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Economia

Intesa Sanpaolo con BEI ed ESA per sostenere le Pmi della filiera italiana dell’aerospazio

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MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo, la Banca Europea per gli investimenti (BEI) e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno sottoscritto un accordo biennale per sostenere le piccole e medie imprese della filiera italiana dell’aerospazio, tra le più strategiche e innovative dell’economia italiana ed europea.

Grazie alla disponibilità di risorse europee e strumenti di garanzia dedicati, saranno attivati 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti per gli investimenti delle Pmi di un’industria che nel 2025 ha generato un valore aggiunto stimato di circa 7 miliardi di euro e un export di 8 miliardi, l’1,2% del manifatturiero.

“Con questa prima operazione in Europa a sostegno delle Pmi della filiera spaziale, realizzata insieme a Intesa Sanpaolo ed ESA, la BEI conferma il proprio impegno nel rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria europea in un settore chiave per innovazione, sicurezza e transizione digitale – afferma Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti –. La Space Lending Facility permette di mobilitare fino a circa 300 milioni di nuovi finanziamenti e ampliare l’accesso al credito per imprese altamente innovative”.

“Per il settore spaziale italiano, la collaborazione con Intesa Sanpaolo e il contributo tecnico dell’ESA rappresentano un canale concreto per sostenere investimenti in crescita, ricerca e industrializzazione – continua Vigliotti -. In questo modo, la finanza europea contribuisce a trasformare eccellenze e competenze in investimenti, occupazione qualificata e maggiore competitività sui mercati internazionali”.

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Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana e la prima a livello europeo ad avviare una collaborazione con BEI ed ESA, attraverso il nuovo accordo sottoscritto dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, con l’obiettivo di imprimere un impulso alla crescita delle Pmi del settore aerospaziale e ai loro processi di sviluppo internazionale.

“L’industria aerospaziale italiana è caratterizzata dalla presenza di imprese in alcuni casi molto piccole e fortemente specializzate, connesse alle aziende grandi da esigenze complementari che sono ben rappresentate nella filiera industriale”, le parole di Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.

“Per Intesa Sanpaolo la filiera resta un importante indicatore del potenziale di crescita e di innovazione, in particolare per questo settore sempre più strategico per il Paese. Grazie all’accordo con BEI ed ESA, offriamo da oggi una nuova opportunità unica in Europa per favorire la collaborazione tra imprese, la condivisione di competenze e il rafforzamento delle relazioni industriali lungo tutta la catena del valore domestica e internazionale, mettendo a disposizione strumenti finanziari, consulenza specialistica e opportunità di networking per cogliere le sfide dei mercati globali”, aggiunge Barrese.

Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA: “Siamo lieti che Intesa Sanpaolo sia la prima banca a sottoscrivere un accordo nell’ambito della Space Lending Envelope di BEI ed ESA. Per molte Pmi del settore spaziale, il principale ostacolo alla crescita non è la tecnologia, bensì l’accesso ai capitali. Questo accordo cambia le cose, offrendo alle imprese italiane un’opportunità concreta per crescere, competere a livello globale e rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nel settore spaziale. L’ESA è orgogliosa di affiancare la BEI e gli istituti finanziari per colmare questo divario, e questa prima firma con Intesa Sanpaolo rappresenta esattamente il risultato che ci eravamo prefissati di raggiungere, primo passo di un percorso destinato a proseguire”.

Le opportunità che attendono le piccole e medie imprese della Space Economy in un contesto dal forte dinamismo sono state al centro dell’incontro odierno “Finanza e aerospazio: le sfide per la creazione di campioni globali italiani” promosso dal Gruppo guidato dal CEO Carlo Messina presso il Grattacielo della banca a Torino, città che ospita uno dei poli d’eccellenza dell’industria aerospaziale nazionale.

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Questa iniziativa, dedicata a rafforzare la competitività e il riconoscimento internazionale dell’Italia nell’ecosistema spaziale europeo e globale, si è aperta con i saluti di Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, e di Giorgio Marsiaj, Vice Presidente di Confindustria con delega all’aerospazio.

E’ stata presentata da Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, un’analisi relativa alla Space Economy italiana a cui sono seguiti due momenti di discussione sui fabbisogni delle Pmi della filiera aerospaziale in Italia, con interventi di Gemma Feliciani, Director Financial Institutions Department European Investment Bank, Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, e Massimo Comparini, Managing Director Space Division Leonardo.

A seguire si è tenuta una tavola rotonda con le testimonianze di numerose imprese leader del settore, da Andrea Romiti, Founder e Ceo APR, a Massimo Bercella, Ceo Bercella, da Nicoletta Regazzo, CFO D-Orbit, a Pietro Andronico, Ceo e Founder Nurjana Technologies, e Viviana Bacigalupo, Direttore Generale Intesa Sanpaolo Innovation Center.

Importanti i contributi di esponenti di spicco di istituzioni italiane ed europee come Giancarlo Granero, Responsabile della Space Economy Unit della Commissione europea, Antonio Bartoloni, Responsabile Ufficio per le Politiche spaziali e aerospaziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianluigi Baldesi, Responsabile Ventures and Financing Office ESA, e Matteo Coletta, Responsabile del Settore Centro Studi & New Space Economy di ASI. Le conclusioni sono state affidate a Marco Gay, Presidente Unione Industriali di Torino.

Il ruolo di Intesa Sanpaolo, BEI ed ESA per la Space Economy Intesa Sanpaolo è la prima banca commerciale europea ad aver aderito all’ESA Investor Network e ha già contribuito concretamente allo sviluppo del settore aerospaziale: ha sostenuto oltre 500 Pmi operanti nella filiera, a cui ha erogato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro, con una quota di mercato del 33%.

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Intesa Sanpaolo, attraverso la Banca dei Territori, serve e sviluppa una ampia gamma di servizi per le imprese della filiera, dalle soluzioni di debito alla crescita attraverso l’Equity, alle collaborazioni con tutti i distretti tecnologici e gli EDIH (European Digital Innovation Hubs), alla consulenza dedicata all’accesso ai programmi europei. Sotto un profilo organizzativo, Intesa Sanpaolo ha dedicato un desk specializzato al supporto delle filiere, costituito da ingegneri in grado di valutare le singole tecnologie, e un desk specializzato sull’accompagnamento ai programmi europei. Grazie alla collaborazione con Confindustria, verrà inoltre agevolata la strategia di condivisione e la spinta agli investimenti delle PMI in nuovi modelli produttivi evoluti ad alto potenziale del settore Aerospazio, come previsto nell’accordo pluriennale rinnovato lo scorso anno.

L’accordo con BEI ed ESA si aggiunge alle soluzioni già disponibili per Pmi e Mid-Cap che consentiranno al primo Gruppo bancario italiano di supportare nuovi impieghi per oltre 2 miliardi di euro nel 2026, consolidando una partnership pluriennale basata su strumenti innovativi di finanziamento e mitigazione del rischio a sostegno dello sviluppo del tessuto imprenditoriale.

La Banca Europea per gli investimenti svolge un ruolo centrale nell’architettura finanziaria dell’accordo, mettendo a disposizione 150 milioni di risorse europee che costituiscono il motore della Space Lending Facility. Attraverso un meccanismo di risk sharing, la BEI garantirà il 50% di ciascun finanziamento erogato da Intesa Sanpaolo, con una durata fino a 11 anni e un pre-ammortamento di 12 mesi, ampliando significativamente la capacità della banca di sostenere le imprese della filiera che altrimenti difficilmente accederebbero al credito ordinario. Questo approccio rappresenta uno strumento innovativo che permetterà di generare un effetto leva considerevole: i 150 milioni di euro messi a disposizione dalla BEI abiliteranno fino a 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti a medio-lungo termine.

L’Agenzia Spaziale Europea contribuisce all’iniziativa mettendo a disposizione competenze tecniche e industriali. Attraverso attività di promozione, ESA punterà a massimizzare l’impatto a favore delle imprese spaziali italiane ed europee, assicurandosi che quelle supportate attraverso contratti ESA e programmi ad alto contenuto tecnologico abbiano accesso al capitale necessario per crescere su scala industriale.

La collaborazione tra Intesa Sanpaolo, BEI ed ESA è maturata nell’ambito del Consiglio ministeriale europeo dell’ESA dello scorso novembre ed è articolata nei seguenti filoni programmatici: incentivare la crescita delle Pmi dell’intera filiera aerospaziale italiana lungo tutta la catena del valore attraverso la produzione di sistemi satellitari e di geolocalizzazione, lo sviluppo di infrastrutture spaziali e di telecomunicazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo; facilitare l’accesso al credito delle Pmi dello spazio europeo attraverso l’erogazione di nuove risorse finanziarie: la BEI metterà a disposizione 150 milioni di euro che saranno in grado di abilitare circa 300 milioni di euro di finanziamenti a medio-lungo termine grazie alla condivisione del rischio di credito tra la stessa BEI e Intesa Sanpaolo; Advisory dedicata ai processi di innovazione e internazionalizzazione con l’apertura verso nuovi mercati, crescita dimensionale, operazioni di equity, soluzioni di finanziamento ad hoc come Nova+Space e Security di Intesa Sanpaolo, gestione innovativa della value chain, costruzione di un ecosistema industriale connesso; l’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso europeo volto a rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria spaziale, settore considerato essenziale per sicurezza, telecomunicazioni e riconversioni industriali

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La Space Economy è oggi uno degli ecosistemi produttivi a più alto potenziale di crescita a livello globale.

Secondo la Space Foundation, le attività connesse al settore hanno generato nel 2024 un valore di 613 miliardi di dollari, in crescita del 7,8% rispetto al 2023. Secondo le stime della stessa Fondazione le attività della Space Economy dovrebbero raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e 1.000 miliardi di dollari entro il 2032. Il settore integra industria manifatturiera ad alto contenuto tecnologico, servizi avanzati e ricerca scientifica, con ricadute positive trasversali su energia, ambiente, ICT, salute e trasporti.

L’Italia è tra i principali Paesi europei nel settore aerospaziale con un’industria, che conta oltre 50.000 addetti, attiva nei settori della fabbricazione di veicoli aerospaziali, nelle riparazioni e nelle telecomunicazioni satellitari. L’Italia spicca anche per una specializzazione nella Space Economy, con una filiera articolata che va dal software all’elettronica, dall’ingegneria alle telecomunicazioni, dalla meccanica alla fabbricazione di veicoli spaziali. Le Pmi del settore sono spesso specializzate in nicchie produttive ad alto contenuto tecnologico. A queste si affiancano grandi player integrati con un’offerta altamente diversificata. La forte multidisciplinarietà della filiera favorisce la collaborazione tra soggetti diversi e il trasferimento continuo di conoscenze, alimentando uno sviluppo sinergico e innovativo.

I lunghi cicli di sviluppo, la prevalenza di asset immateriali e la limitata disponibilità di garanzie reali rendono difficile per molte Pmi ottenere finanziamenti ordinari. Rafforzare il sostegno finanziario al settore privato è essenziale per garantire continuità industriale, competitività e la capacità dell’Europa di realizzare missioni strategiche e commerciali.

– foto IPA Agency –

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(ITALPRESS).

Economia

Ex Ilva di Taranto, a Palazzo Chigi incontro coi sindacati. Mantovano “Singolare sincronia tra calendario Governo e giudiziario”

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ROMA (ITALPRESS) – È in corso a Palazzo Chigi il tavolo di confronto tra il Governo e le organizzazioni sindacali relativo all’ex stabilimento Ilva di Taranto, presieduto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

Secondo quanto si apprende, all’incontro partecipano il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso; il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

Per le organizzazioni sindacali partecipano i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager. Sono presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del Gruppo Ilva.

“Ieri abbiamo appreso del decreto della Corte d’Appello di Milano, il cui dispositivo inibisce le attività produttive, dunque un decreto di sospensione delle attività, non di fissazione di condizioni per proseguire, a differenza di quanto scritto da alcune testate. Noi non intendiamo commentare la decisione, se non per rilevare anche in questo caso una singolare sincronia tra il calendario del Governo, dei confronti con i lavoratori e il calendario giudiziario. Nessuno del Governo farà polemica con l’autorità giudiziaria, ma certo leggere qualcuno di quelli che hanno fatto ricorso dire ‘abbiamo fatto ‘scacco matto’ stona, perché questo non è un gioco, non è una partita a scacchi quella che oggi interessa i lavoratori e le aziende”. È quanto avrebbe detto secondo quanto si apprende il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel suo intervento di apertura al tavolo sull’ex Ilva in corso a Palazzo Chigi, sottolineando comunque che il Governo ha intenzione di garantire la continuità aziendale, come dimostra la norma approvata ieri in Consiglio dei ministri per lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro per assicurare la continuità operativa.

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FIM CISL “NESSUNA RESA E NESSUNO SCARICABARILE SUI LAVORATORI”

“La sentenza sull’AIA e i mesi di stallo del Governo non possono diventare un alibi per chiudere le aree a caldo. Pretendiamo risposte immediate e un piano industriale solido. Chi pensa che da questa sentenza si alzino le mani per arrendersi, oppure per lavarsi le mani rispetto a un problema industriale, occupazionale, sociale, ambientale e sanitario, si sbaglia di grosso. Il sindacato non lo permetterà”. Così Ferdinando Uliano, Segretario Generale della FIM CISL, commenta la recente sentenza che ha cancellato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) nel pieno di una crisi che continua a penalizzare lo stabilimento ex Ilva.
Uliano ribadisce l’assoluta contrarietà a qualsiasi disegno che comporti scenari drammatici per i lavoratori.

“Saremo determinati con tutte le nostre forze – sottolinea il leader FIM – per impedire disegni che possano prospettare situazioni di lacrime e sangue per i lavoratori dell’ex acciaieria Ilva. Per noi è fondamentale una soluzione industriale ed è altrettanto fondamentale che lo Stato svolga un ruolo preciso e importante, costruendo le condizioni per continuare a produrre acciaio nel nostro Paese, bene strategico per tutta l’industria”.

Il Segretario Generale della FIM CISL punta il dito “contro i ritardi e le responsabilità istituzionali”, evidenziando “il rischio concreto di chiusure inaccettabili. Bisogna impedire qualsiasi situazione che possa portare di fatto alla chiusura dello stabilimento. La prospettiva di chiudere le aree a caldo per noi è una prospettiva da respingere con forza – prosegue -. Bisogna trovare le soluzioni utili per fare in modo di continuare un progetto industriale, di fronte al quale purtroppo questo Governo ha fatto perdere un sacco di tempo, sono ormai cinque mesi che stiamo aspettando un incontro per avere una prospettiva che ancora non si capisce. In conclusione, Uliano lancia un aut aut chiaro all’esecutivo e a tutte le parti in causa: oggi ci troviamo di fronte a una sentenza che cancella un’autorizzazione integrata ambientale fatta proprio da questo Governo. Per questo noi pretendiamo soluzioni e soprattutto non accettiamo che ci si arrenda di fronte a una situazione di questo tipo, scaricando sui lavoratori licenziamenti e condizioni intollerabili”.

– foto IPA agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Nel 2025 nati appena 355mila bambini, minimo storico dal dopoguerra. Il 62% degli italiani rinuncia a figli per ostacoli economici e sociali

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ROMA (ITALPRESS) – Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dal “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT e presentato oggi a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall’INPS, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, Presidente dell’ISTAT e Valeria Vittimberga, Direttore Generale dell’INPS. Il rapporto fotografa un Paese in cui nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, ma dove la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali.

Il dossier evidenzia come la denatalità non sia il frutto di un cambiamento culturale o della mancanza di desiderio di avere figli. Al contrario, il problema è rappresentato dalla crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2%afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ancora più significativo è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.

Le cause della rinuncia sono principalmente economiche e strutturali. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

Il rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente. Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. Se da un lato l’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), dall’altro questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani.

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“Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere. Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti. La natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell’economia e della coesione del Paese”, ha commentato Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la Natalità.

– foto IPA Agency –

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Economia

A giugno export extra Ue in aumento del 3,6% su base annua, i dati Istat

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ROMA (ITALPRESS) – A giugno 2026 l’Istat stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, una riduzione congiunturale per le esportazioni (-4%) e un aumento per le importazioni (+1,3%).

La diminuzione su base mensile dell’export è dovuta alle minori vendite di energia (-17,8%), beni strumentali (-5,3%), beni di consumo non durevoli (-4,3%) e beni intermedi (-2,2%); aumentano solo le esportazioni di beni di consumo durevoli (+6,0%). Dal lato dell’import, l’aumento congiunturale è spiegato dai maggiori acquisti di beni di consumo non durevoli (+16,1%), beni intermedi (+5,5%) e beni di consumo durevoli (+1,8%).

Nel secondo trimestre 2026, rispetto al precedente, l’export cresce dello 0,5%, principalmente per effetto delle maggiori vendite di energia (+72,3%). Nello stesso periodo, l’import segna un incremento del 10,3%, in larga misura determinato dai maggiori acquisti di energia (+50,2%); diminuiscono soltanto le importazioni di beni di consumo non durevoli (-11,4%).

A giugno 2026 l’export cresce su base annua del 3,6% (era +6,8% a maggio 2026). La crescita tendenziale dell’export verso i mercati extra Ue27 si deve soprattutto alle maggiori vendite di energia (+54,9%) e beni intermedi (+20,7%); si riducono su base annua le esportazioni di beni strumentali (-8,7%). L’import registra un incremento tendenziale molto più ampio (+18,5%) e generalizzato, cui contribuisce principalmente l’aumento degli acquisti di energia (+31,9%) e beni intermedi (+23,7%).

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A giugno 2026 l’avanzo commerciale con i paesi extra Ue27 è pari a +2.550 milioni di euro (+5.478 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-4.979 milioni) è superiore rispetto a un anno prima (-3.880 milioni). L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici scende da +9.358 milioni di giugno 2025 a +7.528 milioni di giugno 2026.
A giugno 2026, si rilevano aumenti su base annua delle esportazioni verso Cina (+19,1%), Turchia (+10,8%), Svizzera (+10,5%) e paesi MERCOSUR (+4,4%). Modesto l’aumento dell’export verso gli Stati Uniti (+0,4%). Diminuiscono le vendite verso Regno Unito (-10,5%), Giappone (-4,5%) e paesi ASEAN (-2,5%).

Crescono su base annua le importazioni da tutti i principali paesi partner extra Ue27. Gli acquisti dai paesi OPEC (+47,8%) registrano l’aumento tendenziale più ampio; seguono gli acquisti da paesi MERCOSUR (+30,3%), paesi ASEAN (+29,9%), Svizzera (+23,2%) e Cina (+20,5%).

“A giugno la dinamica sia congiunturale sia tendenziale dell’export verso i paesi extra Ue è in parte influenzata dalle vendite ad elevato impatto di mezzi di navigazione marittima registrate a maggio 2026 e a giugno 2025 – commenta l’Istat –; al netto di queste, si stima una riduzione su base mensile meno ampia (da -4,0% a -2,4%) e una crescita tendenziale più sostenuta (da +3,6% a +5,4%). Su base annua, la crescita dell’export è trainata soprattutto dalle maggiori vendite di beni intermedi; quella molto più intensa dell’import, dai maggiori acquisti di beni intermedi ed energia. Nel primo semestre 2026, la crescita tendenziale dell’export verso i paesi extra Ue (+4,3%, +3,9% al netto dell’energia) è inferiore di quella dell’import (+5,5%). L’avanzo commerciale con i paesi extra Ue (+24,1 miliardi di euro) è sostanzialmente stabile rispetto al primo semestre 2025 (+24,5 miliardi)”.

– foto IPA Agency –

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