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ANCHE VARZI NEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

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Missione Varzi compiuta. Il vicepresidente dei Borghi più Belli d’Italia, nonché sindaco di Fortunago Pier Achille Lanfranchi è soddisfatto: è stato lui a volere anche il borgo medievale di Varzi all’interno dell’associazione ed ora è felice di annoverare il terzo borgo in provincia di Pavia in quello che è un sistema destinato a non tramontare mai, fatto di emozioni, mestieri, piaceri e bellezze del nostro Bel Paese da riscoprire. “Stiamo uscendo da un periodo difficile per tutti a causa di una emergenza pandemia durata due anni, ora siamo ricaduti in una tragedia umanitaria e economica mondiale – spiega Pier Achille Lanfranchi -. Con i nostri Borghi più Belli d’Italia abbiamo davvero la possibilità di trasformare le risorse in sviluppo a beneficio dei territori. Nell’immaginario turistico mondiale l’Italia è vista come il paese del vivere felici, del mangiare bene, dello star bene. I nostri Borghi sono proprio questo: le emozioni, i mestieri, i piaceri, la bellezza del riscoprire. E io ho visto che a Varzi c’era tutto questo e mi sono battuto affinchè potesse entrare a fare parte del club, insieme al sindaco Palli e agli altri rappresentanti della Comunità Montana dell’Oltrepo Pavese. Per questo è stato un piacere con il presidente Fiorello Primi presenziare alla cerimonia di consegna della bandiera ufficiale dei Borghi al sindaco”. Ora per Varzi si apriranno anche opportunità turistiche: “La storia di Varzi – spiega il sindaco Giovanni Palli – crocevia di popoli, storie e culture è percepita camminando nel nostro centro storico tra torri medievali, il Castello Malaspina, la Chiesa Romanica dei Cappuccini ed i portici a doppia navata con le cantine , dove stagiona una delle eccellenze nazionali della norcineria ovvero il Salame di Varzi D.O.P.” Per chi volesse conoscerne un po’ di più dei Borghi più Belli tutte le settimane Lanfranchi interviene su Radiolive per  “RAI WEEK END LIVE, con Giovanna  Savignano” per raccontare ogni Domenica un borgo in tutte le regioni del nord. E poi ci sono trasmissioni come “Il Borgo dei Borghi” su Rai 3, spin off di “Alle falle del Killimangiaro”, e tanti altri eventi tv che parlano della qualità della vita di questi territori. Per tutte le informazioni c’è il sito borghipiubelliditalia.it oltre alle pagine social e alla guida annuale che si può acquistare on line.

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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