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Cronaca

EUTANASIA. IN REGIONE LOMBARDIA SI DISCUTE DI CURE PALLIATIVE, MAZZALI “ASCOLTARE LE PARTI SOCIALI”

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Il diritto a non soffrire come alternativa al suicidio assistito. Questa la proposta che emerge dai seminari regionali su ‘cure palliative e fine vita’, organizzati dal Network ‘Ditelo sui tetti’, rete con più di 100 associazioni cattoliche aderenti, in contemporanea in 9 Regioni italiane (Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Toscana, Sicilia e Veneto), tra cui la Lombardia, che oggi ha ospitato a Palazzo  Pirelli l’incontro ‘The Care day – Libertà e dignità nella cura’. A intervenire anche Barbara Mazzali, Assessore regionale a Turismo, Moda e Marketing Territoriale di Regione Lombardia e esponente di Fratelli d’Italia. 

 “E’ legittimo e democratico che le Regioni dialoghino con la società civile su un tema etico così complesso come il fine vita- afferma Mazzali-. Oggi ascoltiamo coloro che sostengono cure palliative capaci di ridurre al massimo il dolore delle persone gravemente malate come alternativa a chi vede come unica opzione il suicidio medicalmente assistito. Una proposta su cui riflettere proprio oggi, giorno in cui le firme a supporto della legge di iniziativa popolare sul fine vita sono state depositate in Consiglio regionale della Lombardia.  Mentre le opposizioni di centrosinistra hanno subito elogiato l’iniziativa, noi siamo qui a continuare a porci domande e a dialogare con esperti, accademici, giuristi,  associazioni, perché crediamo nel valore della vita. Al contrario di coloro, che, forse certi di avere una qualche innata superiorità morale, sono convinti di avere già la soluzione già in tasca: aiutare a morire”.

Andando al concreto, Mazzali aggiunge: “Nonostante la Regione Lombardia sia avanti in materia di cure palliative, la strada da percorrere è ancora molta. Su 10 milioni di abitanti lombardi, secondo i dati Agenas, il fabbisogno di cure palliative è di 140.000, di cui 33.500 di cure palliative specialistiche. Serve, quindi,  rimboccarsi le maniche e lavorare per aumentare le Unità di Cure Palliative Domiciliari, nonché i posti letto negli Hospice. Un grosso lavoro e grossi investimenti ma la vita è un mistero che vale più di qualsiasi altra cosa”.

A precisare la proposta delle associazioni del Network ‘Ditelo sui tetti’ è stato Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast, organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani e membro fondatore della rete ‘Ditelo sui tetti’: “C’è chi vuole imporre come soluzione all’infermità, la morte – afferma Di Leo-.  Noi, al contrario siamo fermamente convinti che la vera risposta alla malattia sia concedere libertà e dignità alla cura. Con lo scopo di sensibilizzare e offrire strumenti efficaci ai decisori politici delle singole Regioni partecipanti, affinché possano prendere la giusta decisione su questo delicatissimo argomento”. Per Di Leo “Ci troviamo di fronte a un’ideologia che promuove indifferenza verso le sofferenze altrui, mettendo a rischio la dignità delle vite fragili. Riteniamo di fondamentale importanza attuare politiche sociali e sanitarie che consentano a tutti il ‘diritto a non soffrire’ attuando cure palliative e assistenza continuativa anche domiciliare, diritto che la sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale descrive quale essenziale per ogni persona. Questa è la priorità assoluta. Non si sopprime un malato, ma lo si cura.”

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Cronaca

Elezioni Ungheria, vince Magyar “Orban si è congratulato per la nostra vittoria”

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ROMA (ITALPRESS) – Con lo spoglio delle elezioni politiche ungheresi al 45,7%, il partito Tisza di Pèter Magyar avrebbe la maggioranza dei due terzi al parlamento di Budapest che gli consentirebbe di apportare modifiche alla costituzione. A Tisza andrebbero 135 seggi, mentre il partito Fidesz del premier uscente Viktor Orban si fermerebbe a 57. All’estrema destra di Mi Hazànk andrebbero 7 seggi. “Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, mi ha telefonato per congratularsi per la nostra vittoria alle elezioni”, scrive su X Magyar.
Alle 19 di oggi si sono chiusi i seggi. Alla consultazione è stata registrata un’affluenza vicina ai livelli record: alle 18.30 aveva votato il 77,8% degli aventi diritto.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Cronaca

Omicidio nel Varesotto, un uomo di 30 anni ucciso per un debito di poche centinaia di euro

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OLONA (VARESE) (ITALPRESS)- Un uomo di 30 anni è stato ucciso nella notte a Induno Olona, nel Varesotto, al termine di una violenta rissa scoppiata in strada tra due nuclei familiari. Il giovane è stato colpito al fianco con un’arma bianca durante lo scontro ed è deceduto a causa delle ferite riportate.

Al termine di serrati accertamenti investigativi, i Carabinieri coordinati dalla Procura della Repubblica di Varese hanno sottoposto a fermo un 50enne, ritenuto responsabile di aver inferto il colpo mortale. L’uomo, che ha riportato a sua volta una ferita da taglio, è stato fermato nella tarda serata dopo la ricostruzione dell’accaduto.

Secondo quanto emerso dalle indagini, all’origine della rissa vi sarebbe una questione economica legata a un debito di poche centinaia di euro, che nei giorni precedenti aveva già provocato tensioni e discussioni tra le persone coinvolte.

L’incontro tra i familiari, avvenuto in via Porro, sarebbe degenerato rapidamente in uno scontro fisico con esito mortale. Nel corso del sopralluogo i militari hanno rinvenuto e sequestrato due coltelli, una mazza ferrata e altri oggetti atti a offendere, alcuni dei quali con tracce ematiche.

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Tutti i soggetti identificati sono stati denunciati in stato di libertà, a vario titolo, per rissa e porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere.

-Foto di repertorio IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Cronaca

La Voce Pavese – Pavia Innovation Week, tanto rumore poca eredità

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Oggi parliamo di innovazione o meglio di come spesso la raccontiamo, perché tra eventi, passerelle e storytelling il rischio è sempre lo stesso: fare tanto rumore e lasciare poco. Prendiamo la Pavia Innovation Week, una settimana di incontri, ospiti, talk e nomi importanti, una manifestazione che sulla carta prometteva molto: contaminazione, visione e futuro. Ma la domanda resta una, semplice e inevitabile: cosa resta davvero al territorio? La sensazione, osservando il programma e gli appuntamenti svolti, è quella di un evento da “tutto e niente”. “Tutto” perché dentro c’è stato di tutto: tecnologia, cultura, impresa, università, startup, comunicazione. “Niente” perché è mancato un filo rosso chiaro, una direzione precisa, una ricaduta concreta. È il classico rischio del calderone: mettere insieme tanti contenuti senza costruire un’identità, senza scegliere davvero cosa si vuole essere. Perché l’innovazione non è una parola da usare nei titoli ma un processo che richiede selezione, visione e anche la capacità di dire “no”: non si può parlare di tutto nello stesso modo nello stesso spazio aspettandosi che il risultato sia incisivo. Poi c’è il tema del glamour: ospiti nazionali, nomi forti, visibilità mediatica, tutto utile e legittimo ma attenzione, perché il rischio è che un evento diventi una vetrina più che un motore, un racconto più che una trasformazione. E allora la domanda vera diventa un’altra: quale eredità lascia la Pavia Innovation Week, un progetto concreto, una rete stabile tra imprese, un’opportunità reale per i giovani, un investimento che resta oppure contenuti che si esauriscono nel tempo di un post? Non è una critica sterile ma una riflessione necessaria, perché eventi così hanno un potenziale enorme ma devono scegliere, essere contenitori o strumenti, perché innovazione non è riempire un programma ma lasciare un segno e oggi più che mai i territori hanno bisogno di segni concreti, non solo di riflettori.

Per interagire e/o chiedere diritto di replica scrivete a emanuele@bottiroli.it.

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L’articolo La Voce Pavese – Pavia Innovation Week, tanto rumore poca eredità proviene da Pavia Uno TV.

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