Economia
A marzo export +4,1% su mese, import in crescita del 4,8%. I dati Istat
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4 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A marzo, la dinamica congiunturale dell’export è influenzata da vendite a elevato impatto della cantieristica navale: al netto di queste, si stima un aumento congiunturale meno ampio, pari a +2,8%. Su base annua, la crescita dell’export è per oltre la metà spiegata dall’aumento delle vendite di metalli, in particolare verso Svizzera e Francia; quella dell’import si deve soprattutto ai maggiori acquisti di metalli, autoveicoli e prodotti dell’elettronica. Nel primo trimestre 2026, la dinamica tendenziale dell’export è positiva (+1,3%); quella dell’import è pressoché stazionaria (+0,1%). L’avanzo commerciale, totalmente dovuto agli scambi con i paesi extra Ue, è pari a +10,8 miliardi di euro, in aumento rispetto al primo trimestre 2025 (+8,9 miliardi). I prezzi all’import registrano un nuovo e più ampio aumento su base mensile, per effetto principalmente dei rialzi dei prezzi dei prodotti energetici e dei beni intermedi (in particolare i metalli); su base annua, interrompono la dinamica negativa in atto da aprile 2025. E’ quanto emerge dall’indagine Istat sul Commercio estero e prezzi all’import per il mese di Marzo 2026. A marzo 2026 si stima una crescita congiunturale più ampia per le importazioni (+4,8%) rispetto alle esportazioni (+4,1%). L’aumento su base mensile dell’export è maggiore per l’area Ue (+4,7%) rispetto a quella extra Ue (+3,6%). Nel primo trimestre 2026, rispetto al precedente, l’export cresce del 4,0%, l’import del 2,3%.
A marzo 2026 l’export cresce su base annua del 7,4% in valore e del 4,2% in volume. La crescita tendenziale dell’export in termini monetari è più sostenuta per i mercati Ue (+9,6%) rispetto a quelli extra Ue (+5,1%). L’import registra un aumento tendenziale dell’8,0% in valore, che riguarda entrambe le aree, Ue (+8,1%) ed extra Ue (+7,9%); in volume, le importazioni crescono del 9,1%. Tra i settori che più contribuiscono alla crescita tendenziale dell’export si segnalano: metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+38,6%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+55,0%), autoveicoli (+15,8%), computer, apparecchi elettronici e ottici (+17,5%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+4,6%) e macchinari e apparecchi non classificati altrove (n.c.a.) (+3,3%). Si riducono su base annua le esportazioni di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-8,6%). Su base annua, la Svizzera (+84,6%) è il paese che fornisce il contributo positivo maggiore all’export nazionale. Crescono anche le esportazioni verso Francia (+9,2%), Germania (+8,0%), Spagna (+12,6%) e Cina (+23,9%); mentre diminuiscono quelle verso paesi OPEC (-42,9%), Turchia (-18,2%) e paesi Mercosur (-12,4%). Nel primo trimestre 2026, l’export registra una crescita tendenziale dell’1,3%, spiegata soprattutto dall’aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+29,4%). L’apporto negativo maggiore deriva, invece, dalle minori esportazioni di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-13,2%).
A marzo 2026, l’avanzo commerciale (+4.709 milioni di euro) si mantiene sostanzialmente stabile rispetto a un anno prima (+4.706 milioni). Sostanzialmente stabili anche il deficit energetico (-3.934 milioni; era -3.902 milioni a marzo 2025) e l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici che si attesta a +8.643 milioni, da +8.608 milioni di marzo 2025. Nel mese di marzo 2026 i prezzi all’importazione aumentano del 2,5% su base mensile e sono pressoché stazionari su base annua (+0,1%; era -3,4% a febbraio).
– foto IPA Agency –
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Giorgetti “Possibile crescita del Pil all’1%, l’Italia si è dimostrata resiliente”
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13 ore fa-
6 Settembre 2026di
Redazione
CERNOBBIO (ITALPRESS) – “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell’impatto della guerra commerciale dei dazi sia dell’impatto della crisi del Medio Oriente. Oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all’1%”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.
– foto IPA Agency –
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Economia
Italo, Montezemolo “In Germania una nuova sfida, so che ce la faremo”
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2 giorni fa-
5 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Lo sbarco di Italo in Germania “significa molto, se penso a come partimmo, col fondamentale sostegno di alcuni amici e di Banca Intesa”. Così il presidente di Italo, Luca Cordero di Montezemolo, in un’intervista a Milano Finanza. “La concorrenza è un vaccino, non un virus, e dalla nostra esperienza italiana, da cui anche Banca Intesa ha avuto un guadagno eccellente dal suo investimento, intendiamo muoverci per l’operazione in Germania. In Italia abbiamo fatto segnare un boom dell’utilizzo del treno rispetto all’aereo, prima era al 30% rispetto al 70%, ora l’utilizzo del mezzo sui binari si è capovolto come proporzioni. E abbiamo migliorato la qualità del servizio, delle stazioni e dei mezzi. Ci hanno guadagnato tutti”, spiega. Su possibili paletti tedeschi, Montezemolo dice: “Non lo so, certo qualcosa ci aspettiamo dall’ultimo operatore nazionale monopolista rimasto nei paesi europei, Deutsche Bahn. So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un monopolio quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso proprio a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania”. Poi, sul perché Italo ha scelto la Germania, aggiunge: “Perché è un paese perfetto per il treno, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia, ed è in ritardo dal punto di vista delle infrastrutture e del grado di soddisfazione della clientela”.
“In principio saranno collegate 18 città tedesche con 50 servizi giornalieri. Poi la Germania è il cuore dell’Europa, possiamo collegare il Nord, dall’Olanda al Mare del Nord, tutto l’Est, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria, e il Sud, con l’Italia. E poi faremo lavorare i tedeschi, i fornitori. Si tratta di un’operazione da 3,6 miliardi, 26 treni più un’opzione per altri 14 e 30 anni di manutenzione, 2.500 assunzioni in Germania tra dirette e indirette, una società tedesca con management e personale tedesco. Stiamo allestendo la macchina, che avrà un software italiano ma un hardware tedesco”. Infine, sulla crisi del settore auto, Montezemolo sottolinea che “le regole europee non hanno di certo aiutato perché fissare al 2035 la fine dei motori termici è stato sbagliato. L’Europa ha dato un bel colpo all’auto. Poi non ha aiutato il fatto che le case automobilistiche non hanno capito prima la crisi che stava arrivando. In terzo luogo, non ha aiutato il fatto che i giovani non desiderano più le auto ma preferiscono cambiare lo smartphone. Quarto elemento sono le zone a traffico limitato che hanno ridotto la circolazione e ovviamente anche l’aspetto climatico. Quinto elemento il boom delle macchine piccole, che ha ridotto i margini di molto e l’avvento di quelle cinesi“, chiosa.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Desertificazione commerciale e piattaforme online delocalizzano 16,7 miliardi di consumi
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2 giorni fa-
5 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di spesa delle famiglie. È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio. L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità.
Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale. A subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. A livello regionale è invece il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di spesa delle famiglie non più trattenuta dal circuito economico locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche il Veneto, con circa 1,2 miliardi, la Toscana, anch’essa intorno a 1,2 miliardi, e la Sicilia, con poco più di 1 miliardo di euro. In Piemonte l’impatto sfiora invece il miliardo.
I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita: elementi difficili da tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità. Secondo Confesercenti il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. L’e-commerce – osserva Confesercenti – rappresenta un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, perché una quota significativa del valore della vendita si allontana dalla residenza dell’acquirente.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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