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PAVIA, SCIPPO IN PIAZZA VITTORIA: ALLARME SICUREZZA

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LA VOCE PAVESE – PAVIA, SCIPPO IN PIAZZA VITTORIA: ALLARME SICUREZZA
Momenti di paura nella mattinata di ieri in piazza della Vittoria a Pavia, dove una donna di 86 anni è stata vittima di uno scippo avvenuto poco dopo le 10, in un punto particolarmente frequentato del centro storico, nei pressi delle scale che conducono al mercato coperto.

Secondo una prima ricostruzione, l’anziana stava camminando lungo la piazza quando un uomo, con il volto coperto, le si è avvicinato alle spalle afferrando con decisione la borsetta. Il violento strappo l’ha fatta cadere a terra e il malvivente è fuggito rapidamente, facendo perdere le proprie tracce nonostante il tentativo di alcuni passanti di richiamare l’attenzione.

Sul posto è intervenuto il 118, che ha prestato le prime cure alla donna. L’anziana, pur spaventata e dolorante per la caduta, ha rifiutato il trasporto in ospedale. Le sue condizioni non desterebbero particolare preoccupazione.

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Le forze dell’ordine stanno ora visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona per identificare il responsabile. L’episodio, avvenuto in un’area centrale e solitamente molto affollata, ha suscitato forte preoccupazione tra residenti e commercianti.

Proseguono le indagini per risalire all’autore dello scippo e chiarire eventuali ulteriori dettagli. Ma il tema era e resta la prevenzione: come mai nemmeno nei centri storici si vedono uomini e donne in divisa di pattuglia a piedi?

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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