Economia
Caporalato, contratti e redistribuzione, le sfide Uila per l’agroalimentare
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1 mese fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Mettere al centro il lavoro, il rinnovo dei contratti, il reddito e la redistribuzione della ricchezza prodotta. Sono queste le parole d’ordine al centro dell’8^ congresso nazionale Uila Uil in corso a Roma che ha come titolo “Il lavoro, l’anima che ci tiene insieme”, alla presenza, tra gli altri, del segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri; del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti; del presidente CIA-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Ed è proprio sul valore del lavoro e dell’agire insieme che la segretaria generale Uila Uil, Enrica Mammucari, ha incentrato la sua relazione introduttiva. “Il lavoro se lo impoverisci, restituisce fragilità. Se lo sfrutti, restituisce disuguaglianze. Ma se lo rispetti e te ne prendi cura, restituisce dignità, futuro, comunità. Ed è questo, in fondo, il nostro compito: prenderci cura del lavoro, della terra, delle persone. Solo cosi il lavoro resterà davvero l’anima che ci tiene insieme”, ha affermato. Una lunga relazione che non poteva che partire dalla piaga del caporalato e nel ricordo dei quattro lavoratori bruciati vivi ad Amendolara, in Calabria. “In quelle fiamme non sono stati consumati solo dei corpi, trattati come sterpaglia, come scarti. In quelle fiamme abbiamo visto bruciare anche la nostra coscienza, la nostra idea di lavoro, la nostra stessa anima. Non serve accusarsi a vicenda, nè cedere a generalizzazioni ingiuste che feriscono un intero settore. Serve essere forti e stare tutti dalla stessa parte”. Il caporalato, spiega Mammucari, si insinua nei punti più deboli del sistema colpendo i lavoratori più vulnerabili, in particolare migranti, e irregolari, che hanno meno strumenti per difendersi. “La qualità agroalimentare non si misura solo nel prodotto finito, ma in tutto ciò che lo rende possibile: le condizioni di lavoro, la trasparenza dei processi, il rispetto dei contratti, la sicurezza. Tanto è stato fatto, grazie soprattutto all’azione pressante e continua del sindacato, ma tanto resta ancora da fare”. Il lavoro è ciò che, secondo Mammucari, tiene insieme una società, una comunità, un Paese, una democrazia. “Il lavoro non può essere ridotto a una semplice prestazione. Per contribuire a una crescita sana deve, infatti, essere considerato come uno strumento essenziale di dignità, relazione, partecipazione, responsabilità, cura, riconoscimento reciproco, costruzione del sè e appartenenza”.
In questo scenario, secondo la segretaria generale, il settore agroalimentare occupa un ruolo strategico. E’ un pilastro fondamentale dell’economia nazionale, capace di integrare economia, territorio, ambiente, cultura, identità e relazioni sociali in un unico, vitale organismo. Un sistema che coinvolge quasi 2 milioni di lavoratori e che produce, oltre che beni, valori collettivi. “E’ questa la forza del nostro settore: l’eccellenza del prodotto generata dal legame profondo tra qualità, storia, territorio e lavoro umano. Per questo diciamo con chiarezza che per esistere il Made in Italy non può distaccarsi da valori e da principi di eticità, deve diventare Made in Human”. Ma anche contrattazione e Pac. “La contrattazione è il perno dove si costruiscono le tutele e si redistribuisce la ricchezza. In questi quattro anni, abbiamo rinnovato tutti i contratti nazionali, migliorando diritti e tutele e trovando soluzioni adeguate alle specificità dei diversi settori – ha ricordato la segretaria – Un contratto inclusivo che guarda al futuro del settore, alla sua attrattività anche rafforzando lo strumento delle convenzioni per favorire una maggiore stabilità e che dà risposte in tema di diritti sociali e permessi ai lavoratori non italiani. Il compito del sindacato è decisivo: riportare il potere dentro una dimensione di giustizia, attraverso la contrattazione e la rappresentanza”. Mammucari, infine, ha sottolineato che l’Europa “deve compiere un salto di qualità in termini di consapevolezza e responsabilità. Non può limitarsi a inseguire gli eventi. In tempi straordinari servono misure straordinarie, come quelle recentemente approvate dalla Commissione Europea con lo stop ai dazi doganali sui fertilizzanti e che dovrebbero portare a rivedere le regole del bilancio europeo, a favore della tenuta sociale ed economica della nostra confederazione di stati. Servono investimenti comuni, una visione industriale, una politica energetica integrata, una strategia capace di governare le grandi transizioni, senza scaricarne i costi sui lavoratori, sulle famiglie, sui territori. E serve anche il coraggio di dire che non possono esistere deroghe e margini di intervento solo per un’economia di guerra mentre non si trovano fondi per difendere la coesione sociale, la competitività produttiva, la sicurezza energetica e alimentare, la qualità della vita delle persone. Crediamo che la Politica Agricola Comune (PAC) debba essere rafforzata e ripensata nella sua funzione strategica, che va ben oltre quella di mero strumento di sostegno, per diventare una vera agenda per il futuro. E nell’ambito di questa agenda ribadiamo la necessità di difendere e rafforzare la condizionalità sociale della PAC”, ha concluso.
– Foto xb1/Italpress –
(ITALPRESS).
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Economia
Caro energia, per Confcommercio le imprese del terziario rischiano 150 milioni al mese di rincari
Pubblicato
2 ore fa-
24 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Le tensioni internazionali e il caldo record stanno facendo impennare i costi di energia e carburanti, con pesanti ricadute sulle imprese del terziario di mercato. E’ quanto evidenzia Confcommercio sull’impatto dei rincari energetici sulle imprese del terziario di mercato. Questa settimana il prezzo dell’energia elettrica è salito a 174,2 euro/MWh, l’8,2% in più della settimana precedente e addirittura il 37% in più rispetto alla media dei primi sei mesi del 2026.
Se questi livelli di prezzo dovessero consolidarsi – osserva Confcommercio -, la spesa energetica per le imprese del terziario aumenterebbe, nei prossimi mesi, di circa il 22% rispetto alla media del primo semestre dell’anno, con un aggravio, complessivamente, superiore ai 150 milioni di euro. A pesare – prosegue – oltre alle tensioni sui mercati internazionali, è anche l’aumento dei consumi dovuto alle elevate temperature, che colpisce in particolare le attività commerciali, del turismo e dei servizi per climatizzazione e refrigerazione. E rimane elevato anche il divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, confermando le criticità dell’attuale sistema di formazione del prezzo dell’energia.
E’ quindi urgente intervenire per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, così da contenere i costi per le imprese e rafforzarne la competitività. A queste criticità si aggiungono i rincari dei carburanti, in particolare del gasolio, che gravano direttamente sull’autotrasporto e, di riflesso, sull’intera filiera della distribuzione.
Il settore continua, infatti, a dipendere quasi esclusivamente dai carburanti tradizionali: nel 2025 in Italia sono stati consumati circa 23 milioni di tonnellate di gasolio e 8,9 milioni di tonnellate di benzina per autotrazione. In questo contesto, e con la crisi che si sta estendendo anche al Mar Rosso, va garantito l’approvvigionamento dei prodotti energetici e va evitato l’aumento dei prezzi che, come nel caso del gasolio, già registrano rialzi che nei prossimi giorni rischiano di tornare ai picchi di marzo. Confcommercio chiede pertanto al Governo misure urgenti per scongiurare nuovi fenomeni speculativi sui mercati dei prodotti energetici ed evitare che le imprese del settore debbano affrontare ulteriori aumenti dei costi, incrementati negli ultimi mesi di circa il 30%.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Per Poste primo semestre in crescita, Del Fante “Inizio di un nuovo capitolo”
Pubblicato
6 ore fa-
24 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Poste Italiane chiude il primo semestre con ricavi che si attestano a 6,8 miliardi, in crescita del 5,9% anno su anno (3,4 miliardi nel secondo trimestre del 2026, con una crescita del 3,9% anno su anno). I costi totali1 ammontano a 5,5 miliardi, in crescita del 4,1% anno su anno (2,8 miliardi nel secondo trimestre del 2026, in crescita del 3,4% anno su anno). Il risultato operativo adjusted ha raggiunto 1,8 miliardi, con una crescita del 6,8% anno su anno (868 milioni nel secondo trimestre del 2026, con una crescita dello 0,5% anno su anno), grazie alla crescita dei ricavi e alla continua attività di razionalizzazione dei costi. L’utile netto ha raggiunto 1,2 miliardi, con una crescita del 3,5% anno su anno (594 milioni nel secondo trimestre del 2026, con una crescita del 3,8% anno su anno). Le attività finanziarie investite dei clienti del gruppo hanno raggiunto 613 miliardi, in crescita di 13 miliardi da dicembre 2025. La posizione patrimoniale vede un total capital ratio di Bancoposta pari al 22,5% (di cui Cet1 ratio pari al 19,3%), Leverage ratio pari al 3,2% e Solvency II ratio del gruppo assicurativo Poste Vita pari al 303%. Nel corso della seconda parte dell’anno il Gruppo sarà impegnato nella realizzazione della riorganizzazione interna che vede la creazione di un Polo Finanziario mediante l’integrazione del business dei pagamenti con i servizi finanziari per il rafforzamento dell’approccio cliente-centrico, l’ottimizzazione dell’allocazione del capitale all’interno del Gruppo e la massimizzazione delle sinergie, anche con la semplificazione della struttura operativa. Anche per il 2026, il Gruppo Poste Italiane conferma la centralità del Risparmio Postale e l’attenzione all’offerta di prodotti/servizi che risultino al passo con l’evoluzione dei bisogni dei clienti. La società conferma la guidance grazie ai risultati realizzati nel secondo trimestre dell’anno mentre, tenuto conto delle ulteriori evoluzioni strategiche del Gruppo, nel corso del primo trimestre del 2027 si prevede la presentazione di un nuovo Piano strategico. “Sono orgoglioso di annunciare che per il quinto semestre consecutivo abbiamo raggiunto un risultato record, grazie a ricavi in crescita del 6% a 6,8 miliardi, un risultato operativo adjusted in aumento del 7% al livello senza precedenti di 1,8 miliardi e un utile netto che ha raggiunto il nuovo massimo storico di 1,2 miliardi, a conferma della solidità e della resilienza del modello di business della nostra piattaforma. I risultati di oggi non rappresentano soltanto una conferma della solidità del nostro business, ma segnano anche l’inizio di un nuovo capitolo nell’evoluzione della nostra platform company, con un chiaro percorso delineato sui principali progetti strategici e l’accelerazione dell’Opas su Tim”. Così Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane, commentando i dati relativi al primo semestre della società.
(ITALPRESS).
-Foto: Ufficio stampa Poste Italiane-
Economia
UniCredit, secondo semestre da record: utile netto a 6,3 miliardi di euro. Orcel: “Serie eccezionale di risultati”
Pubblicato
1 giorno fa-
23 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – UniCredit manda in archivio il secondo trimestre del 2026 con numeri record e alza le stime per l’intero esercizio. La banca guidata da Andrea Orcel ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 6,3 miliardi di euro (in rialzo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 24% aggiustato), dopo aver registrato nel solo secondo trimestre un utile di 2,9 miliardi (che sale a 3,1 miliardi al netto di componenti straordinarie legate alla posizione in Commerzbank).
Il RoTE si attesta a un livello elevato del 23,7%. I ricavi netti del trimestre toccano quota 6,5 miliardi di euro (+7% anno su anno o +11% rettificati), sostenuti dalle eccellenti performance delle commissioni e della gestione assicurativa (+14% a/a), oltre che dall’accelerazione del margine di interesse (+2% su base trimestrale) supportata da una crescita dell’8% di prestiti e depositi.
All’interno dello scenario operativo, l’istituto continua il percorso di efficienza forte dell’impiego di IA e nuove tecnologie: i costi scendono dell’1% anno su anno, portando il rapporto costi/ricavi al livello record del 34% nel semestre. Il costo del rischio rimane basso a 17 punti base, mentre la solidità patrimoniale si conferma elevata con un CET1 ratio al 14,3% (15,0% pro-forma con Danish Compromise).
Il gruppo piazza l’asticella ancora più in alto per i prossimi anni: l’ambizione sull’utile netto per l’intero 2026 viene infatti rivista al rialzo a “ben oltre gli 11 miliardi di euro” (circa 11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione).
Guardando più a lungo termine, le stime salgono a oltre 13 miliardi per il 2028 e a oltre 15 miliardi entro il 2030, prima ancora dell’eventuale consolidamento integrale dell’istituto tedesco. Notizie positive arrivano anche sul fronte della remunerazione dei soci. La generazione di capitale ha permesso di accantonare distribuzioni agli azionisti per 4,7 miliardi nel semestre (di cui 2,3 miliardi nel solo secondo trimestre).
Per quanto riguarda la gestione dei dividendi, l’acconto in contanti a valere sugli utili del 2026 è stato fissato a circa 2,8 miliardi di euro, pari a circa la metà dell’ammontare complessivo previsto per l’anno.
Sul dossier Commerzbank, dal quartier generale di Piazza Gae Aulenti sottolineano come la quota stia evolvendo da un “redditizio investimento finanziario” a una “transazione strategica di significativa creazione di valore industriale”, con l’aspettativa di impiegare il capitale ad un rendimento (RoAC) complessivo del 15%.
“UniCredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati, che ci ha condotti alla nostra miglior performance operativa di sempre e ad un primo semestre record”. Lo ha dichiarato Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit S.p.A. “Unlimited sta portando ad un cambio di passo: stiamo accelerando la crescita redditizia dei ricavi, con chiari riscontri di incrementi di quote di mercato di qualità e di un forte slancio commerciale, mentre continuiamo a reimpostare la frontiera dell’efficienza. L’utile netto ha raggiunto €6,1 miliardi nel primo semestre, in rialzo del 24% rispetto all’anno precedente se aggiustato, e ad un RoTE eccellente pari al 24%. Questi risultati, insieme alle nostre robuste linee di difesa, ci hanno consentito di migliorare la nostra guidance per l’utile netto del FY26 a ben superiore a €11 miliardi, o a circa €11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione”.
“Questa performance – continua Orcel – riflette l’esecuzione disciplinata della nostra strategia in tutti i mercati in cui operiamo. Stiamo facendo crescere il business rendendolo al contempo più snello, più rapido e più efficiente, investendo nelle nostre persone, nella tecnologia e nella IA per rafforzare il nostro vantaggio competitivo e offrire una migliore esperienza ai nostri clienti. Sono particolarmente orgoglioso, in tutti i paesi in cui operiamo, delle nostre persone, che danno prova della nostra strategia vincente e della nostra cultura comune. Il progresso raggiunto attraverso la nostra trasformazione, insieme alla nostra diversificazione e alle nostre linee di difesa, ci mette nella condizione di sfruttare opportunità di crescita organica attraenti mentre manteniamo la disciplina nel perseguire opzioni inorganiche che incrementano il valore, rimanendo al contempo ben equipaggiati per performare in un ampio spettro di contesti”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).


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