Economia
L’Agenzia del Demanio presenta il Rapporto 2026, il patrimonio immobiliare dello Stato vale 63,2 miliardi di euro
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il patrimonio immobiliare dello Stato comprende 45.415 immobili, per un valore complessivo stimato di 63,2 miliardi di euro. Si tratta di 44 milioni di metri quadrati di fabbricati, tra caserme, uffici, carceri, edifici storici e musei, e di 1,3 miliardi di metri quadrati di aree, riserve naturali, boschi e terreni. Sono alcuni dei dati analizzati nel Rapporto Annuale 2026 presentato oggi dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, nella Sala della Regina di Montecitorio alla presenza di istituzioni e stakeholder, al quale sono intervenuti il Vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli e il Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo.
Il Rapporto Annuale, giunto alla quarta edizione, riporta i principali risultati ottenuti al 2025 e illustra una selezione di interventi avviati e conclusi che raccontano l’azione dell’Agenzia nella sua rinnovata visione, che pone al centro la persona. L’immobile pubblico è visto in una dimensione più ampia, quella della città e del territorio cui fa parte, per dare risposte ai nuovi fabbisogni espressi dalla collettività: le Pubbliche Amministrazioni, che necessitano di spazi moderni ed efficienti; i cittadini fruitori di servizi; Enti del territorio, come protagonisti dei processi di rigenerazione. Una ricchezza da gestire e valorizzare che rappresenta memoria, identità e infrastruttura per il futuro del Paese. Tra i risultati: sono stati attivati 5,1 miliardi di euro di investimenti, di cui un quinto già realizzato; gli interventi conclusi sono aumentati del 172% rispetto al 2022 (+255% dal 2021) passando da circa 89 miliardi di euro a 242 miliardi di euro; il numero degli interventi avviati è aumentato dal 2022 del 55%, arrivando a 619 interventi a gennaio 2026; il valore degli interventi avviati con risorse di altre amministrazioni è cresciuto fino a 1,6 miliardi (+310%), a testimonianza del consolidamento del ruolo dell’Agenzia del Demanio come stazione appaltante.
Nella classifica OICE, l’Agenzia è la prima stazione appaltante per volumi di affidamenti BIM. Il piano di razionalizzazione della logistica delle amministrazioni pubbliche ha portato a risparmi cumulati di spesa per locazioni passive di 144 milioni di euro a regime dal 2026 (24 milioni di euro nel 2025). Parallelamente, nel 2025, le iniziative di valorizzazione hanno attratto 120 milioni di euro di investimenti privati, confermando il crescente interesse del mercato verso i progetti promossi dall’Agenzia.
“Il processo di trasformazione avviato dall’Agenzia del Demanio verso una gestione rigenerativa del patrimonio immobiliare dello Stato, oggi è ormai strutturato. L’immobile pubblico torna a essere visto come strumento attivo del Paese, leva di sviluppo dei territori e di creazione di valore per la collettività”, afferma il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. “Le componenti principali di questa trasformazione sono la centralità della persona, la conoscenza degli immobili e del territorio che li ospita, il metodo di condivisione e la partecipazione pubblico-pubblico e pubblico-privato. Tecnologie avanzate, qualità nella progettazione, linguaggi condivisi e azioni misurabili sono i fattori che alimentano la conoscenza e la gestione innovativa del patrimonio immobiliare dello Stato. Il patrimonio pubblico, compreso e vissuto dalle comunità cui appartiene, diventa così motore di rigenerazione e genera valore duraturo”.
Uno dei principali strumenti di questa trasformazione è il Piano Città degli Immobili Pubblici, un’innovazione di metodo per una pianificazione integrata degli interventi sull’immobile pubblico con gli Enti territoriali, con le Amministrazioni e altre Istituzioni interessate, con le Università. È la risposta dell’Agenzia del Demanio ai mutamenti di contesto che riguardano la dimensione ambientale (dalle crisi climatiche, al tema dell’energia e degli spazi verdi), la dimensione sociale (dai cambiamenti demografici, ai nuovi modi di abitare e di relazioni, a servizi attrattivi per giovani e studenti) e la dimensione economica, con opportunità di lavoro e di sviluppo.
Nel quadro di analisi del contesto della città, dei suoi fabbisogni e delle sue vocazioni si definiscono le destinazioni d’uso, i requisiti ambientali ed energetici, gli impatti di carattere sociale e culturale dell’immobile, in coerenza con la strumentazione urbanistica vigente o in varianza. Si individua il ruolo che il bene assume nella rigenerazione urbana e nelle nuove relazioni della città per portare valore alle persone, ai territori e alle generazioni future. Al 30 giugno 2026 sono stati firmati 37 Piani Città, con l’obiettivo di arrivare a 65 entro il 2028. I Piani coinvolgono 439 immobili da rigenerare, pari a 5,1 milioni di metri quadrati di superficie lorda, con il 26% di immobili da destinare a mix funzionale, di cui è parte la nuova residenzialità di tipo sociale, e 10 milioni di metri quadrati di aree verdi. Le trasformazioni previste genereranno importanti ricadute economiche e sociali: 18 miliardi di euro di impatto economico stimato, oltre 65.000 occupati in cantiere e un impatto occupazionale complessivo stimato in oltre 97.500 unità.
Sul piano sociale sono previsti oltre 6.700 nuovi posti letto per student housing, più di 1.800 nuove unità abitative per social housing, un incremento potenziale di 2,1 milioni di utenti per attività culturali e circa 12 milioni di metri quadrati di aree scoperte riqualificate per attività sociali, di relazione e ricreazione. Il Rapporto dedica un focus alle progettualità mirate a adeguare la logistica della PA all’evoluzione delle modalità di lavoro e alle mutate esigenze organizzative delle amministrazioni. L’obiettivo è quello di un ufficio pubblico aperto, socialmente inclusivo, tecnologicamente evoluto e orientato alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente per rafforzare il ruolo dell’amministrazione come luogo di lavoro moderno e di servizio per la collettività. Tra i casi pilota rientrano la nuova sede della Direzione Regionale Emilia-Romagna dell’Agenzia del Demanio nell’ex Cinema Embassy di Bologna, oggi dotata di circa 220 sensori e attuatori su una superficie di 1.500 metri quadrati; la futura sede del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in viale Boston a Roma, progettata come primo edificio ministeriale con struttura portante in legno e gestione BIM dell’intero ciclo di vita dell’immobile a partire dalla fase di cantiere; la sede della Struttura per la progettazione dell’Agenzia del Demanio in via Cerva a Milano, che, rifunzionalizzata, presenta oggi standard ambientali e di benessere elevati; la nuova sede della Procura della Repubblica nell’ex Carcere Femminile di Perugia, altamente funzionale e sostenibile (48,6% di energia prodotta da fonti rinnovabili, 1.940 metri quadrati di area permeabile su 5.900 metri quadrati di superficie ristrutturata).
Un secondo focus è dedicato alla rigenerazione dei grandi compendi immobiliari. Il Rapporto richiama interventi a scala urbana su ex caserme, complessi carcerari, aree militari, poli ospedalieri e grandi patrimoni dismessi, con 57 interventi in corso di progettazione o esecuzione, 2,9 miliardi di euro di risorse allocate e 1,8 milioni di metri quadrati di patrimonio rigenerato. Tra i progetti descritti figurano l’Ex Carcere di Perugia, destinato a diventare una Cittadella della Giustizia; a Bologna l’Ex Caserma STAVECO e l’Ex Caserma STAMOTO, quest’ultima candidata al concorso internazionale di architettura e design urbano Reinventing Cities, l’Ex Arsenale di Pavia, che sarà trasformato in un polo amministrativo integrato; tra i compendi sportivi: la “Green City per la salute, la ricerca e la formazione” di Tor Vergata a Roma, che punta a diventare un ecosistema multifunzionale, con spazi pubblici e servizi; tra i compendi ospedalieri il Nuovo Policlinico Umberto I e l’Ex Ospedale Forlanini, entrambi a Roma. Particolare attenzione è dedicata alla cura del patrimonio storico-culturale, che comprende, nel 2025, 4.607 beni in uso alle pubbliche amministrazioni e 3.009 beni affidati a soggetti pubblici qualificati o concessi a privati. Gli interventi dell’Agenzia su questo asset riguardano il restauro, l’efficientamento energetico e la rigenerazione con l’obiettivo di prolungare la vita del bene nel tempo e darne massima fruibilità ai cittadini. Sono 168 gli interventi in corso di progettazione o esecuzione, con 2,3 miliardi di euro di risorse complessive allocate e 1,1 milioni di metri quadrati di patrimonio rigenerato.
Tra gli esempi figurano la messa in sicurezza e il restauro della Basilica di San Miniato al Monte a Firenze, in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Soprintendenza di Firenze, finanziato con 3,6 milioni di euro di fondi PNRR, esempio di cantiere aperto; la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, primo intervento di efficientamento energetico e illuminazione su una Chiesa di Stato, in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Soprintendenza Speciale di Roma; la riqualificazione e l’illuminazione del complesso monumentale di Piazza del Plebiscito a Napoli. Si segnale anche il Programma Archivi, ideato in collaborazione con il Ministero della Cultura – Direzione Generale Archivi, per trasformare gli Archivi di Stato in poli culturali aperti e farli diventare luoghi delle persone e dell’incontro. Un capitolo del Rapporto è dedicato alla rigenerazione del patrimonio naturale e paesaggistico, in coerenza con l’articolo 9 della Costituzione e con l’obiettivo di coniugare tutela ambientale, sviluppo sostenibile e riattivazione delle economie locali. Tra i progetti illustrati rientrano le Saline di Tarquinia, un ecosistema culturale e naturale di 150 ettari in cui si intrecciano storia produttiva, biodiversità e memoria collettiva; il Parco tematico minerario della Maiella, che coinvolge 14 Comuni e 7 enti e istituzioni. Gli interventi programmati sono 30 e 6 i progetti pilota; le Città Erniche, con quattro Comuni coinvolti e un patrimonio storico diffuso su 410 chilometri quadrati; e la Greenway dell’ex Ferrovia Circumetnea a Catania, un percorso di 4,5 chilometri finanziato con 36 milioni di euro con Fondi FUA e PON Metro, uno degli interventi del Piano Città degli Immobili Pubblici di Catania.
Sostenibilità e sicurezza sono elementi qualificanti dell’azione dell’Agenzia. Nel 2025 sono stati monitorati 78 indicatori ESG, con l’85% dei target raggiunti. Gli interventi realizzati hanno prodotto una riduzione delle emissioni di CO2 del 66%, un calo medio dei consumi energetici del 68% rispetto alla situazione antecedente agli interventi e una riduzione del consumo di suolo del 12%. L’Agenzia è il primo ente pubblico ad aver adottato una rendicontazione di sostenibilità volontaria allineata agli standard europei CSRD e asseverata da un soggetto indipendente. Prosegue anche il programma dedicato alla prevenzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica: sono circa 3.000 gli immobili interessati da audit sismici, con 2.700 attività concluse, 310 fabbricati coinvolti in interventi di riqualificazione energetica e adeguamento sismico. Nel 2025 sono stati messi in sicurezza 67.000 metri quadrati di spazi pubblici. Nell’ambito della strategia di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico assume rilievo la promozione di cooperazione tra il settore pubblico e privato, per convogliare competenze e investimenti sulla rifunzionalizzazione degli immobili pubblici e favorire così la creazione di valore economico e sociale.
Nel 2025 sono stati pubblicati 2 bandi di PPP, sono stati aggiudicati 2 bandi Reinventing Cities e sono stati attratti dal mercato 120 milioni di euro di capitali. Le operazioni riguardano temporary use, concessioni a lungo termine fino a 50 anni e comodati gratuiti. Tra i casi descritti figurano Palazzo del Senato a Milano, con nuove funzioni aperte al pubblico; l’ex Polverificio Borbonico di Scafati, oggetto di una proposta di PPP a iniziativa privata; la “Green City per la salute, la ricerca e la formazione” di Tor Vergata a Roma; la Manifattura Tabacchi di Torino; l’ex Caserma IV Novembre di Monza; i terreni per la produzione di energia rinnovabile; e i progetti vincitori di Reinventing Cities per l’ex Caserma Perotti di Bologna e il Forte Sant’Andrea di Venezia. L’innovazione tecnologica e digitale attraversa tutti gli ambiti di attività dell’Agenzia. Nel 2025 sono stati sviluppati 180 progetti di digitalizzazione, registrando una crescita del 18% dei servizi ICT rispetto all’anno precedente. Il Rapporto evidenzia il ruolo del BIM, dei Digital Twin, degli smart building, della cybersicurezza e dell’intelligenza artificiale nella conoscenza, progettazione, gestione e valorizzazione degli immobili pubblici.
– Foto ufficio stampa Agenzia del Demanio –
(ITALPRESS).
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Tim, Poste rilancia offerta con 0,30 euro cash a 1,97 euro per azione
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8 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Poste Italiane alza il prezzo dell’Opas su Telecom Italia. Il Consiglio di amministrazione di Poste, riunitosi in data odierna, ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’offerta mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione all’offerta (componente aggiuntiva in denaro). Pertanto, al perfezionamento dell’offerta, per ciascuna azione Tim portata in adesione, il corrispettivo sarà incrementato della componente aggiuntiva in denaro e sarà complessivamente costituito da: 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione; e la componente in denaro già prevista dal documento di offerta, pari a 1,67 euro, incrementata della componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro, e quindi pari a complessivi 1,97 per azione (unitamente alla componente in azioni).
Con l’incremento del corrispettivo, il Consiglio di amministrazione dell’offerente intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028.
Si conferma, altresì, la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026 su base stand-alone e l’impegno ad una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027. Gli azionisti di Tim che aderiranno all’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, che sarà corrisposto in data 25 novembre 20262. L’offerente precisa che il corrispettivo Unitario incrementato rappresenta il corrispettivo finale dell’offerta e che non si procederà ad ulteriori incrementi dello stesso.
Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste rilevato alla chiusura del 20 marzo 2026, pari a 21,46 euro, il corrispettivo unitario incrementato esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 6,65 euro per ciascuna azione Tim e, dunque, incorpora un premio implicito del 14,16% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni Tim rilevato alla data di riferimento. Inoltre, sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di Poste rilevato alla chiusura del 4 settembre 2026, pari a 26,90 euro e incrementato del 25% dalla data di riferimento, il corrispettivo incrementato esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 7,83 euro per ciascuna azione Tim.
In caso di adesione totalitaria all’offerta, il controvalore monetario implicito complessivo dell’offerta sarebbe pari a 11.345.126.354 euro, comprensivo della componente aggiuntiva in denaro, calcolato sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di Poste alla data di riferimento. In tale scenario, l’ammontare massimo complessivo della componente in denaro del corrispettivo unitario incrementato sarebbe pari a 3.361.532.803 euro.
– foto Ipa Agency –
Economia
Intesa Sanpaolo e le PMI alla sfida Usa, crescere mantenendo il valore del Made in Italy
Pubblicato
15 ore fa-
7 Settembre 2026di
Redazione
di Stefano Vaccara
SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Portare le piccole e medie imprese italiane nei mercati più competitivi del mondo significa aiutarle a crescere, trovare partner e capitali, ma anche prepararle a confrontarsi da una posizione di forza con gruppi molto più grandi, evitando che il loro patrimonio tecnologico e industriale venga disperso. È uno dei temi emersi nell’incontro a San Francisco con Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, durante la missione che ha accompagnato nella Silicon Valley 12 PMI italiane dell’aerospazio e della Space Economy.
Una missione realizzata insieme a INNOVIT e costruita non soltanto intorno agli incontri con potenziali partner e investitori americani, ma anche al confronto con il mondo della ricerca e dell’innovazione delle università di Berkeley e Stanford.
“Siamo da sempre il riferimento per le PMI e lo siamo anche per la filiera dell’aerospazio”, ha spiegato Barrese. Dal 2020 Intesa Sanpaolo ha erogato alle piccole e medie imprese oltre 141 miliardi di euro di credito, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria, comprese acquisizioni, fusioni e aperture del capitale.
Ma proprio l’apertura al capitale e l’ingresso nel mercato americano pongono una questione delicata. Italpress ha chiesto a Barrese se aziende italiane relativamente piccole, ma proprietarie di tecnologie molto avanzate, non rischino di diventare prede particolarmente appetibili per colossi americani con disponibilità finanziarie enormemente superiori. In altre parole: portarle in America per farle crescere non significa anche esporle al rischio del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”?
È una preoccupazione che richiama quanto accaduto in passato a molte eccellenze italiane finite sotto il controllo di gruppi stranieri. Nel ragionamento sviluppato da Barrese, però, è proprio qui che assume importanza il lavoro di preparazione della banca. L’obiettivo non è semplicemente mettere un imprenditore davanti a un investitore, ma rafforzare l’impresa prima di quel confronto, aiutarla a comprendere il valore della propria tecnologia e a valutare con maggiore consapevolezza le diverse possibilità: partnership industriali, ingresso di capitale, crescita internazionale o eventuali operazioni straordinarie.
Internazionalizzarsi, dunque, non significa necessariamente vendere. La questione è arrivare al tavolo nelle condizioni migliori per scegliere e per non “svendere” il valore costruito in Italia. È un concetto coerente con la strategia indicata dallo stesso Barrese: “Il nostro ruolo è individuare con loro nuove opportunità per crescere all’estero e ideare nuovi strumenti per affiancarle nei progetti industriali, nelle partnership con nuovi investitori”.
A questo serve anche Connecting Markets, la nuova piattaforma digitale basata sull’intelligenza artificiale che consente alle imprese clienti di individuare potenziali partner industriali e commerciali, target per acquisizioni e collaborazioni e nuovi mercati. Il database mette a disposizione informazioni su oltre 560 milioni di aziende, più di 2.000 settori e oltre 170 Paesi.
Nel confronto con Italpress è emerso anche un secondo interrogativo: il rischio politico americano. In una fase di forte incertezza geopolitica e commerciale, quanto deve pesare nelle decisioni di una piccola impresa italiana che vuole investire negli Stati Uniti?
Barrese ha mostrato su questo punto una sostanziale fiducia nella capacità di tenuta del sistema americano. Gli Stati Uniti, ha osservato nel corso dell’incontro, sono stati più volte considerati in declino o “dati per spacciati”, ma hanno continuato a dimostrare una notevole capacità di reazione. Soprattutto, resta difficilmente comparabile con altri mercati la profondità del sistema finanziario americano, dalla Borsa alla quantità di capitali disponibili per finanziare innovazione, imprese e crescita.
Il political risk va quindi conosciuto e valutato, ma per Barrese non cancella le opportunità offerte dagli Stati Uniti. Ed è proprio la combinazione tra innovazione, mercato e disponibilità di capitale che continua a rendere l’America una destinazione fondamentale per le imprese italiane con ambizioni globali.
La strategia, peraltro, non si fermerà alla Silicon Valley. Barrese ha annunciato nuove missioni negli Stati Uniti ma anche nel Mercosur, mentre Intesa Sanpaolo sta lavorando a partnership con importanti operatori bancari in altre geografie, tra cui India e Brasile, per offrire alle imprese italiane anche un canale bancario nei mercati in cui intendono svilupparsi.
Il filo conduttore rimane lo stesso: portare le PMI dove si trovano capitali, tecnologia e opportunità, preparandole però abbastanza bene da poter crescere senza perdere per strada il valore industriale che le rende italiane.
– foto xo9/Italpress –
(ITALPRESS).
Economia
Sbarca a Londra la carta d’identità digitale per gli immobili
Pubblicato
17 ore fa-
7 Settembre 2026di
Redazione
LONDRA (ITALPRESS) – Un immobile che porta con sé, in forma verificabile, la propria storia: titoli, permessi, contratti, lavori, flussi e vincoli, sempre aggiornati e consultabili da chi ne ha diritto. È la carta d’identità digitale dell’asset immobiliare sviluppata da Traent, che debutta sulla scena internazionale a PropTech Connect Europe, a Londra, con il Transparent Token: il primo security token collegato in modo permanente alla vita verificabile dell’immobile sottostante. Oggi la blockchain di un security token può provare titolarità e trasferimenti del titolo, ma non dimostra lo stato reale dell’immobile che rappresenta. Il Transparent Token colma questa distanza: è un security token emesso attraverso una SPV lussemburghese, con operatori accreditati e diritti definiti dalla documentazione di emissione, ancorato in modo permanente all’Asset Token Traent, l’identità digitale che collega l’immobile ai suoi tre gemelli digitali.
Il Physical Twin descrive la realtà fisica e operativa del bene; il Legal Twin raccoglie titoli, diritti, permessi, contratti e vincoli; il Capital Twin segue flussi, pagamenti, indicatori e covenant. L’intelligenza artificiale classifica e riconcilia le informazioni, la blockchain ne rende tracciabili origine e modifiche. Il risultato è la Collateral Evidence: il patrimonio probatorio che accompagna l’immobile e che banche, acquirenti, assicuratori o autorità possono consultare secondo profili autorizzativi, senza pubblicazione indiscriminata dei dati. Il proprietario decide chi vede cosa, per quanto tempo e con quale finalità. Il token è il veicolo finanziario; la Collateral Evidence è ciò che lo rende accettabile per chi firma un rischio. La stessa infrastruttura resta utilizzabile anche senza emissione di alcun token, in compravendite, cantieri, credito, rifinanziamenti, polizze e portafogli NPL: ogni posizione conserva la qualità della propria evidenza invece di scomparire nella media. Allo stand Traent il Transparent Token sarà mostrato su un immobile reale: un complesso commerciale di recente costruzione a Busto Garolfo (Milano), di proprietà del Gruppo Alfano, con tre unità retail interamente locate a operatori nazionali con contratti pluriennali indicizzati ISTAT. I visitatori potranno consultare, con diversi livelli di autorizzazione, l’Asset Platform che gestisce Physical, Legal, Capital Twin e Collateral Evidence, sia come vista aggiornabile sia come passaporto digitale riferito a una data certa. Il real estate gestisce ancora la propria “verità” in modo frammentato: a ogni passaggio di proprietà, ingresso di una banca o intervento di un assicuratore la fiducia va ricostruita da capo, con costi che si scaricano su tempi, capitale immobilizzato, spread e premi. In Italia, dove filiera e patrimonio edilizio sono particolarmente stratificati, il peso è maggiore. Secondo Savills l’immobiliare mondiale valeva a fine 2024 393.300 miliardi di dollari, più di azioni e obbligazioni sommate; Deloitte stima che il real estate tokenizzato possa crescere da meno di 300 miliardi nel 2024 a 4.000 miliardi entro il 2035, trainato soprattutto da prestiti e cartolarizzazioni, dove la qualità del collaterale è decisiva. Un asset comprensibile e verificabile è anche più attrattivo per i capitali internazionali che non conoscono direttamente il territorio. “Il token è il veicolo; la Collateral Evidence è ciò che lo rende accettabile per chi firma un rischio”, sintetizza Federico d’Annunzio, fondatore e CEO di Traent. “La nostra sfida è trasformare la fiducia da costo da ricostruire a ogni passaggio in un’infrastruttura persistente dell’immobile”.
– foto sito Traent –
(ITALPRESS).


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