LA VOCE PAVESE – PAVIA, VIOLENZA SU UNA STUDENTESSA, ARRESTATO 29ENNE
Una ragazza di 19 anni è stata vittima di violenza sessuale da parte del suo vicino di casa, un uomo di 29 anni, arrestato dagli agenti della Squadra Volante della Questura di Pavia con l’accusa di violenza sessuale aggravata. L’episodio si è consumato nella mattinata di lunedì in un condominio poco distante dall’Università di Pavia.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 29enne sarebbe riuscito a introdursi nell’appartamento della studentessa con una scusa banale, chiedendo un po’ di latte. La giovane, che conosceva l’uomo solo di vista, gli ha aperto la porta senza sospetti. Una volta all’interno dell’alloggio, il vicino avrebbe però rivelato le sue vere intenzioni, aggredendola nel soggiorno.
Le urla della ragazza hanno attirato l’attenzione di una vicina, che ha immediatamente allertato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato, che hanno fermato l’aggressore e lo hanno condotto al carcere di Torre del Gallo.
La studentessa, sotto choc e con alcune ferite, è stata accompagnata al pronto soccorso del Policlinico San Matteo, dove ha ricevuto le prime cure ed è stata dimessa dopo qualche ora.
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La Voce Pavese – Certificati di residenza falsi, inchiesta a Pavia
Sarebbero alcune centinaia i certificati di residenza rilasciati in modo irregolare da un dipendente comunale, formalmente emessi ma privi della documentazione prevista dalla legge. Molte di queste residenze risulterebbero riferite allo stesso numero civico, dove ha sede una pizzeria. Sulla vicenda sono in corso due accertamenti paralleli: uno della Procura e uno dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, a Pavia, negli uffici di Palazzo Mezzabarba.
L’istruttoria è ancora nella fase iniziale, ma se le contestazioni dovessero trovare conferma il dipendente rischierebbe il provvedimento più grave: il licenziamento. Secondo quanto emerso, i certificati sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri, in larga parte di origine egiziana. Non è chiaro come l’anomalia sia stata scoperta, ma l’ipotesi più accreditata è che un controllo su uno dei presunti residenti abbia fatto emergere la coincidenza dell’indirizzo con quello di un esercizio commerciale. Quando i nominativi collegati allo stesso civico sono diventati decine è scattato l’approfondimento.
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Gli investigatori sarebbero così risaliti al dipendente comunale, già ascoltato in questura. Accertamenti sono in corso anche sui gestori della pizzeria, per verificare se fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’indirizzo o se vi fosse un eventuale accordo. Vale, come sempre, la presunzione di non colpevolezza. Sul piano penale, qualora i fatti fossero confermati, le ipotesi di reato potrebbero essere il falso in atto pubblico, se le residenze fossero state concesse come favore, oppure la corruzione, nel caso di compensi o utilità in cambio. Sul fronte disciplinare, invece, non sarebbe necessario attendere una sentenza definitiva: basterebbe la rottura del rapporto di fiducia con l’amministrazione.
La vicenda riaccende l’attenzione sulle procedure per il rilascio della residenza, che prevedono passaggi rigorosi. Per i cittadini stranieri sono richiesti documento di identità valido, codice fiscale, titolo di disponibilità dell’alloggio o dichiarazione di ospitalità, oltre al permesso di soggiorno o alla ricevuta della richiesta. Dopo la domanda allo sportello Anagrafe, la polizia locale effettua un sopralluogo per verificare la reale dimora, di norma entro 45 giorni. Solo dopo esito positivo viene rilasciato il certificato. Proprio questi passaggi, secondo gli inquirenti, nel caso sotto esame non sarebbero stati rispettati o non risulterebbero adeguatamente documentati agli atti.
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