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Supercoppa Europea a Udine, Gravina “Orgogliosi di ospitare questa finale”
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8 mesi fa-
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Redazione
UDINE (ITALPRESS) – “Vi ringrazio per la sensibilità dimostrata all’interno delle riflessioni legate al mondo del calcio e di tutto quello che, con questo e altri eventi di tale portata, ci sta intorno”. Lo ha dichiarato Gabriele Gravina, presidente della Figc e primo vicepresidente Uefa,presentando la Supercoppa che vedrà sfidardi a Udine il prossimo 13 agosto il Paris Saint-Germain, vincitore della Champions League, e il Tottenham, che ha conquistato l’Europa League.
“Nella casa sportiva del patron Pozzo ho sempre trovato un modello di riferimento per professionalità, passione e lungimiranza. Ringrazio il sindaco e il presidente Fedriga che ci hanno aiutato nell’investimento su un binomio importante: sport e turismo. In questo territorio si è valorizzato un brand turistico, attraverso l’Udinese: è un segnale importante. Siamo orgogliosi, come Italia, di ospitare questa finale: è un motivo di orgoglio farlo qui a Udine, partendo dalla spinta meritoria di una società che investe nel mondo del calcio da 40 anni, con discrezione, passione e lungimiranza, oltre al senso di responsabilità per saper donare alla propria comunità vantaggi altamente significativi. Per questa gara è fondamentale l’impegno degli enti istituzionali, di Figc e Uefa. Quando abbiamo parlato di Udine al presidente Uefa Ceferin, abbiamo raccontato la qualità del modello udinese, che ha prevalso su altre possibili soluzioni. La sua sensibilità ci ha consentito di spalancare una finestra su questa regione, che permetterà a tante persone di godere delle bellezze culturali, naturalistiche ed enogastronomiche di una realtà che sta vivendo con entusiasmo palpabile un evento storico per l’intero Paese. L’impegno per aver voluto portare in Italia un evento di questa importanza è stato ripagato. E’ per noi fondamentale – conclude Gravina – investire in eventi sportivi con lo sguardo che va ad Euro2032 con la speranza che anche Udine possa avere un ruolo in quell’occasione. Termino con un grande grazie al mondo del volontariato che riguarda lo sport e tutte le competizioni calcistiche. Senza di loro questi eventi non sarebbero possibili”.
“La data del 13 agosto resterà nella storia del calcio dell’Udinese e nella nostra regione”, aveva esordito, facendo gli onori di casa, il direttore generale dell’Udinese, Franco Collavino. “Questa serata è l’epilogo e un punto di partenza di un lavoro iniziato tanto tempo fa quando abbiamo iniziato a pensare alla ristrutturazione del nostro Stadio, pensato anche per ospitare eventi di questa portata. Sarà l’occasione per portare il nostro territorio al centro dello sport mondiale, dando una grande occasione di visibilità alla città”, ha aggiunto Collavino. “Questo evento vuole essere un’occasione per rappresentare al meglio il marchio ‘IO SONO FRIULI VENEZIA GIULIA’ che abbiamo nelle nostre maglie, cercando di rappresentare al meglio il nostro territorio dal punto di vista turistico. Siamo elettrizzati di ospitare la partita più importante di tutti i tempi della nostra Regione con gli occhi di 25 milioni di spettatori per questo evento”, ha detto ancora il dirigente del club friulano.
“E’ un grande lavoro di squadra fatto da enti locali, UEFA e FIGC. Ringrazio UEFA e FIGC per la fiducia, così come le istituzioni. Siamo pronti ad accogliere i tifosi, ad ospitare questo evento, per godere una serata di spettacolo e calcio di altissimo livello. Orgoglio di poter dire che tutto questo accade a Udine”, ha concluso Collavino.
– foto rb/Italpress –
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Redazione
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(ITALPRESS).
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21 Febbraio 2026di
Redazione
di Giorgio La Bruzzo
MILANO (ITALPRESS) – Un’Olimpiade da record figlia di un lavoro che parte da lontano, ma per restare al top in futuro serve anche altro. Milano-Cortina si avvia verso la conclusione ed è già tempo di primi bilanci e riflessioni. “Siamo andati a medaglia in 10 discipline su 16, 94 finalisti complessivi. Dietro questi numeri c’è il lavoro delle Federazioni, del Comitato olimpico, degli atleti – sottolinea in conferenza stampa da Casa Italia a Livigno il segretario generale del Coni e capo missione ai Giochi, Carlo Mornati – Dopo Parigi ho commissionato al Censis uno studio sul vero valore sociale di questi numeri e sono venuti fuori dei dati eccezionali: per l’89% degli italiani fra i 15 e gli 85-90 anni è importantissimo vincere delle medaglie perchè da prestigio al Paese, dà aggregazione, e per l’87% le medaglie sono importanti perchè inducono a fare sport. Lo avevamo già visto con l’effetto Sinner o l’effetto Luna Rossa. Per noi è un fattore determinante”. Quando ancora ci sono delle cartucce da sparare, l’Italia ha abbondantemente superato il record delle 20 medaglie che risaliva addirittura a Lillehammer ’94. “Avevo detto che avevamo la squadra più forte di sempre che andava alle Olimpiadi e oggi possiamo dire che era così: su 106 gare, in 70 c’era almeno un finalista dell’Italia Team. Una forza che è stata capitalizzata col numero delle medaglie”. “Ci siamo presentati con 63 gare potenzialmente da podio, quindi non c’è nessuna delle 27 medaglie che non era prevista. Sono tutte medaglie all’interno di un perimetro ben definito, sia numerico che prestativo”.
Fin qui il Coni ha messo in conto 1.120.000 euro di borse di studio (destinati a chi arriva fra i top4) e 6.240.000 di premi per i medagliati, a Milano-Cortina sono stati portati 196 atleti ma anche “268 officials, 50 del Comitato olimpico e 218 delle Federazioni. Numeri sui quali il Coni è campione olimpico indiscusso. L’incidenza di officials è superiore agli atleti e succede solo a noi: la media sarebbe dovuta essere attorno ai 100, la parte tecnica di supporto è superiore ai nostri competitor. L’organizzazione non è banale, c’è una pianificazione a monte, abbiamo creato dei villaggi paralleli in ogni cluster”.
C’è anche il contributo dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, col Coni che ha seguito direttamente 104 dei 196 atleti presenti, “il che significa che le Federazioni hanno grande fiducia in noi e nei nostri strumenti”. Dietro questi numeri c’è un lavoro e una programmazione che partono da lontano. “La finalizzazione alle Olimpiadi però è estremamente difficile, richiede uno spirito di adattabilità superiore rispetto alla media a cui sono abituati a questi ragazzi”.
E giocare in casa è stato utile. Tanti risultati arrivano anche dalle scelte delle venue fatte sette anni fa. Giocarsi una medaglia sullo Stelvio, sull’Olympia delle Tofane o ad Anterselva è come portare un tennista a Wimbledon. I risultati sono legati anche alle strutture tecnico-agonistiche che hanno trovato. Se sei abituato a gareggiare a Kitzbuehel, a Wengen o a Bormio e poi ti ritrovi in una pista sperduta della Cina non è detto che vinca il migliore”. È stata anche un’Olimpiade a forti tinte rosa. “Le donne hanno fatto risultati pazzeschi come a Parigi ma in realtà abbiamo 19 donne medagliate e 25 uomini. Non c’è un livello di attenzione tecnica maggiore o minore, il nostro è un sistema estremamente valido perchè spesso uomini e donne si allenano insieme e sono seguiti allo stesso modo. Poi ci sono i momenti storici e in questo momento le donne hanno un beneficio maggiore. Poi i risultati dipendono dal contesto che vivi, dagli avversari”.
Fin qui le buone notizie. Ma guardando alla prossima edizione in Francia bisogna fare i conti con un’età media dei medagliati che supera i 29 anni. “E’ lo specchio della nostra società – sottolinea Mornati – L’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo dietro il Giappone e la prima vittima è il mondo dello sport”.
“Oggi facciamo risultati nettamente migliori con un campione umano più ridotto rispetto al passato: rispetto al 1996 abbiamo 4,5 milioni di giovani in meno fra i 18 e i 30 anni. C’è un approccio tecnico superiore alla media, il nostro è un artigianato di eccellenza – prosegue Mornati – Noi oggi lavoriamo nel brevissimo termine ma serve un cambio di mentalità, lo sport bisogna iniziare a farlo a scuola, all’interno dei piani didattici come nei Paesi anglosassoni. La scuola deve capire il grande beneficio che deve dare al sistema sportivo altrimenti diventa complicato e prima o poi questi risultati andranno a ridursi. Negli ultimi 12 anni abbiamo spinto molto a investire nei settori giovanili, il decremento demografico si fa sentire ma i risultati sono dalla nostra parte: aver vinto il medagliere dei Giochi Giovanili Invernali di Gangwon di due anni fa significa che c’è del fieno in cascina. È chiaro che sostituire dei mostri sacri è difficile ma ci sono le premesse per continuare con un alto livello competitivo in tutte le discipline”.
E poi c’è la questione infrastrutturale. “L’impiantistica è un vulnus ma il governo ha preso coscienza della reale situazione di cosa si possa fare. È importante che le Olimpiadi sollevino il problema e mi pare che sia successo: si sta facendo una riflessione su come fare in modo di continuare ad avere le piste di ghiaccio. Lato Coni ci sarà sempre questo sprone a investire sull’impiantistica”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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