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LA VOCE PAVESE – PAVIA, PISTE CICLABILI DA RIPENSARE

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LA VOCE PAVESE – PAVIA, PISTE CICLABILI DA RIPENSARE
"Vogliamo piste ciclabili vere". L’associazione “Il sellino spiritato“ a Pavia ha inserito questo auspicio tra i sogni per il nuovo anno. L’obiettivo è una città vivibile, inclusiva e senza morti sulle strade. "Occorre rendere sicuri ed efficienti i percorsi ciclabili – sostengono gli attivisti dell’associazione guidata dal presidente Simone Melani -, utilizzando anche strumenti a basso costo come le bike lane. Basta ciclopedonali che rendono pericolosa l’interazione tra pedone e bicicletta e non incentivano la mobilità lenta". Uno dei problemi annosi della Pavia universitaria e della salute sono le piste ciclabili che non si congiungono e non consentono un percorso in linea, in sicurezza. L’ultimo tratto da realizzare e per il quale sono stati appaltati i lavori è quello dalla stazione agli istituti universitari scientifici, fino ad arrivare a poca distanza dal policlinico San Matteo: 440mila euro finanziati dal Piano nazionale di ripresa per realizzare 2,33 chilometri di pista, richiesti a gran voce dai ciclisti. In questo tratto rientra anche un troncone ciclopedonale di via Monti che non rispecchia le richieste dei ciclisti. Perché è ciclopedonale, perché non si collega, ma anche perché gli automobilisti continuano a parcheggiare. Pericoloso anche il tratto che da viale Golgi porta a via Aselli-via Brichetti dove saranno realizzati altri lavori, mentre in via Ferrata la pista ciclopedonale esistente sarà ampliata fino a 2,5 metri e protetta con un divisore in muratura. Più in generale serve nuova segnaletica orizzontale e verticale per proteggere i percorsi dedicati ai ciclisti.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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VISTI DA ROMA (CON GIAN MARCO CENTINAIO) – 26 LUGLIO 2026

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VISTI DA ROMA (CON GIAN MARCO CENTINAIO) – 26 LUGLIO 2026
Gian Marco Centinaio, già caporgruppo della Lega al Senato, poi Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo del governo Conte 1, Sottosegretario Mipaaf del governo guidato da Mario Draghi, oggi è impegnato a Roma come Vice Presidente vicario del Senato: un ruolo di assoluto primo piano sullo scenario politico italiano. Ogni domenica su Pavia Uno Tv e Lombardia Live 24 Centinaio farà il punto sull’attualità politica e sull’attività di governo per spiegare in modo semplice ai cittadini lombardi e ai pavesi cosa succede nella stanza dei bottoni. A intervistarlo in merito il conduttore e giornalista Emanuele Bottiroli.

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