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Economia

Pensioni, Mastrapasqua “Lasciamo il Tfr nelle tasche dei lavoratori”

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ROMA (ITALPRESS) – “Lasciare il Tfr nelle tasche dei lavoratori”. Questa la proposta lanciata dall’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, dalle colonne de “Il Giornale”.

“Un’idea, in realtà una idea di quindici anni fa – spiega -. Allora l’avevamo formulata quando ero presidente dell’Inps, d’accordo con il Governo e con qualche rappresentante sindacale. Era il 2010. Poi scoppiò la tempesta del 2011 e non se ne fece nulla”. E oggi? “Rispetto ad allora il quadro in cui parlare di Tfr, oggi, non è molto cambiato. C’è in più la consapevolezza di una crisi demografica che è destinata a modificare tutto il welfare del Paese. E forse le solite azioni sulle pensioni non sono sufficienti. Anche se il Governo annuncia per autunno qualche intervento proprio sul Tfr, questa volta da lasciare all’Inps per aggiustare la vecchia proposta della quota 103. Credo che tra quote e salvaguardie continuiamo a fornire incertezza ai lavoratori che guardano alla pensione. Perché non lasciarli liberi di progettare il loro futuro liberando le risorse del Tfr? D’altronde sono soldi loro”.

Il pericolo, però, è che possa saltare il banco della previdenza complementare: “E perché? C’è l’abitudine di pensare ai lavoratori come soggetti da educare, prima ancora da proteggere. Sentiamo ripetere sempre che l’educazione finanziaria non è molto sviluppata nel nostro Paese. Può darsi, ma non è mettendo sotto tutela i cittadini che si può cambiare. Il mercato offre tante soluzioni, tocca al mercato, cioè alle compagnie di assicurazione e ai Fondi convincere i lavoratori a investire su progetti di risparmio previdenziale seri e competitivi”. Oggi, però, i Fondi pensione non sono entrati nelle abitudini degli italiani. “Ma forse non è colpa degli italiani. I rendimenti dei Fondi pensione non sono molto migliori del Tfr o dei titoli di debito pubblico. La recente indagine della Commissione bicamerale per gli enti previdenziali ha aggiunto analisi a quelle offerte da Covip: e tutto conferma prestazioni che non sembrano essere convincenti. C’è qualcosa che si può fare di più e meglio? E’ il momento di rilanciare il rapporto pubblico-privato”. Per Mastrapasqua “non c’è alternativa. Il welfare del futuro si deve fondare su questa collaborazione, stretta e trasparente. Al centro ci devono essere i cittadini e i lavoratori, liberi di scegliere, sulla base delle loro risorse. Il Tfr è una loro risorsa. Libertà e liberismo non sono compatibili con il paternalismo dello Stato. Una mensilità all’anno, in più, da gestire direttamente potrebbe essere un buon inizio. Quindici anni fa era una proposta istituzionale; oggi è l’idea di un libero cittadino, che ha frequentato un po’ questi temi”, conclude.

– foto d’archivio IPA Agency –

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(ITALPRESS).

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Riavviato l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto

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TARANTO (ITALPRESS) – Riavviato l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto. Lo rende noto Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, spiegando che “a conclusione delle operazioni propedeutiche iniziate il 10 febbraio 2026, l’Altoforno 2 è entrato in marcia”.

“Il riavvio dell’impianto, che assicura il recupero di un asset produttivo strategico, si inserisce nelle azioni e nell’impegno dell’attività commissariale volti a garantire la continuità operativa e la salvaguardia del perimetro industriale e occupazionale nella fase in corso”, conclude la nota.

– foto IPA Agency –

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Riavviato l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto

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TARANTO (ITALPRESS) – Riavviato l’Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto. Lo rende noto Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, spiegando che “a conclusione delle operazioni propedeutiche iniziate il 10 febbraio 2026, l’Altoforno 2 è entrato in marcia”.

“Il riavvio dell’impianto, che assicura il recupero di un asset produttivo strategico, si inserisce nelle azioni e nell’impegno dell’attività commissariale volti a garantire la continuità operativa e la salvaguardia del perimetro industriale e occupazionale nella fase in corso”, conclude la nota.

– foto IPA Agency –

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Panetta “Crescita mondiale superiore alle attese, ma i rischi restano”

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VENEZIA (ITALPRESS) – “Nel 2025 la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il PIL mondiale è aumentato del 3,3 per cento, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento a Venezia al 32° Congresso Assiom Forex. A sostenere l’attività produttiva, ha spiegato il governatore, “ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all’intelligenza artificiale – in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto”. Di questa spinta stanno beneficiando “con particolare intensità gli Stati Uniti”, che registrano “una crescita media del PIL del 3,2 per cento”.

“L’attività globale ha inoltre tratto impulso, non senza sorpresa, dal rapido e persistente aumento del commercio internazionale ha spiegato Panetta -. In Cina, la capacità delle imprese esportatrici di riorientare l’eccesso di produzione manifatturiera verso altri mercati, in risposta alle barriere commerciali statunitensi, ha consentito di conseguire l’obiettivo governativo di crescita del 5 per cento”. Per il 2026, l’FMI prevede una crescita mondiale stabile al 3,3 per cento, “con rischi al ribasso legati a una possibile correzione dei mercati finanziari e a un ulteriore deterioramento del clima geopolitico”. Sull’area dell’euro, Panetta ha sottolineato che anche l’economia europea affronta questa fase con una crescita superiore alle attese e un’inflazione tornata sotto controllo”. La dinamica del PIL, intorno all’1,5 per cento, “è stata sostenuta dal recupero dei redditi reali e dal graduale allentamento delle condizioni monetarie”, ma i consumi restano “ancora frenati dall’incertezza globale”.

Il commercio internazionale ha resistito ai dazi meglio di quanto atteso.Nonostante l’introduzione dei dazi, nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4 per cento, un ritmo superiore a quello del PIL mondiale e doppio rispetto alle attese”, ha affermato Panetta. A spiegare questo risultato ha contribuito “l’applicazione di dazi inferiori a quelli inizialmente annunciati e l’assenza di ritorsioni generalizzate”. Oltre la metà dell’espansione, ha precisato, “è riconducibile al forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale”. L’elemento più significativo, secondo il governatore, è “la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali”. Le importazioni statunitensi dalla Cina si sono contratte di oltre il 25 per cento, mentre sono aumentati gli acquisti da Messico, Vietnam e Taiwan.

“La triangolazione degli scambi attraverso paesi con regimi doganali più favorevoli suggerisce che il disaccoppiamento effettivo tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere inferiore a quanto suggerito dal calo dei flussi bilaterali”. Quanto all’incidenza dei dazi, Panetta ha evidenziato che “l’onere sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense”, con un impatto sull’inflazione di “più di mezzo punto percentuale”. Gli esportatori stranieri ne avrebbero “sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10 per cento”.

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– Foto IPA Agency –
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