Economia
Ex Ilva, al Mimit firmata l’intesa sulla decarbonizzazione
Pubblicato
6 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – E’ stata firmata al ministero delle Imprese e del Made in Italy da tutte le amministrazioni nazionali e locali l’intesa sulla decarbonizzazione degli impianti della ex Ilva di Taranto. Lo riferisce il Mimit.
“È prevalso senso di responsabilità e interesse comune: finalmente esiste una vera Squadra Italia unita e coesa, oggi lo abbiamo dimostrato. Per la prima volta nella storia dell’ex Ilva, governo nazionale, Regione ed enti locali hanno trovato un’intesa per affrontare insieme una sfida decisiva per la siderurgia nazionale e, con essa, per l’intero sistema industriale del nostro Paese”, ha dichiarato il ministro delle imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. “È una svolta importante, che potrà finalmente incoraggiare gli investitori a presentare i propri piani industriali, puntando sulla riconversione green del settore: l’Italia diventerà il primo Paese in Europa a offrire siderurgia pienamente sostenibile”, ha concluso.
IL COMMENTO DEL GOVERNATORE MICHELE EMILIANO
“Oggi è un giorno che resterà nella storia della Puglia e dell’Italia intera. Con la firma odierna si dà il via alla piena decarbonizzazione degli impianti dell’ex Ilva di Taranto. Abbiamo scritto una pagina nuova, attesa da dieci anni, costruita con tenacia, sacrificio e visione”. Lo dichiara il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, in seguito alla firma per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.
“La strada che ci ha portato fino a qui è stata lunga, tortuosa, spesso solitaria. Ma la Regione Puglia non ha mai arretrato. Dal primo giorno del mio mandato ho sostenuto, con determinazione e senza tentennamenti, che la decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto non fosse solo un’opzione tecnica: era l’unica via possibile per salvare l’industria dell’acciaio ritenuta strategica dal Governo nazionale, nel rispetto prioritario della salute delle persone, della sicurezza ambientale, della dignità del lavoro. In questi anni ho scelto di restare fedele a questa convinzione anche quando sembrava impopolare, anche quando le circostanze politiche o industriali suggerivano il silenzio o la resa. Ma non si può tacere davanti al dolore di una comunità, davanti alle morti premature, alle malattie, alla sofferenza dei quartieri come il Tamburi, che hanno pagato un prezzo altissimo”.
“Questa firma è il frutto di anni di studio, di confronti serrati, di battaglie nei tribunali e nei tavoli tecnici, di dialogo con i cittadini, con le imprese, con i lavoratori, con le istituzioni. Non è solo il risultato delle ore di lavoro di oggi, ma della forza accumulata in anni in cui abbiamo chiesto, con ostinazione, di immaginare un futuro diverso per Taranto. Ora quel futuro ha un volto concreto: Lo spegnimento degli impianti a carbone e l’obbligo vincolante della loro sostituzione con forni elettrici a basse emissioni. Una produzione siderurgica fino a 6 milioni di tonnellate all’anno, finalmente autorizzata nel rispetto dell’ambiente e della salute, grazie alla nuova AIA in sede di riesame. La salvaguardia dell’occupazione come principio inderogabile. L’avvio di un processo strutturato per la reindustrializzazione delle aree libere e il rilancio dell’indotto, con nuovi investimenti produttivi. Un impegno concreto per potenziare il monitoraggio ambientale, le infrastrutture portuali, la ricerca scientifica e la prevenzione sanitaria” prosegue Emiliano.
“Sapere che una delle più grandi fabbriche d’Europa, che è stata per troppo tempo anche simbolo di sofferenza e contraddizione, può finalmente rinascere in armonia con il diritto inviolabile alla vita, alla salute, al lavoro e alla tutela ambientale, è qualcosa che tocca profondamente il cuore. Questo non è un traguardo: è un nuovo inizio. Continueremo a vigilare, a lavorare, a costruire. La Regione Puglia sarà, come sempre, dalla parte dei cittadini. Dalla parte della verità. Dalla parte di Taranto. E, permettetemi di dirlo con emozione: non potevo immaginare una conclusione più giusta, più alta, più densa di significato per il mio mandato da Presidente della Regione Puglia. È un onore aver servito la mia terra in questo lungo cammino verso la giustizia ambientale e sociale” conclude Emiliano.
– Foto Ufficio stampa Mimit –
(ITALPRESS)
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Riavviato l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto
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21 Febbraio 2026di
Redazione
TARANTO (ITALPRESS) – Riavviato l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto. Lo rende noto Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, spiegando che “a conclusione delle operazioni propedeutiche iniziate il 10 febbraio 2026, l’Altoforno 2 è entrato in marcia”.
“Il riavvio dell’impianto, che assicura il recupero di un asset produttivo strategico, si inserisce nelle azioni e nell’impegno dell’attività commissariale volti a garantire la continuità operativa e la salvaguardia del perimetro industriale e occupazionale nella fase in corso”, conclude la nota.
– foto IPA Agency –
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– foto IPA Agency –
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Panetta “Crescita mondiale superiore alle attese, ma i rischi restano”
Pubblicato
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21 Febbraio 2026di
Redazione
VENEZIA (ITALPRESS) – “Nel 2025 la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il PIL mondiale è aumentato del 3,3 per cento, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento a Venezia al 32° Congresso Assiom Forex. A sostenere l’attività produttiva, ha spiegato il governatore, “ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all’intelligenza artificiale – in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto”. Di questa spinta stanno beneficiando “con particolare intensità gli Stati Uniti”, che registrano “una crescita media del PIL del 3,2 per cento”.
“L’attività globale ha inoltre tratto impulso, non senza sorpresa, dal rapido e persistente aumento del commercio internazionale – ha spiegato Panetta -. In Cina, la capacità delle imprese esportatrici di riorientare l’eccesso di produzione manifatturiera verso altri mercati, in risposta alle barriere commerciali statunitensi, ha consentito di conseguire l’obiettivo governativo di crescita del 5 per cento”. Per il 2026, l’FMI prevede una crescita mondiale stabile al 3,3 per cento, “con rischi al ribasso legati a una possibile correzione dei mercati finanziari e a un ulteriore deterioramento del clima geopolitico”. Sull’area dell’euro, Panetta ha sottolineato che “anche l’economia europea affronta questa fase con una crescita superiore alle attese e un’inflazione tornata sotto controllo”. La dinamica del PIL, intorno all’1,5 per cento, “è stata sostenuta dal recupero dei redditi reali e dal graduale allentamento delle condizioni monetarie”, ma i consumi restano “ancora frenati dall’incertezza globale”.
Il commercio internazionale ha resistito ai dazi meglio di quanto atteso. “Nonostante l’introduzione dei dazi, nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4 per cento, un ritmo superiore a quello del PIL mondiale e doppio rispetto alle attese”, ha affermato Panetta. A spiegare questo risultato ha contribuito “l’applicazione di dazi inferiori a quelli inizialmente annunciati e l’assenza di ritorsioni generalizzate”. Oltre la metà dell’espansione, ha precisato, “è riconducibile al forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale”. L’elemento più significativo, secondo il governatore, è “la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali”. Le importazioni statunitensi dalla Cina si sono contratte di oltre il 25 per cento, mentre sono aumentati gli acquisti da Messico, Vietnam e Taiwan.
“La triangolazione degli scambi attraverso paesi con regimi doganali più favorevoli suggerisce che il disaccoppiamento effettivo tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere inferiore a quanto suggerito dal calo dei flussi bilaterali”. Quanto all’incidenza dei dazi, Panetta ha evidenziato che “l’onere sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense”, con un impatto sull’inflazione di “più di mezzo punto percentuale”. Gli esportatori stranieri ne avrebbero “sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10 per cento”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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