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Economia

Gasbarro “L’operazione di Intesa Sanpaolo su Monte dei paschi di Siena ridisegna la finanza italiana” / Video

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ROMA (ITALPRESS) – L’operazione di Intesa Sanpaolo lanciata attraverso un Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) su Monte dei paschi di Siena (Mps) è potenzialmente in grado di “ridisegnare” il sistema bancario e, più in generale, della finanza italiana. Lo afferma Leopoldo Gasbarro, direttore del magazine economico-finanziario Wall Street Italia, intervistato dall‘agenzia Italpress.

“Per una questione di antitrust la posizione dominante di Intesa, se fosse stata soltanto quella la banca che avesse fatto l’operazione, sarebbe stata eccessiva. Quindi questa operazione passa anche per una forma di collaborazione, definiamola così, con altri due istituti che sono da una parte Bper e dall’altra Unipol. L’operazione porterà una parte del vecchio sistema di sportelli di Mps ad andare sotto l’egida di Unipol e di banca Bper, mentre la struttura, forse, più importante della banca, che è quella di Mediobanca, con tutto quello che ne compete anche per la parte di consulenza finanziaria – quindi Mediobanca Premier – finirà sotto l’egida diretta di Intesa. Quindi è un’operazione che non coinvolge solo Intesa e Monte dei Paschi, ma coinvolge tanti altri istituti e tanti altri player all’interno di quegli istituti”, ha osservato Gasbarro.

“Insomma, è un’operazione che sta ridisegnando notevolmente il mondo delle banche, il mondo della finanza italiana, e che chiude un percorso di storia che dura, per quanto riguarda Monte dei Paschi, ormai da qualche secolo”, ha aggiunto.  “Stiamo dicendo addio anche a un altro istituto che ha rappresentato poi, con Piazzetta Cuccia, il novero delle merchant banks, e in quella banca si sono firmati i contratti forse più importanti del nostro paese, industriali e non solo”, ha ancora ricordato.

Secondo Gasbarro, “pur essendo un gruppo enorme quello che oggi va a comporsi, è pur sempre piccolissimo rispetto a quelle che sono le dimensioni di altri sistemi bancari” sulla scena internazionale. “Se prendete per esempio le più grandi banche cinesi, prima di arrivare a quelle dimensioni noi dovremmo galoppare tanto”, ha detto Gasbarro, citando poi alcuni colossi europei, come il Banco Bilbao Vizcaya, “banca spagnola ma con delle internazionalità in tutto il Sudamerica”.

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Secondo il direttore di Wall Street Italia, occorrono “delle economie di scala completamente diverse” rispetto a quelle che sono state fatte fino ad oggi. “Le banche italiane hanno tutelato in questi anni, in qualche modo, anche i risparmi italiani, ma le politiche di educazione finanziaria non hanno permesso al tempo stesso, insieme alla tutela, anche la crescita del mondo dei risparmi italiani”.

Per il futuro occorre lavorare sulla fiducia, secondo Gasbarro, “e insieme alla fiducia c’è bisogno di crescita, di capitalizzazioni, di strutture che in questo momento le banche italiane, pur solide, non hanno nel rapporto con la finanza internazionale”.

Proprio in un contesto internazionale segnato da profondi cambiamenti geopolitici e tecnologici, il percorso di trasformazione vede il sistema bancario italiano, secondo Gasbarro, appena agli inizi. “Qualche anno fa il presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Antonio Patuelli, disse che sarebbero rimasti pochi gruppi bancari in Italia. Io credo che ci stiamo avvicinando a questa idea e sono convinto che non siamo ancora alla fine del Risiko bancario, ma che ne vedremo ancora tante e di belle nei prossimi anni”, ha osservato Gasbarro.

“Ci sono tante banche che devono trovare una loro dimensione, che devono trovare la loro identità nel rapporto sia con gli investimenti sia col risparmio, e devono trovare anche una strada nuova per poter far fronte alla disintermediazione che il mondo dell’intelligenza artificiale porterà in questo settore. Se non si trova la strada giusta tra l’azzeramento dei costi e la ricostruzione della relazione e della fiducia, molti di questi istituti non avranno più materiale su cui operare. Quindi l’importante è trovare una vocazione molto chiara, identificativa dell’operatività che quella banca vuole avere e mantenerla nel tempo, continuando a crescere”, ha dichiarato Gasbarro.

“Non si può crescere soltanto per acquisizione, ma si deve crescere per valori, per responsabilità, per identità”, ha infine osservato aggiungendo che “oggi la fiducia è la vera moneta di scambio tra il mondo della finanza, il mondo delle banche e il mondo dei risparmi”.

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Economia

Giorgetti “Possibile crescita del Pil all’1%, l’Italia si è dimostrata resiliente”

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CERNOBBIO (ITALPRESS) – “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell’impatto della guerra commerciale dei dazi sia dell’impatto della crisi del Medio Oriente. Oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all’1%”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.

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Economia

Italo, Montezemolo “In Germania una nuova sfida, so che ce la faremo”

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ROMA (ITALPRESS) – Lo sbarco di Italo in Germania “significa molto, se penso a come partimmo, col fondamentale sostegno di alcuni amici e di Banca Intesa”. Così il presidente di Italo, Luca Cordero di Montezemolo, in un’intervista a Milano Finanza. “La concorrenza è un vaccino, non un virus, e dalla nostra esperienza italiana, da cui anche Banca Intesa ha avuto un guadagno eccellente dal suo investimento, intendiamo muoverci per l’operazione in Germania. In Italia abbiamo fatto segnare un boom dell’utilizzo del treno rispetto all’aereo, prima era al 30% rispetto al 70%, ora l’utilizzo del mezzo sui binari si è capovolto come proporzioni. E abbiamo migliorato la qualità del servizio, delle stazioni e dei mezzi. Ci hanno guadagnato tutti”, spiega. Su possibili paletti tedeschi, Montezemolo dice: “Non lo so, certo qualcosa ci aspettiamo dall’ultimo operatore nazionale monopolista rimasto nei paesi europei, Deutsche Bahn. So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un monopolio quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso proprio a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania”. Poi, sul perché Italo ha scelto la Germania, aggiunge: “Perché è un paese perfetto per il treno, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia, ed è in ritardo dal punto di vista delle infrastrutture e del grado di soddisfazione della clientela”.

In principio saranno collegate 18 città tedesche con 50 servizi giornalieri. Poi la Germania è il cuore dell’Europa, possiamo collegare il Nord, dall’Olanda al Mare del Nord, tutto l’Est, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria, e il Sud, con l’Italia. E poi faremo lavorare i tedeschi, i fornitori. Si tratta di un’operazione da 3,6 miliardi, 26 treni più un’opzione per altri 14 e 30 anni di manutenzione, 2.500 assunzioni in Germania tra dirette e indirette, una società tedesca con management e personale tedesco. Stiamo allestendo la macchina, che avrà un software italiano ma un hardware tedesco”. Infine, sulla crisi del settore auto, Montezemolo sottolinea che “le regole europee non hanno di certo aiutato perché fissare al 2035 la fine dei motori termici è stato sbagliato. L’Europa ha dato un bel colpo all’auto. Poi non ha aiutato il fatto che le case automobilistiche non hanno capito prima la crisi che stava arrivando. In terzo luogo, non ha aiutato il fatto che i giovani non desiderano più le auto ma preferiscono cambiare lo smartphone. Quarto elemento sono le zone a traffico limitato che hanno ridotto la circolazione e ovviamente anche l’aspetto climatico. Quinto elemento il boom delle macchine piccole, che ha ridotto i margini di molto e l’avvento di quelle cinesi“, chiosa.

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Desertificazione commerciale e piattaforme online delocalizzano 16,7 miliardi di consumi

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ROMA (ITALPRESS) – Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di spesa delle famiglie. È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio. L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità.

Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale. A subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. A livello regionale è invece il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di spesa delle famiglie non più trattenuta dal circuito economico locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche il Veneto, con circa 1,2 miliardi, la Toscana, anch’essa intorno a 1,2 miliardi, e la Sicilia, con poco più di 1 miliardo di euro. In Piemonte l’impatto sfiora invece il miliardo.

I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita: elementi difficili da tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità. Secondo Confesercenti il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. L’e-commerce – osserva Confesercenti – rappresenta un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, perché una quota significativa del valore della vendita si allontana dalla residenza dell’acquirente.

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