Economia
Sace, Simest e la Camera di Commercio Italia Uzbekistan insieme per l’export italiano in Asia Centrale
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6 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – In occasione del business forum Italia-Asia Centrale, organizzato dal Masaf in collaborazione con Agenzia Ice, Sace e Simest hanno firmato un accordo con la Camera di Commercio Italia Uzbekistan – Ciuz con l’obiettivo di rafforzare le opportunità di export per le imprese italiane.
In particolare, l’intesa – siglata da Guglielmo Picchi, presidente di Sace, Regina Corradini D’Arienzo, Ad di Simest e da Giorgio Veronesi, presidente di Ciuz, – mette a fattor comune l’offerta di sistema di Sace e Simest e il know-how della Camera di Commercio Italia Uzbekistan per facilitare l’ingresso delle eccellenze italiane nelle filiere locali, con particolare attenzione ai settori dell’agritech e dell’innovazione industriale che giocano un ruolo cruciale nell’economia dell’Asia Centrale.
L’accordo promuove inoltre l’organizzazione congiunta di workshop, country presentations e missioni commerciali, strumenti essenziali per supportare l’esportazione di tecnologie avanzate verso i Paesi di comune interesse.
“Siamo lieti di essere parte di questo Forum, un’occasione unica per le imprese italiane che puntano ad approfondire le opportunità di sviluppo in Asia Centrale”, ha dichiarato Picchi. “L’accordo di Sace con Simest rappresenta un passo concreto per mettere a disposizione delle imprese strumenti e servizi di advisory a supporto della gestione dei rischi, della competitività e della creazione di nuove opportunità”, ha aggiunto.
“L’accordo siglato con Sace e la Camera di Commercio Italia Uzbekistan, rafforza un’azione di sistema a sostegno della crescita internazionale delle imprese italiane. La collaborazione valorizza la piena complementarità tra gli strumenti finanziari e di investimento di Simest e le soluzioni assicurativo-finanziarie di Sace, offrendo un supporto integrato lungo tutto il percorso di internazionalizzazione. In sinergia con la rete istituzionale, accompagniamo le imprese nell’accesso e nel consolidamento nei mercati dell’Asia Centrale, contribuendo a rafforzare la competitività e il posizionamento del Made in Italy in aree ad alto potenziale di sviluppo”, ha dichiarato Corradini D’Arienzo.
“Siamo lieti di vivere un crescente interesse dell’Italia per l’Asia Centrale e per l’Uzbekistan in particolare. Siamo convinti che le opportunità che sono offerte e le buone relazioni che esistono fra le istituzioni porteranno a concreti sviluppi per le aziende italiane ed uzbeke”, ha dichiarato Veronesi.
-Foto ufficio stampa Simest-
(ITALPRESS).
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Economia
Bankitalia, a luglio debito pubblico in calo a 3.205,8 miliardi
Pubblicato
8 secondi fa-
15 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A luglio il debito delle Amministrazioni pubbliche è diminuito di 1,5 miliardi rispetto al mese precedente, attestandosi a 3.205,8 miliardi. Lo comunica la Banca d’Italia nel bollettino “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. Il calo riflette l’avanzo di cassa di 16,1 miliardi, parzialmente compensato dall’aumento di 14 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro, salite a 75,7 miliardi, e dagli effetti degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio, pari complessivamente a 0,5 miliardi. La riduzione del debito è attribuibile al calo di 1,1 miliardi delle Amministrazioni centrali e di 0,3 miliardi delle Amministrazioni locali, mentre il debito degli Enti di previdenza è rimasto invariato. La vita media residua del debito è rimasta stabile a 7,9 anni. La quota detenuta dalla Banca d’Italia è scesa al 16,6%, dal 16,7% di giugno. Nell’ultimo mese disponibile, giugno, la quota detenuta dai non residenti è salita al 36,1%, dal 35,9%, mentre quella degli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, è aumentata al 14,6%, dal 14,5%.
A LUGLIO ENTRATE TRIBUTARIE +7,5% A 73,5 MLD
A luglio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 73,5 miliardi, in aumento del 7,5%, pari a 5,2 miliardi, rispetto allo stesso mese del 2025, anche per effetto del versamento una tantum di un’imposta sostitutiva per l’affrancamento di alcune riserve indisponibili delle banche. Lo comunica la Banca d’Italia nel bollettino “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. Nei primi sette mesi del 2026 le entrate tributarie hanno raggiunto 334,4 miliardi, con un incremento del 2,7%, pari a 8,8 miliardi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Istat, a luglio export in crescita del 4,7% su base annua
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12 secondi fa-
15 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A luglio 2026 le esportazioni registrano una crescita congiunturale dello 0,3%, mentre le importazioni diminuiscono dell’1,2%. Lo rileva l’Istat. L’aumento mensile dell’export è il risultato di una crescita delle vendite verso i mercati extra Ue (+6,9%) e di una flessione di quelle verso l’area Ue (-5,6%). Nel trimestre maggio-luglio, rispetto ai tre mesi precedenti, le esportazioni aumentano dell’1,3% e le importazioni del 2,8%. Su base annua, a luglio l’export cresce del 4,7% in valore, a fronte di una diminuzione dell’1,7% in volume. La crescita in valore è più sostenuta verso i Paesi extra Ue (+6,6%) rispetto a quelli Ue (+2,7%). L’import aumenta del 4,6% in valore, con incrementi sia dall’area Ue (+4,9%) sia da quella extra Ue (+4,2%), mentre in volume registra una diminuzione del 2,7%. Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla crescita dell’export figurano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+13,8%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+27,3%) e articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti (+15,9%). In calo, invece, le esportazioni di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-2,5%). Tra i mercati, la Svizzera registra il maggiore contributo positivo alla crescita dell’export (+39,6%), seguita dai Paesi Opec (+26,3%) e dalla Cina (+27,6%), mentre pesa negativamente la contrazione delle vendite verso i Paesi Asean (-26,9%).
Nei primi sette mesi dell’anno l’export cresce del 4,6% su base annua, sostenuto soprattutto da metalli di base e prodotti in metallo (+26,4%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+24%) e autoveicoli (+8%). Il saldo commerciale a luglio è positivo per 8,24 miliardi di euro, contro i 7,829 miliardi dello stesso mese del 2025. Il deficit energetico sale a 5,515 miliardi, dai 4,117 miliardi di un anno prima, mentre l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici aumenta da 11,947 a 13,756 miliardi. A luglio i prezzi all’importazione crescono infine dello 0,4% su base mensile e del 5% su base annua.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Nuova direttiva Ue sul tabacco, in Italia a rischio 90 mila posti di lavoro
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16 ore fa-
14 Settembre 2026di
Redazione
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il dibattito sulla futura revisione della Tobacco Products Directive (TPD) si preannuncia come uno dei dossier europei più rilevanti dei prossimi anni. La normativa dell’Unione Europea sul tabacco e sui prodotti a base di nicotina non si limiterà a ridefinire il quadro regolatorio di mercato: i suoi effetti infatti rischiano di incidere sui livelli occupazionali, sugli investimenti industriali e sulla stessa lotta al fumo. A fare il punto sulle implicazioni economiche e sociali della futura TPD sono due distinti studi pubblicati oggi, che invitano le istituzioni a un’attenta valutazione preventiva dei rischi.
Il primo rapporto, intitolato “The Hidden Cost of EU Regulation” e firmato dall’European Policy Innovation Council (EPIC) – think tank indipendente con sede a Bruxelles -, analizza le criticità derivanti da normative europee rigide o poco chiare. Secondo l’analisi di EPIC, l’adozione di uno scenario normativo fortemente restrittivo, rispetto a un approccio proporzionato al profilo di rischio dei diversi prodotti, potrebbe comportare per l’Unione Europea un costo imponente: fino a 79,6 miliardi di euro di PIL all’anno, con una perdita potenziale di oltre 182.000 posti di lavoro e un calo di 17,6 miliardi di euro in investimenti tra il 2026 e il 2030.
L’elemento critico individuato da EPIC riguarda la sovrapposizione tra sigarette tradizionali a combustione e prodotti alternativi non combustibili. Equiparare categorie profondamente diverse sotto il profilo tecnologico e di consumo rischia, secondo gli esperti, di indebolire il mercato regolamentato, spingendo parte dei consumatori verso il circuito illegale.
L’impatto del dossier europeo sull’economia italiana è approfondito nel secondo studio, “Tobaccòs Economic Footprint in Italy and the Cost of a Restrictive TPD Revision”, condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.
In Italia la filiera del tabacco e della nicotina rappresenta un comparto strategico: nel 2023 ha generato circa 29,6 miliardi di euro di PIL e sostenuto 186.200 occupati tra agricoltura, manifattura, logistica e rete distributiva. L’Italia si è inoltre affermata come hub produttivo di prim’ordine per le categorie innovative, che oggi costituiscono circa il 45% dei ricavi del settore e che dal 2014 a oggi hanno attratto oltre un miliardo di euro di investimenti in impianti e ricerca.
Le stime dell’Ateneo indicano che, entro il 2030, il divario tra uno scenario di regolamentazione proporzionata e uno rigidamente restrittivo potrebbe valere per l’Italia fino a 13,6 miliardi di euro di PIL, mettendo a rischio circa 90.900 posti di lavoro e 4,4 miliardi di investimenti.
Pur partendo da ambiti e scenari diversi, i due studi convergono su un punto: l’impatto delle nuove regole dipenderà da come saranno definite. Sarà quindi decisivo valutarne in anticipo gli
effetti, distinguere tra categorie di prodotto diverse, garantire certezza agli investimenti e rafforzare il contrasto al mercato illecito.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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