Economia
Crèdit Agricole, in Italia utile netto di 1,4 miliardi nel 2025
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4 settimane fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Nel 2025 il Gruppo Crèdit Agricole in Italia ha conseguito un utile netto pari a 1.402 milioni di euro – di cui 1.097 milioni di euro di pertinenza del Gruppo. L’Italia si conferma così come secondo mercato domestico del Gruppo Crèdit Agricole, con un contributo che rappresenta il 14% degli utili complessivi.
L’attività del Gruppo in Italia ha mostrato durante l’anno solidità, resilienza e capacità di crescita equilibrata, sostenuta da una dinamica positiva dei ricavi che hanno superato i 5,1 miliardi di euro (+1% a/a). Questo risultato riflette l’efficacia del modello di business, grazie ad una presenza capillare nei principali segmenti di mercato, dalla bancassicurazione al risparmio gestito, dal credito al consumo al finanziamento al settore automotive e ai servizi alle imprese, ciascuno caratterizzato da modelli operativi altamente specializzati ed integrati attraverso forti sinergie commerciali.
La performance commerciale si riflette nel sostegno all’economia reale, con un Totale di Finanziamenti pari a circa 103 miliardi di euro (+1,9% a/a) e una Raccolta Totale pari a 346 miliardi di euro (+1,6% a/a).
Il Gruppo Crèdit Agricole, tra i primi 10 gruppi bancari al mondo con 11,8 milioni di soci, è presente in 46 Paesi tra cui l’Italia, suo secondo mercato domestico. Qui opera con tutte le linee di business: dalla banca commerciale, al credito al consumo, dal corporate & investment banking al private banking e asset management, fino al comparto assicurativo e ai servizi dedicati ai grandi patrimoni. La collaborazione tra rete commerciale e linee di business garantisce un’operatività ampia ed integrata a 6 milioni di clienti, attraverso circa 1.600 punti vendita e circa 16.100 collaboratori, con un sostegno all’economia pari a circa 103 miliardi di euro di finanziamenti. Il Gruppo è formato, oltre che da Crèdit Agricole Italia, anche dalle società di Corporate e Investment Banking (CACIB), Servizi Finanziari Specializzati (Agos, CA Auto Bank), Leasing (Crèdit Agricole Leasing, parte di Crèdit Agricole Italia) e Factoring (CA Factoring), Asset Management e Asset Services (Amundi, CACEIS), Assicurazioni (CA Vita, CA Assicurazioni, CA Creditor Insurance, PiùVera Assicurazioni e PiùVera Protezione) e Wealth Management (CA Indosuez Wealth Management e CA Indosuez Fiduciaria).
Il Gruppo Crèdit Agricole ha ottenuto nel 2025 un utile netto di 8,754 miliardi di euro, con ricavi pari a 39,558 miliardi di euro.
“Concludiamo un 2025 dai risultati positivi, raggiunti grazie al contributo fondamentale di tutte le nostre colleghe e i nostri colleghi – afferma Hugues Brasseur, Amministratore Delegato di Crèdit Agricole Italia e Senior Country Officer -. L’Italia si conferma un mercato chiave del Gruppo Crèdit Agricole, con oltre 6 milioni di clienti e contribuendo con 1,1 miliardi all’utile netto del Gruppo. Questi risultati si confermano in linea con le sfide del PMT di Gruppo ACT 2028, un progetto di crescita che valorizza le eccellenze di tutte le linee di business, in un disegno strategico coerente e coeso. In questo contesto, Crèdit Agricole Italia, con un modello di business diversificato ed orientato al supporto della clientela, ha generato un utile netto di 797 milioni di euro, oltre 3 miliardi di proventi e 11 miliardi di nuovi finanziamenti, confermando la capacità di generare una redditività solida in continuità con gli anni precedenti”.
“Il Gruppo Crèdit Agricole in Italia continua a perseguire una strategia orientata ad una crescita sostenibile e responsabile, grazie alla fiducia di oltre 6 milioni di clienti, potendo contare su un’offerta sempre più integrata di prodotti e servizi e su un forte radicamento nei territori – si legge in una nota del Gruppo -. Si conferma il posizionamento dell’ecosistema dei Village by CA come hub di open innovation al servizio di startup, imprese, università e centri di ricerca. Le cinque realtà attualmente operative a Milano, Parma, Padova, Sondrio e Catania, supportano attivamente oltre 200 startup e accompagnano ca. 100 aziende partner nei loro percorsi di innovazione”.
Si sono consolidate le iniziative rivolte alle persone del Gruppo in Italia, oltre 16.000 collaboratori sul territorio nazionale. “L’attenzione costante alla formazione e allo sviluppo delle competenze passa anche attraverso esperienze trasversali tra le entità del Gruppo e la partecipazione a progetti comuni basati su obiettivi condivisi”, prosegue la nota.
– Foto ufficio stampa Crèdit Agricole –
(ITALPRESS).
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Economia
Nel 2025 la produzione metalmeccanica è diminuita dello 0,9%
Pubblicato
3 ore fa-
5 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025 l’attività industriale ha continuato a essere condizionata dal complesso scenario internazionale con riflessi sulla catena di approvvigionamento, sui costi energetici e sulle strategie di export. La dinamica produttiva è stata instabile e senza capacità di effettivo recupero rispetto al passato, evidenziando, sulla base dei dati grezzi, una contrazione tendenziale media dell’1%. Anche nel settore metalmeccanico, la produzione è mediamente diminuita dello 0,9% nel confronto con l’anno precedente. Nel corso dell’intero 2025, la dinamica produttiva è stata alquanto altalenante in termini sia congiunturali sia tendenziali. E’ quanto emerge dai dati della 177ma edizione dell’indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica – meccatronica italiana. Il peggioramento settoriale è stato condizionato in particolar modo dalla ridotta fabbricazione di autoveicoli e rimorchi che si è registrata rispetto al 2024 (-11,1%) cui si sono accompagnate le contrazioni registrate nelle produzioni di prodotti in metallo (-1,1%), di macchine e apparecchi elettrici (-0,6%) e di macchine e apparecchi meccanici (-0,5%).
All’opposto, hanno aumentato la produzione le attività della metallurgia (+3,0%) e i comparti dei computer, apparecchi radio-tv e strumenti di precisione (+1,9%) e degli altri mezzi di trasporto (+1,6%).
“Le nostre imprese hanno bisogno di acciaio italiano – dichiara Simone Bettini, presidente di Federmeccanica – L’Italia ha bisogno dell’ex Ilva. Il messaggio dell’industria metalmeccanica che arriva dalla nostra indagine è forte e chiaro. Ed è un messaggio che giriamo a chi può attivare le giuste leve per tradurre un grave problema in una grande opportunità per l’Italia. Il nostro Paese deve evitare qualsiasi forma di dipendenza tattica e deve realizzare una piena autonomia strategica che è fondamentale per riprendere un sano percorso di crescita”.
Nel 2025 le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute in valore del 2,9%, rispetto al 2024. Un tasso di crescita ancora lontana dalla doppia cifra che ha tradizionalmente caratterizzato l’export del settore.
Le forti tensioni geopolitiche e la politica commerciale degli Stati Uniti, tra annunci, introduzione ma anche smentite e modifiche dei dazi costituisce un grandissimo ostacolo per ritornare a un adeguato livello di crescita dell’export. Sono cresciute anche le importazioni, determinando un saldo positivo della bilancia commerciale di 52,1 miliardi. Gli incrementi dell’interscambio in valore sono stati influenzati da una forte crescita dei valori medi unitari. Nel 2025, nell’ambito dell’Unione europea l’export settoriale ha registrato una variazione negativa soltanto verso la Francia (-0,2%), mentre con riferimento ai flussi diretti sui mercati esterni all’area comunitaria si nota come verso gli Stati Uniti che, con una quota dell’10,4% del totale settore, rappresentano il secondo mercato di sbocco dei nostri prodotti metalmeccanici, l’incremento, in media annua, è stato dell’1,8% principalmente grazie alle vendite dei mezzi di trasporto ma con l’esclusione degli autoveicoli che, al contrario, hanno segnato un forte calo pari al -18,5%.
– Foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Aumentano le vendite al dettaglio (+0,6% in valore e +0,4% in volume), i dati Istat
Pubblicato
5 ore fa-
5 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il 2026 si apre con un aumento congiunturale delle vendite al dettaglio, sia su base mensile sia su base trimestrale, esteso a entrambi i settori merceologici, ma più marcato per il comparto alimentare. Anche rispetto a gennaio dello scorso anno si osserva una dinamica positiva, sia in valore sia in volume, con incrementi più ampi per le vendite dei beni alimentari rispetto a quelli non alimentari.
Sempre su base annua, la crescita riguarda soprattutto le vendite della grande distribuzione e del commercio online, quelle delle piccole superfici vedono un lieve incremento, mentre le vendite fuori dai negozi diminuiscono. E’ quanto emerge dai dati Istat sul commercio al dettaglio per il mese di gennaio del 2026. In particolare, a gennaio 2026 le vendite al dettaglio registrano, rispetto al mese precedente, una crescita sia in valore sia in volume (rispettivamente +0,6% e +0,4%).
L’aumento riguarda soprattutto i beni alimentari (+1,1% in valore e +0,9% in volume), mentre è modesto per quelli non alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume). Nel trimestre novembre 2025 – gennaio 2026, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio registrano un incremento in valore (+0,5%) e in volume (+0,2%).
Gli aumenti riguardano sia i beni alimentari (+0,6% in valore e +0,3% in volume), sia i beni non alimentari (+0,3% in valore e in volume). Su base tendenziale, a gennaio 2026, le vendite al dettaglio registrano una crescita del 2,3% in valore e dello 0,9% in volume.
L’incremento è più consistente per i beni alimentari (+3,9% in valore e +1,5% in volume), meno marcato per i non alimentari (+1,2% in valore e +0,4% in volume). Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per quasi tutti i gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda le Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni e telefonia (+3,9%), mentre il calo più consistente si osserva per Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-2,2%).
Rispetto a gennaio 2025, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento consistente per la grande distribuzione (+4,1%) e il commercio elettronico (+4,6%), mentre cresce in misura modesta per le imprese operanti su piccole superfici (+0,2%); in calo, infine, le vendite al di fuori dei negozi (-1,7%).
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Panetta “L’occupazione è il pilastro della stabilità economica e della coesione sociale”
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21 ore fa-
4 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Il mondo non si trova ad affrontare una carenza di giovani pronti a lavorare. Si trova ad affrontare una carenza di posti di lavoro pronti ad assorbirli. Nel prossimo decennio, circa 1,2 miliardi di giovani entreranno nel mondo del lavoro nei paesi in via di sviluppo, superando di gran lunga l’attuale tasso di creazione di posti di lavoro. La sola Africa ospiterà un quarto della popolazione giovanile mondiale entro il 2050. Se questa trasformazione demografica diventerà un dividendo o una fonte di instabilità dipenderà dalla nostra capacità di creare posti di lavoro sufficienti”. Così il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, in occasione di un convegno organizzato dalla Banca Mondiale e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. “L’occupazione – ha aggiunto – non è solo una priorità di sviluppo. È un pilastro della stabilità economica e della coesione sociale”.
“Negli ultimi tre decenni, la globalizzazione ha contribuito a ridurre la povertà ampliando le opportunità economiche e creando posti di lavoro in ampie parti del mondo. Tuttavia, questo progresso si è rivelato fragile”, ha osservato.
Secondo Panetta “in primo luogo i Paesi devono rafforzare le basi stesse della crescita, in particolare infrastrutture e capitale umano. Nelle economie in via di sviluppo, il divario di finanziamento delle infrastrutture supera il 4% del Pil annuo, con energia e trasporti tra i vincoli più vincolanti. In secondo luogo, la qualità della regolamentazione plasma il comportamento del settore privato: una migliore regolamentazione delle imprese stimola l’ingresso delle imprese, gli investimenti e la crescita dell’occupazione. Questi due pilastri sono complementari. Gli investimenti infrastrutturali senza certezza normativa faticano ad attrarre finanziamenti a lungo termine; allo stesso tempo, una riforma della regolamentazione senza un adeguato capitale fisico e umano produce solo limitati guadagni occupazionali. Allineare i due è essenziale per costruire una crescita resiliente e inclusiva”, ha concluso.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Tg News 05/03/2026
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