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Messi e la foto con Yamal neonato: “Incredibile giocarci contro in una finale Mondiale”

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NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) –La verità è che quella fotografia è una follia. Ho scattato una foto con lui quando era un bambino e ora ci ritroviamo ad affrontarci in una finale del Mondiale”. Lionel Messi racconta così la sfida generazionale con Lamine Yamal, alla vigilia della finale del Mondiale tra Argentina e Spagna.

Il fuoriclasse argentino ha parlato del talento spagnolo durante un panel organizzato a New York, che ha riunito capitani e commissari tecnici delle due finaliste, condotto da Tom Brady, Rio Ferdinand, Novak Djokovic e Kevin Durant. Il riferimento è alla celebre fotografia del 2007 che ritrae il neonato Yamal insieme a Messi, diventata virale alla vigilia della sfida per il titolo mondiale.

Un’immagine che oggi assume un significato ancora più speciale: 19 anni dopo, i due si ritroveranno uno contro l’altro nella partita più importante del calcio mondiale. “Lamine è un giocatore straordinario, che ho seguito molto da vicino perché gioca in un club che amo e a cui auguro sempre il meglio. A 19 anni è già un riferimento mondiale e ha tutta la carriera davanti a sé. Ha una grande opportunità di realizzare qualcosa di storico, ma noi daremo il massimo affinché non accada questa volta. Gli auguro tutto il meglio. È uno dei migliori giocatori del mondo in questo momento”, ha aggiunto il capitano argentino.

Messi ha poi parlato della pressione in vista della finale: “Cercheremo di fare una grande partita affinché non riesca a mostrare la sua miglior versione. Sappiamo che sarà difficile, ma ci proveremo. Anche la Spagna ha giocatori di enorme qualità e gioca un ottimo calcio. Anche noi abbiamo le nostre armi”.

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Giochi del Mediterraneo, Irma Testa medaglia d’oro nella categoria 57kg di boxe

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SAN GIORGIO IONICO (ITALPRESS) – Irma Testa ha vinto la medaglia d’oro nella categoria 57kg di boxe ai Giochi del Mediterraneo. Una finale combattutissima, quella disputata al Palazzetto dello Sport di San Giorgio Ionico contro la francese Amina Zidani, in cui Testa, bronzo olimpico a Tokyo 2020 e oro mondiale a Nuova Delhi 2023, si è imposta per due riprese a una. Con questa medaglia, l’Italia sale a 33 ori nella manifestazione.

Arriva un altro oro dalla boxe per l’Italia ai Giochi del Mediterraneo. Dopo quello di Irma Testa nei 57kg, infatti, arriva anche il trionfo di Melissa Gemini nella categoria 75kg. L’azzurra ha battuto in rimonta al terzo round l’egiziana Nabila Alaaeldin Hassan Mahmoud Abo grazie a un doppio 4-1 nella seconda e terza ripresa dopo il 3-2 a favore dell’avversaria nella prima.

LA NAZIONALE MASCHILE DI CALCIO IN SEMIFINALE

 Il torneo maschile di calcio è arrivato alle semifinali. Domani lo stadio Iacovone di Taranto ospita le due partite che consegneranno l’accesso alla finale per l’oro alle squadre vincitrici. L’Italia, che ha superato il girone nell’ultima giornata grazie alla miglior differenza reti rispetto all’Albania, affronta la Tunisia, che finora ha pareggiato solo con la Macedonia del Nord. L’imbattuta Algeria, vincitrice del gruppo B, sfida il Marocco, secondo per miglior differenza reti rispetto alla Turchia nel girone A.

 “Voglio innanzitutto ringraziare il pubblico di Taranto per aver sostenuto la squadra. Per noi è motivo di grande orgoglio e credo che i ragazzi abbiano ripagato questo affetto con una bella prestazione e una vittoria importante”. Così il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, Daniele Franceschini, dopo il successo per 3-0 sul Kosovo ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. “Abbiamo una squadra con carattere, grande mentalità e valori importanti. Dopo la vittoria dell’Europeo di categoria, i ragazzi sanno cosa devono fare in campo. Non abbiamo perso il nostro equilibrio e abbiamo giocato con buone trame, cercando sempre di esprimere il nostro calcio”, ha aggiunto il tecnico azzurro. “Abbiamo pensato soprattutto alla prestazione, senza fare calcoli. Questa deve essere la nostra mentalità: affrontare ogni partita con determinazione, equilibrio e la voglia di migliorare”, ha concluso Franceschini

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I 60 anni di Michele Padovano: “Il giorno dell’assoluzione il più bello della mia vita”

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ROMA (ITALPRESS) – Due telefonate, a quasi trent’anni di distanza, raccontano alcuni dei passaggi più significativi della vita di Michele Padovano. La prima arriva nel 1995: “Pronto, sono Luciano Moggi”. Convinto di avere a che fare con un imitatore, l’attaccante riattacca. Il telefono squilla di nuovo: “Guarda che non richiamo una terza volta. Vieni in sede, ti piacerebbe giocare per la Juventus?”. Il 31 gennaio 2023, dall’altra parte della cornetta, c’è invece il suo avvocato: “Michele, sei stato assolto”. È la fine di un incubo durato diciassette anni, iniziato con un’inchiesta su un traffico di hashish e con l’accusa di avervi avuto un ruolo a causa di una somma di denaro prestata a un amico. Una vicenda giudiziaria chiusa definitivamente dall’assoluzione nel processo d’appello bis, che ha riconosciuto la sua estraneità ai fatti: “Quello è stato il giorno più bello della mia vita. Aspettavo quella chiamata dalle 9 di mattina ed è arrivata alle 18. Ho pianto di gioia insieme alla mia famiglia”, ha raccontato Padovano, oggi opinionista di Sky Sport, in un’intervista all’Italpress a un giorno dal suo 60esimo compleanno. Campione d’Italia (1996-97) e d’Europa (1995-96) con la Juventus. In bianconero ha vinto anche una Coppa Intercontinentale (1996) e una Supercoppa Europea (1996), oltre a due Supercoppe Italiane (1995, 1997).

Nel 2006, poche settimane prima del trionfo azzurro ai Mondiali, Padovano viene arrestato. Da allora comincia una lunga battaglia per dimostrare la propria innocenza, accompagnata dall’isolamento dalla gran parte del mondo del calcio: “Mi sarei aspettato un gesto di solidarietà da parte di qualcuno, che però non è arrivato. Ne ho preso atto e sono andato avanti per la mia strada tranquillamente, perché dovevo cercare di risolvere un problema grande come una casa. Ci sono voluti 17 anni, quando sarebbero bastati 17 minuti di buon senso per ascoltare quello che ho sempre detto, e cioè che io in quella vicenda non c’entravo nulla”. Nel mondo del calcio, però, una presenza non è mai mancata: quella di Gianluca Vialli: “Telefonava alla mia famiglia quando ero in isolamento in carcere. Mi manca moltissimo. Per me è stato un amico, basti pensare che decisi di trasferirmi al Crystal Palace perché a Londra avrei trovato lui. Anche nella malattia si è dimostrato una persona altruista, vogliosa di aiutare il prossimo. Ha lasciato un segno indelebile”.

La consapevolezza della propria innocenza lo ha aiutato a resistere, ma Padovano non nasconde i periodi più difficili: “Ci sono stati dei momenti in cui ho vacillato. E se non fosse stato per la mia famiglia, mia moglie, mio figlio, mia mamma, mio papà che purtroppo è morto per il dispiacere, non ce l’avrei fatta. È un incubo che non posso descrivere a parole. Ma oggi ho grande fiducia nella giustizia, non dimentico che per otto giudici che mi hanno condannato, ce ne sono stati dieci che mi hanno assolto. Quindi, anche se lentamente, alla fine la giustizia ha funzionato”. Accanto alla famiglia, anche l’affetto dei tifosi bianconeri è rimasto una costante. “Gli juventini non mi hanno mai negato una pacca sulla spalla. Questo non l’ho mai dimenticato, per me ha più valore di tantissime altre cose, quindi oggi io mi definisco un tifoso juventino”. La Champions League vinta con i bianconeri è stata “il coronamento di un sogno, ringrazierò sempre la proprietà che mi ha dato l’opportunità di far parte di un gruppo straordinario e di una squadra veramente molto forte. Quella rosa era formata da un gruppo straordinario. C’era un’italianità che secondo me ha fatto la differenza. Spero che magari gli addetti ai lavori tornino a capirlo, perché gli italiani sono sempre stati determinanti nel mondo del calcio. Quindi essere fuori per tre volte dai Mondiali e non riuscire più a sviluppare giocatori di un certo tipo mi fa veramente male. Bisogna ripartire dai settori giovanili, evitando di ingabbiare il talento. Se c’è un ragazzo che porta palla a 10 anni, bisogna lasciarlo libero di esprimersi. Invece gli istruttori in questo momento insegnano a giocare a uno-due tocchi”.

Oggi il calcio continua a essere parte della sua vita, ma da un’altra prospettiva: quella di opinionista a Sky Sport. “È bellissimo raccontare il calcio con dei professionisti del settore. Lo facciamo in maniera molto professionale, a volte anche ironica, che non guasta”. E per i 60 anni, il regalo più importante Padovano dice di averlo già ricevuto: “Mi godo il presente. Sono felice, perché ho una famiglia unita. Abbiamo condiviso alti e bassi, paradiso e inferno. Oggi mi sento una persona migliore, la condivisione dell’amore con la mia famiglia è il regalo più bello”.

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Fipav Cup Men Elite, l’Italia batte la Germania 3-2: primo set da record, si chiude sul 66-64

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ROMA (ITALPRESS) – Bene la prima delle tre sfide in programma in riva allo Stretto per la Nazionale maschile guidata da De Giorgi. Gli azzurri, infatti, hanno superato questa sera al PalaCalafiore la Germania in rimonta per 3-2 (64-66, 25-22, 23-25, 25-22, 15-12) nel primo match della Fipav Cup Men Elite, torneo internazionale che vede la partecipazione anche di Cuba e Brasile.

Il primo set, concluso 66-64 della durata di 1h e 29 minuti, rappresenta il record del parziale più lungo della storia della pallavolo. È stato infatti battuto il precedente primato stabilito in Vnl 2026 e relativo al match tra Argentina e Polonia, terminato 50-48 in 62 minuti di gioco il 28 giugno 2026. Il secondo match dell’Italia è in programma a Messina il 28 agosto alle ore 20, al PalaRescifina: gli azzurri affronteranno la Nazionale di Cuba. Infine, l’Italia chiuderà il torneo il 30 agosto alle ore 21 contro il Brasile.

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