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Economia

Enav, contratto con Teledife per nuovo radar base aerea di Sigonella

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ROMA (ITALPRESS) – Il Gruppo ENAV, a valle di specifico mandato emesso dallo Stato Maggiore Aeronautica, ha sottoscritto un contratto con Teledife (Direzione Informatica Telematica e Tecnologie Avanzate del Ministero della Difesa) per la fornitura, l’installazione e la messa in esercizio di un nuovo radar per la sorveglianza del traffico aereo svolta dall’Aeronautica Militare presso la Base aerea di Sigonella. Il progetto sarà realizzato da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese a guida ENAV con Techno Sky, società del Gruppo ENAV responsabile della gestione e della manutenzione hardware/software- di impianti e sistemi utilizzati per la gestione del traffico aereo e Leonardo.
Sotto il Comando Aeroporto di Sigonella, l’Aeronautica Militare fornisce il supporto operativo, tecnico e logistico agli Enti e Reparti schierati o in transito sulla Base aerea, assicurando i servizi per lo svolgimento delle attività di volo.
Dalla Base aerea di Sigonella, l’Aeronautica Militare gestisce inoltre la fase di avvicinamento/allontanamento per i voli civili che operano sull’aeroporto di Catania Fontanarossa con circa 70 mila movimenti l’anno coordinati attraverso la torre di controllo di ENAV. Il nuovo radar è quindi strategico sia per le attività di natura militare che civile. Il contratto è stato sottoscritto dall’Amministratore Delegato del Gruppo ENAV Pasqualino Monti e dal Direttore di Teledife, il Tenente Generale del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito Italiano Angelo Gervasio.
L’Amministratore Delegato Pasqualino Monti ha dichiarato: “Questo contratto rappresenta la capacità delle imprese e delle istituzioni italiane di fare sistema per la modernizzazione del Paese nello sviluppo tecnologico delle infrastrutture e dei sistemi di gestione del traffico aereo sia a difesa dei confini nazionali che per garantire l’efficienza dei voli civili. Dopo i contratti con Repubblica Dominicana e Tunisia di qualche settimana fa, questa ultima commessa è la conferma che la nuova strategia che stiamo portando avanti per far crescere le attività sul mercato non regolamentato sta dando risultati concreti. Siamo confidenti di raggiungere tutti gli obiettivi comunicati al mercato pochi mesi fa”.
Nello specifico, il contratto, della durata di due anni, prevede la fornitura del nuovo Radar e degli apparati della sala che ospiterà i controllori di volo comprese le attività di installazione e messa in esercizio del nuovo apparato. E’ inoltre previsto l’ammodernamento della sala radar e il rifacimento completo degli impianti afferenti. Per minimizzare l’impatto operativo, durante l’esecuzione dei lavori, sarà messa a disposizione una sala di controllo trasportabile da cui i controllori del traffico aereo di Sigonella potranno operare senza interruzioni del servizio. Nell’ambito del contratto, Leonardo fornirà il radar ATC primario della Famiglia ATCR-33S Next Generation e quello secondario SIR-S/I. Queste tecnologie ed i servizi correlati, funzionali al progressivo rinnovamento dell’intera capacità di sorveglianza del controllo del traffico Aereo dell’Aeronautica Militare, saranno pienamente integrati con quelli già in uso alla Forza Armata e con i sistemi di sorveglianza in dotazione a ENAV.

– Foto: ufficio stampa Enav –

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Economia

Giorgetti “Possibile crescita del Pil all’1%, l’Italia si è dimostrata resiliente”

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CERNOBBIO (ITALPRESS) – “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell’impatto della guerra commerciale dei dazi sia dell’impatto della crisi del Medio Oriente. Oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all’1%”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Italo, Montezemolo “In Germania una nuova sfida, so che ce la faremo”

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ROMA (ITALPRESS) – Lo sbarco di Italo in Germania “significa molto, se penso a come partimmo, col fondamentale sostegno di alcuni amici e di Banca Intesa”. Così il presidente di Italo, Luca Cordero di Montezemolo, in un’intervista a Milano Finanza. “La concorrenza è un vaccino, non un virus, e dalla nostra esperienza italiana, da cui anche Banca Intesa ha avuto un guadagno eccellente dal suo investimento, intendiamo muoverci per l’operazione in Germania. In Italia abbiamo fatto segnare un boom dell’utilizzo del treno rispetto all’aereo, prima era al 30% rispetto al 70%, ora l’utilizzo del mezzo sui binari si è capovolto come proporzioni. E abbiamo migliorato la qualità del servizio, delle stazioni e dei mezzi. Ci hanno guadagnato tutti”, spiega. Su possibili paletti tedeschi, Montezemolo dice: “Non lo so, certo qualcosa ci aspettiamo dall’ultimo operatore nazionale monopolista rimasto nei paesi europei, Deutsche Bahn. So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un monopolio quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso proprio a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania”. Poi, sul perché Italo ha scelto la Germania, aggiunge: “Perché è un paese perfetto per il treno, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia, ed è in ritardo dal punto di vista delle infrastrutture e del grado di soddisfazione della clientela”.

In principio saranno collegate 18 città tedesche con 50 servizi giornalieri. Poi la Germania è il cuore dell’Europa, possiamo collegare il Nord, dall’Olanda al Mare del Nord, tutto l’Est, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria, e il Sud, con l’Italia. E poi faremo lavorare i tedeschi, i fornitori. Si tratta di un’operazione da 3,6 miliardi, 26 treni più un’opzione per altri 14 e 30 anni di manutenzione, 2.500 assunzioni in Germania tra dirette e indirette, una società tedesca con management e personale tedesco. Stiamo allestendo la macchina, che avrà un software italiano ma un hardware tedesco”. Infine, sulla crisi del settore auto, Montezemolo sottolinea che “le regole europee non hanno di certo aiutato perché fissare al 2035 la fine dei motori termici è stato sbagliato. L’Europa ha dato un bel colpo all’auto. Poi non ha aiutato il fatto che le case automobilistiche non hanno capito prima la crisi che stava arrivando. In terzo luogo, non ha aiutato il fatto che i giovani non desiderano più le auto ma preferiscono cambiare lo smartphone. Quarto elemento sono le zone a traffico limitato che hanno ridotto la circolazione e ovviamente anche l’aspetto climatico. Quinto elemento il boom delle macchine piccole, che ha ridotto i margini di molto e l’avvento di quelle cinesi“, chiosa.

– foto IPA Agency –

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Economia

Desertificazione commerciale e piattaforme online delocalizzano 16,7 miliardi di consumi

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ROMA (ITALPRESS) – Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di spesa delle famiglie. È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio. L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità.

Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale. A subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. A livello regionale è invece il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di spesa delle famiglie non più trattenuta dal circuito economico locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche il Veneto, con circa 1,2 miliardi, la Toscana, anch’essa intorno a 1,2 miliardi, e la Sicilia, con poco più di 1 miliardo di euro. In Piemonte l’impatto sfiora invece il miliardo.

I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita: elementi difficili da tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità. Secondo Confesercenti il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. L’e-commerce – osserva Confesercenti – rappresenta un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, perché una quota significativa del valore della vendita si allontana dalla residenza dell’acquirente.

– foto IPA Agency –

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