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Economia

Meno liquidità e più capitale nelle imprese italiane nel 2025, crescita delle attività di 70 miliardi

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ROMA (ITALPRESS) – Dal 2024 al 2025 la struttura finanziaria delle imprese italiane mostra un rafforzamento complessivo, con una crescita delle attività di 69,6 miliardi di euro (+2,7%), da 2.587,2 a 2.656,8 miliardi, accompagnata da un aumento più sostenuto delle passività, pari a 178,8 miliardi (+3,6%), fino a 5.173,9 miliardi. È quanto emerge dall’analisi sulla struttura finanziaria delle imprese italiane, realizzata dal Centro studi di Unimpresa, che evidenzia un netto riposizionamento qualitativo delle scelte finanziarie.

Sul lato delle attività, cala in modo significativo la liquidità: cash e conti correnti scendono di 15,1 miliardi (-3,2%), da 477,6 a 462,5 miliardi, mentre gli altri depositi diminuiscono di 8,2 miliardi (-11,7%), attestandosi a 62,1 miliardi. Complessivamente, oltre 23 miliardi vengono sottratti alle giacenze a bassa redditività. In parallelo, crescono in modo marcato gli investimenti finanziari. Le obbligazioni e i titoli di Statodetenuti dalle imprese aumentano di 20,7 miliardi (+21,1%), passando da 97,9 a 118,6 miliardi. Forte anche l’incremento delle componenti legate al capitale di rischio: le azioni salgono di 63,5 miliardi (+6,8%), da 935,6 a 999,1 miliardi, mentre i fondi comuni registrano la crescita percentuale più elevata, con +10,6 miliardi (+23,4%), fino a 55,7 miliardi.

In calo netto i derivati, che si riducono di 6,5 miliardi (-41%), scendendo a 9,3 miliardi. Il credito sul lato attivo resta sostanzialmente stabile: i prestiti a breve termine crescono di 917 milioni (+2,3%) a 41 miliardi, mentre quelli a medio-lungo termine aumentano di 1,5 miliardi (+1,8%) a 84,6 miliardi. Stabili anche le poste operative: crediti commerciali e altre voci crescono di appena 800 milioni (+0,1%), attestandosi a 802,1 miliardi. Sul fronte delle passività, il dato più rilevante è il forte aumento del capitale proprio. Le azioni al passivo crescono di 150,1 miliardi (+5,3%), da 2.809,2 a 2.959,3 miliardi, rappresentando oltre l’80% dell’incremento complessivo delle passività. Più articolata la dinamica del debito: i prestiti a breve termine aumentano di 13,6 miliardi (+5,5%) a 260,7 miliardi, mentre quelli a medio-lungo termine diminuiscono di 18,8 miliardi (-2,2%), scendendo a 838 miliardi, con una riduzione del debito strutturale. Cresce inoltre il ricorso al mercato obbligazionario: obbligazioni e titoli di Stato al passivo aumentano di 22,2 miliardi (+11,6%), fino a 213,8 miliardi. Più contenuto l’incremento delle passività assicurative, pari a 332 milioni (+0,4%), mentre i crediti commerciali e altre passività salgono di 11 miliardi (+1,5%), a 726,7 miliardi. I dati si riferiscono al primo semestre del 2024 e al primo semestre del 2025.

“Nel complesso, i dati sulla struttura finanziaria delle imprese italiane nel 2025 restituiscono un quadro incoraggiante e maturo del nostro sistema produttivo. La riduzione della liquidità, il rafforzamento del capitale proprio, la diminuzione del debito di lungo periodo e un utilizzo più consapevole e strutturato dei mercati finanziari indicano imprese che tornano a fare scelte orientate alla crescita, non più dettate solo dalla difesa e dall’incertezza. È il segnale di una fiducia che si ricostruisce gradualmente, dopo anni complessi, e di una progressiva normalizzazione delle strategie finanziarie, in cui il capitale di rischio torna ad avere un ruolo centrale accanto al credito. Al tempo stesso, la stabilità delle poste operative dimostra che questo riequilibrio avviene senza strappi, mantenendo sotto controllo i rapporti industriali e commerciali. Questo percorso va sostenuto e accompagnato: servono politiche economiche che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese, incentivino l’investimento produttivo e rafforzino il legame tra risparmio privato e crescita dell’economia reale. Solo così la maggiore solidità finanziaria che oggi emerge dai dati potrà tradursi in più investimenti, più occupazione e uno sviluppo duraturo per il Paese” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

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Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Banca d’Italia relative al primo semestre del 2024 e al primo semestre del 2025, l’evoluzione della struttura finanziaria delle imprese italiane tra il 2024 e il 2025 restituisce l’immagine di un sistema produttivo che, pur in un contesto macroeconomico ancora complesso, mostra segnali chiari di rafforzamento qualitativo delle scelte finanziarie. Le attività complessive crescono di 69,6 miliardi di euro, passando da 2.587,2 a 2.656,8 miliardi, con un incremento pari al 2,7%. Una dinamica moderata, ma significativa, che assume particolare rilievo se letta alla luce della composizione delle poste. Sul lato delle attività, il dato più evidente riguarda la riduzione della liquidità. Cash e conti correnti scendono da 477,6 a 462,5 miliardi, con una contrazione di 15,1 miliardi (-3,2%), mentre gli altri depositi calano ancora più marcatamente, da 70,3 a 62,1 miliardi, pari a -8,2 miliardi (-11,7%). C

Complessivamente, oltre 23 miliardi di euro vengono sottratti a forme di impiego a bassa redditività, segnalando un cambiamento nelle strategie di tesoreria delle imprese, meno difensive e più orientate all’allocazione produttiva delle risorse. Questa riallocazione emerge con forza nella crescita degli strumenti finanziari. Le obbligazioni e i titoli di Stato detenuti dalle imprese aumentano di 20,7 miliardi, passando da 97,9 a 118,6 miliardi, con un balzo del 21,1%. Si tratta di uno degli incrementi percentuali più rilevanti dell’intera struttura finanziaria e indica una maggiore propensione a impieghi finanziari con profilo di rendimento più elevato rispetto alla liquidità pura. Parallelamente si riduce l’esposizione ai derivati, che scendono da 15,8 a 9,3 miliardi, con un calo di 6,5 miliardi (-41%). Il dato suggerisce una minore necessità di copertura finanziaria o una riduzione delle operazioni più complesse, coerente con una fase di maggiore stabilità dei mercati e con una gestione più prudente del rischio.

Il credito sul lato attivo resta sostanzialmente stabile. I prestiti a breve termine crescono di 917 milioni (+2,3%), attestandosi a 41 miliardi, mentre quelli a medio e lungo termine aumentano di 1,5 miliardi (+1,8%), arrivando a 84,6 miliardi. Si tratta di variazioni contenute, che indicano un utilizzo selettivo e non espansivo del debito come strumento di gestione finanziaria. Molto più marcata è invece la crescita delle componenti legate al capitale di rischio. Le azioni detenute dalle imprese salgono di 63,5 miliardi, da 935,6 a 999,1 miliardi, con un incremento del 6,8%. Ancora più accentuata, in termini percentuali, è la crescita dei fondi comuni, che aumentano di 10,6 miliardi, passando da 45,1 a 55,7 miliardi, pari a +23,4%. Nel complesso, oltre 74 miliardi di euro confluiscono verso strumenti finanziari più dinamici e orientati alla crescita, rafforzando il profilo patrimoniale delle imprese. Le polizze assicurative crescono in modo più graduale, da 20,4 a 21,8 miliardi (+6,9%), confermando la funzione di copertura e protezione del rischio, mentre i crediti commerciali e altre poste operative restano sostanzialmente stabili, con un aumento marginale di 800 milioni (+0,1%), a 802,1 miliardi, segno di un equilibrio nella gestione del ciclo industriale e dei rapporti tra imprese.

Sul fronte delle passività, l’aumento è più consistente: il totale sale da 4.995,1 a 5.173,9 miliardi, con un incremento di 178,8 miliardi (+3,6%). Anche in questo caso, però, è la composizione a fornire le indicazioni più rilevanti. Il dato dominante è la crescita del capitale proprio. Le azioni al passivo aumentano di 150,1 miliardi, passando da 2.809,2 a 2.959,3 miliardi, con una crescita del 5,3%. Questo incremento da solo rappresenta oltre l’80% dell’aumento complessivo delle passività e indica un rafforzamento patrimoniale netto delle imprese, attraverso capitale proprio o rivalutazione delle partecipazioni. Il debito mostra una dinamica più articolata. I prestiti a breve termine crescono di 13,6 miliardi (+5,5%), arrivando a 260,7 miliardi, mentre i prestiti a medio e lungo termine diminuiscono di 18,8 miliardi (-2,2%), scendendo a 838 miliardi. Il risultato è una riduzione del debito strutturale di lungo periodo, compensata solo in parte da un maggiore ricorso al credito di breve durata.

Cresce invece il finanziamento tramite obbligazioni e titoli di Stato, che aumentano di 22,2 miliardi (+11,6%), fino a 213,8 miliardi, confermando una tendenza alla diversificazione delle fonti di raccolta e a un utilizzo più attivo dei mercati dei capitali. Le passività assicurative crescono marginalmente (+332 milioni, +0,4%), mentre i crediti commerciali e altre poste aumentano di 11 miliardi (+1,5%), raggiungendo 726,7 miliardi, in linea con l’andamento dell’attività economica.

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– Foto di repertorio IPA Agency –

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Economia

Leonardo si conferma tra i leader nell’anticorruzione, completata la transizione al nuovo Standard ISO 37001:2025

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ROMA (ITALPRESS) – Leonardo si conferma tra le aziende leader nella lotta alla corruzione. L’esito positivo del Programma di Sorveglianza annuale della Certificazione ISO 37001, rilasciata da Rina, conferma la solidità del Sistema Anticorruzione di Leonardo e il costante impegno nell’evoluzione dei propri modelli di governance, in linea con le migliori best practice internazionali. Il percorso di adeguamento al nuovo Standard ISO 37001:2025 rappresenta un ulteriore passo avanti nell’evoluzione del sistema di controllo interno e gestione dei rischi, rafforzando un approccio sempre più orientato alla cultura della compliance. Le verifiche condotte dall’ente certificatore esterno hanno confermato l’efficacia dei presidi di controllo adottati da Leonardo per la prevenzione della corruzione, oltre alla capacità di affrontare in modo strutturato le nuove sfide che interessano il contesto economico e sociale, comprese quelle legate al cambiamento climatico e alla gestione dei conflitti di interessi.

“L’obiettivo raggiunto con il Programma di Sorveglianza Annuale della Certificazione ISO 37001, è il risultato dell’impegno quotidiano delle nostre persone e della diffusione di una cultura aziendale fondata su etica, trasparenza e responsabilità. L’adeguamento ai requisiti del nuovo Standard ISO 37001:2025 rafforza ulteriormente il percorso intrapreso, promuovendo un approccio alla compliance sempre più evoluto e integrato, in grado di tradurre i principi di buona governance in comportamenti concreti e nella gestione responsabile delle attività aziendali. È un presidio che il sistema di governance del Gruppo assicura con continuità, a partire dall’indirizzo degli organi sociali”, evidenzia Francesco Macrì, presidente di Leonardo e dell’organo di coordinamento e consultazione per la prevenzione della corruzione del Gruppo.

“Le verifiche svolte nell’ambito del Programma di Sorveglianza annuale della Certificazione ISO 37001 confermano l’impegno di Leonardo nel rafforzare il proprio modello di conduzione responsabile del business. Evolvere i nostri sistemi di gestione significa affrontare con efficacia anche le nuove sfide, come quelle legate al cambiamento climatico e continuare a creare valore nel tempo. Questo approccio contribuisce a sostenere uno sviluppo sostenibile dell’Azienda e a rafforzare la fiducia di tutti i nostri stakeholder”, dichiara l’ad e direttore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani.

“L’esito positivo del Programma di Sorveglianza annuale della Certificazione ISO 37001, conferma la solidità del nostro sistema di gestione per la prevenzione della corruzione e la capacità dell’azienda di evolvere costantemente i propri modelli di governance. La migrazione al nuovo standard ISO 37001:2025 rappresenta un ulteriore passo in avanti verso un approccio sempre più integrato della gestione dei rischi, che rafforza i presidi di integrità e trasparenza, con particolare attenzione alla prevenzione e alla gestione dei conflitti di interessi”, sottolinea il condirettore generale di Leonardo, Gian Piero Cutillo.

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– foto di repertorio IPA Agency –

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Mimit, siglato l’accordo per la reindustrializzazione di PMC e Brose. Urso “Salvaguardiamo circa 150 posti di lavoro”

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ROMA (ITALPRESS) – Formalizzata oggi al Mimit la soluzione industriale per il futuro delle vertenze PMC Automotive Melfi e Brose Melfi Automotive, due realtà del settore automotive i cui rami d’azienda saranno rilevati da C. Costruzioni, società attiva nel settore delle opere stradali, del movimento terra e delle sistemazioni idrogeologiche. “Con l’accordo di oggi portiamo a soluzione due vertenze complesse, salvaguardando circa 150 posti di lavoro e un patrimonio di competenze essenziale per il futuro industriale del territorio”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Si apre ora una concreta prospettiva di rilancio produttivo per il territorio. Il Mimit seguirà con la massima attenzione l’attuazione del piano, accompagnando la riconversione del sito e il riavvio delle attività”.

L’intesa prevede che C. Costruzioni rilevi i rami d’azienda di PMC Automotive Melfi e Brose Melfi Automotive, garantendo la salvaguardia di circa 150 posti di lavoro complessivi.

La società acquisirà inoltre da Stellantis l’immobile in cui ha attualmente sede lo stabilimento PMC, così da consentire l’avvio della nuova attività al termine della fase di riconversione industriale e di formazione del personale. L’accordo odierno si inserisce nel percorso che ha già consentito al Mimit di raggiungere 42 intese e di ridurre ad appena 43 i tavoli di crisi di rilevanza nazionale ancora attivi.

Un risultato conseguito in piena trasparenza, attraverso il confronto costante con istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali, che ha permesso di individuare soluzioni industriali concrete anche per vertenze particolarmente complesse e di lunga durata, come quelle di La Perla, Wärtsilä, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics. Il Mimit, in stretto raccordo con tutte le parti coinvolte, continuerà a monitorare l’attuazione dell’accordo per garantire il pieno rispetto degli impegni assunti a tutela dell’occupazione e del rilancio produttivo del sito di Melfi. Il prossimo incontro di monitoraggio è stato convocato per il 23 novembre.

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-Foto Ipa Agency-

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Il Mef annuncia per novembre la nona edizione del “Mese dell’Educazione Finanziaria”

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ROMA (ITALPRESS) – Dal 7 settembre sono aperte le candidature per il Mese dell’Educazione Finanziaria, l’iniziativa promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato Edufin), che si svolgerà dal 1° al 30 novembre 2026. Lo rende noto il Mef.

Associazioni, istituzioni, imprese, scuole, pubbliche amministrazioni e tutte le organizzazioni interessate a partecipare alla manifestazione potranno candidare le proprie iniziative in materia di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale dal 7 settembre al 16 ottobre 2026, tramite il form che sarà disponibile nella sezione del sito del Comitato dedicata al Mese dell’Educazione Finanziaria.

Le iniziative dovranno essere coerenti con le Linee guida per la partecipazione al Mese dell’Educazione Finanziaria, consultabili sul sito del Comitato Il messaggio guida di questa nona edizione è “Educazione finanziaria: oggi per il tuo domani”, richiama l’importanza di acquisire conoscenze e strumenti per prendere decisioni informate, tutelarsi e pianificare con maggiore sicurezza il proprio futuro.

Nel corso del mese sono previsti momenti di particolare rilievo, tra cui: la Giornata della Legalità Finanziaria, a Siena, promossa dal Comitato Edufin e dalla Guardia di Finanza per favorire la diffusione della cultura della legalità, con particolare attenzione ai più giovani; la Giornata dell’educazione assicurativa e previdenziale, il 5 novembre a Roma, promossa congiuntamente dall’IVASS e dalla COVIP per sensibilizzare sull’importanza dell’educazione assicurativa e previdenziale per la resilienza futura di individui e famiglie. La settimana dell’educazione previdenziale si terrà invece dal 23 al 29 novembre.

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