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Cronaca

Strage di Crans Montana, la Regione Lombardia assegna il Premio Rosa Camuna 206 ai sanitari

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MILANO (ITALPRESS) – Oggi Regione Lombardia ha ufficialmente conferito il Premio Rosa Camuna 2026 al team dei professionisti lombardi Che nelle scorse settimane sono intervenuti e hanno curato i ragazzi feriti nella tragedia di Crans Montana. Ben 12 giovani sono stati fatti ricoverati nelle strutture ospedaliere lombarde. Il riconoscimento è stato attribuito al personale dell’Ospedale Niguarda di Milano, della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e di AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza). Per il presidente Attilio Fontana, il premio si tratta di “un atto doveroso e profondamente sentito. Credo che sia una medaglia d’oro olimpica che vogliamo dare anche noi a questi eroi che hanno aiutato questi pazienti perché altrimenti oggi staremmo piangendo più vittime”.

“Questo riconoscimento – ha aggiunto il governatore – è il segno concreto della gratitudine dell’intera comunità lombarda verso donne e uomini che, con professionalità e dedizione, hanno trasformato una tragedia in un percorso di cura e speranza”.

L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha sottolineato che “il Premio Rosa Camuna è un giusto riconoscimento non solo al valore clinico, ma anche alla straordinaria capacità di coordinamento e lavoro di squadra che ha consentito di ottenere risultati tanto difficili quanto fondamentali per la vita dei pazienti. E le nostre strutture sanitarie premiate stanno ancora lavorando per la loro salute”.

Parlando poi a margine con i giornalisti, Bertolaso ha voluto ricordare che “la persona che ha dato più coraggio ai nostri ragazzi è stato Sergio Mattarella: quando è venuto ha chiesto lui di andare a trovare i ragazzi anche dopo aver visto i medici e i genitori. Per loro è stata medicina più bella”. I ragazzi ricoverati al Niguarda “sono tutti coscienti, ma capiscono che prima di uscire dall’ospedale per alcuni di loro ci vorranno ancora mesi e ogni giorno bisogna accompagnarli in questo difficilissimo percorso”. Centrale è stato il contributo dell’Ospedale Niguarda, che ha accolto e curato i 12 pazienti gravemente ustionati, garantendo elevate competenze in Anestesia e Rianimazione, Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso e nella gestione delle grandi ustioni, ambito in cui rappresenta un punto di riferimento internazionale. Fondamentale il lavoro di organizzazione e coordinamento di reparti, sale operatorie e percorsi assistenziali, che ha coinvolto oltre 100 professionisti tra personale medico, infermieristico e tecnico, assicurando una risposta corale ed efficace a un evento senza precedenti.

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A ritirare il premio erano presenti Giampaolo Casella, direttore Anestesia e Rianimazione; Filippo Galbiati, direttore Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso; Lara Madini, referente per la programmazione e organizzazione del personale del comparto sanitario; Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza e direttore della Chirurgia Plastica Ricostruttiva, delle Grandi Ustioni e delle Lesioni Tegumentali Complesse. AREU ha invece garantito una risposta immediata, assumendo la regia sanitaria dell’intervento e attivando alle ore 10.30 dell’1 gennaio, a poche ore dalla tragedia, la Centrale Operativa Maxiemergenze presso la SOREU Metropolitana, dirigendo le operazioni di trasferimento dei pazienti verso il Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Niguarda tramite un ponte aereo sanitario internazionale. I 12 pazienti sono stati trasferiti con coordinamento dei trasporti in elicottero, impiegando quelli di Milano, Bergamo e Como, e supporto clinico tramite un team specializzato multidisciplinare congiunto (Burn Assessment Team) inviato in Svizzera. L’intervento ha rappresentato un modello di cooperazione sanitaria transfrontaliera. Il direttore generale Massimo Lombardo ha ritirato la Rosa Camuna per AREU.

Per quanto riguarda il Policlinico di Milano, la Terapia Intensiva ‘Vecla’ della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Centro di Coordinamento Regionale per la gestione dei pazienti con insufficienza respiratoria acuta che necessitano di supporto ECMO, ha svolto un ruolo decisivo nell’assistenza ai casi più complessi, confermando l’eccellenza della Rete ECMO lombarda e la capacità di garantire terapie avanzate in linea con i migliori standard internazionali. Il riconoscimento riguarda l’intera équipe multidisciplinare – medici, infermieri, perfusionisti, fisioterapisti, psicologi e personale tecnico — il cui contributo integrato è stato determinante per l’esito clinico dei pazienti. In rappresentanza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico hanno ritirato la Rosa Camuna Giacomo Grasselli, Direttore del Dipartimento Area Emergenza-Urgenza, e il dott. Shady Kamel, tecnico perfusionista.

– Foto xh7/Italpress –

(ITALPRESS)

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Cronaca

La Voce Pavese – San Matteo, nel limbo del Pronto soccorso da un mese

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Ha compiuto trent’anni al pronto soccorso del San Matteo, dove si trova dal 23 gennaio perché nessuna struttura del territorio lo ha ancora accolto. L’uomo è finito in un limbo assistenziale che dopo quasi un mese non si è sbloccato.

Il giovane, seguito da un amministratore di sostegno, presenta una forte fragilità sociale più che clinica. È affetto da una patologia cronica che può manifestarsi anche con sintomi assimilabili al disagio psichico. A fine gennaio, dopo un episodio acuto, era stato inviato al pronto soccorso dall’istituto Santa Margherita per un consulto psichiatrico.

I medici hanno escluso la necessità di ricovero, riconoscendo però la sua vulnerabilità sociale. E qui il sistema si è inceppato. Il Policlinico ha attivato la rete territoriale, contattando amministratore di sostegno, Comuni e comunità di accoglienza, ma al momento nessuna struttura lo ha preso in carico: criteri di accesso non compatibili oppure liste d’attesa troppo lunghe.

Nel frattempo, in un ospedale per acuti dove i posti letto sono destinati ai casi più gravi, al giovane è stata predisposta una branda nell’area dei codici meno critici. Dimetterlo senza un supporto adeguato significherebbe lasciarlo senza tutela.

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Una vicenda che riaccende i riflettori sulle difficoltà di collegamento tra ospedale e servizi sociali territoriali. Al momento il paziente risulta ancora al San Matteo, in attesa di una soluzione. Una storia che interroga sulla capacità di dialogare con tempestività e di gestire casi che esulano dai soliti binari.

Per interagire e/o chiedere diritto di replica scrivete a emanuele@bottiroli.it.

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L’articolo La Voce Pavese – San Matteo, nel limbo del Pronto soccorso da un mese proviene da Pavia Uno TV.

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Cronaca

A Rho una pista per l’hockey e il pattinaggio artistico agonistico

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MILANO (ITALPRESS) – A partire dal prossimo ottobre, nel quartiere fieristico di Rho Fiera sarà presente una pista di pattinaggio temporanea e, tra circa tre anni, sarà completata la realizzazione di una pista definitiva, che sarà principalmente al servizio dell’hockey agonistico e del pattinaggio artistico agonistico. Lo hanno annunciato il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana e Andrea Gios, presidente della FISG (Federazione Italiana Sport del Ghiaccio), durante una conferenza stampa a Casa Italia alla Triennale di Milano.

“Abbiamo studiato la fattibilità economica tecnica e finanziaria per poter dotare la nostra città di un impianto al servizio del ghiaccio. Con Fiera s.p.a, stiamo decidendo esattamente dove posizionarlo – potrebbe essere dentro o fuori il quartiere fieristico di Rho – perché non deve ledere in nessun modo le manifestazioni fieristiche”. Lo ha spiegato il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti. “Vorremmo dare l’opportunità ai giovani di sognare di vincere altre medaglie avendo un impianto a loro servizio. Per quanto riguarda i costi, stiamo definendo una stima anche insieme alla Fisg – ha precisato poi – . L‘impianto del pattinaggio di velocità già rappresenta una legacy per il territorio perché verrà trasformato nel Live Dome, il più grande impianto d’Europa al servizio di eventi concertistici, sportivi e congressuali, capace di ospitare 45mila spettatori standing”. Mentre il futuro palazzetto del ghiaccio sarà “la seconda legacy che lasceremo post Olimpiadi”, ha concluso Bozzetti.

“Siamo tutti convinti – ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontanache una città come Milano non possa essere priva di una struttura per gli sport del ghiaccio. A rafforzare questa convinzione c’è stato anche l’entusiasmo straordinario dimostrato dai milanesi durante i test event e in occasione delle gare che si stanno svolgendo nelle diverse sedi. Per questo abbiamo ritenuto opportuno valutare, come prima soluzione, l’utilizzo o la valorizzazione di uno degli impianti realizzati nell’area di Fiera Milano, che stanno riscuotendo grande successo e sono stati molto apprezzati dal pubblico. Ciò che è certo è che, dal punto di vista politico e sportivo, c’è una convinzione condivisa: Milano deve tornare ad avere un impianto dedicato agli sport del ghiaccio. Parliamo di discipline molto amate, che ci hanno regalato grandi soddisfazioni anche durante queste Olimpiadi”.

“L’hockey sul ghiaccio non è una cosa nuova per Milano – ha detto Sala – ci sono squadre che hanno fatto la storia. Ma al di là dell’agonismo, delle medaglie di questi giorni, significa dare l’opportunità a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, ma anche adulti, di poter divertirsi praticando uno sport che, durante queste Olimpiadi, ha riscosso un grande successo di pubblico. L’idea, dunque, è nata da questo: con il presidente Fontana abbiamo chiesto al presidente Bozzetti di studiare il modo di far rimanere un impianto per gli sport del ghiaccio a Milano”.

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“Io ci ho sempre creduto – ha concluso Giosparlo da sportivo. So bene che oltre ai fan, ai tifosi, ai giovani che vorranno cimentarsi con questa disciplina, serviranno investimenti. Ma non possiamo trascurare la passione suscitata da questa disciplina, è questo il momento di scommetterci”.

– Foto Regione Lombardia –

(ITALPRESS).

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Cronaca

Milano, dedicata a Umberto Eco la passeggiata di Piazza Castello

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MILANO (ITALPRESS) – A dieci anni dalla morte, avvenuta a Milano il 19 febbraio 2016, la città ha dedicato oggi ad Umberto Eco, scrittore, filosofo e semiologo di fama mondiale la passeggiata di piazza Castello, un percorso a lui caro, dove era facile incontrarlo, sotto le finestre della sua casa-biblioteca milanese. Alla intitolazione sono intervenuti il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, il Presidente del Municipio 1, Mattia Abdu, e la Presidente della Fondazione Umberto Eco, Carlotta Eco, figlia dello scrittore e accademico. Presente anche la moglie Renate Eco-Ramge. Nel corso della cerimonia il giovane attore teatrale Filippo Lai ha letto un brano tratto da “Il pendolo di Foucault”, pubblicato nel 1988, uno dei romanzi più noti di Umberto Eco insieme a “Il nome della Rosa”.

Proprio nel 1988 il Comune di Milano gli conferisce la Medaglia d’Oro di Civica Benemerenza, tributo alla sua straordinaria e poliedrica cultura, ai suoi studi delle forme della comunicazione di massa, erudito conoscitore della poetica aristotelica, della filosofia medioevale e autore del primo trattato di Semiotica generale. Le ceneri di Umberto Eco riposano al Cimitero Monumentale nella tomba voluta dalla famiglia. Nel 2016 il suo nome è stato iscritto nel Famedio tra gli Illustri e Benemeriti della città.

– Foto ufficio stampa Comune di Milano –

(ITALPRESS).

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