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Economia

Upb “Conti pubblici solidi, ma restano vulnerabilità strutturali”

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ROMA (ITALPRESS) – L’economia italiana affronta il deterioramento del quadro internazionale da una posizione di accresciuta solidità dei conti pubblici. Lo rileva l’Ufficio parlamentare di Bilancio nel Rapporto sulla politica di bilancio 2026, presentato oggi alla Camera. “La prudenza che ha caratterizzato la politica di bilancio degli ultimi anni ha rafforzato la capacità del Paese di assorbire shock esterni, migliorando il merito di credito sovrano e contenendo la percezione del rischio sui mercati”, ma “il contesto è fragile a causa dello scenario geopolitico internazionale, il debito pubblico è ancora elevato e rimangono modesti i margini di bilancio per affrontare shock esterni e nuove priorità”. Nel sistema economico italiano, spiega l’Upb, “restano numerosi i nodi da sciogliere. È necessario affrontarli per affiancare alla stabilità nuove e necessarie leve di crescita”.

I conflitti e le altre tensioni geopolitiche “rappresentano il principale fattore di rischio per lo scenario macroeconomico”. Le nuove simulazioni dell’UPB stimano che la guerra in Medio Oriente, rispetto alle previsioni pre-guerra dello scorso febbraio, “comporti una riduzione della crescita del PIL pari a 0,3 punti percentuali nel 2026 e a 0,4 punti nel 2027 e un aumento dell’inflazione di 1,4 punti percentuali quest’anno e 1,1 punti il prossimo”.

“Mantenere un percorso credibile di riduzione del debito pubblico è essenziale per evitare che shock esterni si traducano in un deterioramento delle condizioni di finanziamento. La sostenibilità del debito “rappresenta una condizione necessaria per preservare la fiducia dei mercati, contenere il costo del capitale e rafforzare la stabilità finanziaria”. Soprattutto in uno scenario caratterizzato da elevata incertezza, il consolidamento dei conti pubblici “continua a rappresentare il principale presidio contro gli shock esterni”, si legge nel rapporto.

Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, meno della media dell’area euro per il secondo anno consecutivo. L’occupazione è aumentata di 180.000 unità e il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1 per cento, ma “permangono criticità strutturali: la popolazione in età lavorativa si è ridotta di oltre 70.000 persone nell’ultimo anno e gli inattivi restano oltre 12 milioni, due terzi dei quali donne”. In un contesto di rapido invecchiamento demografico, “la crescita dell’economia dipende sempre più dall’aumento della partecipazione al lavoro e dalla valorizzazione del capitale umano”. La crescita del 3,1 per cento delle retribuzioni contrattuali nel 2025 “ha favorito un recupero del potere d’acquisto ma, in termini reali, le retribuzioni orarie di fatto rimangono inferiori di oltre l’8 per cento rispetto ai valori medi del 2020”. Il nodo di fondo “resta la produttività: senza un suo aumento più significativo sarà difficile sostenere nel tempo redditi, competitività, welfare e finanza pubblica”.

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Il rapporto debito/PIL è aumentato al 137,1 per cento nel 2025 (+2,4 punti rispetto al 2024) e dovrebbe raggiungere il 138,6 per cento nel 2026, per poi scendere gradualmente nel 2027 e fino al 136,3 per cento nel 2029. La riduzione del 2027 resta però legata al conseguimento degli obiettivi connessi alla dismissione di asset pubblici e alla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro. “In uno scenario avverso, caratterizzato da prezzi energetici più elevati e minore crescita, il debito potrebbe salire fino al 140 per cento del PIL nel 2026”. Nel medio periodo, le proiezioni dell’UPB indicano che “il rapporto debito/PIL continuerebbe a ridursi, ma a un ritmo meno marcato rispetto al Piano strutturale di bilancio: dopo il picco del 2026, si collocherebbe al 135,4 per cento nel 2031 e al 123,8 per cento nel 2041, circa 10 punti al di sopra di quanto previsto dal Piano”.

La popolazione in età lavorativa continua a ridursi e le spese legate all’invecchiamento – pensioni, sanità e assistenza – sono destinate ad aumentare fino a raggiungere il picco intorno al 2040. “Governare la transizione demografica richiede una più ampia partecipazione al mercato del lavoro attraverso politiche in grado di valorizzare pienamente il capitale umano disponibile oltre che un’adeguata gestione dell’immigrazione”. “Al fine di garantire la sostenibilità della spesa e l’adeguatezza delle prestazioni nel medio-lungo termine, occorre preservare il legame tra età pensionabile e aspettativa di vita”. Parallelamente, “la transizione verso un modello energetico sostenibile sul piano finanziario, strategico e ambientale costituisce una priorità per il Paese”. L’Italia “presenta ancora un’elevata dipendenza dalle fonti fossili importate e ritardi nell’elettrificazione, mentre l’alto costo dell’energia continua a gravare sulle imprese e sulle famiglie più vulnerabili”. L’azione pubblica “è chiamata ad accompagnare il processo di efficientamento energetico, favorendo investimenti e innovazione e mitigando gli effetti della transizione sui soggetti più vulnerabili”.

Le grandi trasformazioni in atto – dalla sicurezza energetica alla competitività tecnologica, dalla difesa alla sicurezza economica – “richiedono investimenti di dimensioni tali da non poter essere affrontati efficacemente dai singoli Stati. Perseguire questi obiettivi in modo frammentato o su scala ridotta rischia di essere molto costoso e meno efficace”. “Diventa quindi essenziale rafforzare il coordinamento europeo, finanziare beni pubblici comuni, potenziare le infrastrutture strategiche e mobilitare investimenti pubblici e privati coerenti con le nuove priorità”.

“È essenziale continuare ad assicurare una finanza pubblica sostenibile che riduca progressivamente il peso del debito pubblico e liberi, in prospettiva, le ingenti risorse impiegate nel suo servizio”. Così la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, presentando il Rapporto sulla politica di bilancio 2026 alla Camera. “La stabilità finanziaria è una condizione imprescindibile per la crescita; essa è legata indissolubilmente alla fiducia che i mercati ripongono nell’emittente sovrano e nella sua capacità di onorare gli impegni”, spiega. “Coniugare una gestione responsabile dei conti pubblici con un’azione volta a sbloccare le potenzialità del Paese richiede scelte non facili: individuare priorità chiare, definire le aree critiche di intervento e concentrare su di esse le risorse disponibili”. Per Cavallari, “è questo il momento più alto della programmazione di bilancio ed è questo il momento per farlo”.

– foto IPA Agency –

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(ITALPRESS).

Economia

Caro energia, per Confcommercio le imprese del terziario rischiano 150 milioni al mese di rincari

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ROMA (ITALPRESS) – Le tensioni internazionali e il caldo record stanno facendo impennare i costi di energia e carburanti, con pesanti ricadute sulle imprese del terziario di mercato. E’ quanto evidenzia Confcommercio sull’impatto dei rincari energetici sulle imprese del terziario di mercato. Questa settimana il prezzo dell’energia elettrica è salito a 174,2 euro/MWh, l’8,2% in più della settimana precedente e addirittura il 37% in più rispetto alla media dei primi sei mesi del 2026.

Se questi livelli di prezzo dovessero consolidarsi – osserva Confcommercio -, la spesa energetica per le imprese del terziario aumenterebbe, nei prossimi mesi, di circa il 22% rispetto alla media del primo semestre dell’anno, con un aggravio, complessivamente, superiore ai 150 milioni di euro. A pesare – prosegue – oltre alle tensioni sui mercati internazionali, è anche l’aumento dei consumi dovuto alle elevate temperature, che colpisce in particolare le attività commerciali, del turismo e dei servizi per climatizzazione e refrigerazione. E rimane elevato anche il divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, confermando le criticità dell’attuale sistema di formazione del prezzo dell’energia.

E’ quindi urgente intervenire per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, così da contenere i costi per le imprese e rafforzarne la competitività. A queste criticità si aggiungono i rincari dei carburanti, in particolare del gasolio, che gravano direttamente sull’autotrasporto e, di riflesso, sull’intera filiera della distribuzione.

Il settore continua, infatti, a dipendere quasi esclusivamente dai carburanti tradizionali: nel 2025 in Italia sono stati consumati circa 23 milioni di tonnellate di gasolio e 8,9 milioni di tonnellate di benzina per autotrazione. In questo contesto, e con la crisi che si sta estendendo anche al Mar Rosso, va garantito l’approvvigionamento dei prodotti energetici e va evitato l’aumento dei prezzi che, come nel caso del gasolio, già registrano rialzi che nei prossimi giorni rischiano di tornare ai picchi di marzo. Confcommercio chiede pertanto al Governo misure urgenti per scongiurare nuovi fenomeni speculativi sui mercati dei prodotti energetici ed evitare che le imprese del settore debbano affrontare ulteriori aumenti dei costi, incrementati negli ultimi mesi di circa il 30%.

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– Foto Ipa Agency –

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Per Poste primo semestre in crescita, Del Fante “Inizio di un nuovo capitolo”

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ROMA (ITALPRESS) – Poste Italiane chiude il primo semestre con ricavi che si attestano a 6,8 miliardi, in crescita del 5,9% anno su anno (3,4 miliardi nel secondo trimestre del 2026, con una crescita del 3,9% anno su anno). I costi totali1 ammontano a 5,5 miliardi, in crescita del 4,1% anno su anno (2,8 miliardi nel secondo trimestre del 2026, in crescita del 3,4% anno su anno). Il risultato operativo adjusted ha raggiunto 1,8 miliardi, con una crescita del 6,8% anno su anno (868 milioni nel secondo trimestre del 2026, con una crescita dello 0,5% anno su anno), grazie alla crescita dei ricavi e alla continua attività di razionalizzazione dei costi. L’utile netto ha raggiunto 1,2 miliardi, con una crescita del 3,5% anno su anno (594 milioni nel secondo trimestre del 2026, con una crescita del 3,8% anno su anno). Le attività finanziarie investite dei clienti del gruppo hanno raggiunto 613 miliardi, in crescita di 13 miliardi da dicembre 2025. La posizione patrimoniale vede un total capital ratio di Bancoposta pari al 22,5% (di cui Cet1 ratio pari al 19,3%), Leverage ratio pari al 3,2% e Solvency II ratio del gruppo assicurativo Poste Vita pari al 303%. Nel corso della seconda parte dell’anno il Gruppo sarà impegnato nella realizzazione della riorganizzazione interna che vede la creazione di un Polo Finanziario mediante l’integrazione del business dei pagamenti con i servizi finanziari per il rafforzamento dell’approccio cliente-centrico, l’ottimizzazione dell’allocazione del capitale all’interno del Gruppo e la massimizzazione delle sinergie, anche con la semplificazione della struttura operativa. Anche per il 2026, il Gruppo Poste Italiane conferma la centralità del Risparmio Postale e l’attenzione all’offerta di prodotti/servizi che risultino al passo con l’evoluzione dei bisogni dei clienti. La società conferma la guidance grazie ai risultati realizzati nel secondo trimestre dell’anno mentre, tenuto conto delle ulteriori evoluzioni strategiche del Gruppo, nel corso del primo trimestre del 2027 si prevede la presentazione di un nuovo Piano strategico. “Sono orgoglioso di annunciare che per il quinto semestre consecutivo abbiamo raggiunto un risultato record, grazie a ricavi in crescita del 6% a 6,8 miliardi, un risultato operativo adjusted in aumento del 7% al livello senza precedenti di 1,8 miliardi e un utile netto che ha raggiunto il nuovo massimo storico di 1,2 miliardi, a conferma della solidità e della resilienza del modello di business della nostra piattaforma. I risultati di oggi non rappresentano soltanto una conferma della solidità del nostro business, ma segnano anche l’inizio di un nuovo capitolo nell’evoluzione della nostra platform company, con un chiaro percorso delineato sui principali progetti strategici e l’accelerazione dell’Opas su Tim”. Così Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane, commentando i dati relativi al primo semestre della società.
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-Foto: Ufficio stampa Poste Italiane-

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UniCredit, secondo semestre da record: utile netto a 6,3 miliardi di euro. Orcel: “Serie eccezionale di risultati”

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MILANO (ITALPRESS) – UniCredit manda in archivio il secondo trimestre del 2026 con numeri record e alza le stime per l’intero esercizio. La banca guidata da Andrea Orcel ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 6,3 miliardi di euro (in rialzo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 24% aggiustato), dopo aver registrato nel solo secondo trimestre un utile di 2,9 miliardi (che sale a 3,1 miliardi al netto di componenti straordinarie legate alla posizione in Commerzbank).

Il RoTE si attesta a un livello elevato del 23,7%. I ricavi netti del trimestre toccano quota 6,5 miliardi di euro (+7% anno su anno o +11% rettificati), sostenuti dalle eccellenti performance delle commissioni e della gestione assicurativa (+14% a/a), oltre che dall’accelerazione del margine di interesse (+2% su base trimestrale) supportata da una crescita dell’8% di prestiti e depositi.

All’interno dello scenario operativo, l’istituto continua il percorso di efficienza forte dell’impiego di IA e nuove tecnologie: i costi scendono dell’1% anno su anno, portando il rapporto costi/ricavi al livello record del 34% nel semestre. Il costo del rischio rimane basso a 17 punti base, mentre la solidità patrimoniale si conferma elevata con un CET1 ratio al 14,3% (15,0% pro-forma con Danish Compromise).

Il gruppo piazza l’asticella ancora più in alto per i prossimi anni: l’ambizione sull’utile netto per l’intero 2026 viene infatti rivista al rialzo a “ben oltre gli 11 miliardi di euro” (circa 11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione).

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Guardando più a lungo termine, le stime salgono a oltre 13 miliardi per il 2028 e a oltre 15 miliardi entro il 2030, prima ancora dell’eventuale consolidamento integrale dell’istituto tedesco. Notizie positive arrivano anche sul fronte della remunerazione dei soci. La generazione di capitale ha permesso di accantonare distribuzioni agli azionisti per 4,7 miliardi nel semestre (di cui 2,3 miliardi nel solo secondo trimestre).

Per quanto riguarda la gestione dei dividendi, l’acconto in contanti a valere sugli utili del 2026 è stato fissato a circa 2,8 miliardi di euro, pari a circa la metà dell’ammontare complessivo previsto per l’anno.

Sul dossier Commerzbank, dal quartier generale di Piazza Gae Aulenti sottolineano come la quota stia evolvendo da un “redditizio investimento finanziario” a una “transazione strategica di significativa creazione di valore industriale”, con l’aspettativa di impiegare il capitale ad un rendimento (RoAC) complessivo del 15%.

UniCredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati, che ci ha condotti alla nostra miglior performance operativa di sempre e ad un primo semestre record”. Lo ha dichiarato Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit S.p.A. “Unlimited sta portando ad un cambio di passo: stiamo accelerando la crescita redditizia dei ricavi, con chiari riscontri di incrementi di quote di mercato di qualità e di un forte slancio commerciale, mentre continuiamo a reimpostare la frontiera dell’efficienza. L’utile netto ha raggiunto €6,1 miliardi nel primo semestre, in rialzo del 24% rispetto all’anno precedente se aggiustato, e ad un RoTE eccellente pari al 24%. Questi risultati, insieme alle nostre robuste linee di difesa, ci hanno consentito di migliorare la nostra guidance per l’utile netto del FY26 a ben superiore a €11 miliardi, o a circa €11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione”.

 “Questa performance – continua Orcel – riflette l’esecuzione disciplinata della nostra strategia in tutti i mercati in cui operiamo. Stiamo facendo crescere il business rendendolo al contempo più snello, più rapido e più efficiente, investendo nelle nostre persone, nella tecnologia e nella IA per rafforzare il nostro vantaggio competitivo e offrire una migliore esperienza ai nostri clienti. Sono particolarmente orgoglioso, in tutti i paesi in cui operiamo, delle nostre persone, che danno prova della nostra strategia vincente e della nostra cultura comune. Il progresso raggiunto attraverso la nostra trasformazione, insieme alla nostra diversificazione e alle nostre linee di difesa, ci mette nella condizione di sfruttare opportunità di crescita organica attraenti mentre manteniamo la disciplina nel perseguire opzioni inorganiche che incrementano il valore, rimanendo al contempo ben equipaggiati per performare in un ampio spettro di contesti”. 

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-Foto IPA Agency-
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