per alzare i tassi di occupazione giovanile e femminile, orientare gli interventi alla qualità e stabilità del lavoro, introducendo una pensione di garanzia per i giovani falcidiati dal contributivo puro, in modo tale che nessuno possa restare sotto una soglia minima di decenza. Bisogna dare maggiore flessibilità in uscita, mettere in campo una più forte tutela previdenziale per le donne, per chi svolge lavoro di cura, per i lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti. C’è da rafforzare la previdenza complementare e da rilanciare il potere d’acquisto delle pensioni in essere. Sono questi i termini su cui la Cisl sta impostando la trattativa con il Governo. E su questi elementi valuterà in Manovra i risultati del negoziato”, conclude il segretario generale della Cisl.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).
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Economia
Giorgetti “Non si va a picco, resta il quadro di crescita delineato dal Governo”
Pubblicato
9 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Non si va a picco, al contrario, allo stato attuale non vengono evidenziati scostamenti tali da alterare significativamente il quadro di crescita delineato dal governo. Sono in corso anche delle verifiche, rispetto a quelle che è la fondamentale causa di scostamento, cioè i nuovi crediti in attesa del superbonus, di cui stanno si stanno valutando legittimità e quindi permanenza”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time alla Camera.
“Per quanto riguarda la settima revisione del Pnrr, è semplicemente un percorso, un passaggio tecnico – ha aggiunto Giorgetti -, è una delle nove richieste di revisione attualmente all’esame della commissione europea, in particolare la richiesta di modifica è finalizzata ad assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi concordati con la Commissione Europea entro le scadenze previste, ha carattere prevalentemente tecnico”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Materie prime critiche, al via il Fondo nazionale del Made in Italy da 900 milioni
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9 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Con l’affidamento a Invimit della gestione del Fondo Real Asset e a Fondo Italiano d’Investimento di quella del Fondo Imprese, il Fondo Nazionale del Made in Italy (FNMI) entra nella fase operativa. Istituito dalla legge quadro sul Made in Italy (legge n. 206 del 27 dicembre 2023) promossa dal Mimit, e attuato di concerto con il MEF, il Fondo dispone di una dotazione complessiva di 900 milioni di euro per rafforzare le filiere strategiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche.
“Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia”, dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “L’obiettivo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, ridurre le dipendenze dall’estero e consolidare la sovranità industriale dell’Italia”.
Nel dettaglio, il Fondo Real Asset dispone di una dotazione di 300 milioni di euro ed è destinato agli investimenti nella componente immobiliare delle filiere strategiche nazionali. Il Fondo Imprese, con una dotazione di 600 milioni di euro, realizzerà invece investimenti diretti e indiretti, a condizioni di mercato, nel capitale delle imprese operanti nelle filiere strategiche. Particolare attenzione sarà riservata all’intera catena del valore delle materie prime critiche: dall’estrazione alla lavorazione e alla trasformazione, dall’approvvigionamento alla distribuzione, fino al riciclo e al riuso. Il Fondo potrà inoltre intervenire nelle ulteriori filiere strategiche individuate dal Comitato tecnico strategico istituito presso il Mimit.
Nel complesso, i due strumenti mirano ad affiancare alle risorse pubbliche nuovi capitali privati, sostenendo la crescita delle imprese e gli investimenti nei settori decisivi per l’autonomia industriale del Paese.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Rapporto Confcommercio, meno negozi ma imprese più forti. Rischio desertificazione nelle città
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11 ore fa-
22 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Tra il 2018 e il 2025 gli esercizi al dettaglio calano da 666 mila a 570 mila (-14,4%), ma aumentano produttività ed efficienza con un boom di fatturato per discount (+101,1%) ed e-commerce (+41,9%). Il Sud mantiene una maggiore capillarità commerciale, grazie anche al turismo e autoimprenditorialità. E’ questa in sintesi la fotografia scattata dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia e illustrata a Roma alla presenza, tra gli altri, del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, e del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il commercio si conferma un settore forte con una produttività del lavoro a +61% in trent’anni contro +5% dei servizi e +9% dell’economia. Il commercio italiano, quindi, cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività ma perde presenza fisica sul territorio, infatti, la desertificazione nelle città resta il nodo critico.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ricorda che “le tensioni geopolitiche, le trasformazioni degli scambi internazionali, l’evoluzione delle tecnologie e i cambiamenti nelle abitudini di consumo richiedono alle imprese una capacità di adattamento sempre maggiore. Eppure, proprio in questo contesto, il commercio italiano continua a dimostrare una straordinaria capacità di trasformarsi ed essere competitivo, in termini di fatturato e di produttività. Le trasformazioni richiedono politiche dedicate: meno burocrazia e provvedimenti fiscali equi che favoriscano gli investimenti in sostenibilità e innovazione – prosegue -. Occorrono interventi destinati alla crescita imprenditoriale della GDO, degli esercizi commerciali specializzati e delle imprese di prossimità. E’ importante un’Agenda Urbana che valorizzi il ruolo del terziario di mercato nelle città. In una parola, serve una scelta politica di fondo che consideri il commercio non come un settore tra gli altri, ma come una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese”, conclude Sangalli.
“E’ necessario creare le condizioni affinchè le trasformazioni non si traducano in impoverimento del tessuto economico e commerciale del Paese, dobbiamo governare la transizione. Non ci rassegniamo a questo scenario di desertificazione, perchè il commercio di prossimità è un presidio di sicurezza e di socialità”, afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel ricordare alcuni provvedimenti fatti dal governo per il settore come “la tassazione doganale europea sui pacchi di piccola entità al fine di contrastare il fenomeno devastante di milioni di pacchi di cui nessuno accerta il contenuto reale mettendo in ginocchio il commercio”.
“Nel disegno di legge sulle piccole e medie imprese e gli esercizi artigianali vi sono diverse norme a cominciare dal passaggio generazionale, ma anche una norma che contrasta le false recensione, ovvero le recensioni che sono fatte per colpire una avversario commerciale e turistico senza mai essere stato in quel locale. Oggi chiunque può mettere una recensione purchè dimostri di esserci stato effettivamente. Inoltre – prosegue il ministro -, il disegno di legge sulla concorrenza è in corso di approvazione nel prossimo Consiglio dei ministri che sarà domani, è il quarto disegno annuale di legge sulla concorrenza fatto da questo governo, nei precedenti 15 anni ne fecero solo due. A breve faremo un decreto imprese, prima della sessione di bilancio, in cui interverremo ancora una volta sia per quanto riguarda le semplificazioni amministrative e burocratiche, sia per quanto riguarda il costo dell’energia per le nostre famiglie e per le nostre imprese”, conclude Urso.
Nel dettaglio del report, il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Allo stesso tempo, però, gli addetti diminuiscono con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%) e aumenta sensibilmente (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio. Tutti segnali, questi, di una rete più rarefatta ma mediamente più strutturata. Il dato più rilevante riguarda le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172 mila a 220 mila euro (+27,9%), un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali.
L’analisi delle formule distributive evidenzia forti differenze con i discount alimentari che registrano la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie. Cresce anche il numero di attività legate all’aggregato e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, risultano in difficoltà gli ipermercati (-8,4%) e gli ambulanti (-14,9%). Sul piano territoriale, il Mezzogiorno mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese.
Una tenuta legata anche alle minori opportunità di lavoro dipendente, che favoriscono l’autoimprenditorialità, al ruolo degli incentivi e all’aumento dei flussi turistici. Ma questa resilienza può avere una doppia lettura: da un lato rappresenta una ricchezza sociale ed economica, dall’altro potrebbe anticipare un futuro processo di riduzione più rapido dei negozi anche al Sud.
– Foto Confcommercio –
(ITALPRESS).


L’ASTERISCO *diegosocialmediajournalist* ORRORE E INCIVILTÀ: CUCCIOLI E CANI STRAGE DAL CALDO E DALL’ABBANDONO. ORA BASTA: DENUNCIARE È UN DOVERE MORALE
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