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Disastro azzurro, ancora un fallimento e un Mondiale senza Italia
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7 mesi fa-
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Redazione
Di Antonio Ricotta
PALERMO (ITALPRESS) – Il “non c’è 2 senza 3” così tanto temuto, ahinoi, c’è stato. Il 3 è arrivato e fa più male dell’1 e del 2 proprio perchè adesso il dolore è triplicato. “Sarebbe un disastro inimmaginabile non poter centrare per la terza volta la qualificazione ai Mondiali. Non per il risultato, ma per il non essere riusciti a trovare la soluzione a un progetto”. Parole di Gabriele Gravina pronunciate durante un’altra giornata nera della Nazionale. Era il 30 giugno 2024 e mentre a Iserlohn si smontava “Casa Azzurri”, in sede di bilancio di un Europeo tristemente chiuso agli ottavi contro la Svizzera, il numero 1 del calcio italiano confermava Luciano Spalletti e fissava, anzi ribadiva, l’obiettivo Mondiali2026. Lo abbiamo fallito. Di nuovo, un’altra volta e ancora.
Non con Spalletti che, neanche un anno dopo quella conferenza di Iserlohn, era già stato esonerato. Al suo posto, dopo il garbato “no grazie” di Claudio Ranieri, il campione del mondo Rino Gattuso, cuore azzurro costretto a inseguire l’obiettivo quando già il cammino, se non compromesso (Spalletti perse 3-0 in Norvegia e vinse la seconda solo 2-0 con la Moldova) era diventato una montagna da scalare. Ha raggiunto i play-off, obiettivo minimo, ha superato lo scoglio nordirlandese, poi anche lui, come Ventura prima e (2018) e Mancini (2022) poi, ha fallito cadendo a Zenica, in Bosnia, ai rigori.
Attenzione, però, Ringhio ha la percentuale minima delle colpe che vanno distribuite a un intero sistema perchè, come diceva Gravina a Iserlohn, non aver centrato la qualificazione al Mondiale significa “non essere riusciti a trovare la soluzione a un progetto”. Per la terza volta. Significa che i 16enni, ma anche i neo-maggiorenni (nel 2014 troppo piccoli per ricordare la disastrosa spedizione brasiliana), l’Italia quattro volte campione del mondo in Coppa del Mondo non l’hanno mai vista. Ed è imbarazzante, fa male.
Nel calcio ci sono i cicli come dice Galliani, ma fallire tre volte il Mondiale è da terzo mondo calcistico. E’ la terza Apocalisse consecutiva del nostro pallone, la quarta in totale, la seconda per colpa di una nazione che, con tutto il rispetto, calcisticamente non fa tremare nessuno. Da Belfast alla Bosnia, passando per la Svezia e la Macedonia, per la quarta volta in 68 anni, soprattutto per la terza edizione consecutiva, si giocherà un Mondiale senza l’Italia: nel ’58 fu l’Irlanda del Nord a negare agli azzurri il visto per Stoccolma, nel 2017 furono i nipoti di Liedholm e Nordhal a costringere Buffon e compagni a fare da spettatori in Russia, nel 2022 è toccato alla modesta Macedonia imporre l’alt ai campioni d’Europa di Mancini. La mancata qualificazione più sorprendente di tutte, la più dolorosa proprio perché si restava a casa da detentori del titolo continentale, appena un anno dopo le notti magiche di Roma e Wembley.
Forse qui si potrebbe anche parlare di fallimento annunciato, dal momento che dopo il deludente Europeo tedesco con Spalletti in panchina, si è ripartiti con lo stesso ct alla guida e con le tre sberle prese in Norvegia nella prima gara di qualificazione. Lì il presidente Gravina decise che bisognava resettare e ripartire. L’attuale allenatore della Juventus svelò a sorpresa l’esonero prima della gara casalinga contro la Moldova vinta 2-0. Da lì in poi, dopo il no di Claudio Ranieri, spazio a Gennaro Gattuso, monumento del calcio azzurro, campione del mondo nel 2006 con l’Italia di Lippi, ovvero il ct che in “Ringhio” vede il suo possibile erede, quello che, tra i tanti campioni di allora oggi allenatori, ritiene gli somigli di più.
Ha lavorato con il cuore come sempre, ha tolto dalla mente dei suoi giocatori esasperati tatticismi, parabole e discorsi logorroici. Ha scelto il pragmatismo, il dialogo, l’esaltazione del senso di appartenenza. Non è bastato. Ha fallito anche lui che sentiva il “peso di un Paese sulle spalle”. Ha meno colpe di tutti, le ha prese solo contro la Norvegia, è fuori dai Mondiali e chissà di che altro ancora. Ma qui il discorso scivola sui vertici federali, dal numero 1 Gabriele Gravina (convocata per domani la riunione delle componenti tecniche, per la prossima settimana il Consiglio Federale) al capo delegazione della Nazionale, Gigi Buffon (“Resterò fino a giugno, poi valuteremo ogni cosa”).
È tutto in discussione e la politica, come sempre fa quando si parla di fallimenti calcistici, ha cominciato a chiedere teste eccellenti già dopo l’ultimo rigore dei bosniaci. Eppure la Figc si è mossa per cercare di cambiare le cose, evidentemente con un po’ di ritardo, ma il nuovo progetto tecnico sul calcio giovanile, affidato a Viscidi, Prandelli, Perrotta e Zambrotta, fa ben sperare. A voler cercare il lato positivo, quando si tocca il fondo si può solo risalire.
Il trionfo di Berlino è un ricordo più sbiadito di quanto non dicano i 20 anni trascorsi. Da allora il calcio italiano ha vissuto di alti (la finale di Euro2012, il trionfo di Euro2020) e bassi (fuori nella fase a gironi negli ultimi due Mondiali disputati, assente nei tre successivi) e in qualche modo bisognerà ripartire. Forse con un nuovo ct (Gattuso meriterebbe un’altra chance ma anche lui sta riflettendo), chissà se con una nuova governance. Abodi ha le idee chiare: “Il calcio italiano va rifondato e questo processo deve ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc“. E ancora: “Reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti”, dice il ministro Abodi.
Di sicuro non ci si potrà più cullare tra albi d’oro e ricordi ormai lontani. Restare fuori da un grande torneo è drammatico ma si può rinascere come la nostra stessa storia insegna: dieci anni dopo aver fatto da spettatrice al Mondiale svedese del 1958, l’Italia vinse il suo primo Europeo, ci mise anche meno nel 2021 con il secondo titolo continentale vinto dopo aver lasciato per strada il pass per Russia2018. La stessa Francia, fuori da Usa ’94, quattro anni dopo trionfò davanti al proprio pubblico, prendendosi anche Euro2000 a spese nostre.
La Spagna, per anni, si è portata dietro l’immagine di bella ma perdente, poi ha trovato la chiave per coltivare una generazione d’oro dietro l’altra, dominando in Europa e nel mondo. Una volta messe da parte amarezza, delusione, rabbia e le polemiche che non mancheranno, bisognerà riflettere e agire, subito: il calcio italiano deve uscire da un tunnel che di azzurro non ha proprio nulla.
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Poker giallorosso in Champions, la Roma travolge lo Slovan Bratislava 4-0
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10 ore fa-
20 Ottobre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La Roma travolge lo Slovan Bratislava 4-0 e vince la sua prima partita della stagione in Champions League. Ad una settimana dalla rimonta beffa subita contro il Real Madrid, l’Olimpico esulta per le reti di Hermoso, Molina, Pisilli e Malen. Sono quattro i punti in classifica dei giallorossi, a -7 quindi dalla quota indicata da Gian Piero Gasperini per la qualificazione ai play-off. Prima del big match col Napoli in campionato, il tecnico giallorosso può godersi una prestazione solida in ogni fase di gioco. La sua Roma è padrona del campo. La difesa è attenta e le marcature preventive funzionano. E così a fine primo tempo il dato del possesso palla recita un 70% a favore dei giallorossi, che calciano undici volte contro gli zero tentativi degli slovacchi. All’intervallo il risultato è di 2-0 grazie ai gol dei difensori. La Roma sblocca il risultato al 21′. Su cross sul secondo palo di Pellegrini, Ghilardi fa sponda per per Hermoso che in area piccola appoggia in rete di testa. Per il raddoppio bisogna aspettare il 39′. Pellegrini verticalizza per Malen, che sterza sul destro e prova il diagonale, Takac respinge in tuffo ma non può far nulla sul tap in di Molina.
La partita di Pellegrini finisce al 50′ a causa di un problema fisico. Al suo posto entra Mati Soulè. La fascia da capitano passa invece per la prima volta a Niccolò Pisilli che al 53′ raccoglie l’assist di Malen e gonfia la rete per la terza volta con un tiro preciso sotto la traversa. Cinque minuti dopo è lo stesso Malen a finire sul tabellino dei marcatori. Uno scatenato Wesley penetra in area e subisce il fallo in area di Blackman. Per l’arbitro Scharer è rigore e dagli undici metri l’olandese firma il poker prima di essere sostituito da Castro. Nel finale di gara la Roma sfiora il quinto gol con Rodrigo Mora, mentre a Ghilardi viene annullata la rete per fuorigioco. Due lampi in una fase di gestione delle energie. Sabato è in programma la trasferta di Napoli. La prossima gara di Champions League è invece in programma il prossimo 3 novembre ad Old Trafford contro il Manchester United. Per quella data Gasperini spera di recuperare Paulo Dybala, oggi presente sugli spalti e alle prese con una lieve lesione muscolare.
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(ITALPRESS).
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McTominay trascina il Napoli, al Maradona vittoria per 4-3 sul Bodo Glimt
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10 ore fa-
20 Ottobre 2026di
Redazione
NAPOLI (ITALPRESS) – Il Napoli soffre ma supera 4-3 il Bodo Glimt, conquistando i primi tre punti stagionali in Champions League. A trascinare gli azzurri è una doppietta di un McTominay nuovamente in palla. I partenopei partono alla grande e dopo nemmeno un minuto passano in vantaggio. Spinazzola crossa dalla sinistra a centro area e Politano impatta alla perfezione con il mancino, trafiggendo Haikin. Al 12′ è Di Lorenzo a calciare da fuori con il sinistro, ma il portiere salva nuovamente in tuffo. Haikin salva ancora i suoi al 24′, quando sbarra la strada in uscita a Lang dopo un assist illuminante di De Bruyne. Nonostante il dominio dei padroni di casa, al 27′ arriva l’inaspettato pareggio degli avversari. Auklend serve Fet, il quale allarga sulla sinistra per Hauge che di prima intenzione supera Meret con un millimetrico piatto destro all’angolino. A rimettere a posto le cose ci pensa McTominay al 41′. De Bruyne imbuca in area, Lang effettua un intelligente velo e lascia la palla allo scozzese, che batte il portiere con il destro sfruttando la deviazione di un difensore. E’ il primo gol stagionale per l’ex del Manchester United. Si va al riposo sul 2-1.
Gli scandinavi partono con coraggio nella ripresa e al 10′ vanno vicini al pareggio, quando Blomberg manda alto di testa da buona posizione vanificando un cross dalla sinistra di Fet. A scuotere gli uomini di Allegri ci pensa De Bruyne, che al quarto d’ora recupera un pallone e serve al centro McTominay che colpisce bene con il destro ma centra in pieno il palo. Gli ospiti tornano in avanti e al 17′ trovano il 2-2. Fet pesca in area Helmersen, che sfrutta una marcatura troppo leggera di Spinazzola per girarsi sul sinistro e infilare Meret con un preciso rasoterra nell’angolino. Nel momento di massima difficoltà, i campani si aggrappano ancora a McTominay. Alla mezz’ora, Politano scodella dalla destra una palla al bacio in area sulla quale si avventa proprio lo scozzese, che salta più in alto di tutti e batte di testa Maikin per il 3-2. Il 4-2 arriva al 32′. Il neo entrato Giovane ruba palla a Sjøvold, entra in area e mette al centro un pallone che viene deviato nella propria porta da Bjørtuft. Allo scadere del recupero, è Fet a siglare il 4-3 finale con un tap-in a porta vuota dopo una traversa colpita da Bjørtuft. Sarà l’ultima emozione del match. Il Napoli tornerà protagonista in Europa mercoledì 4 novembre, quando farà visita al Porto.
– Foto Ipa Agency -.
(ITALPRESS).
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C’è lo Shakhtar per l’Inter, Chivu “Divertiamoci anche nelle difficoltà”
Pubblicato
18 ore fa-
20 Ottobre 2026di
Redazione
APPIANO GENTILE (ITALPRESS) – “Io voglio che i giocatori siano consapevoli dell’importanza della partita. Io mi prendo sempre la responsabilità di quello che non faccio, di quello che potrei migliorare, mi preoccupo di come trovare la chiave giusta per far funzionare la nostra identità, il nostro progetto. Anche loro devono prendersi le proprie responsabilità senza però perdere di vista il gioco del calcio: devono divertirsi anche nelle avversità, nelle difficoltà, capirle e reagire. Perchè questo ti da più possibilità di portare a casa la vittoria”. E’ quanto chiede Cristian Chivu ai suoi in vista della gara di domani contro lo Shakhtar Donetsk, terzo impegno nella League Phase di Champions dove finora l’Inter ha raccolto zero punti a causa delle sconfitte con Real Madrid e Bruges. Contro gli ucraini “sarà una partita difficile come lo sono tutte in Champions: troviamo avversari preparati, che sanno giocare, che hanno un certo tipo di ambizione e che vorranno essere protagonisti a San Siro, non hanno tanto da perdere – sottolinea a Sky Sport Chivu – Siamo consapevoli che giocare in Champions non è facile, non lo è nessuna partita, bisogna avere la voglia, la determinazione giusta per conquistare la vittoria”.
Quella che scenderà in campo domani contro lo Shakhtar sarà “a livello di prestazioni una squadra simile a quelle delle prime due partite ma bisognerà togliere i tanti errori che ci sono stati sia a livello individuale che mentale, di concentrazione: se si analizzano i gol presi, il 90% è per errori nostri – sono invece le parole di Alessandro Bastoni – Abbiamo parlato tanto di questo argomento, è una cosa che va corretta e domani sarà un’Inter più concentrata”.
Per il difensore non è questione di cattiveria o superficialità, “sono parole un pò inflazionate, nessuno va in campo con l’intenzione di sottovalutare la partita, ma succedendo ormai da diverse partite è qualcosa che va analizzata. Non è tanto superficialità ma poca attenzione, poca percezione del pericolo, qualcosa su cui migliorare”. Per quanto riguarda lo Shakthar, “ha grande qualità, ci sono tanti brasiliani per cui è una squadra tecnica, che non ha paura di esprimere il suo gioco, Dovremo stare compatti e difendere da squadra come si deve fare in ogni partita”, conclude il difensore nerazzurro.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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