Economia
Sharing Mobility, cresce la domanda ma cala la disponibilità di servizi
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La sharing mobility si è radicata nelle abitudini di mobilità degli italiani, questo il presupposto della 9ª Conferenza Nazionale della Sharing Mobility, organizzata in Campidoglio all’interno della Sala della Protomoteca. Un appuntamento che da 10 anni tiene sotto osservazione tutto ciò ruota intorno alla mobilità condivisa che oggi è a disposizione di 13 milioni di italiani, in calo però del 7% rispetto al 2022. L’evento, introdotto e moderato dal Coordinatore Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, Raimondo Corsini e dalla Presidente e AD Roma Servizi per la Mobilità, Anna Donati, è iniziato con un video messaggio del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, seguito a livello istituzionale dagli interventi dell’Assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè, e del Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri. “La Sharing Mobility, è certamente una delle leve per la costruzione di un nuovo modello di mobilità, per ridisegnare una città più sostenibile, una modalità di movimento ormai divenuta componente stabile della vita quotidiana, un fenomeno che riguarda in profondità il tessuto socio economico del Paese, da dove parte la domanda di nuova mobilità”, queste le parole del ministro Pichetto Fratin.
“Un ruolo importante”, ha continuato il ministro, “in tale contesto è affidato all’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility che coinvolge Ministeri, Enti Locali, associazioni, operatori economici con l’obiettivo comune di raccogliere idee per nuovi progetti concreti, servendoci di un ricco ventaglio di opzioni che abbiamo a disposizione, una mobilità condivisa da connettere sempre di più all’intermodalità e all’integrazione con il trasporto pubblico”.
“L’Osservatorio raccoglie i dati dei servizi di sharing in tutte le città italiane da dieci anni”, ha spiegato il coordinatore Orsini. “Questi dati ci dicono che la sharing ormai è un’abitudine consolidata ed è qui per restare, ma è giunto il momento di cambiare passo. Bisogna pensare a misure di sostegno accompagnate da una semplificazione normativa per una maggiore integrazione tra tutte le forme di mobilità condivisa e il Tpl”.
“Per noi la sharing mobility è una componente strategica di una trasformazione della città che vede nel cambiamento della mobilità uno dei pilastri”, ha detto Gualtieri. “Anche le politiche delle mobilità non possono essere affrontate in modo profondo e radicale se non sono dentro ad un cambiamento delle altre politiche: ambientali, urbanistiche, dell’articolazione della città, della distribuzione dei servizi, dell’organizzazione dei tempi, persino nel modo in cui materialmente si fanno e si cambiano strade e piazze. C’è una organicità tra queste dimensioni dentro la nostra ambizione di trasformare Roma”.
Il Sindaco ha continuato sulla Sharing Mobility: “Tra ferro, gomma e sharing nella concezione da primo e ultimo miglio è impossibile avere la capillarità che renda credibile la sostituzione del trasporto pubblico con quello privato. A Roma questa integrazione è indispensabile e penso che debba essere accompagnata da scelte a livello nazionale. Crediamo molto nella sharing e siamo contenti che gli incentivi che abbiamo introdotto stiano funzionando. I numeri si vedono“, dunque ha concluso, “pensiamo che questi debbano crescere”.
Cresce la domanda con oltre 50 milioni di noleggi nel 2024 e 60 milioni stimati per il 2025, uno per ogni italiano e la flotta è per il 95% a zero emissioni. Prosegue invece il calo dell’offerta con meno veicoli, servizi e operatori. Nel 2024, rispetto al 2022, i veicoli in sharing sono 96.000 (-15%), il numero complessivo dei servizi è di 170 (-26%); gli operatori sono scesi tra il 2022-25 a 35 (-24%). L’offerta si concentra sempre di più nelle grandi città, mercati più redditizi e favorevoli: Roma e Milano, con 13,2 e 12,6 milioni noleggi, generano insieme oltre il 50% del totale nazionale. Ben 16 capoluoghi di provincia, soprattutto medio piccoli, come Catanzaro, Reggio Calabria, Pesaro e Prato, hanno perso invece servizi di sharing. Tendenze queste che indicano la necessità di una nuova rotta: integrazione col trasporto pubblico, incentivi economici alla domanda e supporto all’offerta. Senza nuovi modelli di regolazione e sostegno della mobilità condivisa aumenterà infatti inesorabilmente l’uso dell’auto privata che nel 2024 ha superato 40 milioni di veicoli, 701 ogni mille abitanti. Numeri e tendenze della sharing mobility nazionale sono contenuti nel 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility, presentato da Luca Refrigeri, dell’Osservatorio Nazionale sharing mobility, in occasione della Conferenza stessa e promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
L’Osservatorio ha elaborato, per la prima volta, lo Sharing Mobility Index che, per valutare le performance di sharing mobility nelle città italiane, tiene conto di quattro indicatori: varietà dei servizi disponibili (car, bike, scooter, monopattini); numero di veicoli per abitante; numero di noleggi per abitante; tasso di rotazione giornaliero dei veicoli. Dai dati elaborati emerge che le uniche città che offrono contemporaneamente tutti e quattro i servizi di sharing sono: Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Torino. Roma è la prima città per numero di noleggi totali (13,2 milioni nel 2024); Bologna e Firenze sono le città cresciute maggiormente nel 2024 rispetto al 2023; Bologna è la città con più noleggi per abitante, dato significativo, trattandosi di una città in cui non sono presenti i monopattini; Milano è la città con più veicoli a disposizione per abitante; Brescia presenta il migliore tasso di rotazione dei veicoli. Il carsharing è stato il primo servizio di sharing mobility presente in Italia. Oggi il comparto è quello più in difficoltà: in calo città servite e noleggi, complice anche la micromobilità in aumento per gli spostamenti brevi in città ed eccessivi oneri per gli operatori.
Nel 2025 è in corso una corposa riduzione del numero dei veicoli in servizio di Enjoy, un operatore storico di car sharing. I servizi nel 2024 sono 42, -1 rispetto al 2023. Nel 2024 le flotte di auto sono aumentate del 9%, ma i primi mesi del 2025 vedono un drastico calo del 17%. Sempre più ecologica la flotta con 3.000 i veicoli elettrici nel 2024, più 18% rispetto al 2023. Sul totale della flotta le auto ibride arrivano nel 2024 al 38%, superando l’elettrico (34,8%). Milano (3.293) e Roma (2.158) dispongono del maggior numero di auto free floating; Torino (250), Roma (200), Palermo (109) per la flotta station based. In termini di chilometri percorsi, il carsharing conferma nel 2024 una quota pari al 45%, quasi equivalente a quella complessiva della micromobilità.
Continua anche nel 2024 la crescita dei noleggi del bikesharing free-floating toccando il picco di 12,2 milioni, valore di oltre il 162% superiore a quanto registrato nel 2021 e del 26% più alto del 2022. Complessivamente il bikesharing rappresenta il 32% del totale dei noleggi. I km percorsi sono stati circa 25 milioni. Più a prova di ambiente la flotta: Il numero di bici elettriche è aumentata del 18% rispetto al 2023 con oltre 4500 veicoli in più. La prima città per biciclette elettriche è Milano (più di 10mila veicoli), seguita da Roma (circa 7mila) e Bologna (2,7mila).
Se nel biennio 2020-2022 i monopattini in sharing hanno rappresentato il motore del vehicle sharing, dal 2023 in poi i noleggisi sono stabilizzati appena sotto i 25 milioni. Le stime per il 2025, tuttavia, indicano una possibile ripresa (+27%). I servizi di monopattini hanno registrato un calo rilevante: dai 99 attivi nel 2022 si è passati a 68 nel 2024 e a 62 nei primi mesi del 2025, un fenomeno da attribuirsi ad un riposizionamento degli operatori in più città o all’uscita dal mercato di alcuni player. Diminuisce anche il numero di città capoluogo di provincia in cui è presente un servizio di monopattino in sharing: tra il 2022 e il 2024 ci sono 15 città in meno. La flotta (circa 42.000 veicoli) , cresciuta nel 2024 di 2 mila unità, si prevede in calo del 6% nel 2025. Le città con più monopattini in sharing sono Roma (13.500), Milano (6000) Torino (4.000) Palermo (2.280).
Nel 2024 l’offerta di servizi di scooter sharing, dopo essersi dimezzata tra 2022 e 2024, cresce di tre unità rispetto al 2023 e resta stabile anche a inizio 2025. La domanda mostra segnali di contrazione: dopo il picco del 2023, i noleggi si riducono del 23% nel 2024. La flessione è imputabile in larga parte a Milano, dove la chiusura di un operatore ha fatto perdere circa 1 milione di noleggi. Le città servite sono 9, nel 2024 le flotte più fornite a Milano con 1836 scooter, ma oltre 1000 in meno rispetto al 2023, Roma (1556), Torino (349), Bari (150). Pochi incidenti ed anche in diminuzione: in media un incidente ogni 300.000 km percorsi. In diminuzione nel 2024, del 7% per i monopattini, del 54% per gli scooter e del 67% per le biciclette. Il monopattino conferma un dato in linea con lo scooter, con valori rispettivamente pari a 0,6 e 0,4 incidenti ogni 100.000 km.
Nel complesso, il calo generalizzato evidenzia un miglioramento significativo della sicurezza. Nel 2024 i viaggi in carpooling aziendale hanno raggiunto 388 mila unità, con la previsione, basata sui dati del primo semestre, di un ulteriore aumento del 40% nel 2025. Siamo però ancora lontani dai numeri della Francia, dove il carpooling aziendale ha raggiunto una scala nettamente superiore, grazie a un quadro normativo chiaro e a politiche di incentivo strutturate: 12,8 milioni di viaggi. Il fatturato complessivo del comparto vehicle sharing si attesta su una cifra di poco superiore ai 200 milioni di Euro nel 2024, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente, ma inferiore alla crescita dell’11% registrata tra il 2022 e il 2023. I principali driver di questo sviluppo restano i monopattini in sharing e il carsharing free-floating, che incidono rispettivamente per il 36% e il 31% sul totale. In Italia il numero massimo di veicoli condivisi è stato raggiunto nel 2022, mentre in Europa il picco si è avuto nel 2023. Sul fronte dei noleggi, invece, il trend europeo resta in crescita e nel 2024 tocca il record di 617 milioni: a sostenerlo sono le bici, sia free-floating (+27%) sia station-based (+9%), mentre monopattini e scooter registrano valori negativi. Per quanto riguarda le tipologie, in Germania emerge il carsharing, mentre nelle città spagnole e francesi la mobilità condivisa ruota soprattutto intorno alla bici station-based, frutto di politiche amministrative precise ed orientate alla ciclabilità. Il solo servizio di bikesharing station-based di Parigi totalizza quasi quanto l’intero numero di noleggi della sharing mobility italiana. Anche sul fronte carsharing, le città tedesche come Berlino e Amburgo presentano volumi comparabili con l’intero mercato italiano.
– Foto xl5/Italpress –
(ITALPRESS)
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Economia
L’Agenzia del Demanio presenta il Rapporto 2026, il patrimonio immobiliare dello Stato vale 63,2 miliardi di euro
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20 minuti fa-
8 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il patrimonio immobiliare dello Stato comprende 45.415 immobili, per un valore complessivo stimato di 63,2 miliardi di euro. Si tratta di 44 milioni di metri quadrati di fabbricati, tra caserme, uffici, carceri, edifici storici e musei, e di 1,3 miliardi di metri quadrati di aree, riserve naturali, boschi e terreni. Sono alcuni dei dati analizzati nel Rapporto Annuale 2026 presentato oggi dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, nella Sala della Regina di Montecitorio alla presenza di istituzioni e stakeholder, al quale sono intervenuti il Vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli e il Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo.
Il Rapporto Annuale, giunto alla quarta edizione, riporta i principali risultati ottenuti al 2025 e illustra una selezione di interventi avviati e conclusi che raccontano l’azione dell’Agenzia nella sua rinnovata visione, che pone al centro la persona. L’immobile pubblico è visto in una dimensione più ampia, quella della città e del territorio cui fa parte, per dare risposte ai nuovi fabbisogni espressi dalla collettività: le Pubbliche Amministrazioni, che necessitano di spazi moderni ed efficienti; i cittadini fruitori di servizi; Enti del territorio, come protagonisti dei processi di rigenerazione. Una ricchezza da gestire e valorizzare che rappresenta memoria, identità e infrastruttura per il futuro del Paese. Tra i risultati: sono stati attivati 5,1 miliardi di euro di investimenti, di cui un quinto già realizzato; gli interventi conclusi sono aumentati del 172% rispetto al 2022 (+255% dal 2021) passando da circa 89 miliardi di euro a 242 miliardi di euro; il numero degli interventi avviati è aumentato dal 2022 del 55%, arrivando a 619 interventi a gennaio 2026; il valore degli interventi avviati con risorse di altre amministrazioni è cresciuto fino a 1,6 miliardi (+310%), a testimonianza del consolidamento del ruolo dell’Agenzia del Demanio come stazione appaltante.
Nella classifica OICE, l’Agenzia è la prima stazione appaltante per volumi di affidamenti BIM. Il piano di razionalizzazione della logistica delle amministrazioni pubbliche ha portato a risparmi cumulati di spesa per locazioni passive di 144 milioni di euro a regime dal 2026 (24 milioni di euro nel 2025). Parallelamente, nel 2025, le iniziative di valorizzazione hanno attratto 120 milioni di euro di investimenti privati, confermando il crescente interesse del mercato verso i progetti promossi dall’Agenzia.
“Il processo di trasformazione avviato dall’Agenzia del Demanio verso una gestione rigenerativa del patrimonio immobiliare dello Stato, oggi è ormai strutturato. L’immobile pubblico torna a essere visto come strumento attivo del Paese, leva di sviluppo dei territori e di creazione di valore per la collettività”, afferma il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. “Le componenti principali di questa trasformazione sono la centralità della persona, la conoscenza degli immobili e del territorio che li ospita, il metodo di condivisione e la partecipazione pubblico-pubblico e pubblico-privato. Tecnologie avanzate, qualità nella progettazione, linguaggi condivisi e azioni misurabili sono i fattori che alimentano la conoscenza e la gestione innovativa del patrimonio immobiliare dello Stato. Il patrimonio pubblico, compreso e vissuto dalle comunità cui appartiene, diventa così motore di rigenerazione e genera valore duraturo”.
Uno dei principali strumenti di questa trasformazione è il Piano Città degli Immobili Pubblici, un’innovazione di metodo per una pianificazione integrata degli interventi sull’immobile pubblico con gli Enti territoriali, con le Amministrazioni e altre Istituzioni interessate, con le Università. È la risposta dell’Agenzia del Demanio ai mutamenti di contesto che riguardano la dimensione ambientale (dalle crisi climatiche, al tema dell’energia e degli spazi verdi), la dimensione sociale (dai cambiamenti demografici, ai nuovi modi di abitare e di relazioni, a servizi attrattivi per giovani e studenti) e la dimensione economica, con opportunità di lavoro e di sviluppo.
Nel quadro di analisi del contesto della città, dei suoi fabbisogni e delle sue vocazioni si definiscono le destinazioni d’uso, i requisiti ambientali ed energetici, gli impatti di carattere sociale e culturale dell’immobile, in coerenza con la strumentazione urbanistica vigente o in varianza. Si individua il ruolo che il bene assume nella rigenerazione urbana e nelle nuove relazioni della città per portare valore alle persone, ai territori e alle generazioni future. Al 30 giugno 2026 sono stati firmati 37 Piani Città, con l’obiettivo di arrivare a 65 entro il 2028. I Piani coinvolgono 439 immobili da rigenerare, pari a 5,1 milioni di metri quadrati di superficie lorda, con il 26% di immobili da destinare a mix funzionale, di cui è parte la nuova residenzialità di tipo sociale, e 10 milioni di metri quadrati di aree verdi. Le trasformazioni previste genereranno importanti ricadute economiche e sociali: 18 miliardi di euro di impatto economico stimato, oltre 65.000 occupati in cantiere e un impatto occupazionale complessivo stimato in oltre 97.500 unità.
Sul piano sociale sono previsti oltre 6.700 nuovi posti letto per student housing, più di 1.800 nuove unità abitative per social housing, un incremento potenziale di 2,1 milioni di utenti per attività culturali e circa 12 milioni di metri quadrati di aree scoperte riqualificate per attività sociali, di relazione e ricreazione. Il Rapporto dedica un focus alle progettualità mirate a adeguare la logistica della PA all’evoluzione delle modalità di lavoro e alle mutate esigenze organizzative delle amministrazioni. L’obiettivo è quello di un ufficio pubblico aperto, socialmente inclusivo, tecnologicamente evoluto e orientato alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente per rafforzare il ruolo dell’amministrazione come luogo di lavoro moderno e di servizio per la collettività. Tra i casi pilota rientrano la nuova sede della Direzione Regionale Emilia-Romagna dell’Agenzia del Demanio nell’ex Cinema Embassy di Bologna, oggi dotata di circa 220 sensori e attuatori su una superficie di 1.500 metri quadrati; la futura sede del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in viale Boston a Roma, progettata come primo edificio ministeriale con struttura portante in legno e gestione BIM dell’intero ciclo di vita dell’immobile a partire dalla fase di cantiere; la sede della Struttura per la progettazione dell’Agenzia del Demanio in via Cerva a Milano, che, rifunzionalizzata, presenta oggi standard ambientali e di benessere elevati; la nuova sede della Procura della Repubblica nell’ex Carcere Femminile di Perugia, altamente funzionale e sostenibile (48,6% di energia prodotta da fonti rinnovabili, 1.940 metri quadrati di area permeabile su 5.900 metri quadrati di superficie ristrutturata).
Un secondo focus è dedicato alla rigenerazione dei grandi compendi immobiliari. Il Rapporto richiama interventi a scala urbana su ex caserme, complessi carcerari, aree militari, poli ospedalieri e grandi patrimoni dismessi, con 57 interventi in corso di progettazione o esecuzione, 2,9 miliardi di euro di risorse allocate e 1,8 milioni di metri quadrati di patrimonio rigenerato. Tra i progetti descritti figurano l’Ex Carcere di Perugia, destinato a diventare una Cittadella della Giustizia; a Bologna l’Ex Caserma STAVECO e l’Ex Caserma STAMOTO, quest’ultima candidata al concorso internazionale di architettura e design urbano Reinventing Cities, l’Ex Arsenale di Pavia, che sarà trasformato in un polo amministrativo integrato; tra i compendi sportivi: la “Green City per la salute, la ricerca e la formazione” di Tor Vergata a Roma, che punta a diventare un ecosistema multifunzionale, con spazi pubblici e servizi; tra i compendi ospedalieri il Nuovo Policlinico Umberto I e l’Ex Ospedale Forlanini, entrambi a Roma. Particolare attenzione è dedicata alla cura del patrimonio storico-culturale, che comprende, nel 2025, 4.607 beni in uso alle pubbliche amministrazioni e 3.009 beni affidati a soggetti pubblici qualificati o concessi a privati. Gli interventi dell’Agenzia su questo asset riguardano il restauro, l’efficientamento energetico e la rigenerazione con l’obiettivo di prolungare la vita del bene nel tempo e darne massima fruibilità ai cittadini. Sono 168 gli interventi in corso di progettazione o esecuzione, con 2,3 miliardi di euro di risorse complessive allocate e 1,1 milioni di metri quadrati di patrimonio rigenerato.
Tra gli esempi figurano la messa in sicurezza e il restauro della Basilica di San Miniato al Monte a Firenze, in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Soprintendenza di Firenze, finanziato con 3,6 milioni di euro di fondi PNRR, esempio di cantiere aperto; la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, primo intervento di efficientamento energetico e illuminazione su una Chiesa di Stato, in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Soprintendenza Speciale di Roma; la riqualificazione e l’illuminazione del complesso monumentale di Piazza del Plebiscito a Napoli. Si segnale anche il Programma Archivi, ideato in collaborazione con il Ministero della Cultura – Direzione Generale Archivi, per trasformare gli Archivi di Stato in poli culturali aperti e farli diventare luoghi delle persone e dell’incontro. Un capitolo del Rapporto è dedicato alla rigenerazione del patrimonio naturale e paesaggistico, in coerenza con l’articolo 9 della Costituzione e con l’obiettivo di coniugare tutela ambientale, sviluppo sostenibile e riattivazione delle economie locali. Tra i progetti illustrati rientrano le Saline di Tarquinia, un ecosistema culturale e naturale di 150 ettari in cui si intrecciano storia produttiva, biodiversità e memoria collettiva; il Parco tematico minerario della Maiella, che coinvolge 14 Comuni e 7 enti e istituzioni. Gli interventi programmati sono 30 e 6 i progetti pilota; le Città Erniche, con quattro Comuni coinvolti e un patrimonio storico diffuso su 410 chilometri quadrati; e la Greenway dell’ex Ferrovia Circumetnea a Catania, un percorso di 4,5 chilometri finanziato con 36 milioni di euro con Fondi FUA e PON Metro, uno degli interventi del Piano Città degli Immobili Pubblici di Catania.
Sostenibilità e sicurezza sono elementi qualificanti dell’azione dell’Agenzia. Nel 2025 sono stati monitorati 78 indicatori ESG, con l’85% dei target raggiunti. Gli interventi realizzati hanno prodotto una riduzione delle emissioni di CO2 del 66%, un calo medio dei consumi energetici del 68% rispetto alla situazione antecedente agli interventi e una riduzione del consumo di suolo del 12%. L’Agenzia è il primo ente pubblico ad aver adottato una rendicontazione di sostenibilità volontaria allineata agli standard europei CSRD e asseverata da un soggetto indipendente. Prosegue anche il programma dedicato alla prevenzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica: sono circa 3.000 gli immobili interessati da audit sismici, con 2.700 attività concluse, 310 fabbricati coinvolti in interventi di riqualificazione energetica e adeguamento sismico. Nel 2025 sono stati messi in sicurezza 67.000 metri quadrati di spazi pubblici. Nell’ambito della strategia di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico assume rilievo la promozione di cooperazione tra il settore pubblico e privato, per convogliare competenze e investimenti sulla rifunzionalizzazione degli immobili pubblici e favorire così la creazione di valore economico e sociale.
Nel 2025 sono stati pubblicati 2 bandi di PPP, sono stati aggiudicati 2 bandi Reinventing Cities e sono stati attratti dal mercato 120 milioni di euro di capitali. Le operazioni riguardano temporary use, concessioni a lungo termine fino a 50 anni e comodati gratuiti. Tra i casi descritti figurano Palazzo del Senato a Milano, con nuove funzioni aperte al pubblico; l’ex Polverificio Borbonico di Scafati, oggetto di una proposta di PPP a iniziativa privata; la “Green City per la salute, la ricerca e la formazione” di Tor Vergata a Roma; la Manifattura Tabacchi di Torino; l’ex Caserma IV Novembre di Monza; i terreni per la produzione di energia rinnovabile; e i progetti vincitori di Reinventing Cities per l’ex Caserma Perotti di Bologna e il Forte Sant’Andrea di Venezia. L’innovazione tecnologica e digitale attraversa tutti gli ambiti di attività dell’Agenzia. Nel 2025 sono stati sviluppati 180 progetti di digitalizzazione, registrando una crescita del 18% dei servizi ICT rispetto all’anno precedente. Il Rapporto evidenzia il ruolo del BIM, dei Digital Twin, degli smart building, della cybersicurezza e dell’intelligenza artificiale nella conoscenza, progettazione, gestione e valorizzazione degli immobili pubblici.
– Foto ufficio stampa Agenzia del Demanio –
(ITALPRESS).
Economia
Intesa Sanpaolo con BEI ed ESA per sostenere le Pmi della filiera italiana dell’aerospazio
Pubblicato
20 minuti fa-
8 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo, la Banca Europea per gli investimenti (BEI) e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno sottoscritto un accordo biennale per sostenere le piccole e medie imprese della filiera italiana dell’aerospazio, tra le più strategiche e innovative dell’economia italiana ed europea.
Grazie alla disponibilità di risorse europee e strumenti di garanzia dedicati, saranno attivati 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti per gli investimenti delle Pmi di un’industria che nel 2025 ha generato un valore aggiunto stimato di circa 7 miliardi di euro e un export di 8 miliardi, l’1,2% del manifatturiero.
“Con questa prima operazione in Europa a sostegno delle Pmi della filiera spaziale, realizzata insieme a Intesa Sanpaolo ed ESA, la BEI conferma il proprio impegno nel rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria europea in un settore chiave per innovazione, sicurezza e transizione digitale – afferma Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti –. La Space Lending Facility permette di mobilitare fino a circa 300 milioni di nuovi finanziamenti e ampliare l’accesso al credito per imprese altamente innovative”.
“Per il settore spaziale italiano, la collaborazione con Intesa Sanpaolo e il contributo tecnico dell’ESA rappresentano un canale concreto per sostenere investimenti in crescita, ricerca e industrializzazione – continua Vigliotti -. In questo modo, la finanza europea contribuisce a trasformare eccellenze e competenze in investimenti, occupazione qualificata e maggiore competitività sui mercati internazionali”.
Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana e la prima a livello europeo ad avviare una collaborazione con BEI ed ESA, attraverso il nuovo accordo sottoscritto dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, con l’obiettivo di imprimere un impulso alla crescita delle Pmi del settore aerospaziale e ai loro processi di sviluppo internazionale.
“L’industria aerospaziale italiana è caratterizzata dalla presenza di imprese in alcuni casi molto piccole e fortemente specializzate, connesse alle aziende grandi da esigenze complementari che sono ben rappresentate nella filiera industriale”, le parole di Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
“Per Intesa Sanpaolo la filiera resta un importante indicatore del potenziale di crescita e di innovazione, in particolare per questo settore sempre più strategico per il Paese. Grazie all’accordo con BEI ed ESA, offriamo da oggi una nuova opportunità unica in Europa per favorire la collaborazione tra imprese, la condivisione di competenze e il rafforzamento delle relazioni industriali lungo tutta la catena del valore domestica e internazionale, mettendo a disposizione strumenti finanziari, consulenza specialistica e opportunità di networking per cogliere le sfide dei mercati globali”, aggiunge Barrese.
Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA: “Siamo lieti che Intesa Sanpaolo sia la prima banca a sottoscrivere un accordo nell’ambito della Space Lending Envelope di BEI ed ESA. Per molte Pmi del settore spaziale, il principale ostacolo alla crescita non è la tecnologia, bensì l’accesso ai capitali. Questo accordo cambia le cose, offrendo alle imprese italiane un’opportunità concreta per crescere, competere a livello globale e rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nel settore spaziale. L’ESA è orgogliosa di affiancare la BEI e gli istituti finanziari per colmare questo divario, e questa prima firma con Intesa Sanpaolo rappresenta esattamente il risultato che ci eravamo prefissati di raggiungere, primo passo di un percorso destinato a proseguire”.
Le opportunità che attendono le piccole e medie imprese della Space Economy in un contesto dal forte dinamismo sono state al centro dell’incontro odierno “Finanza e aerospazio: le sfide per la creazione di campioni globali italiani” promosso dal Gruppo guidato dal CEO Carlo Messina presso il Grattacielo della banca a Torino, città che ospita uno dei poli d’eccellenza dell’industria aerospaziale nazionale.
Questa iniziativa, dedicata a rafforzare la competitività e il riconoscimento internazionale dell’Italia nell’ecosistema spaziale europeo e globale, si è aperta con i saluti di Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, e di Giorgio Marsiaj, Vice Presidente di Confindustria con delega all’aerospazio.
E’ stata presentata da Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, un’analisi relativa alla Space Economy italiana a cui sono seguiti due momenti di discussione sui fabbisogni delle Pmi della filiera aerospaziale in Italia, con interventi di Gemma Feliciani, Director Financial Institutions Department European Investment Bank, Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, e Massimo Comparini, Managing Director Space Division Leonardo.
A seguire si è tenuta una tavola rotonda con le testimonianze di numerose imprese leader del settore, da Andrea Romiti, Founder e Ceo APR, a Massimo Bercella, Ceo Bercella, da Nicoletta Regazzo, CFO D-Orbit, a Pietro Andronico, Ceo e Founder Nurjana Technologies, e Viviana Bacigalupo, Direttore Generale Intesa Sanpaolo Innovation Center.
Importanti i contributi di esponenti di spicco di istituzioni italiane ed europee come Giancarlo Granero, Responsabile della Space Economy Unit della Commissione europea, Antonio Bartoloni, Responsabile Ufficio per le Politiche spaziali e aerospaziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianluigi Baldesi, Responsabile Ventures and Financing Office ESA, e Matteo Coletta, Responsabile del Settore Centro Studi & New Space Economy di ASI. Le conclusioni sono state affidate a Marco Gay, Presidente Unione Industriali di Torino.
Il ruolo di Intesa Sanpaolo, BEI ed ESA per la Space Economy Intesa Sanpaolo è la prima banca commerciale europea ad aver aderito all’ESA Investor Network e ha già contribuito concretamente allo sviluppo del settore aerospaziale: ha sostenuto oltre 500 Pmi operanti nella filiera, a cui ha erogato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro, con una quota di mercato del 33%.
Intesa Sanpaolo, attraverso la Banca dei Territori, serve e sviluppa una ampia gamma di servizi per le imprese della filiera, dalle soluzioni di debito alla crescita attraverso l’Equity, alle collaborazioni con tutti i distretti tecnologici e gli EDIH (European Digital Innovation Hubs), alla consulenza dedicata all’accesso ai programmi europei. Sotto un profilo organizzativo, Intesa Sanpaolo ha dedicato un desk specializzato al supporto delle filiere, costituito da ingegneri in grado di valutare le singole tecnologie, e un desk specializzato sull’accompagnamento ai programmi europei. Grazie alla collaborazione con Confindustria, verrà inoltre agevolata la strategia di condivisione e la spinta agli investimenti delle PMI in nuovi modelli produttivi evoluti ad alto potenziale del settore Aerospazio, come previsto nell’accordo pluriennale rinnovato lo scorso anno.
L’accordo con BEI ed ESA si aggiunge alle soluzioni già disponibili per Pmi e Mid-Cap che consentiranno al primo Gruppo bancario italiano di supportare nuovi impieghi per oltre 2 miliardi di euro nel 2026, consolidando una partnership pluriennale basata su strumenti innovativi di finanziamento e mitigazione del rischio a sostegno dello sviluppo del tessuto imprenditoriale.
La Banca Europea per gli investimenti svolge un ruolo centrale nell’architettura finanziaria dell’accordo, mettendo a disposizione 150 milioni di risorse europee che costituiscono il motore della Space Lending Facility. Attraverso un meccanismo di risk sharing, la BEI garantirà il 50% di ciascun finanziamento erogato da Intesa Sanpaolo, con una durata fino a 11 anni e un pre-ammortamento di 12 mesi, ampliando significativamente la capacità della banca di sostenere le imprese della filiera che altrimenti difficilmente accederebbero al credito ordinario. Questo approccio rappresenta uno strumento innovativo che permetterà di generare un effetto leva considerevole: i 150 milioni di euro messi a disposizione dalla BEI abiliteranno fino a 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti a medio-lungo termine.
L’Agenzia Spaziale Europea contribuisce all’iniziativa mettendo a disposizione competenze tecniche e industriali. Attraverso attività di promozione, ESA punterà a massimizzare l’impatto a favore delle imprese spaziali italiane ed europee, assicurandosi che quelle supportate attraverso contratti ESA e programmi ad alto contenuto tecnologico abbiano accesso al capitale necessario per crescere su scala industriale.
La collaborazione tra Intesa Sanpaolo, BEI ed ESA è maturata nell’ambito del Consiglio ministeriale europeo dell’ESA dello scorso novembre ed è articolata nei seguenti filoni programmatici: incentivare la crescita delle Pmi dell’intera filiera aerospaziale italiana lungo tutta la catena del valore attraverso la produzione di sistemi satellitari e di geolocalizzazione, lo sviluppo di infrastrutture spaziali e di telecomunicazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo; facilitare l’accesso al credito delle Pmi dello spazio europeo attraverso l’erogazione di nuove risorse finanziarie: la BEI metterà a disposizione 150 milioni di euro che saranno in grado di abilitare circa 300 milioni di euro di finanziamenti a medio-lungo termine grazie alla condivisione del rischio di credito tra la stessa BEI e Intesa Sanpaolo; Advisory dedicata ai processi di innovazione e internazionalizzazione con l’apertura verso nuovi mercati, crescita dimensionale, operazioni di equity, soluzioni di finanziamento ad hoc come Nova+Space e Security di Intesa Sanpaolo, gestione innovativa della value chain, costruzione di un ecosistema industriale connesso; l’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso europeo volto a rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria spaziale, settore considerato essenziale per sicurezza, telecomunicazioni e riconversioni industriali
La Space Economy è oggi uno degli ecosistemi produttivi a più alto potenziale di crescita a livello globale.
Secondo la Space Foundation, le attività connesse al settore hanno generato nel 2024 un valore di 613 miliardi di dollari, in crescita del 7,8% rispetto al 2023. Secondo le stime della stessa Fondazione le attività della Space Economy dovrebbero raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e 1.000 miliardi di dollari entro il 2032. Il settore integra industria manifatturiera ad alto contenuto tecnologico, servizi avanzati e ricerca scientifica, con ricadute positive trasversali su energia, ambiente, ICT, salute e trasporti.
L’Italia è tra i principali Paesi europei nel settore aerospaziale con un’industria, che conta oltre 50.000 addetti, attiva nei settori della fabbricazione di veicoli aerospaziali, nelle riparazioni e nelle telecomunicazioni satellitari. L’Italia spicca anche per una specializzazione nella Space Economy, con una filiera articolata che va dal software all’elettronica, dall’ingegneria alle telecomunicazioni, dalla meccanica alla fabbricazione di veicoli spaziali. Le Pmi del settore sono spesso specializzate in nicchie produttive ad alto contenuto tecnologico. A queste si affiancano grandi player integrati con un’offerta altamente diversificata. La forte multidisciplinarietà della filiera favorisce la collaborazione tra soggetti diversi e il trasferimento continuo di conoscenze, alimentando uno sviluppo sinergico e innovativo.
I lunghi cicli di sviluppo, la prevalenza di asset immateriali e la limitata disponibilità di garanzie reali rendono difficile per molte Pmi ottenere finanziamenti ordinari. Rafforzare il sostegno finanziario al settore privato è essenziale per garantire continuità industriale, competitività e la capacità dell’Europa di realizzare missioni strategiche e commerciali.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Unicredit al 47,59% di Commerzbank, chiusa Ops con adesioni al 17,6%
Pubblicato
20 minuti fa-
8 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – UniCredit rende noto che, a seguito dell’offerta pubblica di acquisto volontaria su Commerzbank, sono state apportate in adesione azioni rappresentative del 17,60% del capitale sociale di Commerzbank, “un risultato ben oltre le aspettative iniziali”.
Tale quota, sommata alla partecipazione detenuta direttamente, pari al 26,77%, e agli strumenti finanziari che conferiscono il diritto di richiedere la consegna fisica di una quota del 3,22%, porta la posizione complessiva di UniCredit al 47,59% del capitale di Commerzbank.
La posizione del 47,59% corrisponde al 49,65% dei diritti di voto di Commerzbank, in quanto le azioni proprie non conferiscono diritto di voto. La percentuale salirà comunque a tale livello una volta che Commerzbank avrà effettuato l’annullamento delle azioni proprie, operazione che la banca si è impegnata a realizzare.
“La conclusione dei periodi di offerta pubblica di acquisto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’attuazione dell’investimento strategico di UniCredit in Commerzbank – conclude la nota -. UniCredit continuerà a ricercare un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate, proseguendo al contempo i necessari iter regolamentari e autorizzativi connessi al proprio investimento”.,
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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