Economia
Bce “La crescita dell’Eurozona frenata dal manifatturiero”
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1 anno fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – L’economia dell’area dell’euro avrebbe registrato un’espansione modesta nel quarto trimestre del 2024. Nei primi due mesi del 2025 sono proseguiti molti degli andamenti osservati lo scorso anno. Lo evidenzia la Banca Centrale Europea nel Bollettino Economico.
Il settore manifatturiero continua a frenare la crescita sebbene gli indicatori basati sulle indagini congiunturali segnalino un miglioramento. L’elevata incertezza, sia interna sia internazionale, limita gli investimenti e le sfide per la competitività gravano sulle esportazioni. Al tempo stesso, il settore dei servizi mostra capacità di tenuta. Inoltre, la crescita dei redditi delle famiglie e il vigore del mercato del lavoro sostengono la graduale ripresa dei consumi, nonostante il clima di fiducia dei consumatori si confermi fragile e i tassi di risparmio elevati.
A gennaio 2025 il tasso di disoccupazione si è mantenuto sul minimo storico del 6,2 per cento e si stima che l’occupazione sia cresciuta dello 0,1 per cento nell’ultimo trimestre del 2024. La domanda di manodopera è tuttavia diminuita e i risultati delle indagini recenti segnalano un incremento dell’occupazione moderato nei primi due mesi del 2025.
“Livelli persistentemente elevati di incertezza sul piano geopolitico e delle politiche economiche e commerciali dovrebbero incidere negativamente sull’economia dell’area dell’euro, in particolare su investimenti ed esportazioni, rallentandone la prevista ripresa dopo una crescita lievemente inferiore alle attese alla fine del 2024 – sottolinea la Bce –. Vi è forte incertezza sulle politiche sia interne sia commerciali. Anche se lo scenario di base delle proiezioni include unicamente l’impatto dei nuovi dazi sugli scambi tra gli Stati Uniti e la Cina, si ipotizza che gli effetti negativi dell’incertezza in merito alla possibilità di ulteriori variazioni delle politiche commerciali a livello mondiale, specialmente nei confronti dell’Unione europea, pesino sulle esportazioni e sugli investimenti dell’area dell’euro. Ciò, unitamente alle persistenti sfide per la competitività, determinerebbe un ulteriore calo della quota di mercato delle esportazioni dell’area. Nonostante tali circostanze sfavorevoli, permangono i presupposti per un nuovo rafforzamento della crescita del PIL dell’area nell’orizzonte temporale di proiezione. L’aumento dei salari reali e dell’occupazione in un contesto caratterizzato da un mercato del lavoro vigoroso, seppur in via di indebolimento, sosterebbe una ripresa in cui i consumi continuano a fornire un contributo fondamentale alla crescita. La domanda interna sarebbe altresì sorretta dall’allentarsi delle condizioni di finanziamento, come suggeriscono le aspettative di mercato circa il profilo futuro dei tassi di interesse. Il mercato del lavoro continuerebbe a evidenziare una buona tenuta, con il tasso di disoccupazione che si collocherebbe in media al 6,3 per cento nel 2025 e scenderebbe lievemente al 6,2 per cento nel 2027. La produttività accelererebbe nell’orizzonte temporale di proiezione, in un contesto in cui iniziano a venir meno alcuni dei fattori ciclici che hanno portato a una riduzione nel recente passato, benchè permangano sfide strutturali”.
“Si prevede che, complessivamente, il tasso di incremento medio annuo del PIL in termini reali sia pari allo 0,9 per cento nel 2025, per poi salire all’1,2 nel 2026 e all’1,3 nel 2027. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro elaborate a dicembre 2024 dagli esperti dell’Eurosistema, le prospettive per la crescita del PIL sono state riviste al ribasso di 0,2 punti percentuali sia per il 2025 sia per il 2026, mentre sono rimaste invariate per il 2027. L’indebolimento delle prospettive è dovuto soprattutto a correzioni al ribasso dei dati relativi alle esportazioni e, in misura minore, agli investimenti, che riflettono l’impatto maggiore del previsto esercitato dall’incertezza, nonchè l’aspettativa che le sfide in termini di competitività saranno verosimilmente più persistenti di quanto anticipato – spiega la Bce -. Le politiche strutturali e di bilancio accrescerebbero la produttività, la competitività e la capacità di tenuta dell’economia. L’iniziativa della Commissione europea denominata Bussola per la competitività fornisce un piano di azione concreto e le proposte in essa contenute andrebbero adottate prontamente. I governi dovrebbero assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche in linea con il quadro della governance economica dell’UE, nonchè dare priorità alle riforme fondamentali e agli investimenti strategici volti a favorire la crescita”.
“Prosegue il processo di disinflazione. L’andamento dell’inflazione ha continuato a riflettere sostanzialmente le aspettative degli esperti, e le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a marzo 2025 dagli esperti della BCE sono strettamente in linea con le prospettive di inflazione precedenti”, evidenzia la Bce.
Attualmente gli esperti collocano l’inflazione complessiva, in media, al 2,3 per cento nel 2025, all’1,9 nel 2026 e al 2,0 nel 2027. La revisione al rialzo dell’inflazione complessiva per il 2025 riflette una più vigorosa dinamica dei prezzi dei beni energetici. Per l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare gli esperti anticipano una media del 2,2 per cento nel 2025, del 2,0 nel 2026 e dell’1,9 nel 2027.
La maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo suggerisce che l’inflazione si collocherà stabilmente intorno all’obiettivo del 2 per cento a medio termine previsto dal Consiglio direttivo. L’inflazione interna rimane elevata, principalmente perchè salari e prezzi in determinati settori si stanno ancora adeguando con considerevole ritardo al passato incremento dell’inflazione. La crescita delle retribuzioni è in fase di moderazione, in linea con le attese, e i profitti ne stanno parzialmente attenuando l’impatto sull’inflazione.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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22 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Poste Italiane S.p.A. annuncia di aver assunto in data 22 marzo 2026 la decisione di promuovere un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria ai sensi e per gli effetti degli artt. 102 e 106, comma 4, del TUF, avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Telecom Italia S.p.A. ammesse alla negoziazione su Euronext Milan, mercato regolamentato organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., ivi incluse le azioni proprie detenute dall’Emittente e le azioni di TIM che potrebbero essere eventualmente emesse – entro la fine del periodo di adesione all’Offerta – nell’ambito dei piani di compensi in essere basati su strumenti finanziari. Ai fini della determinazione del numero massimo di azioni ordinarie oggetto dell’Offerta, a scopo prudenziale, tenuto conto che alla data della presente Comunicazione è in corso la conversione delle azioni di risparmio di TIM in azioni ordinarie di TIM di nuova emissione nel rapporto di conversione 1:1, deliberata dall’assemblea straordinaria dell’Emittente in data 28 gennaio 2026, l’Offerente ha considerato, oltre alle 15.329.466.496 azioni ordinarie dell’Emittente attualmente in circolazione anche le 6.027.791.699 azioni ordinarie di nuova emissione al servizio della Conversione, nonchè le Azioni Aggiuntive. Pertanto, l’Offerta avrà a oggetto un massimo di 17.063.618.293 azioni ordinarie dell’Emittente, pari alle 21.357.258.195 azioni ordinarie dell’Emittente rappresentanti il 100% del capitale sociale e delle azioni ordinarie dell’Emittente (ivi incluse le azioni proprie detenute dall’Emittente stesso) post-Conversione, dedotte le n. 4.293.639.902 azioni ordinarie dell’Emittente già possedute dall’Offerente alla data della presente Comunicazione ed a seguito della Conversione, oltre alle Azioni Aggiuntive.
Per ciascuna Azione Oggetto dell’Offerta portata in adesione all’Offerta, Poste offrirà un corrispettivo complessivo unitario rappresentato dalle seguenti componenti: una componente in denaro pari a Euro 0,167 e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie dell’Offerente di nuova emissione.
Pertanto, per ogni n. 5.000 Azioni Oggetto dell’Offerta portate in adesione all’Offerta saranno corrisposte 109 azioni ordinarie dell’Offerente di nuova emissione ed Euro 835,00.
foto: IPA Agency
(ITALPRESS).
Economia
Banca Generali è “Italy’s Best for High-Net Worth” per Euromoney
Pubblicato
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20 Marzo 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Banca Generali è la migliore Private Bank in Italia per la clientela High Net Worth secondo Euromoney Institutional Investor, che l’ha insignita del premio “Italy’s Best for High-Net Worth” durante la cerimonia internazionale tenutasi a Londra che ha riunito le più importanti realtà mondiali del settore. Il riconoscimento rappresenta il ‘gold standard’ del settore per eccellenza e leadership, viene assegnato dalla Euromoney Institutional Investor, gruppo quotato internazionale focalizzato su soluzioni B2B istituzionali nel segmento finanziario, con oltre 50 anni di storia al servizio degli investitori. Da oltre 20 anni, gli Euromoney’s Private Banking Awards premiano nelle analisi tra gli investitori e operatori specializzati le private bank che si distinguono in categorie chiave, come i servizi alla clientela HNW, soluzioni di family office, pianificazione successoria, servizi digitali, gestione discrezionale di portafogli e sostenibilità.
Dal wealth management a 360 gradi anche sugli asset non finanziari, alle linee verticali su misura delle gestioni patrimoniali, passando per i servizi di corporate advisory (e investment banking con l’ingresso di Intermonte nel gruppo) al servizio del rapporto di fiducia tra consulente e imprenditore, fino ai servizi di pianificazione patrimoniale familiare, a Banca Generali è stata riconosciuta la crescita nel segmento e le iniziative da “first mover” nelle operazioni straordinarie, segnalando la recente acquisizione di Intermonte che avvicina l’investment banking al servizio del Private Banking, rafforzando il posizionamento come punto di riferimento nel dialogo con gli imprenditori. Dalla nomina a CEO di Gian Maria Mossa dieci anni fa, Banca Generali ha quadruplicato le dimensioni accelerando nella crescita delle soluzioni personalizzate e nelle piattaforme dedicate ai banker e alla clientela di fascia Private e HNW. In particolare, quest’ultimo segmento, costituito da profili con un patrimonio superiore ai 5 milioni di euro, spesso imprenditori e caratterizzati da bisogni complessi, rappresenta oggi circa un terzo delle masse private della banca, con oltre 30 miliardi di euro e quasi 2.500 clienti, su un totale di masse “private” di più di 80 miliardi, pari al 73% dei 113 miliardi complessivi.
“Siamo onorati del riconoscimento dalla giuria autorevole di Euromoney, che da anni si confronta con gli investitori globali e alimenta l’informazione, la trasparenza nei dati e quindi i flussi stessi nei mercati. Il nostro gruppo bancario sta crescendo molto tra i clienti con patrimoni rilevanti, come gli imprenditori o le famiglie dalle esigenze più complesse, grazie al forte impegno nella qualità dell’offerta e ai continui investimenti nell’innovazione sia di strumenti, sia di soluzioni per rispondere al meglio alle sfide nella tutela dei patrimoni, ma sono soprattutto le nostre persone con le loro competenze e professionalità a contribuire in questo percorso distintivo. Lavoriamo su molteplici progettualità, dagli asset digitali ai private markets, passando per le nuove frontiere delle gestioni attive e dal contributo dell’investment banking per le imprese, per un nuovo modello di private banking dove la tecnologia diventa un motore di sviluppo di quel legame di fiducia, tra cliente e banker, che è il cuore del nostro modello di business”, ha commentato l’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa.
– foto ufficio stampa Generali –
(ITALPRESS).
Economia
Carburanti, il Mimit “Quasi il 60% dei distributori ha ridotto i prezzi”
Pubblicato
3 giorni fa-
20 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, sulla base degli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, alle ore 8.00 di oggi quasi il 60% degli impianti di distribuzione in Italia (12.107 punti vendita) ha ridotto i prezzi in seguito al taglio delle accise disposto dal Governo. Una nuova rilevazione è prevista nel pomeriggio. Tutte le principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno inoltre adeguato i propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro, in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri.
Il prezzo medio dei carburanti rilevato questa mattina in modalità self-service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,734 euro/l per la benzina e 1,978 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self-service si attesta invece a 1,812 euro/l per la benzina e 2,048 euro/l per il gasolio.
Dalle ultime rilevazioni del Mimit emerge inoltre che l’11,4% degli impianti, oltre a non aver ancora ridotto i prezzi al taglio delle accise, ha addirittura aumentato i prezzi esposti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo. Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e, nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria.
– Foto IPA Agency –
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